
Anev, l’Associazione nazionale energia dal vento, e Uil hanno rinnovato l’accordo biennale di collaborazione per favorire lo sviluppo dell’eolico in Italia. Il primo protocollo d’intesa tra l’associazione degli industriali dell’eolico e il sindacato risale al 2008 ed ha già portato a risultati interessanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura di rapporti sull’occupazione che lo sviluppo che questo settore delle rinnovabili potrebbe portare nel nostro paese.
I dati parlano di 66.000 occupati teorici nel 2020, tra diretti e indotto, a fronte di 13.600 occupati certi registrati nel 2007. Una crescita notevole che, in periodi di crisi dell’occupazione come questi, non possono essere ignorati. Tuttavia, per arrivare a questi numeri si dovrebbero istallare 1.100 MW di potenza eolica ogni anno. Anche questo non è poco specialmente a causa della forte opposizione che spesso trovano gli impianti eolici tra le popolazioni locali.
Il mitico effetto Nimby, infatti, non risparmia neanche l’energia pulita e a poco sono serviti i protocolli d’intesa stipulati dall’Anev con Legambiente, Greenpeace e WWF. Due sono i principali “buchi neri” del settore eolico italiano che, spesso e facilmente, danno man forte ai detrattori delle torri eoliche: la presunta scarsa trasparenza del settore (indimenticabile Vittorio Sgarbi che definisce “mafiose” le pale eoliche siciliane, ma ha avuto anche parole più dure e volgari che non voglio riportare) e i pesanti vincoli tecnologici causati dalla rete elettrica ad alta tensione italiana, gestita da Terna.
Eppure, proprio con Terna, Anev ha già stipulato un altro protocollo d’intesa per chiarire che di limiti allo sviluppo non ce ne sarebbero. Resta il fatto, però, che di pale ferme se ne vedono ancora e che nel “Piano di sviluppo della rete” che Terna elabora e aggiorna annualmente i famigerati vincoli allo sviluppo dell’eolico vanno e vengono. Nel senso che in alcune edizioni del Piano si legge chiaramente che i vincoli ci sono, in altre tali vincoli spariscono. Nel frattempo, anche se l’energia non si può immettere in rete a causa di questi vincoli, reali o presunti, la si paga lo stesso.
L’auspicio è che, se realmente questi vincoli ci sono, il recente decreto “sblocca-reti” possa metterci una pezza. Nel frattempo, però, si spera anche che l’Anev riesca a migliorare, oltre che i suoi rapporti istituzionali con sindacati e associazioni ambientaliste, anche la sua comunicazione con la gente comune che, spesso e volentieri, sull’eolico ha le idee confuse dalle mille teorie messe in giro da chi è favorevole o contrario a priori all’eolico.
Ma, soprattutto, l’auspicio è che la magistratura faccia in fretta e chiarisca se Oreste Vigorito è colpevole o innocente: Vigorito, presidente dell’Anev, è infatti indagato per una truffa ai danni della Ue. Secondo l’accusa avrebbe messo in atto una articolata frode per ottenere illecitamente i fondi erogati in base alla famosa legge 488/92. Se Vigorito dovesse risultare colpevole, sarebbe un colpo durissimo all’industria italiana dell’eolico nonostante il fatto che la 488/92 con le rinnovabili non abbia nulla a che vedere…
go-seo
17 feb 2010 - 15:30 - #1finalmente post di qualità anche su ecoblog! olè
_Giacomo_
17 feb 2010 - 15:59 - #2Sapete invece a quanto ammontano i soldi sprecati per le cosiddette energie rinnovabili e prelevate dalle tasche dei “Pantalone” italiani direttamente dalle bollette elettriche nella casella A3?
2008 1,6 Miliardi di Euri
Nel 2010 si prevedono 3 Miliardi di Euri
Nel 2015 si prevedono 5 Miliardi di Euri
nel 2020 si prevedono 7 Miliardi di Euri
Lo dice l’Autorità per l’energia e il gas ing. Ortis dall’articolo riportato sul Corriere della Sera del 20 Gennaio 2010 a pagina 15.
2008 1,6
2009 2
2010 3
2011 3
2012 3
2013 3
2014 3
2015 5
2016 5
2017 5
2018 5
2019 5
2020 7
________
Totale speso per cazzate 50,6 Miliardi di Euri dal 2008 al 2020.
Siccome questi incentivi sono previsti per venti anni mancano ancora i costi degli incentivi dal 2021 al 2027 pari a circa 49 Miliardi di Euri.
Questa stupidaggine frutto dei governi di cdx e di csx costeranno di più alle famiglie più numerose ed in totale dal 2008 al 2027 circa
100 Miliardi di Euri
a tutti i Pantaloni d’Italia.
Quindi con incentivi si creano posti di lavoro.LAVORI SOCIALMENTE UTILI?
Sicuramente a livello politico per qualcuno….
sandro-kensan
17 feb 2010 - 17:12 - #3Stai parlando del CIP 6 che va alle fonti assimilabili come gli scarti delle raffinerie di petrolio o ai certificati verdi che vanno all’eolico? La casella A3 non è il CIP6?
Saus
17 feb 2010 - 18:30 - #4oh Giacomo
poche idee ma confuse, eh!?
vai avanti a slogan sentiti qua e là e “copia/incolla”? http://www.ecoblog.it/post/9791/nucleare-il-cdm-licenzia-il-decreto-per-la-localizzazione-dei-siti#show_comments
gbettanini
17 feb 2010 - 19:32 - #5Facciamo l’ipotesi che nel 2020 l’energia prodotta da eolico quadruplichi rispetto al valore 2009 e raggiunga i 24.000 GWh/anno. Immaginiamo che quest’energia debba dare da mangiare in maniera diretta ed indiretta a 66.000 persone… un tecnico mediamente specializzato ha uno stipendio lordo di 40.000€ annui. Il costo del lavoro ‘spalmato’ sull’energia prodotta sarebbe quindi pari a 110€/MWh che è una cifra troppo elevata. Io direi che ad occhio e croce nel 2020 l’eolico occuperà a tempo pieno un numero di persone inferiore ad un quarto di quanto riportato.
