Come vi ha raccontato Marina, la Corte di Giustizia europea si è pronunciata in merito all’eclatante caso di inquinamento della Rada di Augusta ribadendo il principio che “chi ha inquinato deve pagare”. A molti la decisione della Corte potrà sembrare banale, ma in realtà la triste storia di quello specchio di mare dimostra che non lo è.
Che la Rada di Augusta sia inquinata lo si sa da sempre: il polo petrolchimico la avvelena dagli anni cinquanta e, a partire dai primi anni ottanta si sono iniziate a vedere le prime conseguenze drammatiche con un aumento, totalmente fuori dalle statistiche regionali e nazionali, delle malformazioni nei neonati venuti al mondo negli ospedali di quel pezzo di provincia di Siracusa.
Questo aumento delle malformazioni creò allarme tra la popolazione e alcune denunce alla Procura della Repubblica che (nel 2001, decisamente troppi anni dopo) iniziò a lavorare a quella che fù chiamata “Operazione Mar Rosso”. Tale operazione è magistralmente sintetizzata nel Dossier Mercurio e impianti Cloro Soda di Legambiente, datato 2007:
E’ del gennaio 2003 l’indagine giudiziaria più clamorosa sull’area industriale di Priolo, l’“Operazione Mar Rosso” condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Siracusa. In quell’occasione furono arrestati 17 tra dirigenti e dipendenti dello stabilimento ex Enichem (ora Syndial), tra i quali il precedente e l’allora direttore, l’ex vicedirettore e i responsabili di numerosi settori aziendali, insieme al funzionario della Provincia preposto al controllo della gestione dei rifiuti speciali prodotti nell’area industriale. Il principale capo di imputazione contestato dalla Procura è stato il delitto ambientale previsto dall’articolo 53 bis del Ronchi (oggi art. 260 del Codice ambientale), per aver costituito una «associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio». Il mercurio, secondo l’accusa, veniva scaricato nei tombini delle condotte di raccolta delle acque piovane e da lì finiva in mare. Un’altra via per liberarsi illegalmente dei rifiuti - secondo la Procura - era quella della falsa classificazione e dei falsi certificati di analisi: in questo caso lo smaltimento avveniva in discariche autorizzate, ma non idonee a raccogliere quel genere di rifiuti. L’indagine, coordinata dal Sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Musco, è stata resa possibile grazie anche alle intercettazioni telefoniche e ambientali compiute anche all’interno del petrolchimico. Dopo il sequestro giudiziario e un lungo stop l’impianto è ripartito con una sola delle tre linee per essere poi fermato definitivamente nel novembre 2005.
Tuttavia, nel frattempo, era partito un altro filone di indagini a carico della Montedison, proprietaria dell’impianto di Cloro Soda che, a dar retta ad alcuni documenti segreti ritrovati all’interno degli archivi della stessa società, dal 1958 al 1980 avrebbe scaricato in mare 500 tonnellate di mercurio. La scoperta bastò a far decadere buona parte delle accuse all’Eni dell’indagine Mar Rosso, in particolare l’associazione a delinquere, l’avvelenamento doloso del mare e del pesce, le lesioni personali per le malformazioni neonatali. Restava solo il traffico illecito dei rifiuti.
Tuttavia, nonostante fosse caduta l’accusa delle lesioni per le malformazioni, stranamente la stessa Eni decise di corrispondere alle famiglie dei bambini malformati e alle donne che avevano preferito abortire un rimborso, variabile per gravità della malformazione, tra i 15 mila e un milione di euro. Un caso più unico che raro, una società gravemente accusata, poi prosciolta, che risarcisce le vittime di un inquinamento che non avrebbe prodotto.
Non solo la giustizia penale, però, si è occupata del triangolo petrolchimico Priolo-Melilli-Augusta: già da prima delle inchieste la legge 426/98 aveva dichiarato la rada di Priolo-Augusta “Sito di interesse nazionale ai fini di bonifica”. Restava da capire, però, a chi spettava pagare i costi della bonifica. Malformazioni a parte, infatti, l’inquinamento rimane e un po’ tutte le società del petrolchimico siracusano vi hanno contribuito.
