Aree protette, in Senato la nuova legge: privati nei parchi e yacht nelle riserve marine.

Il senatore D'Alì propone una nuova legge per le aree protette

Il senatore D'Alì, attualmente Presidente della Commissione Ambiente del Senato, dopo aver guidato la cordata dei senatori anti Kyoto ne prepara un'altra. E' in fase di discussione in Commissione Ambiente il Disegno di Legge S.1820 "Nuove disposizioni in materia di aree protette" che si prefigge di riorganizzare parchi e riserve, in terra e in mare.

Accanto a proposte ragionevoli come l'accorpamento sotto un unico ente gestore delle aree protette marine prospicienti quelle terrestri, che dovrebbe razionalizzare di molto la gestione di parchi e riserve, ce ne sono alcune quanto meno preoccupanti. Due, in particolare, riguardano la gestione stessa delle aree protette.

D'Alì propone un consorzio al 70% pubblico (Regioni e altri enti locali) affiancato da "soci" privati. Statuto, obbiettivi e, soprattutto, confini dei parchi dovrebbero essere rivisti ogni tre anni, con la possibilità di creare zone protette a geometria variabile che crescono e si riducono in base alle "esigenze socioeconomiche del territorio".

Per quale motivo i privati dovrebbero essere interessati ad entrare nel consorzio? Per soldi, ovviamente. Tanto è vero che si prevede la possibilità di affidare le attività all'interno dei parchi anche ai soci di minoranza (e persino a soggetti esterni al consorzio) e, soprattutto, si aumentano le possibili attività all'interno delle aree protette:

Lo svolgimento di attivita` e servizi rivolti al turismo, al diporto, nonche´ per la collaborazione alle attivita` di controllo e monitoraggio, puo` essere affidato dal soggetto gestore ad associazioni di privati costituite a tutela di interessi collettivi o ad altri soggetti di natura privata che abbiano presentato idonea proposta progettuale.

Da notare l'inclusione del diporto, fino ad oggi assolutamente vietato all'interno delle aree marine protette. Detta in altre parole: prendi lo yacht, entri in riserva, e ti fai un bel bagnetto. Se a vista non c'è la Capitaneria di Porto ti porti pure il forchettone. Appena hai finito riaccendi il motore e te ne vai. Anche se, a dire il vero, il Disegno di Legge parla di "nautica sostenibile", cioè la nautica amica dell'ambiente e normata da un apposito protocollo.

Tale protocollo definisce "a impatto zero" le imbarcazioni a vela o a remi e "eco-compatibili" quelle a motore con raccolta dei liquami di scolo, quelle con motore entrobordo o fuoribordo alimentato con biodiesel, etanolo, gas o altri carburanti “ecologici” e, infine, quelle con motore fuoribordo o entrobordo a 4 tempi benzina verde, fuoribordo a 2 tempi ad iniezione diretta, entrobordo diesel.

Fatico a trovare una barca moderna che non sia "eco-compatibile" secondo il protocollo. Quanto meno le imbarcazioni non potranno gettare l'ancora: verranno creati dei campi boa negli spazi di mare protetti.

Via | Senato
Foto | Flickr

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