Sondrio: un esempio di filiera agroalimentare sostenibile

pubblicato: lunedì 23 novembre 2009 da Simone Muscas in: Inquinamento Tecnologia Italia Agricoltura Lavoro Rinnovabili

Trebbiatura del granoLa sfruttamento della biomassa di scarto rappresenta senza dubbio una delle migliori strade da perseguire per lo sviluppo economico del Paese. Questa riflessione nasce da una pratica che sta prendendo sempre più piede in Italia, ovvero quella di utilizzare i sottoprodotti della filiera agroalimentare per la produzione di energia elettrica e termica necessari per i consumi delle aziende del settore.

In relazione a questa riflessione mi sembra interessante riportare la notizia dell’avvio dell’attività di un grande impianto nella provincia di Sondrio alimentato da questo tipo di biomassa. La piccola centrale, realizzata da Sebigas, da AB Energy e dalla collaborazione con Fiper (Federazione italiana per le energie rinnovabili), dovrebbe essere in grado di produrre a regime 3 milioni e 780 mila kWh ogni anno e un’energia termica di 800.000 kWh.

Al di là dell’enorme potenziale energetico di questo impianto, quali le più intriganti caratteristiche? I vantaggi sono tutti da ricercarsi nella grande flessibilità di numerosi matrici organiche che questa tecnologia applicata consentirà di utilizzare nel processo di digestione anaerobica.

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Si tratta di: colture energetiche come cereali, colza, girasole, foraggi; residui di coltura come foglie e colletti di bietola, stocchi di mais, paglia, frutta, vegetali e foraggi di scarsa qualità; liquami e letami degli allevamenti zootecnici, acque reflue dell’agro-industria, bucce di pomodoro, vinacce, sanse di oliva, scarti di macellazione.

Ma andiamo a vedere come è organizzato questo ciclo virtuoso della filiera. In sostanza le aziende agroalimentari consorziate convogliano la loro materia di scarto, altrimenti inutilizzata, all’impianto, trasformandola di fatto in importante materia prima per la produzione di energia elettrica e termica.

Il potenziale di questa attività è enorme: tale pratica permette infatti di trasformare quello che è un peso economico per le aziende (i sottoprodotti infatti devono essere smaltiti da altre aziende specializzate in questa pratica) in una importante ricchezza. Questo sistema virtuoso infine, fanno sapere i responsabili dell’impianto, permetterà di evitare l’immissione all’atmosfera di una quantità enorme di anidride carbonica.

E voi cosa ne pensate? Conoscete altre esperienze di consorzi che hanno attivato un sistema di cooperazione del genere e ce le volete raccontare illustrandone pro e contro?

Via | Laprovinciadisondrio.it
Foto | Flickr

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    23 nov 2009 - 13:23 - #1
    -1 punto
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    Di impianti che producono 3/4 di energia elettrica ed 1/4 di energia termica io non ne ho mai visti…. e sì che ne ho visti tanti. Quindi la maggior parte del calore prodotto viene ‘buttato via.’
    A parte questo è il solito discorso, l’energia prodotta viene remunerata con 0,28 €/kWh per 15 anni, dopo i 15 anni si chiude baracca anche se l’impianto sarà ancora quasi nuovo…. senza incentivi questi impianti non esisterebbero.

    P.S. E’ un impianto da circa 1MW… alla faccia dell’ ‘enorme potenziale energetico.

  • Profilo di tob

    tob

    24 nov 2009 - 08:45 - #2
    0 punti
    Up Down

    La sfruttamento della biomassa di scarto è una cosa giustissima ma l’energia che può (=deve) essere prodotta è una quantità quasi irrisoria.
    -
    Per avere un paragone basta pensare che tutti i terreni agricoli d’Italia dovrebbero essere impegnati nella produzione di biocombustibile per raggiungere l’autosufficienza nel settore dell’autotrazione (rinuncieremmo pero’ all’energia elettrica, al riscaldamento e soprattutto a mangiare.)

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