Si riapre l’emergenza rifiuti in Campania. Ve ne parla Peppe Croce nel post appena sotto. Questa volta, versione ufficiale vuole che la colpa sia dell’inceneritore di Acerra. Che, peraltro, non ha mai funzionato bene, sforando continuamente i limiti delle emissioni pericolose. Secondo Tommaso Sodano, consigliere provinciale della Federazione delle Sinistre, come dichiara a Il Corriere del Mezzogiorno di oggi questa è la situazione:
Fonti riservate mi dicono che si sono verificate vistose crepe in uno dei camini. Conseguenza, mi informa un tecnico, della pratica di bruciare non combustibile da rifiuto ma immondizia tritovagliata. Esperti mi dicono che questo determina sbalzi di temperatura e danneggia l’impianto. Prevedo che Acerra funzionerà a singhiozzo ancora per molte settimane.
Ma l’inceneritore di Acerra inquina anzi come si dice in linguaggio tecnico sfora. Dice Sodano:
I valori delle polveri sottili sono stati superati più di 250 giorni su 500 di funzionamento dell’impianto.
A martorizzare un territorio già devastato dai veleni ora ci pensa anche una strana patina untuosa che da qualche giorno ha preso a coprire frutteti e ortaggi. Assocampaniafelix, associazione di cittadini nata a tutela del territorio in cui abitano, ha girato il video in alto, in una zona a 1 Km dall’inceneritore. Questa la descrizione che ne danno su youtube:
Una inquietante coltre nera e untuosa ricopre le foglie e i frutti dell’intera zona prospiciente l’inceneritore di Acerra e la centrale a biomasse Friel SpA. I contadini: “Mai vista una cosa simile. Abbiamo paura per la nostra salute”.
Si attendono ora i risultati delle analisi che sta svolgendo il dott. Maffei.

Sarà che l’hanno fatto in fretta e furia, con le procedure accelerate della Protezione Civile permesse dallo stato di emergenza rifiuti, ma l’inceneritore di Acerra, dopo appena un anno e mezzo di funzionamento, a quanto pare è già da rottamare. Lo si apprende dal Mattino di Napoli che, oggi, pubblica la notizia che ben due forni dell’impianto sono già in tilt.
Scontato il ritorno dei cumuli di rifiuti nel comprensorio napoletano, secondo il giornale stiamo a 180 tonnellate sparse tra vie e vicoli. Meno scontato è il conto, salatissimo, per tornare alla “normalità termovalorizzata”: 10 milioni di euro e sei mesi di lavori.
Se quanto riporta il Mattino di Napoli è vero, soldi compresi, una riflessione è d’obbligo: qualunque cosa ne possiate pensare degli inceneritori, siete e siamo ancora così convinti della loro economicità? Non è che ad Acerra, sotto sotto, hanno fatto un impiantino che si rompe ad orologeria?
Pensare male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Anche perchè, come già più volte ha raccontato Marina, nel frattempo gli impianti veramente utili (cioè tutti quelli che servono la raccolta differenziata e per il ciclo integrato dei rifiuti) a Napoli e dintorni mica li hanno fatti: pensate solo che l’umido raccolto in Campania lo spediscono in Sicilia, a Grammichele in provincia di Catania.
Via | Il Mattino di Napoli
Foto | Flickr
E’ una discarica abusiva mai bonificata. Giunge da Acerra l’ennesima denuncia in merito alla discarica di Calabricito. L’emergenza rifiuti in Campania è stata abbondantemente archiviata, ma ciò non toglie che i veleni siano rimasti sul territorio, così come sono stati depositati nel corso degli anni.
Non si esauriscono neanche gli incendi, come denuncia puntualmente la Terra dei fuochi, che bruciano in aperta campagna tra Acerra e il casertano rifiuti di ogni genere, anche tossici su cui nessuno ha mai indagato.
Noi con i cittadini continuiamo a denunciare.

La multiutility lombarda A2A ha le idee chiare e cambia strategia. O meglio: la affina e si concentra sui settori più redditizi. Nel nuovo piano industriale dell’azienda, infatti, il settore energetico lascia spazio a quello della gestione dei rifiuti e della termovalorizzazione. Questo perchè, ammette la stessa A2A, con la crisi di energia ne serve sempre meno ma quello dell’incenerimento dei rifiuti resta sempre un affare interessante.
