
Sono in vendita da oggi, nei 385 fast food italiani di McDonald’s panini e insalate con il marchio McItaly preparati esclusivamente con prodotti italiani DOP. A volere questa rivoluzione il Ministro Luca Zaia che ha dato, all’iniziativa, il patrocinio del Mipaf. L’ambizione di Zaia però è un altra: portare, attraverso la distribuzione McDonald’s e in tutto il mondo i prodotti dell’eccellenza Made in Italy, come:
carne nazionale, olio extravergine di oliva, Asiago Dop, Bresaola della Valtellina Igp, pancetta della Val Venosta, grano saraceno, cipolle di Tropea e carciofi romani.
Ha detto Zaia:
La nostra agricoltura non poteva perdere quest’occasione, come dimostrano i numeri: 1000 tonnellate di prodotti italiani utilizzati, per un valore di 3,5 milioni di euro.
Via | Agricoltura on line
Foto | Ministero politiche agricole
Strio
27 gen 2010 - 09:37 - #1Un piccolo commento per chi ha votato o voterà: “Pessima idea! Serve solo a svendere le nostre eccellenze”
Le nostre eccellenze sono già svendute al giorno d’oggi, grazie ai prodotti che arrivano da altri stati europei a prezzi inferiori a quelli di *produzione* italiana.
Il danno peggiore ai nostri prodotti lo fa la grande distribuzione.
alt-os
27 gen 2010 - 10:14 - #2Bene: l’ennesima “patacca dorata” per rendere meno sgradevole la sensazione di mangiare manzi cresciuti a cereali (a prescindere che siano italiani o “extracomunitari”).
alter_ego
27 gen 2010 - 10:14 - #3L’iniziativa mi fa pensare che sia una carnevalata di immagine con tocco autarchico, e quando McDonald decide di fare il mese con i McBaguette alla francese mettiamo i dazi?
@ Stiro
Ma credevo che, in europa, la “competizione” in campo agricolo fosse un ricordo, penso alle quote latte o alle arance distrutte perche’ in surplus.
Helga
27 gen 2010 - 11:12 - #4cioe´, adesso anche il mc donalds diventa “doc” o “dop”? una presa per il culo e un oltraggio alle nostre tradizioni, il sig. zaia poteva risparmiarsi questa buffonata.
tra l´altro, “la nostra agricoltura” e “l´eccellenza made in italy” sono pesantemente minacciate dall´avanzata del cemento selvaggio che si sta mangiando tutto il nostro territorio; a questo zaia non ci pensa?
Strio
27 gen 2010 - 11:34 - #5@alt-os:
Sono cereali locali se chi ha l’allevamento produce da sé. Se invece compra sono d’importazione perché costano meno.
@alter ego:
Figurati… A parte la grande distribuzione che schiaccia i produttori con prezzi sempre più bassi consapevoli che non si possono tenere i prodotti a marcire nei magazzini, c’è sempre la concorrenza europea che per vari motivi produce a prezzi più bassi.
L’esempio più banale è quello della scorsa estate: le patate. Ai produttori offrivano poco più di 10 centesimi, un prezzo che spesso copre a mala pena i costi di produzione.
In molti hanno accettato di vendere solo per non rimetterci un sacco di soldi, ma la volontà sarebbe stata quella di arare tutto sotto terra. Non so in quanti lo abbiano fatto realmente.
Allo stesso prezzo sono arrivate vagonate di patate già calibrate dalla Francia. Se uno stato confinante, membro europeo al pari nostro, che dovrebbe sottostare agli stessi regolamenti riesce ad offrire quei prezzi significa che chi dovrebbe salvaguardare le nostre produzioni ed eccellenze non sta facendo il suo lavoro. Stiamo parlando dei ministri dell’agricoltura degli ultimi 15 anni.
Strio
27 gen 2010 - 11:36 - #6@Helga:
Hai ragione, ma non c’è solo il cemento. Avete mai visto delle cave per l’estrazione della ghiaia? Se sì, cominciate a chiedervi con cosa vengono riempite…
/me che vorrebbe un controllo dei carabinieri del NOE in tutte le ex cave…
Helga
27 gen 2010 - 11:48 - #7@Strio, altro che carabinieri…….qui ci vogliono gli ispettori dell´ONU.
Strio
27 gen 2010 - 18:22 - #8Già che ci siamo volevo portare un altro problema nel calderone: la legge che impedisce di estrarre ghiaia dai letti dei fiumi.
Con la legge Galasso si è passati dal un estremo all’altro, quando basterebbe tenere sotto controllo le aziende a cui vengono date le concessioni e non ci sarebbero più così tanti fenomeni alluvionali. Magari fra 30 anni ci arriveremo…
alter_ego
27 gen 2010 - 21:08 - #9@Strio
Scusa, avevo sbagliato il tuo nickanme! :P
Per il resto pero’ non saprei. Concordo che l’Italia in molti settori non sia in grado di sopportare la concorrenza (neanche nei settori non liberalizzati, sembrebbe).
Ma penso sia un problema politico aspecifico, i soliti discorsi su tasse disumane, sovvenzioni, pensioni, immeritocrazia e tutt’ecose che risucchiano troppo.