Peppe Croce
17 feb 2010 - 21:21 - #6@gbettanini
la prospettiva occupazionale l’ha calcolata la Uil prendendo in considerazione tutta la filiera dell’eolico, dall’ingegnere all’autotrasportatore che guida il “trasporto speciale” con i segmenti degli impianti.
considera, però, che un addetto nell’eolico non fa solo eolico: un ingegnere può progettare un profilo alare oggi e un parco fotovoltaico, come anche un ponte, domani.
quei 66.000 occupati, io penso, non faranno solo eolico per campare.
credo che i numeri vadano presi per quel che sono: una stima del giro d’affari, e di occupati, di tutto il settore da qui al 2020.
resta, a mio avviso, la valenza di uno studio di settore fatto da un sindacato che, certamente più di ogni altra persona che scrive o commenta su questo blog, ha il polso della situazione occupazionale in Italia.
in ogni caso, per maggiore precisione e conoscenza, riporto a te e agli altri lettori due link alle interviste al segretario regionale Uil Sicilia e al segretario nazionale dell’Anev che ho fatto l’anno scorso a Palermo proprio in occasione della presentazione del primo protocollo di intesa tra Anev e Uil
http://www.youtube.com/watch?v=Tzav-BgqKrs
http://www.youtube.com/watch?v=OBTIXkmofAc
gbettanini
17 feb 2010 - 22:47 - #7@ Peppe
Sul perchè si facciano stime gonfiate riguardo all’occupazione nell’eolico posso solo fare delle ipotesi.
Se poi si definisce ‘occupato’ nell’eolico anche chi ci lavora sporadicamente o con brevi contratti a progetto allora i numeri possono anche tornare, ma penso che nelle parole del sindacato la parola ‘occupato’ abbia ben altra valenza. E se si considera quest’altra valenza le stime sono sbagliate.
Peppe Croce
17 feb 2010 - 23:13 - #8@gbettanini
giusto, ma fino a un certo punto.
faccio un esempio: imprese edili e indotto (dall’infisso all’impianto elettrico). Sono in crisi un po’ in tutta Italia perchè non ci sono soldi e i privati stringono le spese sia per l’edilizia nuova che per le ristrutturazioni. O almeno così dicono le associazioni di categoria (Cna e Confartigianato in primis).
eppure le stesse aziende ultimamente stanno lavorando sul risparmio energetico in edilizia, istallazione di fotovoltaico e solare termico etc… bene, non lo possiamo far rientrare strettamente nella categoria “green jobs” ma ci avviciniamo molto e, alla fine, è sempre pane che portano a casa.
un discorso assai simile, a mio avviso, si può fare anche per l’eolico con gli studi tecnici, gli ingegneri, le società che fanno manutenzione per conto dell’Enel o di Terna e così via.
onestamente, non ho gli strumenti e i dati per misurare a quanta occupazione corrisponda ma credo che un sindacato nazionale li abbia.
e, parallelamente, gli interessi a gonfiare le cifre (che restano pur sempre stime) sono relativi perchè “se ci devono mangiare” è più facile farlo in altri settori già consolidati come quello della chimica-energia che, tra parentesi, ha in corso un negoziato infinito per il rinnovo del contratto nazionale.
gbettanini
17 feb 2010 - 23:48 - #9Si, d’accordo…..
ma rimaniamo sulla questione dei numeri….
I posti di lavoro con l’eolico si creano come hanno fatto Germania, Spagna, Danimarca e come si apprestano a fare Cina e USA ovvero facendo ricerca, sviluppo, costruendo le turbine ed esportando all’estero prodotti, know-how e spesso anche venture capital.
Pensare di poter arrivare a livelli occupazionali nel settore eolico simili a quelli di Spagna e Germania semplicemente installando turbine fatte da altri e guardandole girare, quando da noi tra l’altro non c’è neppure molto vento se paragonato al nord Europa o alla Spagna, è pura utopia.
Se poi l’obiettivo è uscire dalla crisi finanziando interventi ’scava la buca riempi la buca’ ci sono molti settori produttivi ben più validi che far espandere un settore eolico italiano che rimarrà a lungo attaccato alla mammella dello Stato.
Peppe Croce
17 feb 2010 - 23:55 - #10@gbettanini
vero, il problema è che siamo arrivati tardi rispetto a chi il mercato lo ha creato e ora se lo gode.
ma ci sono buone notizie anche da noi, persino al sud, addirittura in Sicilia: un imprenditore locale si sta facendo la propria personale filiera dell’eolico e del fotovoltaico, con fabbriche in Sicilia.
poi ci sono anche progetti misti pubblico-privato sui quali, però, credo molto meno.
_Giacomo_
18 feb 2010 - 20:18 - #11@Saus
Talmente confuse che riportano dati ufficiali.Ma evidentemente danno fastidio visto che hai sentito il bisogno di esprimere qualcosa…..
Bravo Saus continua cosi’!
alter_ego
21 feb 2010 - 04:29 - #12Fra l’altro se consideriamo come posti di lavoro creati dall’eolico TUTTI i lavoratori che so occupano marginalmente di eolico, dovremmo considerare il consumo di quell’attivita’ anche marginale come consumo necessario all’eolico. Al che mi chiedo se avremmo un bilancio energetico passivo o cosa.