A2A ha già esperienza nel campo in quanto gestisce i due inceneritori più famosi d’Italia: quello di Brescia e quello di Acerra. Il primo, secondo la Columbia University di New York è “il miglior termovalorizzatore al mondo“. Peccato, però, che chi abita vicino a questo gioiellino di tecnologia che piace tanto agli americani non la pensi esattamente nello stesso modo. Il secondo, quello di Acerra, è stato inaugurato in pompa magna da Berlusconi in persona. Poi, appena Berlusconi se ne è andato, ha iniziato a sforare i limiti di emissioni. Ma, si disse, lo stavano rodando…
Fatto sta che A2A preferisce l’inceneritore alla centrale elettrica e, parlando di vil denaro, non gli si può certo dare torto visto che questi impianti godono ancora, e godranno ancora per molto visto che senza vanno presto in perdita, dei fantasmagorici incentivi Cip6.
Continua a leggere: A2A, fuga dall'energia. Rende di più l'inceneritore
Alessandro Acerra è un giovane stilista ed eco-designer che porta nel suo nome un destino inevitabilmente legato allo smaltimento dei rifuti, e forse non è un caso se Alessandro ricicla i rifiuti per trasformali in altri oggetti.
Tra le sue creazioni ci sono gli Eco Toys Pouf, sedute ecologiche mangiarifuti: morbide sedute fatte di stoffe e teli di scarto trasparenti, dà la possibilità di sedersi sui propri rifuti e tenere pulita la casa, permettendo di personalizzare l’oggetto.
Ingozzare le poltrone o i divani dei propri rifiuti serve a sviluppare il proprio estro creativo e a differenziare i rifiuti all’interno della propria abitazione. C’è chi li riempie di carta destinata al riciclo e chi di contenitori di palstica, per poi sedercisi sopra, fino a prossimo smaltimento dei rifiuti. Ogni pezzo è fatto a mano, è numerato e firmato come ogni opera di eco-design.
Sulla stessa linea di pensiero Alessandro Acerra ha realizzato anche degli Eco-Toys, destinati ai bambini: a forma di mostriciattoli, si trasformano in raccoglitori di carta o di giocattoli, o in pouf da tenere sul tappeto. Potete ammirare alcune delle sue opere nella gallery che segue.
La storia che sto per raccontarvi, si potrebbe intitolare “pazza idea”, dove l’idea è quella di bruciare i rifiuti, o meglio i CDR, o meglio le ecoballe, stipate in depositi nella provincia di Napoli, nei cementifici. Ad essere coinvolta è la Regione Campania e il suo neo assessore all’ambiente che è Walter Ganapini, un lungo passato di ambientalista di rango nonché ex Presidente di Greenpeace.
Intanto, come riferisce Rinascita la Commissione Ambiente della Regione Campania è intenzionata a diffidare l’assessore Ganapini, dopo aver sentito Giovanna Maietta (nel video su) presidente del comitato del Parco Cerasola e Centurano e i rappresentanti dei comitati civici, Michele Venturino e Antonio Cuomo del Comitato per la salute pubblica e del Comitato Vivibilità di Maddaloni.
Scrive essenzialeonline:
Se metto ecoballe nel forno, ho un Costo Evitato di Combustibile, ovvero una delle componenti fondamentali della tari(tru)ffa Cip6.Niente di strano, quindi, che oltre a risparmiare i cementari riescano pure a guadagnare.Il problema è: cosa ci finisce in forno?
L’assessore Ganapini, lo scorso 21 luglio ha firmato un protocollo d’intesa con Aitec, Associazione italiana tecnico economica del cemento e Francesco Curcio presidente Aitec ha dichiarato:
Attualmente le imprese cementiere italiane impiegano il 5-6% combustibile da rifiuti contro una media europea di circa il 20% e punte del 50% della Germania. Con questo impiego di combustibile da rifiuti vincono le aziende perché il costo è vantaggioso, vince l’ambiente ed anche la collettività perchè si minimizzano i costi sociali. la qualità del combustibile è assicurata con stringenti protocolli di accettazione e si effettuanosempre verifiche all’arrivo del combustibile. Noi siamo la chiave della tracciabilità dei rifiuti.