Per il resto… non so che futuro abbia l’agricoltura se dovessimo aprire il mercato europeo ai paesi dove la terra e la manodopera costano pochissimo.
arimat8789
28 gen 2010 - 11:33 - #10MA QUALE PRODOTTO ITALIANO!!!!!!!!, “BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP”
tratto da “DEGUSTIBUS di F.A.” novembre 2000
.
S t o r i e d e l g u s t o
.
La bresaola viene da lontano
La maggior parte della carne utilizzata per pro d u r re la Bresaola della
Valtellina I.G.P. viene dal Sudamerica e dal Brasile in part i c o l a re .
Storia e vicende del celebre salume della provincia di So n d r i o .
…….L’IGP Bresaola della Valtellina (il cui
testo di legge riproduciamo per esteso
con le proposte di modifiche pubblicate
di recente sulla Gazzetta Ufficiale) di
fatto pre s c r i ve che la bresaola ve n g a
p rodotta in tutto il territorio della provincia
di Sondrio a part i re da una materia
prima di qualità selezionata in base
a ben precisi criteri, l avorata con una
c e rta metodologia e con un periodo di
stagionatura definito. La Bresaola IGP
ha diversi livelli di contro l l o. Il primo è
a livello aziendale: i produttori ap p l i c ano
le norme dell’HACCP e fanno l’autocertificazione. I n o l t re il Consorzio di
Tutela ha una propria ispettrice che
gira in continuazione negli stabilimenti
e verifica la qualità della carne e il
rispetto delle re gole del disciplinare.
Infine tutto il comparto è vigilato dal
CSQA di Thiene identi ficato dal
M i n i s t e ro delle Politiche Agricole come
organismo terzo di contro l l o.
Ma il disciplinare non specifica nu l l a
r i g u a rdo all’origine della materia prima,
tranne che la carne usata per la pro d uzione
di bresaola deve essere di bov i n o
(sottolineiamo di bov i n o, senza altra
specifica) dell’età di due – quattro anni.
Nel duemila in tutta la Valtellina tra
b resaola IGP e bresaola “normale” si
p ro d u rranno novemila tonnellate di
p ro d o t t o.
E’ chiaro che per fare fronte a una produzione
così grande gli industriali non
possono ap p rovvigionarsi solo in provincia
di Sondrio.Un piccolo impre n d it
o re della zona di Sondrio confe r m a :
“Le carni delle mucche allevate in provincia
di Sondrio non ci bastere b b e ro
nemmeno per fare la bresaola per una
s e t t i m a n a ” .
Solo una microscopica parte della
carne usata per la produzione della
b resaola (IGP e non) viene dalla provincia
di Sondrio, una piccola parte è
di produzione nazionale, il gro s s o
viene importato dall’estero. La gran
p a rte della carne utilizzata per la produzione
di bresaola proviene dal
S u d a m e r i c a , i n p a r t i c o l a r e
d a l l ’ A r g e n t i n a , dal Paraguay e soprattutto
dal Brasile. La carne sudamericana
è di alta qualità perché ottenuta da
a l l evamenti dove i bovini sono al
pascolo e forniscono una carne che
p resumibilmente è migliore di tante
a l t re carni nazionali o europee ottenute
da mucche allevate stabilmente in
stalla con mangime. Ma ci sono alcune
cose da chiarire. In primo luogo lo
stato della carne. La carne, per quanto
o t t i m a , p roviene da un’altra parte del
mondo e deve affro n t a re un lungo viaggio
via mare. La gran parte di questa
carne importata è quindi congelata e al
suo arr i vo in Valtellina viene scongelata
per cominciare il processo di salumific
a z i o n e. La prima perplessità che da
consumatori ci viene, r i g u a rda questo
f a t t o. Nei ristoranti è fatto obbligo di
i n d i c a re nel menu quando il prodotto –
pesce o carne – somministrato è cong
e l a t o. Pe rché questo obbligo non deve
s u s s i s t e re per un prodotto IGP?
……La seconda e più import a nte
questione riguarda il tipo di c a r n e. Per fare la bresaola si import a n o,
come abbiamo detto, carni bovine da
tutto il mondo. Il fatto è che oltre a
mu c c h e, v a c c h e, vitelli pro p r i a m e n t e
d e t t i , cioè della sottofamiglia bos bov i s ,
si importano dal Brasile grandi quantità
di un altro bov i n o : lo zebù. Lo zebù
(bos indicus) è un bovino originario
dell’India che si è spostato in Africa e successivamente si è diffuso in Brasile.
Se ne conoscono una cinquantina di
razze dive r s e,la più conosciuta è lo
Zebù Nelore. Il Brasile ne alleva allo
stato brado circa 155 milioni di capi……..
La bresaola della valtellina è ottima, ma purtroppo la materia prima non è italiana.
Credo che iniziative del genere fanno bene solo a McDonald’s.
Meglio se si farebbero iniziative per incentivare il mondo allevatori.
testo completo pdf (arimat8789@tele2.it)
Marina.Buona
28 lug 2010 - 15:06 - #11Ma invece di associare il prodotto del territorio italiano a chi ha ammazzato il panino come genere alimentare, perché non valorizzare chi del panino ne fa VERAMENTE un’esaltazione con prodotti italiani? Un esempio sono i tanti ambulanti che ancora resistono per le strade. A livello di internet mi riferisco a progetti come questo: http://www.paninodautore.it/