Il vero limite per una persona diversamente abile non è l’handicap in se stesso ma la capacità che ha la società di farlo pesare come differenza. E’ apparsa, solo oggi, dopo più di un mese, e già sta facendo discutere, una notizia diffusa dall’Unione Ciechi di Treviso sulla spiacevole avventura in cui è incorsa, il 20 gennaio scorso, una ragazza ipovedente che,all’interno di un bar del centro della città, si è vista negare l’accesso al piano superiore perché accompagnata dal suo cane guida, Mayla, dotata di regolare pettorina con la croce rossa. I propietari del locale hanno così tentato di giustificarsi:
I cani sono ammessi solo fino al bancone e la donna era insieme a delle colleghe vedenti…
Ovvero: stupidi pregiudizi scavalcono la legge.
Al privo di vista è garantito il diritto di accedere a tutti gli esercizi pubblici con il proprio cane guida. Ogni altra disposizione in contrasto o difformità con la presente legge viene abrogata
( legge n. 37 del 14 febbraio 1974).
Via | tribuna treviso
Foto | Flickr
catrame
26 feb 2010 - 09:12 - #1E’ vero che in questo caso ad esser ciechi sono stati i proprietari del locale pubblico…
Steid
26 feb 2010 - 10:26 - #2C’è un solo modo di agire, denuncia e via. Senza rancore…
geppe67
26 feb 2010 - 10:54 - #3a quanto pare esiste una legge molto precisa
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all’esame per il rilascio della licenza non fanno queste domande?
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essendo in Italia è probabile che gli esaminatori siano più ignoranti degli esaminati
Paolo Marani
26 feb 2010 - 11:16 - #4Una bella multa ai sensi di legge, pari a 2500 euro, certo non guasterebbe!
markk0
26 feb 2010 - 17:37 - #5meglio di una multa, sarebbero un centinaio di ore di servizio civile obbligatorio, magari ad assistere persone non vedenti…