Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo

Dopo quello per i siti nucleari, ora arriva anche lo scontro Governo-Regioni per lo sfruttamento degli idrocarburi

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l'altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.

In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.

Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.

Ma, nel caso abruzzese, non è così semplice: come saggiamente fa notare il blog "No Abruzzo petrolifero" la legge regionale impugnata dal Governo vieta:

qualsiasi ricerca o estrazione di idrocarburi nelle «aree protette naturali e marine», nelle «aree sottoposte ai vincoli dei beni ambientali o ricadenti nel Piano paesaggistico», nei «Siti di interesse comunitario (Sic)» e «nelle Zone di protezione speciale (Zps) e negli altri siti di interesse naturalistico», nelle aree che rientrano «nelle categorie di pericolosità elevata e molto elevata e nelle classi di rischio elevato e molto elevato del Piano regionale per l’assetto idrogeologico»; nelle «aree sismiche classificate come “zona 1” e “ zona 2” individuate dalla Regione, nelle «aree agricole destinate alle coltivazioni ed alle produzioni vitivinicole, olivicole, frutticole di pregio, docg, doc, igt, dop»

Da una parte, quindi, si da giustamente alle Regioni il compito di tutelare e gestire il territorio promuovendolo anche tramite marchi di qualità per le produzioni agricole, dall'altra, però, tali compiti dovrebbero essere sopraffatti e superati da una presunta esigenza superiore, un interesse nazionale, cioè quella dell'estrazione dei prodotti energetici. Non parliamo, quindi, di un conflitto da poco visto che si ripete puntualmente sia per gli idrocarburi che per la scelta dei futuri siti nucleari. Ad arricchire e a complicare ancora di più la questione c'è il fatto che la legge riconosce alle Regioni ricche royalties per l'estrazione degli idrocarburi, inserendole di fatto tra gli enti pubblici che hanno un ruolo nella faccenda anche se con il recente "Ddl Sviluppo" dello scorso anno il Governo ha fatto chiaramente intendere che vuole ridimensionare fortemente tale ruolo.

Via | No Abruzzo petrolifero
Foto | Flickr

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