Ho ricevuto via mail la testimonianza di Franco Vallone a proposito della frana di Maierato in provincia di Vibo Valentia. Vi lascio alle sue parole e alla foto che ci ha inviato. Lo sconcerto è enorme e anche la rabbia per una mancanza di cura del territorio. Il rischio idrogeologico in Calabria e Italia è altissimo ma nessuno sembra voler intervenire.
“Frana o non frana?” Questo il dilemma che da giorni perseguita tanti calabresi che vivono e condividono una regione sempre più violata che reagisce naturalmente con improvvisi distacchi della sua terra ferita. A Maierato, in provincia di Vibo Valentia, non c’è più nessuno in giro per le strade, per i vicoli. Un paese evacuato, un paese fantasma con le vecchiette, avvolte nello scialle più scuro, traslocate con poveri fardelli e sguardi persi nel vuoto, materassi spostati dalla più solida staticità quotidiana.
Un paese oggi svuotato delle sue 2000 anime e strapieno di simboli di svuotamento e annullamento e da tanti mezzi di soccorso che illuminano di lampeggianti blu le scoscese stradine del centro storico, le chiese arroccate sulle scalinate e le case piccole con il basilico nelle lattine dei pelati sull’uscio. Sono proprio tanti i lampeggianti blu accesi di tutte le forze di polizia, di vigili del fuoco, protezione civile e Arpacal, polizia municipale e provinciale, di ambulanze e mezzi della croce rossa… La “terra ferita” maieratana, ripresa in diretta nel suo orribile moto dallo sguardo e dalla telecamera della giornalista Patrizia Venturino e dal commento concitato di Maurizio Bonanno, è passata su tutti i canali televisivi di tutto il mondo ed ora è proprio davanti agli occhi di poche anime erranti di Maierato, di quei pochi rimasti in cerca delle proprie case per prendere le proprie cose, accompagnate rigorosamente da uomini dei vigili del fuoco e dalle tute fosforescenti degli uomini della protezione civile.
Un troppo noto nastro rosso e bianco delimita, ancora una volta, le strade che finiscono improvvisamente nel nulla e nel vuoto della terra inghiottita. Accanto, poco lontano, la terra ferita si muove ancora imprevedibile, ma forse, ancora una volta, nella sua più drammatica prevedibilità. A Maierato sembra di essere tornati indietro nel tempo, a quando l’acqua piovana e le frane si portarono via Papaglionti di Zungri, altro paese calabrese ferito, centro interamente trasferito per frana, paese drammaticamente spaesato per sempre.Frana o non frana la Statale 522 a Pizzo? Frana o non frana il quartiere Pennello Vibo Marina? e Longobardi? e Stefanaconi, e San Cono? e la strada di Pannaconi di Cessaniti e quella dimpettaia di Sciconi di Briatico, franerà o non franerà alla prossima pioggia? E poi ancora altri pericolosi smottamenti fuori provincia a Cerchiara, Catanzaro, Paternò, Dipignano, Guardia Piemontese, San Marco Argentano, Mongrassano, Belvedere Marittimo, Oriolo Montegiordano, Castiglione Cosentino, Cerisano, Aprigliano, Belsito e altri mille luoghi… Si può continuare a raccontare la storiella, in tema con il periodo di San Valentino, della margherita e del “m’ama o non m’ama” ma non si può rischiare con un “frana o non frana”. Forse le ferite di questa “terra ferita” hanno un feritore storico che ogni giorno si può trasformare in omicida. Come dire, ancora una volta un delitto annunciato.
Franco Vallone
@Mauriziosat,9
17 feb 2010 - 21:24 - #1Ti invito a scrivere i tuoi commenti in modo consono. Come avrai notato ogni commento che tira in ballo la politica, attacchi personali ad altri utenti o altre divagazioni è soggetto a provvedimento da parte del moderatore. Ora ti invito a scrivere in modo appropriato, cioè limitare l’uso delle lettere maiuscole e di tecniche grafiche per dare più risalto ai tuoi commenti (punteggiatura per separare i paragrafi).
Nessun altro utente utilizza sistematicamente simili tecniche come fai tu. Una volta ogni tanto può andare bene, vuoi perchè si fa un elenco e si vuole dare ordine separando le frasi con la punteggiatura, vuoi perchè si vuole dare risalto a parole o brevi frasi scrivendole in maiuscole, vuoi per altri motivi. Quello che non è accettabile è scrivere ogni commento utilizzando sistematicamente queste tecniche.
Mauriziosat,9
17 feb 2010 - 22:14 - #2@ n°2
giusto , accetto la critica
saro’ più pacato ,
certo che sentire le solite cassandre del giorno dopo , parlare di catastrofe annunciata è sempre un po snervante.
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l’uomo tenta di proteggersi da queste catastrofi naturali dalla notte dei tempi .
la modernità ha portato molti vantaggi tra cui quello di una scientivica valutazione del rischio .
