Rigassificatori: i cittadini possono dire la loro?

Sui rigassificatori i cittadini possono esprimersi?I rigassificatori sono tra gli impianti più contestati dai cittadini: non c'è progetto di questo tipo che non abbia almeno un comitato del no che, di solito, è anche estremamente combattivo. Frequentemente l'opposizione dei cittadini deriva dal fatto che i rigassificatori vengono visti come impianti pericolosi, che potrebbero esplodere o incendiarsi causando una strage.

Altre volte, invece, sono criticati per questioni ambientali poichè, di solito, vengono proposti in zone già colonizzate dall'industria dell'energia e andrebbero ad aumentare l'impatto ambientale già presente. Ci sono, infine, casi del tutto particolari come quello di Porto Empedocle, a due passi dalla Valle dei Templi di Agrigento, dove il rigassificatore viene visto come una minaccia alla bellezza del paesaggio e all'economia turistica.

Insomma, ci sono mille motivi possibili per opporsi al rigassificatore. Ma lo strumento principe dei comitati del no è sempre lo stesso: il referendum cittadino per dire no al progetto. Quando i comitati riescono ad organizzarli i risultati sono sempre molto simili con una affluenza bassina ma, contemporaneamente, una netta prevalenza di no. Il problema, però, è che non si capisce se i referendum si possano fare oppure no e, di conseguenza, quale valore si debba dare a tali consultazioni popolari.

L'ultimo dubbio nasce dall'opposizione al referendum da parte della terna di Commissari Prefettizi nominata a giudicare l'ammissibilità del referendum sul progetto di rigassificatore nell'area portuale di San Ferdinando-Gioia Tauro-Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. I Commissari hanno motivato il proprio no appellandosi all'articolo 8 del Dlgs 267 del 2000 che stabilisce su quali materie si possa indire un referendum cittadino.

Essendo l'energia una competenza esclusiva statale, niente referendum cittadino. Chiaro, no? No. Perchè altrove i referendum sono stati fatti. Ad esempio, restando al sud, a Porto Empedocle e, restando in Sicilia, nei comuni di Melilli e Priolo Gargallo dove, essendo il rigassificatore proposto a cavallo tra i due comuni, si son fatti referendum separati. Ancor di più, a Priolo, dopo il primo no del popolo che non è stato trasmesso al Ministero dell'Ambiente, il sindaco ha chiesto di ripetere il referendum. Ne deriverebbero tre referendum, in due comuni, per un solo rigassificatore!

Un po' troppo, forse, visto che nel 2005 un Tar, quello della Toscana, si era già pronunciato contro l'ammissibilità di un referendum su un rigassificatore. In quel caso era quello di Livorno. Ma come se non bastasse, tornando in Sicilia, ci si mette in mezzo pure l'Europa che, pochi giorni fa, ha inviato risposta scritta all'europarlamentare Rita Borsellino che si chiedeva se, nel caso di Porto Empedocle che è a due passi da beni archeologici patrimonio dell'umanità, non fosse il caso che si pronunciasse l'Unione Europea.

La questione non è banale: chi ama questi impianti, infatti, non perde occasione per far ricadere l'argomento sotto la questione "energia" che è, effettivamente, di competenza statale. Ma è una scorciatoia: chi ha uno sguardo più ampio ed equilibrato sulla questione non può non notare che un rigassificatore ha anche delle ricadute ambientali. Tanto è vero che deve passare dalla commissione Via-Vas.

Ecco, allora, che i nodi vengono al pettine: sarebbe ora che il nostro paese, che ha una natura e un paesaggio del tutto peculiari, si doti di una legge più snella, certa e coerente che regoli, una volta per tutte, i rapporti tra energia e ambiente. Una legge, magari, che non ponga a priori l'energia sopra ogni altra cosa ma che permetta anche ai cittadini di esprimere il proprio parere.

Via | San Ferdinando in movimento
Foto | Flickr

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