Ecodazoo, realizzato da un giovane web designer giapponese già vincitore di numerosi premi, è una delle modalità più divertenti, in rete, per insegnare ad amare l’ecologia ai bambini. Interattivo, in 3D, con la possibilità di cambiare prospettiva in ogni momento, il sito è popolato da personaggi che sembrano usciti dalla matita di Hayao Miyazaki, il pluripremiato autore, regista e scenaggiatore- fra gli altri - de “La città incantata”.
Appesi ad un albero, tra il gorgheggio degli uccellini e lo sciabordio dell’acqua, i 5 “padroni” di casa - una capretta, un canguro, un baco da seta, una rana pescatrice e Mr. Kappa Field, tenero omaggio alla cultura giapponese che rappresenta uno yokai, uno spirito dei corsi d’acqua - ci aspettano per spiegarci il loro mondo attraverso semplici e suggestivi libri pop-up. Sarà divertente seguirli fino alla cima del loro albero e guardare una pietra blu che raffigura le stelle, il sole, la luna leggendo i semplici testi in inglese. Un inno alla semplicità e all’infanzia.
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Tra pochi giorni, l’11 febbraio, a Salvador de Bahia avranno inizio i festeggiamenti per il Carnevale brasiliano 2010, quest’anno un po’ più attento all’ecologia.
La Petrobas, azienda brasiliana che si occupa dell’alimentazione dei carri, ha annunciato che i generatori elettrici ed i camion che ospitano gli amplificatori, saranno alimentati con biodiesel. Secondo l’azienda, ciò comporterà una riduzione delle emissioni tra le 10 e le 15 tonnellate.
A contribuire all’impatto minore del Carnevale 2010 di Bahia, ci pensa anche l’amministrazione comunale, che ha annunciato che tutti i costumi e le maschere di Carnevale saranno ecologici e realizzati con materiali riciclabili, così come lo saranno i milioni di bicchieri di carta utilizzati nei giorni di festa. Speriamo che qualcuno si occupi anche della raccolta differenziata e di smaltire i rifiuti della festa dei costumi, dei carri e delle luci; noi intanto, apprezziamo l’esempio di Bahia.
L’Audi A3 TDI è stata eletta Green Car of The Year e per ora, secondo i nostri cugini di Autoblog, risulta la migliore tra tutte le vetture della categoria Luxury vendute in America, e la più ecologica grazie al suo motore di ultima generazione con valori di consumo ed emissioni molto ridotti.
Con questa pubblicità l’auto si annuncia come portatrice dei valori di una nuova era, dove la tutela dell’ambiente è legge. Bastasse un’auto ecologica! Che ne dite, vi piacerebbe essere multati per non aver gettato carta e plastica nell’apposito contenitore della raccolta differenziata?

Grande festa a Surano, piccolo paese in provincia di Lecce, per la notizia del ritiro del progetto di costruzione di un impianto a biomassa. E’ stata la stessa azienda proponente, la Enigma Srl, ad affermare durante un incontro con la cittadinanza che la centrale a biomassa da 1 Mw non si farà. La popolazione, che si era opposta fortemente al progetto, tira un sospiro di sollievo: ufficialmente l’impianto sarebbe dovuto nascere per incenerire le abbondanti potature di ulivo ma, in realtà, il timore di tutti era che nell’inceneritore ci finissero anche i rifiuti solidi urbani e industriali.
Continua a leggere: Puglia: tutti i dubbi sugli impianti a biomassa
Disastro di grandi proporzioni quello verificatosi dopo un’esplosione avvenuta poche ore fa nella centrale a gas ciclo combinato Kleen Energy Systems di Middletwon, in Connecticut negli Stati Uniti.
Il numero dei morti accertati sarebbe di almeno 50 persone. Il bilancio dei feriti è invece stimato intorno ai 250, dei quali numerosi in gravi condizioni. La deflagrazione, secondo alcune testimonianze, si sarebbe propagata per un raggio di circa una quindicina di chilometri intorno all’epicentro.
La popolazione locale all’inizio ha pensato si trattasse di un terremoto, ma la coltre di fumo nero ha subito fugato ogni dubbio. Secondo indiscrezioni lo scoppio sarebbe avvenuto durante un test dei sistemi di generazione di energia.
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Che l’Italia sia un paese ad altissimo rischio idrogeologico è ormai tristemente noto. I recenti fatti del messinese sono solo l’ultima drammatica testimonianza che, a furia di modificare il territorio, l’uomo ha fatto danni spesso irreversibili. Esistono, poi, testimonianze di questo fenomeno molto meno drammatiche ma assai significative perché riescono a mettere in luce come, dopo secoli di pacifica convivenza tra uomo e ambiente, basti veramente poco per rompere l’equilibrio.
