Le materie prime sono una cosa e il CDR-Q (Combustibile Derivato dai Rifiuti di qualità elevata) e gli scarti ferrosi un’ altra e sono rifiuti.
La sentenza emessa il 22 dicembre a proposito della causa C‑283/07 e resa nota qualche giorno fa, chiarisce appunto che l’Italia non deve adeguare i rifiuti e il ferro a materie prime e che nel caso dei primi questi non sono da bruciare nei termovalorizzarori come fossero metano o carbone.
L’altro ieri alla Camera è passato il Decreto rifiuti corredato da una serie di emendamenti, che sarà analizzato dal Senato per l’approvazione definitiva.
In pratica il decreto prevede la costruzione di un quinto termovalorizzatore, dopo quelli pensati per Napoli, Salerno, Santa Maria la Fossa e di quello che entrerà in funzione a gennaio ad Acerra (per ora l’unico) e destinato allo smaltimento delle ecoballe (che non hanno nulla di eco) che sono state accumulate negli ultimi sette anni di emergenza.
Non solo sono schiave la cui carne è sfruttata fino all’ inverosimile, ma sono anche parte integrante de o’sistema (così si chiama la camorra per i camorristi) della criminalità organizzata di stampo mafioso: se vogliono “lavorare” devono tutelare il territorio in cui operano.
E tutelare non significa salvaguardare la zona dal punto di vista ambientale, ma dal punto di vista degli interessi economici de o’sistema.
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Il Cavaliere si sa ama lo scherzo, è di compagnia, è dissacrante. E anche ieri non si è smentito. Per smorzare i toni dell’emergenza rifiuti in Campania, da lui stesso per ben due volte annunciata come finita, prende scopa blu e raccogli rifiuti che gli viene porto da una volontaria e inizia di ramazza a pulire le strade napoletane.
E come commenterà subito dopo, a chi magari iniziava a prenderlo sul serio, che il suo era un gesto simbolico, un invito a tutti i napoletani e campani a lavorare di ramazza per pulire la regione dai rifiuti.
Secondo quanto riferisce Ansa il Presidente ha dichiarato che:
La fase acuta è alle spalle: in 58 giorni abbiamo rimosso più di 50 mila tonnellate di rifiuti.Con il presidente Bassolino abbiamo lavorato per il bene di Napoli e del Paese. Superata la crisi, è ora di passare alla cosiddetta fase due che prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini, con una vera e propria campagna di sensibilizzazione. I termovalorizzatori? E’ una menzogna dire che inquinano.
Chi credeva che il problema immondizia fosse un problema dei campani si dovrà ricredere. Parola di Silvio Berlusconi. Non solo, il Premier (che ieri ha annunciato durante il Consiglio dei Ministri a Napoli che l’emergenza rifiuti è finita) ha anche aggiunto che per risolverlo adotterà la ricetta Napoli: discariche e termovalorizzatori per tutti. Ha detto il Cavaliere:
Ci sono alcune regioni vicine alla congestione per quanto riguarda le discariche dei rifiuti. Non arriveremo alla situazione acuta della Campania, perché questa esperienza ci ha messo in allarme, perciò queste regioni si devono svegliare. Bisognerà intervenire con i termovalorizzatori o altre discariche. Ma per le discariche bisognerà comunque costruire spazi in cemento per evitare l’inquinamento delle falde acquifere.
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Gli emendamenti al decreto “milleproroghe” sono davvero un pozzo senza fondo: questa volta passa, con una sola astensione, quella del senatore del PD Roberto Della Seta, la concessione degli incentivi e contributi CIP6 per la costruzione dei termovalorizzatori di Salerno, Napoli e Santa Maria la Fossa nonché la tranche per la conclusione di quello di Acerra. Ed ecco che le gare di appalto diventeranno così molto ma molto più appetibili.
Mentre in Lazio il TAR da ragione alla Società Actelios, Gruppo Falck, nell’usufruire degli incentivi statali per la costruzione di tre termovalorizzatori in Sicilia.
Già Matteo vi aveva parlato dell’iter relativo all’approvazione dei finanziamenti CIP6 alla Camera e di quanto questa forma di incentivo non sia considerata legale e sopratutto di quanto costi ad ogni italiano.

Ve ne parlavo nel post del 19 maggio della marcia da Acerra a Napoli partita stamane e ancora in atto: “la marcia dei 1000 si“. Mentre vi scrivo i manifestanti si sono ritrovati in Piazza Dante a Napoli dove è stato organizzato un palco per accogliere gli interventi di: padre Alex Zanotelli, Maurizio Braucci, Rossano Ercolini, Franco Ortolani, Massimiliano Varriale, Fabrizio Bertini, Giovanni Vantaggi, Lucia Tamai, Rappresentanti delle 5 province Campane, Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, Rete Campana Salute e Ambiente, e con la partecipazione e il sostegno degli artisti Daniele Sepe, Sasà Mendoza, Guido Russo Project, Roberto Argentino, Lagoa, Marco Zurzolo, Finti llimani, Safillè, Foya, e ancora Nando Paole e Cetti Sommella, Il gruppo attori della RAI di Napoli della Squadra e di Un posto al Sole, Mario Porfito, Gennaro Silvestro, Federico Tocci, Patrizio Rispo, Luisa Amatucci, Gennaro Bellavia.
