Sopravvissute al laboratorio, 70 gatte saranno adottate

La sperimentazione sugli animali viene molto spesso taciuta e, quando finalmente se ne parla, si cerca di ridurre le vittime a dei semplici "numeri". Non oggi, però, e almeno non per le 70 gatte sopravvissute all'inferno dello stabulario dell’Università di Pisa che hanno, ciascuna, un nome: Marina, Violetta, Sissi..

Tutte, in giovane età, allo scopo di testare i vaccini, sono state infettate con il virus FIV ( l'immunodeficienza felina del tutto simile all'HIV tranne che per la possibilità di essere contratta dall'uomo) e sottoposte ad ogni genere di tortura. Rinchiuse in gabbie, hanno visto i propri muscoli atrofizzarsi, diventando inabili a rispondere a qualsiasi stimolo esterno e, persino, a riconoscere l'odore del cibo. Il tutto, senza un qualunque risultato utile per la razza umana in oltre 10 anni di esperimenti...

Ora, le 70 gattine, grazie ad un progetto della Lav (lega anti vivisezione) e I-Care saranno sottoposte ad un intenso periodo di riabilitazione - 6 mesi - in cui si cercherà di ridare loro tutto ciò che hanno perduto. Al termine del quale, verranno adottate da famiglie adeguate che possano, con il loro affetto, ripagarle - almeno in parte - per le loro sofferrenze..


Lo stabulario di Pisa era rimasto l’ultimo ad utilizzare gatti in Italia e speriamo che con il 2010 il nostro Paese dica addio all’uso di animali per scopi scientifici. Secondo gli ultimi dati resi pubblici dal Ministero della Salute, riferiti al triennio 2004-2006, in Italia a scopo sperimentale sono stati utilizzati 2.735.887 animali (ratti, porcellini d’india, uccelli, ovini, pesci, ecc.) – una media annua di 911.962 animali – e di questi più di 2.800 sono cani (in prevalenza) e gatti.

Fa' sapere la Lav. Intanto, è oppportuno ricordare che non pochi tra medici e biologi, in tutto il mondo, riconoscono l'inutilità della sperimentazione animale e fanno capo ad altre metodologie di analisi e ricerca forti degli indiscutibili successi della tecnica nel nostro tempo... Già Gandhi, nella prima metà del '900 si era opposto alla sperimentazione sugli animali ritenendo che questa pratica fosse immorale e, spesso, gratuita. E ora che ci si liberi di quest'orrore...

Foto | Flickr

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