Il ritorno del lupo sulla Majella

Il Lupo è tornato. Nel Parco della Majella. Ed è una notizia meravigliosa. Soprattutto considerando che, solo 30 anni fa in queste terre, il canis lupus lupus era pressocché estinto. Segno che, a volte, le attività a sostegno della biodiversità funzionano ed è una bella immagine, questa, per celebrare l'anno della tutela e della conservazione delle specie.

Circa 80 individui divisi in una dozzina di branchi -che, per inciso, temono e fuggono l'uomo - sono stati censiti in varie parti degli oltre 75 mila ettari del territorio dell'area protetta nell'ambito di un più ampio programma di sistema di sorveglianza sanitaria sulla fauna selvatica. E non è tutto: il Parco, infatti, deve il proprio successo anche all'impegno profuso per fare del complicato rapporto uomo -lupo una "gestione collaborativa". Indennizzi economici, incentivi per l'adozione di misure di prevenzione, sistemi di controllo e monitoraggio del lupo i mezzi che hanno permesso di risolvere, quasi del tutto, l'atavica contrapposizione. In primo luogo la radiotelemetria satellitare che ha facilitato la riduzione della mortalità del bestiame. Infatti, i radiocollari permettono di seguire gli spostamenti dei canidi consentendo l'azione preventiva in caso di eccessivo avvicinamento di questi ai capi di bestiame.

Forte dei suoi successi in questo campo, il Parco della Majella si pone, proprio in questi giorni, insieme al Parco del Pollino, come capofila del progetto finanziato dall'Unione Europea "Life Wolfnet" finalizzato a creare una rete appenninica tra aree protette ed istituzioni per la gestione e la conservazione del lupo nell'APE (Appennino Parco d'Europa), attraverso attività volte a limitare i danni alla zootecnia e, soprattutto, mediante una vigilanza attenta sulle uccisioni dei lupi. Al progetto prendono parte anche il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, la Provincia dell’Aquila, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana e Legambiente.

In tempi che potrebbero volgersi ad una terribile asprezza per la fauna, questa notizia ci rende davvero felici. Perchè finalmente si capisca, nel 2010, che Cappuccetto Rosso è solo una favola che narra per metafore e simboli...e che il lupo, così come ogni altro predatore, non ha proprio nulla di "cattivo"...

Via | Montagna tv
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail