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Tutti gli articoli con tag Australia

In Australia nel Mar dei Coralli il più grande parco marino del mondo

pubblicato da AlterEco

parco marino mar dei coralli australia

Il più grande parco marino del mondo, un progetto nel cassetto dell’Australia che si propone di proteggere vaste aree del Mar dei Coralli.

La superficie coperta equivarrebbe all’intero territorio di Francia e Germania, garantendo tutela ai pesci, agli uccelli marini che nidificano su quelle scogliere, alla barriera corallina ed alle tartarughe verdi.

Tony Burke, ministro dell’Ambiente australiano, ha spiegato che si tratta di un’area strategica per la protezione della biodiversità marina, dal momento che ospita una grande varietà di coralli, atolli di sabbia e canyon sottomarini.

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Australia, proposta shock: uccidere i dromedari per contenere la CO2

pubblicato da Simone Muscas

DromedarioTempo fa parlammo dell’introduzione in Australia del mercato della CO2, sottolineando come gli obiettivi del governo locale fossero dai più considerati poco ambiziosi. Le difficoltà sul tema non sembrano però essere state superate tanto che sui tavoli del Parlamento è arrivata nei giorni scorsi un’inaccettabile proposta: dare delle premialità a tutti quegli agricoltori e allevatori possessori di dromedari che decideranno di ucciderli.

Motivo? I dromedari producono metano, gas serra circa trenta volte più dannoso della CO2 in termini di cambiamenti climatici. Badate, non si tratta di uno scherzo; a lanciare la proposta è la Northwest Carbon, un’organizzazione australiana che ha ideato la “carbon farming initiative”. Il programma garantirebbe incentivi ad agricoltori ed allevatori per ridurre il gas serra proponendo un sistema di crediti per tagliare le emissioni di anidride carbonica che consiste nel piantare nuovi alberi, modificare le coltivazioni e, come già detto, fucilare i dromedari.

In Australia, si apprende, ce ne sono più di un milione e, secondo gli esperti dell’associazione (o presunti tali), oltre all’aspetto legato al metano ci sarebbe un problema di sicurezza. Questi infatti, dicono dall’associazione, sono stati importati nel diciannovesimo secolo e sono ora in numero troppo elevato: il loro problema è la ricerca dell’acqua, quindi per la loro sopravvivenza hanno creato problemi quali sventramento di numerose cisterne e perfino scardinamento di condotte di raccolta della condensa degli impianti di climatizzazione delle case.

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Australia: il mercato di emissioni di CO2 diventa realtà

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni CO2

Dopo tanti tira e molla il mercato delle emissioni in Australia si farà. Il Commonwealth dell’Australia, infatti ha deciso di imporre un prezzo sulle emissioni di CO2 dal prossimo luglio come misura transitoria prima di introdurre un sistema di mercato delle emissioni, del tipo cap-and-trade, fra qualche anno.

Il sistema sarà per certi versi simile a quello attuato in Europa ovvero basato su un sistema di assegnazione a ciascun partecipante di un tetto di emissioni annuali. Le aziende non capaci di rispettare questo limite si troveranno costrette ad acquistare crediti da altre più virtuose, mentre quelle che opteranno per l’introduzione di tecnologie a basso impatto ambientale nella propria catena di produzione non avranno l’onere di doversi accollare questa spesa suppletiva.

Viste le difficoltà per arrivare a questa sofferta decisione non si può non affermare che si tratta di un importante risultato, dato che il Paese è il primo esportatore/utilizzatore di carbone al mondo nella misura dell’80% del proprio mix energetico. Ciò che si attende è ora maggiore ambizione negli obiettivi di riduzione delle emissioni considerato che per 2020 il Governo locale ha approvato un programma di diminuzione delle stesse, nella misura del 5%, davvero poco ambizioso.

Via | Ecodallecitta.it
Foto | Flickr

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I canguri smettono di saltare a causa del riscaldamento globale

pubblicato da alessandra

In un futuro prossimo il vecchio adagio “saltare come un canguro” potrebbe forse rivelarsi obsoleto. E’ quanto rivela uno studio pubblicato di recente sul Zoological Journal of the Linnean Society da parte di un gruppo di paleontologi australiani della Flinders University di Adelaide e della Murdoch University di Perth che hanno confrontato i fossili di 35 specie diverse del noto marsupiale con quelli odierni. Non piu salto in alto ma in lungo, dunque, anche se la soluzione migliore per procacciarsi il cibo diventa “camminare”! E la colpa di tutto ciò ricadrebbe in toto… nel riscaldamento globale!