Acerra per far valere i propri diritti non sceglie la piazza ma le aule di tribunale e la Giunta comunale con il Sindaco Espedito Marletta e l’assessore all’ambiente, Andrea Piatto, ricorre alla Corte Costituzionale contro il decreto-legge del 23 maggio 2008 n. 90, approvato dal Governo per l’emergenza rifiuti in Campania, riguardante la realizzazione e la messa in esercizio dell’inceneritore e i siti di stoccaggio realizzati e gestiti da Fibe spa in contrasto con le sentenze della giustizia amministrativa.
In particolare, secondo l’Amministrazione comunale di Acerra, il decreto viola la valutazione di impatto ambientale (art. 117, comma 1, della Costituzione); i principi comunitari di precauzione e prevenzione e riduzione del danno ambientale (art. 191 del Trattato Ue); sicurezza dell’incenerimento dei rifiuti (art. 12 della direttiva 2000/76/CE); prevenzione e riduzione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control, direttiva 96/61/CE); il diritto fondamentale all’ambiente (artt. 2, 9, 32 della Costituzione); convenzione sull’accesso alle informazioni e partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (artt. 11 e 117, comma 1, della Costituzione) nonché violazione del giudicato amministrativo (artt. 3, 24 e 113 della Costituzione).
Pugno duro con chi impedisce l’apertura delle discariche. Questa la linea dura del Governo Berlusconi durante il Consiglio dei ministri dell’altro giorno a Napoli. E contro chi inquina impunemente cosa ci sarà? La decisione del Cavaliere e del suo Governo non fa altro che gettare benzina sul fuoco. Sopratutto ad Acerra dove tra terreni inquinati, discariche abusive, inceneritore non ancora completato e raccolta differenziata appena agli inizi, la presa di posizione del Governo fa solo montare la rabbia. E questa volta non dei cittadini. Ma dell’esecutivo e dell’Assessore all’Ambiente, Andrea Piatto che ha definito il pugno duro di Berlusconi:
misure che ricordano i regimi sudamericani e producono una contrazione della democrazia, soprattutto quando, alla luce delle indagini della Magistratura, si è poi dimostrato che ciò che i comitati denunciavano poi, in realtà, si è meritato l’attenzione dell’Autorità Giudiziaria.
Nell’intervista che ha concesso ad Ecoblog ne ha per tutti e non risparmia nessuno e ha sottolineato quanto il Comune laddove ha riscontrato le mancanze denunciate, ad esempio, da dossier come quello di Report Terra bruciata, ha iniziato a colmarle ma solo per la volontà di uscirne.
E l’Assessore mi dice:
Mi riprometto di rispedire i camion di rifiuti che da Napoli arriveranno ad Acerra. E non mi preoccupa essere arrestato perchè oggi, a quanto pare, per fare carriera politica devi essere stato o in galera o avere fatto la velina.
I tempi duri sono appena iniziati.

Salgono le temperature della colonnina di mercurio e non solo quelle a Napoli: sono state date alle fiamme 1.300 tonnellate di rifiuti accumulati nelle periferie e anche in zone più centrali della città partenopea. Già cosparsa di polveri disinfettanti, la spazzatura si accumula nelle strade creando diversi problemi: ieri, domenica, il sito di stoccaggio di Ferrandelle ha accumulato oltre a quelli stoccati in precedenza, tutti i rifiuti raccolti in un solo giorno nell’intera regione.
Di domenica si sa, i treni ecolog (quelli che portano la spazzatura in Germania) sono fermi ed i problemi di stoccaggio aumentano a Ferrandelle, mentre nel resto della regione ci sono stati più di 30 interventi dei vigili del fuoco: Afragola, Casoria, Acerra, Boscoreale, Giugliano ed in altri paesini dell’hinterland di Napoli, mini-discariche sono state incendiate, con il rischio di sprigionare sostanze tossiche nell’aria.
Piccoli incendi che hanno richiesto spesso anche più di un’ora l’uno per esser spenti: a tre mesi dall’emergenza rifiuti la Campania soffre ancora il problema e nonostante le classiche operazioni da elezioni ed annesse promesse dei candidati la situazione è ancora drammatica. Oltre a quello sociale, diventa incalcolabile il danno d’immagine per l’intera regione.
Via | Panorama.it