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U.K. gli Strauss, famiglia riciclona: solo un bidone di rifiuti in un anno

Pubblicato: 05 gen 2010 da Marina

Commenti dei lettori

Rachelle Strauss con l'unico bidone di rifiuti prodotto in un anno Chi di noi, pur impegnandosi seriamente riuscirebbe a produrre in un anno solo un bidone di rifiuti? Ebbene a portare a termine questa titanica impresa non una persona, bensì una famiglia inglese di tre persone, ossessionata dai rifiuti. Rachelle Strauss 37 anni con il marito Richard 53 anni, ingegnere per il trattamento delle acque e la figlia Verona, spera di riuscire a non buttare via nulla e dunque a non produrre neanche quell’unico bidone di rifiuti riempito neanche per la metà da penne rotte, giocattoli oramai vecchi e inutilizzabili e confezioni vuote di snack che non si potevano più riciclare.

Rachelle è una casalinga che prova orrore verso i rifiuti. Vive in Gloucestershire in una villetta linda e ordinatissima. All’ingresso ci sono le shopper in cotone che usa per la spesa; nella legnaia scaffali con cassetti ben etichettati in cui raccoglie i rifiuti mensili da riciclare. Rachelle non butta via neanche la polvere che viene messa nella compostiera, così come i peli del gatto o i capelli che restano su pettini e spazzole.

Spiega Rachelle:

Si può ottenere il compost dagli scarti della frutta e verdura. Ma si possono aggiungere i gusci delle uova, ben schiacciate, bustine di tè e fondi di caffè. Se resta dell’olio in una padella lo raccolgo con un po’ di carta e la metto nel compost.

E’ forse per questo motivo che molti giardinieri della zona fanno a gara per avere il compost degli Strauss?

Rachelle ha maturato questa sua ossessione per i rifiuti cinque anni fa, quando la famiglia era in vacanza a Boscastle, Cornovaglia e ha vissuto la tragedia dell’alluvione. Quell’esperienza ha segnato Rachelle che dice:

Mi ha resa consapevole della questione sui cambiamenti climatici. Ho pensato a come la produzione di imballaggi che superano oramai le materie prime sia una delle cause dell’effetto serra che a sua sua volta, ha un effetto devastante sul clima del mondo.

Come primo passo, al rientro a casa ha istituito la sezione di Freecycle del Gloucestershire, una rete che permette di scambiarsi oggetti. L’iniziativa ha avuto talmente tanto successo che Rachelle ha dovuto lasciarla ad un amministratore a tempo pieno. Intanto, oltre al riciclo Rachelle gestisce anche il sito myzerowaste in cui racconta le sue esperienze di riciclo e comunica metodi e sistemi per riciclare.

Via | Daily Mail
Foto | myzerowaste

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13 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    05 gen 2010 - 12:17 - #1
    -2 punti
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    Fondamentalmente la loro ‘monnezza’ viene rifilata al prossimo sotto altre sembianze:
    _
    ‘I wrapped all our presents using the eco-friendly Japanese method called Furoshiki, which means using recyclable cloth instead of paper,’
    ‘And her other presents included used books from Amazon and a wallet I recycled from a Tetra Pak orange juice carton.’
    ‘If someone has, for example, an old fridge that is still in working order that they no longer want, they can offer it free to other members of the group,’
    _
    e così via……….. gli sventurati cui questi pregevoli oggetti vengono rifilati li butteranno per conto della famiglia Strauss….

  • Mauriziosat,9

    05 gen 2010 - 15:21 - #2
    -2 punti
    Up Down

    UN PO COME BUTTARE LA PROPRIA MONNEZZA nel giardino del vicino .
    .
    O COME BUTTARE GLI OSSI DEL PROPRIO PASTO NEL PIATTO DEL COMMENSALE ACCANTO
    e canzonarlo per aver mangiato troppo.
    .
    o come prendere i rifiuti TOSSICI di una nazione …… E REGALARLI , BEN INFIOCCHETTATI AD UN PAESE DEL TERZO MONDO.

  • Go Vegan!