Infatti, le temperature via via sempre più calde, il clima arido, la vegetazione rada e priva di estese foreste, ecc. avrebbero imposto ai marsupiali la necessità di compiere spostamenti sempre maggiori in avanti e non più in alto, verso le fronde degli alberi, imponendo di conseguenza, modifiche sostanziali alla loro struttura ossea a partire dalla forma dei piedi (meno lunghi), alla dentatura, all’altezza e al peso di questi animali osservati nel corso della loro evoluzione lunga 30 milioni di anni e facendo del canguro e del wallaby alcuni tra i migliori “baromentri animali” del pianeta…

Via | wiley, skynews
Foto | Flickr

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Uomo ubriaco cavalca un coccodrillo di 5 metri. Salvo!

pubblicato da alessandra

I fumi dell’alcool, spesso, sono le madri di alcuni nostri comportamenti che, da sobri, nessuno si sognerebbe mai di mettere in atto… E’ il caso di un uomo australiano, di 36 anni - ormai soprannominato “stupid man” dalla stampa estera - che, la notte scorsa, dopo essere stato cacciato da un pub di Broome per eccessiva ubriachezza ha pensato bene di “vendicarsi”, non si capisce bene contro chi, saltando all’interno di una rete dietro alla quale dormiva, placido, un coccodrillo di acqua salata di oltre 5 metri di lunghezza e tentando di mimare sulla schiena dell’animale un rodeo…

Per fortuna, “Fatso” (grasso), il nome dato al rettile in virtù delle sue enormi proporzioni, si trovava in uno stato di semi letargia indotto da una temperatura esterna un pò troppo fresca che, essendo il coccodrillo un animale a sangue freddo, ne aveva rallentato i riflessi. In virtù di ciò, l’incauto assalitore è riuscito a salvarsi seppur con una gamba a brandelli.. Almeno, in questo modo, l’uomo forse imparerà a non dare più fastidio, né brillo, né sobrio, agli animali…

Via | BBC news
Foto | Flickr

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IWC: continua la moratoria per la caccia alle balene

pubblicato da alessandra

La Conferenza di Agadir, in Marocco, della Commissione baleniera Internazionale (IWC) d’importanza fondamentale per il destino della caccia alle balene, attende la sua conclusione domani. Eppure, già da questa mattina, è possibile ipotizzarne l’esito: presumibilmente, nessun accordo verrà raggiunto e la situazione rimarrà immutata con il mantenimento della moratoria e l’atteggiamento di Norvegia e Giappone immutato, con la sistematica elusione dei patti internazionali. Forse, un atteggiamento differente potremmo aspettarcelo dall’Islanda che dal 2009 sta portando avanti i necessari negoziati per entrare nell’UE. Esiste, però, tra i due, a questo proposito, un contrasto non trascurabile che riguarda proprio la caccia ai grandi cetacei. La Commissione europea, infatti, in più di una occassione ha proposto che

l’Unione europea e i suoi Stati membri adottino un approccio coordinato a livello internazionale al fine di garantire una protezione efficace delle balene, in particolare opponendosi alla caccia commerciale di queste ultime.

Intanto, all’IWC, la contrapposizione netta tra i due fronti - quelli a favore del mantenimento della moratoria (Stati Uniti, Brasile, Australia, Europa con Italia in testa e Nuova Zelanda) e quelli contro (Giappone e Norvegia) - continua a suscitare accese polemiche con il Paese del Sol Levante che ritiene non vi sia alcuna prospettiva di accordo, neanche futuro, nonostante la sua buona volontà manifestata attraverso la duplice offerta di dimezzare le quote di caccia “scientifica” nell’emisfero australe e di accettare la presenza di meccanismi di controllo internazionale a bordo dei suoi pescherecci. I Paesi contrari, invece, chiedono a gran voce solo la fine della caccia nell’Antartico, senza eccezioni o mediazioni di sorta, e accusano la parte avversa di “mancanza di maturità politica”. Intanto, dopo le rivelazioni sbattute in prima pagina dal Sunday Times sui tentativi di corruzione nipponici ai piccoli Stati aderenti all’IWC per indurli a votare contro la moratoria, molti Paesi - tra cui il governo di Palau, le isole del Pacifico note per aver avversato fortemente l’inerzia degli Stati Occidentali allo scorso vertice di Copenaghen - hanno deciso di ritirare l’appoggio alle proposte giapponesi.

