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La difficile vita dei tartarugueros in Messico

Pubblicato: venerdì 19 febbraio 2010 da alessandra

Nell’anno della tutela della biodiversità mi sembra dovereroso parlare delle innumerevoli persone che, ovunque nel mondo, dedicano il loro lavoro alla protezione delle specie e lo fanno tra innumerevoli difficoltà. In Messico, ad esempio - ma si potrebbero citare altri casi simili, anche nel nostro paese - nella riserva dello Sian Ka’an (letteralmente: dove nasce il cielo) , nei pressi dell’evanescente sito archeologico di Tulum, opera un’equipe di appena 5 persone, tutte preparatissime - tra etologi e veterinari di altissimo livello - capitanata da un biologo che ricorda, nell’aspetto, il fantastico personaggio di Jack Sparrow nel noto film “I pirati dei Caraibi”. Si tratta di persone dedite al 100% alla difesa degli animali della riserva e in particolare, delle tartarughe marine.

La situazione non è delle più rosee, soprattutto perché, a queste latitudini, sono diversi i tartarugueros che perdono la vita sotto le armi dei bracconieri, anche se nessuno ne parla. Infatti, il prezzo di un guscio di tartaruga sul mercato può arrivare a cifre stratosferiche così come la vendita delle sue carni o delle sue uova per un giro d’affari considerevole … Altro problema, qui, è l’adiacenza della riserva alla “zona hotellera”: decine e decine di ostelli, di alberghi, di campeggi si stendono senza soluzione di continuità lungo la stretta lingua di sabbia. Il risultato? Chiasso, rifiuti ed erosione della costa oltre all’evidente restringimento dello spazio vitale delle tartarughe che, da maggio a ottobre, scelgono proprio queste spiagge per deporre le uova…

Come se non bastasse, i fondi pubblici a disposizione dei tartarugueros sono irrisori e pari a non più di 1000 euro l’anno per l’intero progetto di salvaguardia. Cifra davvero ridicola se si pensa al numero delle tartarughe (a volte anche 3 nella stessa sera nel periodo di deposizione) sulle quali viene effettuata la marcatura attraverso apposite targhette fornite di numero di matricola necessarie per il riconoscimento e lo studio dell’animale. Eppure, nonostante tutto, questi paladini della natura - che non vogliono veder pubblicati i propri nomi - proseguono indefessi le loro attività, con una serenità e una gioia inenarrabili e pur di trovare fondi per i loro progetti si sono messi ad organizzare - grazie al sostegno del Centro Ecologico Sian Ka’an (CESiaK) - tour a numero chiuso per osservare le tartarughe nel delicato momento della deposizione delle uova. Ovviamente, ogni cosa è organizzata e gestita in modo da arrecare il minimo disturbo agli animali…

Foto | Flickr

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