E’ il caso del sito archeologico di Kamarina, in territorio di Ragusa, che dopo 2.600 anni di storia si trova minacciato da una galoppante erosione costiera. Apparentemente venute dal nulla e inspiegabili, le onde in appena un anno hanno già inghiottito decine di metri di costa e di reperti archeologici. Come sempre, però, la spiegazione al disastro c’è ed è un’opera dell’uomo: il principale imputato della distruzione di Kamarina, infatti, è il molo del vicino porto di Scoglitti che è stato prolungato per venire in contro alle esigenze dei pescatori.
A denunciare lo sbriciolamento della costa ci hanno pensato alcuni cittadini della zona pubblicando un video su YouTube che, nella sua semplicità e “spontaneità” tecnica, è una forte testimonianza dell’entità dell’erosione costiera lungo tutto il perimetro del sito archeologico. Da quel video è passato un anno. Ieri, finalmente, la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di Ragusa ha effettuato un sopralluogo insieme ai cittadini che per primi si sono interessati alla vicenda e ad un drappello di Legambiente. Sono stati promessi finanziamenti e progetti per salvare il sito ma, onestamente, resta l’amaro in bocca se si pensa che quando a Palermo è stata firmata la Valutazione di Impatto Ambientale per i lavori di prolungamento del molo del porto di Scoglitti qualcuno avrebbe potuto e dovuto avere qualche lecito dubbio. Ma non ne ha avuto nessuno.
Per le riprese del video si ringrazia VideoUno.
Il video su è stato girato da RondoneRomano di 06blog e narra la strana vicenda di un gabbiano che bussa alla sua finestra nel centro di Roma. Bene, i gabbiani si sa sono uccelli che frequentano il mare, a volte le discariche ma non la Città eterna.
Sembra che a Roma la colonia di gabbiani sia piuttosto nutrita e scrive Rondone:
Sono anni che la colonia di gabbiani reali (Larus michahellis) cresce fra le tegole della capitale. Ora però i bianchi pennuti dal volo elegante e leggero non temono più di atterrare in mezzo a noi, e di cercare cibo direttamente “sotto casa”, invece di raggiungere le discariche, tanto la spazzatura è florida anche fra le vie e le piazze. Forse adesso gli Uccelli di Hitchcock cominciano ad essere più attendibili…
Ma come ci sono arrivati i Gabbiani all’ombra del Colosseo? Una spiegazione ci sarebbe e la narra sul suo blog Fulco Pratesi, che stando alle sue parole sarebbe colui che ha materialmente ha avviato l’urbanizzazione dei gabbiani a Roma:
Nell’autunno del 1971, un amico mi portò, in una scatola di scarpe, una femmina di gabbiano reale trovata ferita e priva di forze nel mare di Giannutri, ove da sempre esiste una nutrita colonia di questo grande uccello marino. Non sapendo cosa farne, la trasferii, col permesso del direttore, nella vasca delle otarie dello Zoo, ove visse a spese delle sardine che i guardiani davano a quei pinnipedi. Una primavera, però, la gabbiana invalida, dotata sicuramente di un certo fascino, attrasse un gabbiano maschio selvatico che passava da quelle parti. La coppia, inaspettatamente, si mise a nidificare sulle rocce di cemento, costruendosi un nido rudimentale con fazzolettini di carta, ovatta sporca e altri detriti, e alimentando i nidiacei con le piccole anatre che nascevano nell’adiacente laghetto. Successivamente, i loro figli continuarono a riprodursi in quel luogo (ricordo un nido costruito, incredibilmente, su un grande cedro, buttato giù da una tempesta primaverile) e, a poco a poco si diffusero, da veri “clandestini in città”, in tutto il centro storico. La prima avvisaglia del loro crescente insediamento mi venne nella primavera dell’84, quando degli operai addetti al restauro del tetto di Palazzo Braschi, avvisarono il WWF di aver trovato tra le tegole numerosi nidiacei di gabbiano ancora non atti al volo. Oggi, stando agli esperti, il numero delle coppie stabilmente presenti in città è di circa 300, anche se qualcuno sospetta che si avvicini al migliaio.

