Negli Stati Uniti è stato avvelenato un fiume dell’Illinois per impedire che le carpe cinesi giganti continuassero a colonizzare un ecosistema non loro e proteggere di conseguenza quelle autoctone. Questa particolare notizia, che ai più potrebbe sembrare poco veritiera, è in realtà avvenuta veramente qualche giorno fa quando il Genio Civile americano ha autorizzato l’avvelenamento delle acque del canale artificiale di Chicago.
Dalla scorsa settimana vengono quindi raccolte nel fiume migliaia di pesci morti nel canale che, tramite anche ad un affluente, collega il fiume al lago Michigan. L’operazione è stata ordinata da Jennifer Granholm, la governatrice dello Stato del Michigan, ed ha il benestare dalle Associazioni dei verdi. Ma andiamo a vedere nello specifico il motivo di questa operazione tantpo estrema.
Il ricorso al veleno si è reso necessario quando il Genio ha scoperto che le barriere elettriche erette nel canale contro le carpe cinesi giganti (costate 9 milioni di dollari) non bastavano più. Le carpe cinesi giganti distruttive, raggiungono infatti un metro e mezzo di lunghezza ed hanno un peso di 45 kg. In America le normali carpe, di taglia molto inferiore, furono introdotte nel diciannovesimo secolo, mentre quelle cinesi giganti vennero importate quaranta anni fa dagli allevatori di pesci del Mississippi.
L’obiettivo era quello di ripulire gli allevamenti, ma pare se ne sia perso il controllo, tant’è che queste specie esotiche fuggirono durante alcune successive inondazioni. Da allora, sono emigrate in massa verso il nord moltiplicandosi e invadendo tra gli altri il fiume Illinois. Queste specie sono capaci di compiere balzi di oltre due metri fuori dall’acqua; spesso sono capaci di danneggiare le barche.
Se le carpe giganti popolassero i Grandi laghi potrebbero porre fine all’industria della pesca (che ha un fatturato di 7 miliardi di dollari annui). In attesa dei suoi risultati, la governatrice Granholm ha sollecitato il Genio civile a bloccare temporaneamente tre chiuse presso Chicago da cui passano battelli provenienti dal Mississippi.
Via | Timesonline.com
zero1
07 dic 2009 - 14:34 - #1e organizzare una battuta di pesca pesante per rifornire le mense di pesce no eh?
Luix
07 dic 2009 - 16:23 - #2Bella trovata. Prima creiamo un bel allevamento, poi ci stufiamo per come si comportano sti carponi selvaggi che non si piegano al nostro volere come degli elefanti addomesticati, quindi… avveleniamo tutto. Proporreri questa soluzione in tutti quei posti dove ci sono animali che ci danno fastidio, magari introdotti da noi. Iniziamo ad avvelenare l’aria di tutte quelle città piene di piccioni. Scusate la svista, ma le città sono già inquinate.
vhemt
07 dic 2009 - 17:52 - #3Luix mi hai preceduto! Che l’uomo paghi i suoi errori. Forse se avesse avuto il coraggio di pagarli sarebbe già estino.
Mauriziosat,9
07 dic 2009 - 22:58 - #4MA INFATTI SI FA COI IN TUTTO IL MONDO
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siete voi che vi svegliate dal letargo e cadete dalle nuvole.
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in tutto il mondo le popolazioni animali , autoctone e non , vengono controllate di numero.
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nelle alpi , viene periodicamente aperta la mattanza di stembecchi ed altri
i conigli in molte isole e persino i cammelli in australia .
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insomma , nulla di nuovo.
nulla di strano
dgfsdfsdfs
08 dic 2009 - 04:03 - #5Sono state prese misure simili in Italia contro i siluri, che hanno invaso tutti i fiumi più importanti ed i loro affluenti. In effetti anni fa in Po si pescavano esemplari enormi, tra i più grossi d’Europa. Ora le cose sono cambiate. La colpa non è in questi casi dei governi, ma di chi importa ed introduce illegalmente specie alloctone, che trovando un habitat favorevole si riproducono a ritmi impressionanti.
dgfsdfsdfs
08 dic 2009 - 04:06 - #6Dimenticavo. Il problema di questi giganti, così come quello dei siluri, è che sono al top della catena alimentare. Questo riguarda almeno i siluri, poiché queste carpe non sono carnivore. In ogni caso non ci sono predatori in grado di mangiarle quando raggiungono una dimensione tale qual è quella citata. In oriente oltre a queste carpe sono presenti predatori altrettanto grandi, capaci di mangiare esemplari di taglia considerevole.