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ma bisogna sempre ricordare che il rischio non è annullabile.
il rischio zero NON ESISTE .
esiste solo una possibile riduzione .
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andare in auto comporta una certa accettazione del rischio di incidente.
costruire casa comporta una certa accettazione che LA NATURA E’ POTENTE e non è sempre controllabile.
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quindi , ai professionisti dell’indignazione del giorno dopo dico …….cambiate mestiere.
francovallone
18 feb 2010 - 08:24 - #3Andare a costruire case nei pressi di fiumare, in territori dove ci sono da secoli acque sorgive, terreni friabili e preesistenti frane non è indice di “delitto annunciato”? Preciso che non sono un abitante di Maierato… ma conosco bene quel territorio e non solo quello.
ququ
18 feb 2010 - 08:47 - #4@mauriziosat
anche se non ti piace
si può parlare di “delitto annunciato” perchè del dissesto idrogeologico italiano si sa tutoo (o almeno tanto, tanto tanto)
da tempo.
citi tu stesso il 95% come soglia dei terreni dichiarati a rischio.
e citi a sproposito California e Giappone, perchè lì il dissesto idrogeologico non se lo sono dimenticati, ma lo affrontano: con case anti-sismiche, con informazione alla popolazione, con leggi severe e pene certe.
quel che è successo alla Casa dello Studente a L’Aquila non sarebbe mai successo a Tokyo, e se succedesse lo sdegno della popolazione per i costruttori sarebbe tale da costringerli a fuggire, ben lontano.
qui da noi la colpa è stata, ovviamente, della “tremenda intensità” del terremoto
e sulle responsabilità umane si è abilmente cercato di soprassedere.
Come a Giampilieri, tempo dopo.
Come a Maierato, ora.
Quel che manca è una capacità di sdegno e di senso civico, che non ci possiamo permettere senza poi dover contestare anche casta e sultano.
quindi scrivi una fesseria, nel tuo intervento, e ti contraddici da solo.
ix
18 feb 2010 - 11:00 - #5“l’uomo tenta di proteggersi da queste catastrofi naturali dalla notte dei tempi .
la modernità ha portato molti vantaggi tra cui quello di una scientifica valutazione del rischio .”
è proprio questa la vergogna italiana: nonostante la conoscenza e la possibilità di valutazione e prevenzione, non se ne fà nulla!! si costruisce in zone estremamente a rischio e con materiali e modi scadenti e poi crolla e frana tutto……peggio del “terzo mondo” (ma in uno dei paesi più ricchi del pianeta)!!!!!!!
caiofabricius
18 feb 2010 - 11:19 - #6L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio. Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.
La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
Nella Germania federale della cancelliera Angela Merkel (nota comunista-ambientalista) sono state da anni avviate politiche urbane per privilegiare gli interventi sul recupero del patrimonio edilizio esistente.
Lì lo Stato non è stato cancellato dal liberismo senza regole: ha misurato la quantità di terreni agricoli che ogni giorno vengono consumati: 100 ettari al giorno, qualcosa come 100 stadi di calcio. In vista della scadenza del 2020 il tetto massimo è stato fissato in 30 ettari giorno. Nel 2050 non sarà possibile consumare neppure un metro quadrato di terreno agricolo: si potrà soltanto recuperare e ristrutturare l’esistente.
In Italia lo Stato è ormai un’entità astratta e ciascuno fa ormai quello che vuole. Nella Roma di Alemanno, ad esempio, dovrebbe essere attuato un piano regolatore approvato dalla precedente maggioranza veltroniana che prevede un’espansione edilizia pari a 16 mila ettari in dieci anni. Fino al 2020 si tratta dunque di 1.600 ettari all’anno; 4,5 ettari ogni giorno. Un sesto circa di quanto previsto alla stessa data per l’intera nazione tedesca!
E moltissimo su AREE GOLENALI di espansione del bacino Tevere-Aniene, da millenni sacramente rispettato e adesso assalito con la penosa scusa delle OLIMPIADI 2020 (Tor di Quinto-villaggio per 1500 appartamenti !!)
caiofabricius
19 feb 2010 - 00:08 - #7Ai forse due e tre neuroni ancora attivi degli adoratori tecno-stonti del modello Arcoriano-Corleonese secredenti tuttologi infallibili forse bisognerà spiegare che nella frase
“Nella Germania di Angela Merkel (nota comunista-ambientalista) sono state da anni avviate politiche urbane per privilegiare gli interventi sul recupero del patrimonio edilizio esistente. Lì lo Stato non è stato cancellato dal liberismo senza regole: ha misurato la quantità di terreni agricoli che ogni giorno vengono consumati…” contiene una piccola parentesi ironica. Chissà se il neurone sopravvissuto non riconosce l’ironia o proprio chi è Angela Merkel.