Per una volta l’Italia è un passo avanti nel settore della gestione e distribuzione dell’energia elettrica. Il Ministero per lo Sviluppo economico, infatti, ha firmato una convenzione con Enel Distribuzione per l’avvio della sperimentazione delle cosiddette smart grids, cioè le reti intelligenti di trasporto dell’elettricità. Si tratta di un primo passo verso la rete del futuro che sarà profondamente diversa da quella attuala basata su grandi dorsali formate da enormi tralicci da 380Kv che collegano i poli produttivi (in buona sostanza le zone dove ci sono le centrali termoelettriche) e i poli di consumo (cioè le grandi città). Le nuove reti, al contrario, nascono per interconnettere tante piccole centrali di produzione, generalmente da fonti rinnovabili e intermittenti, che spesso si trovano all’interno delle zone dove l’energia si consuma come nel caso dei tetti fotovoltaici.
Proprio per questo motivo a creare e gestire le reti intelligenti non sarà Terna, proprietaria della rete nazionale ad alta e altissima tensione, ma Enel Distribuzione, che possiede e gestisce la rete a media e bassa tensione più che sufficiente per instradare la produzione dei piccoli impianti. Piccoli e piccolissimi perchè l’accordo tra il Ministero ed Enel ha alcuni particolari interessanti. Innanzitutto è specifico per l’assolato su dell’Italia: si inizia in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria; poi è concentrato sugli impianti tra i 100Kw e 1 Mw. Quest’ultimo particolare non è da poco, anzi è un messaggio abbastanza chiaro verso i produttori (o aspiranti tali) di energie rinnovabili: il Governo punta sui piccoli impianti e non sui grandi impianti a terra. Un megawat di fotovoltaico, infatti, richiede una superficie compresa tra i tre e i cinque ettari a seconda che i pannelli siano fissi o installati sugli inseguitori solari e, proprio nel sud Italia, ci sono già numerose proteste sugli impianti fotovoltaici di grossa taglia che, a detta di chi non li ama, consumerebbero troppo suolo agricolo vergine.
La nuova rete di produzione e trasmissione dell’energia, quindi, nelle intenzioni del Ministero per lo Sviluppo economico è diffusa e a maglie strette e interconnesse. Per raggiungere questo obbiettivo sono stati messi sul tavolo 77 milioni di euro. Pochi, a dire il vero, ma per ora si tratta solo di far partire una sperimentazione su un sistema che è più teorico che pratico. Il più convinto e tenace sostenitore delle smart grids è, notoriamente, Jeremy Rifkin. Il professore statunitense di economia le ritiene fondamentali per la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che sarà caratterizzata dall’abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi in favore delle rinnovabili, fotovoltaico in testa.
Dopo il salto la lezione tenuta da Jeremy Rifkin all’università di Palermo.
Continua a leggere: Smart grids: inizia la sperimentazione al sud Italia

Per fermare il ritorno italiano al nucleare Greenpeace ha iniziato la sua nuova campagna di informazione e ha aperto un apposito sito web. Su Nuclear Lifestyle si può fare un breve test per accertare la propria conoscenza sull’energia atomica e firmare l’appello antinuclearista. Tutto questo per sensibilizzare gli italiani e invitarli a fare una scelta di coscienza alle prossime elezioni regionali.
Secondo Greenpeace, l’importante è scegliere i candidati apertamente contrari al nucleare, in modo da non avere una centrale dietro il proprio giardino. In realtà la campagna di Greenpeace è molto politica e poco pratica perché, come gli stessi ambientalisti sanno bene, il Governo italiano ha già dichiarato che non prenderà in considerazione alcun veto da parte dei Presidenti delle Regioni.
Chi ha dubbi sul ritorno italiano al nucleare, però, non dovrebbe perdere l’occasione di aderire a questa campagna, anche se i risultati dovessero essere inutili o quasi. In fin dei conti, infatti, a Greenpeace va riconosciuta la grande capacità di comunicare le proprie battaglie con tutti i mezzi di comunicazione disponibili e i buoni risultati che spesso queste campagne riescono ad ottenere.
Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace
Dopo i consigli di Missundestanding per un San Valentino ecologico, suggerisco anche io un paio di idee: perché non regalare 10 galline o un bufalo? Dunque, il senso è questo, non sarà l’amato/a a ricevere materialmente le galline, che costano 25 euro ma una donna dall’altra parte del mondo, in Nepal per la precisione e le serviranno sia per sostentare meglio la sua famiglia, sia per realizzare qualche piccolo guadagno.
Se, invece, siete più spendaccioni potete regalare un bufalo, con 120 euro, che aiuterà una contadina del Nepal o dell’India ad arare il terreno e a fertilizzarlo. Se avete un budget più basso, con 15 euro si possono donare delle sementi, mentre con 32 euro un maiale e con 35 euro una capra. I regali alternativi per San Valentino sono dell’Associazione Pangea e sono inclusi il sostegno medico, il microcredito, la scolarizzazione e le visite post parto.
Foto | Courtesy Pangea calendario 2010