L’affare per gli industriali e per l’ambiente non è andato giù ai comitati cittadini che hanno iniziato a sollecitare la Provincia di Caserta alla revoca dell’autorizzazione, così come riferisce Il Corriere di Caserta (3 agosto pag. 5). Permesso già sospeso per 90 giorni dalla Provincia.
Continua a leggere: Caserta, Ganapini autorizza a bruciare le ecoballe nei cementifici.
I disoccupati di Acerra, o meglio i corsisti del progetto I.So.La (Inserimento sociale attraverso il lavoro) da qualche mese organizzano proteste contro la Regione Campania.
I “corsisti autorganizzati di Acerra” oltre a rivendicare i pagamenti dei rimborsi spese per arretrati rivendicano un posto di lavoro nel termovalorizzatore.
Hanno detto:
Dato che l’inceneritore prima o poi partirà vogliamo che i disoccupati locali abbiano la priorità per i posti di lavoro nell’impianto e nell’ indotto.
In ballo 80 posti di lavoro. In ballo anche la salute di 50mila acerrani.
Via | corsistisalernitani
Foto | socialismo
Il nesso tra incremento dei tumori e discariche è confermato da uno studio dell’ISS, che si intitola Cluster analysis of mortality and malformations in the Provinces of Naples and Caserta (Campania Region) presentato, tra l’altro, nella seconda metà di gennaio in Prefettura.
Lo studio analizza i cluster di malformazioni e tumori nelle province di Napoli e Caserta:
I possibili effetti sanitari associati alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti tossici sono stati oggetto di diverse indagini epidemiologiche, alcune delle quali hanno riportato incrementi di patologie. Il presente studio illustra le analisi dei cluster della mortalità e delle malformazioni congenite a livello comunale, svolte in un’area della Campania caratterizzata da siti di smaltimento illegale di rifiuti tossici e urbani. Sono stati evidenziati cluster con eccessi significativi della mortalità per tumore del polmone, fegato, stomaco, rene e vescica e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale. I cluster sono concentrati in una sub-area a cavallo delle due province nella quale sono più numerosi i siti di smaltimento illegale dei rifiuti tossici.
A poche ore dall’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra che avverrà venerdì prossimo, lascia perplessi la richiesta (attraverso un intervista rilasciata a La Repubblica il 20 gennaio 2008) fatta dal Primo cittadino Espedito Marletta al Premier Berlusconi: chiede, come una sorta di risarcimento, la realizzazione di un Polo pediatrico, una nuova ferrovia ad Alta Velocità e controlli strettissimi sui fumi che usciranno dalle tre torri del “mostro”.
Il Polo pediatrico è un progetto che sta in piedi da almeno 20 anni (ne hanno parlato prima i vecchi della democrazia cristiana e i socialisti e poi a seguire comunisti, pidiessini ecc. ecc.), ma che ha visto l’approvazione solo nel 2004 i cui finanziamenti, 130milioni di euro, però sono stati congelati proprio a causa della presenza dell’inceneritore che ovviamente non risulta compatibile con un ambiente salubre da destinare ad un ospedale per bambini.
Chiede il Sindaco Marletta di scongelare il progetto e di dare qualcosa alla città, ma il Polo Pediatrico secondo il Puc il Piano Urbanistico presentato nel maggio 2008 dovrebbe sorgere in località Pezzalunga- Gaudiello, cioè a 2,5km in linea d’aria dall’inceneritore, quindi presumibilmente proprio sotto il cono di interesse delle nanopolveri.
Le materie prime sono una cosa e il CDR-Q (Combustibile Derivato dai Rifiuti di qualità elevata) e gli scarti ferrosi un’ altra e sono rifiuti.
La sentenza emessa il 22 dicembre a proposito della causa C‑283/07 e resa nota qualche giorno fa, chiarisce appunto che l’Italia non deve adeguare i rifiuti e il ferro a materie prime e che nel caso dei primi questi non sono da bruciare nei termovalorizzarori come fossero metano o carbone.