OGM: sentenza della Corte di Stato autorizza la coltivazione in Italia. Luca Zaia vuole il marchio etico

No OGM Tempo fa, a proposito di OGM diedi voce all'altra campana, cioè a quei coltivatori che vogliono introdurre in Italia semine da organismi geneticamente modificati. Una sentenza della Corte di Stato del 19 gennaio scorso e resa nota qualche giorno fa, dà loro ragione e dunque, se vorranno potranno coltivare sui loro campi, mais OGM.

Spiega Avvenire:

In pratica con la sentenza n.183 del 19 gennaio 2010 si stabilisce che il ministero delle Politiche agricole deve rilasciare l'autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune e ha fissato un termine di 90 giorni per il rilascio dell'autorizzazione.

Ha commentato Duilio Campagnolo Presidente di Futuragra, l'associazione che si batte da anni per l'introduzione degli OGM in Italia:

La sentenza è inequivocabile: seminare Ogm è un diritto degli agricoltori e le linee guida sulla coesistenza non sono e non potranno essere un ostacolo all'innovazione, afferma Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra. Gli agricoltori hanno deciso e andranno avanti. Le associazioni di categoria facciano adesso la loro parte.


La sentenza nasce da un ricorso al Consiglio di Stato fatto da Silvano Dalla Libera vicepresidente di Futuragra, che aveva chiesto ai magistrati di esprimersi sul diritto di ogni agricoltore di scegliere cosa seminare rispetto al fatto che la normativa europea già prevede che si possano coltivare semi OGM.

Intanto il Ministro Zaia ha presentato un emendamento al decreto "mille proroghe" quantomeno per rallentare il recepimento della sentenza. A sostenerere Zaia è anche AIAB che supporta l'iniziativa del Ministro:

L'emendamento all'articolo 8 bis del decreto (Proroga di termini in materia di agricoltura) recita: “Al fine di completare il quadro normativo regionale che consenta l'attuazione delle misure necessarie per garantire l'effettiva coesistenza tra le diverse forme di colture che attualmente possono essere praticate […] sono sospese la sperimentazione in campo aperto e l’avvio delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati su tutto il territorio nazionale, fino a quando le Regioni non abbiamo adottato i Piani di coesistenza [...]”

Zaia, infine, spiega dal suo blog che se necessario, per tutelare la biodiversità del Made in Italy, si ricorrerà al marchio etico:

Va ribadito che gli OGM non sono la risposta ad un mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perché prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina. La risposta a questi problemi è una seria politica che imponga tracciabilità ed etichettatura dei prodotti agroalimentari. Infine ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani – e non faccio fatica a ritenere che si possa dire la stessa cosa anche ampliando lo sguardo ai consumatori dell’intero mondo occidentale – ha dichiarato la propria disponibilità a spendere di più per aver garantita la qualità di ciò che mette in tavola. E i cittadini hanno più volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi. Ciò non significa essere contro la modernità, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio etico sarà.

Foto | Flickr

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