Ambiente Italia 2010: tra C02 e Aree Protette è ora di spingere sulla Green Economy

E' stato presentato oggi, a Roma, Ambiente Italia 2010 il rapporto annuale di Legambiente che analizza lo stato di salute (non solo ambientale) del nostro paese.

La notizia che, tra le altre, salta più all'occhio è sicuramente quella (scontata) che pone l'Italia al terzo posto in Europa per quantitativo di emissioni di Co2 immesse nell'atmosfera con un incremento lordo delle stesse, rispetto al 1990, pari al 7,1%. Nè, del resto, potevamo immaginare una situazione differente considerando il primato italiano, nell'UE, per numero di automobili pro capite (i mezzi privati coprendo circa l'82% della domanda di trasporto terrestre) e la mole vertiginosa di merci (circa l'80% delle stesse) che ogni giorno viaggiano in lungo e in largo nella penisola su gomma.

Almeno, però, l'Italia dedica quasi il 10,3 del proprio territorio alle aree protette nelle diverse accezioni di parchi nazionali, regionali, sic, ecc., vera panacea per le circa 57.000 specie animali - 1/3 di quelle europee - e le 5.600 floristiche che vi si sono insediate. Eppure, anche in questo contesto il nostro paese mostra gravi limiti di gestione riducendo, ogni anno di più, le risorse destinate alle aree protette: in particolare, sono i parchi nazionali i più vulnerabili ricevendo il 25% in meno di stanziamenti pubblici rispetto al 2001. Ma non è tutto: l'atteggiamento delle istituzioni pare riluttante a una concreta valorizzazione delle AP e del suolo, in genere, permettendo una rapidissima crescita edilizia e il degrado degli habitat. Anche la tassazione ambientale è insufficiente: composta per il 77% da tasse energetiche (soprattutto accise petrolifere), manca di imposte specificatamente riferibili al consumo delle risorse ambientali. Quanto alle rinnovabili, Duccio Bianchi dell'istituto di ricerche Ambiente Italia, si è così espresso:

L'Italia ha perso negli anni novanta l'opportunità di diventare un pioniere in questa industria. E oggi, se continuerà a mancare una convergenza tra pubblica amministrazione e imprenditoria e ricerca, saremo tagliati fuori anche dalla nuova green economy. Il cui sviluppo dipende molto dal comportamento delle Regioni.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, su questa scia ha, poi, concluso sottolineando la necessità che i governatori diano una mano investendo quanto più possibile nei settori chiave (rifiuti, rinnovabili, acqua..) suscettibili di creare lavoro e condizioni di vita e di ambiente migliori.

Via | comunicato stampa
Foto | Flickr

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