    06 gen 2010 - 15:22 - #3
    0 punti
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    è incredibile come da una vicenda positiva riusciate a vedere solo lati negativi, poi neanche tanto validi. e giudicate queste persone come “rifilatori di monnezza” senza ragionare su quel che fanno davvero.
    non siete prevenuti, neanche un pò!
    criticate questa famiglia senza pensare alle loro nobili intenzioni e senza dare mezza speranza ad un iniziativa forte e significativa

  • Mauriziosat,9

    06 gen 2010 - 16:15 - #4
    0 punti
    Up Down

    @ GO VEGAN
    posso comprendere il fatto che sei in astinenza di proteine e che quindi non puoi ragionare con chiarezza…………….
    MA CON LE MIGLIORI INTENZIONI ,…….AGIVA PURE LA SANTA INQUISIZIONE.
    e bruciava giovani vergini in pubblica piazza come fosse la cosa + normale dell’universo.
    .
    questa famigliola, purtroppo per i figli , è composta da invasati e ridicoli sempliciotti.

  • Profilo di ale68

    ale68

    07 gen 2010 - 11:33 - #5
    0 punti
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    LA SANTA INQUISIZIONE non agiva con le migliori intenzioni, agiva con il peggior fanatismo.
    Le intenzioni e gli sforzi di questa famiglia dovrebbero, per chi ha un minimo di interesse ambientale, essere giudicate positivamente,
    questo ovviamente esclude il solito gretto maurizio della situazione, gbettanini lo facevo meglio, se legge attentamente non si tratta di “rifilare monnezza” ma di allungare la vita di un bene di consumo piuttosto che buttarla e comprarne un’altra,
    ma questi sono concetti che per noi figli di una società basata sul consumismo non possiamo comprendere.

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    07 gen 2010 - 13:12 - #6
    0 punti
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    @ ale68 e vegan

    Il discorso è sempre lo stesso… un modello a ‘basso consumo’ come quello proposto dalla famiglia Strauss è utopico e nei fatti non sostenibile.
    Se tutte le famiglie dall’oggi al domani facessero come gli Strauss vedremmo ridurre drasticamente i nostri stipendi, vedremmo sparire ospedali, mezzi pubblici, e molti altri servizi, per primi sparirebbero proprio i servizi ’sociali’.
    Poi è evidente che l’immondizia prodotta in un anno dagli Strauss è artificiosamente ridotta all’osso, anche una famiglia del terzo mondo produce molti più rifiuti… La famiglia Strauss lo può fare perchè la signora Rachelle del riciclo ha fatto una professione a tempo pieno e scrive libri in cui illustra il suo modus vivendi… In una famiglia in cui padre e madre lavorano mi pare chiaro che non si può dedicare tempo (che è prezioso ed ha un valore tangibile) a trasformare involucri di bevande in portafogli od altro….
    Il modello è utopico e lascia il tempo che trova.

  • Profilo di ale68

    ale68

    07 gen 2010 - 14:43 - #7
    0 punti
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    @bettanini
    ovvio che l’esempio è utopico, ma
    l’utopia non è mai inutile, ci mostra una strada alternativa esasperando un concetto,
    non penso che vivrò mai come quella famiglia ma si può trovare una via di mezzo tra il loro sistema e il menefreghismo completo di chi magari li irride.
    non credi?

  • Filippo Riccio

    07 gen 2010 - 16:42 - #8
    0 punti
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    @ale68:

    basare i propri conti sull’utopia conduce a strani mondi in cui non si producono rifiuti e tutti vivono di energia solare in casette circondate da campi di frumento sempre maturo e soleggiati alla temperatura costante di 22.5°C… poi però bisogna fare i conti con la realtà, che è ben diversa. Per quanto certi stili di vita possano essere interessanti, essi sono chiaramente sostenibili solo se solo una piccolissima parte della popolazione li segue; e cercare di imporli anche solo in piccola parte come vorrebbero certi “ambientalisti” fanatici fa molto più male che bene anche all’ambiente.