Lo Stato ha provato a far loro pagare il conto, ma ha trovato un’opposizione granitica basata sul principio che, poichè non è chiaro quanto ogni società ha inquinato, non si può stabilire in che modo spartire gli oneri della bonifica. Il Tar di Catania, infatti, ha più volte dato ragione all’industria: giusto per fare un paio di esempi, con la sentenza n. 1254 del 20 luglio 2007 ha dato ragione a Dow Poliuretani Italia Srl e con la sentenza n. 1188 del 17 giugno 2008 ha dato ragione a Sasol.
Il Ministero per l’Ambiente, allora, aveva trovato un’altra soluzione pur di fare le bonifiche: siccome hanno inquinato tutti, i danni li paghiamo tutti. Cioè lo Stato, il pubblico, i cittadini. Per il solo sito di Priolo-Melilli-Augusta, nell’ottobre 2008, aveva stanziato ben 770 milioni di euro. La richiesta di pronunciamento della Corte di Giustizia europea, fatta dal Tar Sicilia in merito ai ricorsi di Erg Raffinerie Mediterranee, Eni-Polimeri Europa ed Eni-Syndial (analoghi a quelli già citati di Dow e Sasol), è precedente alla decisione del Ministero di far pagare la collettività e, per tanto, non la prende in considerazione.
E’ lecito, a questo punto, chiedersi se i tre pronunciamenti della Corte europea rimetteranno in discussione il proposito della Prestigiacomo. Ma, ancor di più, c’è da chiedersi se mai le bonifiche si faranno visto che c’è un ulteriore problema: non è detto che si possano fare. Il dubbio, si dice, sarebbe stato insinuato dalle stesse società che, in origine, avrebbero dovuto pagare per ripulire il fondale della Rada di Augusta.
Il problema, detta in soldoni, è che sul fondo c’è tanto di quel mercurio che se si prova a rimuoverlo si rischia di rimetterlo in circolo e spargerlo ancora di più a causa delle correnti. La soluzione, secondo questa teoria, sarebbe più deleteria del male stesso. La cosa molto interessante, che si creda o no all’ipotesi del rimescolamento, è che il Tar ci ha creduto: sempre nella sentenza 1254 del 20 luglio 2007 si legge che
la tipologia e le modalità degli interventi come imposti dal Ministero, sarebbero affidati a tecniche non efficienti, non efficaci e/o comunque irrealizzabili e come tali anche pericolosi per l’ambiente e per la salute umana
Una bella gatta da pelare visto che, e vi giuro che è l’ultimo, si aggiunge un ulteriore problema: il progetto di rigassificatore di Melilli-Priolo. Se un giorno a Palermo si decideranno a farlo, andando contro il parere del Comitato Tecnico Regionale (il secondo, quello espresso dopo il netto no della cittadinanza), Erg e Shell dovranno dragare parte della Rada di Augusta. E, allora, tutti i mali di questo specchio di mare, splendido in superficie e infernale sul fondo, verranno a galla.
INeuropa
04 nov 2010 - 09:54 - #1Dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/10521
ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della nostra storia.
Pronto per l’ENI un decreto “ad personam” ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).
Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior “made in Italy”. Made in Italy criminale” targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.
Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera “ad personam” e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).
- “Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l’E.N.I. Spa per disastro ambientale”.
http://piemonte.indymedia.org/article/5590
Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.
Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.
La società energetica si sta confezionando all’uopo un “Protocollo transattivo” che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.
Il documento chiave del dossier titola:
“Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres”.
Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).
Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell’’arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..
Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).
Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..
Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo - Coemi e Finche - hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.
Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: “il mercato punisce sempre chi sbaglia … l’ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato”. (ma non sosteneva che “il mercato non esiste”? boh …)
Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).