  • Profilo di ale68

    ale68

    08 gen 2010 - 09:21 - #9
    0 punti
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    vabbè, evidentemente non sono bravo a spiegarmi…
    ma io ho parlato di esasperare un concetto per giungere ad una via di mezzo…
    l’utopia è vivere producendo zero rifiuti all’anno, la (nostra)follia è di produrne in media 500kg, tra zero e 500 ci sono molte vie di mezzo, nelle piccole azioni quotidiane è possibile diminuire(non azzerare) la produzione di rifiuti.
    La famiglia strauss è utile non come esempio da prendere alla lettera ma perchè fa parlare (noi ad esempio) dell’esagerata montagna di rifiuti con cui stiamo ricoprendo il mondo.
    Non mi aspetto nulla da gente come maurizio che ho imparato a conoscere in questo forum, mi meraviglio invece di come persone intelligenti (come bettanini) non colgano il vero significato di questa esperienza

  • Danx

    19 gen 2010 - 12:02 - #10
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    Senza tutti i nostri imballi e schifezzine industriali che mangiamo, i servizi sociali continuerebbero ad esistere tranquillamente: basta infatti far “girare l’economia” diversamente. Anzichè comprare al supermercato degli schiavi, compro da un agricoltore diretto creando vera ricchezza per famiglie che lavorano la NOSTRA terra e che le danno VALORE.
    E così via, mille altri esempi.
    Vediamone un altro: meglio spendere soldi per un cellulare nuovo, o per un corso di equitazione?
    Quindi…via una cosa, ne arriva un’altra
    BYEBYE

  • mia strauss

    14 mar 2010 - 12:06 - #11
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    This is very annoying to keep seeing this family lauded in the news. I am one of richards ex wives , mother of one of the three daughters he has abandoned. They live off the state by saying they are too sick to work and Mr Strauss has not had a job since 1997 as he claims he is depressed and cannot work. He does not pay maintenance for ANY of his other children living them in deprivation, nor does he see them. In 1999 Rachelle strauss assaulted my daughter which led to him believing her and not believing my daughter (aged 4) so he cut his daughter out of his life. The home they live in in Longhope was MY marital home. The police have it recorded on file that he molested me and the children which led to us having to leave the home for our own safety. We never saw a penny from the divorce and he had begun an affair with Rachelle before the marriage had ended. She was a client of mine and had often remarked a jealousy over the life I had. Long may they live happily together on everybody elses money but my daughter (and his other two) should not have to see him regularly celebrated in the press. Also Rachelle is signed off work apparently ‘too ill to work’

  • unoconlemaniintasca

    02 feb 2011 - 23:45 - #12
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    in realta’ siamo un po’ troppo ignoranti, nel senso che non sappiamo come finira’ quello che stiamo comprando o se esiste un’alternativa che non sia troppo inquinante, e percio’ non chiediamo ai produttori di pensare loro ad un sistema ecologico, in fase di progettazione (riprendendo appunto il post sulla lavazza).

    alzino la mano di quelli che hanno la raccolta differenziata che non si sono mai fermati davanti ai cinque sacchetti chiedendosi dove mettere il rifiuto appena prodotto.

    ad esempio:
    il tubetto finito di acrilico dove va’ messo? e’ tutto d’alluminio e il tappo e’ in pet, ma dentro c’e’ ancora residuo di colla.
    la carta plastificata delle confezioni sgargianti la metto nella carta, nella plastica o nell’indifferenziata? poi perche’ plastificare la carta? non sarebbe piu’ comodo al piu’ un guscio trasparente e un foglio di carta colorata?

    insomma, servirebbe un po’ d’ordine…

    se fossi membro di un’associazione dei consumatori chiederei ai produttori di aderire ad un consorzio di aziende in cui i prodotti indichino chiaramente, semplicemente, e a colpo d’occhio dove e come devono essere smaltiti (ad esempio con il simbolo del consorzio che assume diversi colori), rendendo piu’ facile e consapevole la vita dei consumatori… alla fine e’ una sorta di pubblicita’ per le stesse aziende.

  • Matteo 2408

    08 feb 2011 - 02:11 - #13
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    …io comunque nel mio piccolo provo a differenziare il possibile. Senza tante allusioni, complicazioni e/o parole. Fin che riesco perchè no? Non mi pare sia tanto difficile.