Via | euronews
Foto | Flickr

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L'ombra della corruzione si allunga sull'IWC mettendo a rischio la vita delle balene

pubblicato da alessandra

Ieri ha avuto inizio, ad Agadir in Marocco, uno dei più importanti consessi internazionali per la tutela degli ecosistemi marini con la riunione presso la Commissione baleniera internazionale (IWC) di 88 Paesi che, entro venerdì, avranno la possibilità di decidere se salvare le balene oppure porre le premesse per una caccia indiscriminata effettuata anche nelle gelide acque artiche, vitale santuario per la riproduzione e la vita dei grandi cetacei.

Com’è noto, dal 1986 esiste una moratoria precisa sulla caccia alle balene che, dopo lo sterminio di inzio ‘900 è servita alemeno a dare un pò di tregua ai giganti del mare.. A patto che rimanessero il più lontano possibile dalle rotte di Giappone, Islanda e Norvegia rei di aver clamorosamente aggirato il divieto “inventando” la pesca a fini scientifici senza che mai nessuna reale sanzione venisse mossa contro di loro. In questi giorni, ad Agadir, il paradosso è di scena: la triade delle Nazioni “canaglia” che non ha mai rispettato le regole internazionali e che ha ucciso almeno 35 mila balene potrebbe vedersi riconosciuto, molto presto, il diritto alla caccia anche in alcune riserve marine…. Secondo la Commissione, infatti, garantire per 10 anni la mattanza di uno quota fissa di cetacei (tra cui anche la megattera, da poco scampata miracolosamente all’estinzione ma ancora molto rara e a rischio) servirebbe proprio a ripopolare gli oceani di queste grandi creature. Ma anche ammettendo questa ipotesi: perché mai Stati che non hanno fatto nulla per rimanere nei limiti della legalità, a seguito di un contentino, dovrebbero cambiare atteggiamento? E perchè, allora, altri Paesi non dovrebbero adeguarsi o rivendicare la possibilità di fare altrettanto?

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Intimo uomo in fibra di banana

pubblicato da missunderstanding

aussiebum

Dopo la lingerie in fibra di bambù, naturale ed ecologica, arriva la linea di intimo uomo in fibra di banana. La linea Banana di AussieBum arriva dall’Australia ed è dedicata a chi di banane se ne intende.

Tutti i capi di intimo maschile, dagli slip alle bermuda, sono realizzati per il 27% in fibra di banana, per 64% in cotone organico, per il restante 9% in Lycra. La fibra di banana, ottenuta dalla tessitura della corteccia, combinata con le percentuali degli altri due materiali in quelle proporzioni, offre al capo intimo leggerezza, morbidezza ed assorbenza.

L’intimo uomo in fibra di banana è in vendita online qui su AussieBum a circa 20 euro. Che ne dite, vi sembra che il prezzo valga la banana?

via | ecouterre

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La Micronesia fa ricorso contro la centrale a carbone ceca di Prunéřov

pubblicato da missunderstanding

centrale prunerov

L’Arcipelago della Micronesia, una federazione di 600 isole situate a 3000 km circa dall’Australia, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di Praga di rivedere un progetto relativo all’espansione di una centrale a carbone della Cez. Che nesso c’è tra la Micronesia e l’impianto della centrale di Prunéřov nella Repubblica Ceca?

Le isole della Micronesia sono situate a livello del mare, e a causa dell’aumento dei livelli dell’acqua rischiano di essere sommerse, mentre la Cez, il più grande produttore energetico ceco, continua ad aumentare i suoi profitti nonostante la crisi, ed ha così deciso di ampliare la centrale di Prunéřov, forte del fatto di aver modernizzato gli impianti ed aver ridotto le emissioni.

Alla Micronesia, però, la riduzione di 3 milioni di tonnellate l’anno di Co2 dichiarata dalla Cez non basta: ogni espansione della centrale ceca mette in pericolo la sopravvivenza dell’arcipelago. Protestano gli abitanti della Micronesia ed in Europa manifestano simbolicamente per la Micronesia gli ambientalisti cechi e tedeschi, mentre si aspettano le valutazioni sull’impatto della centrale a carbone ceca chieste dal Ministero dell’Ambiente di Praga ad una commissione indipendente internazionale.

via | terranauta

Foto | Flickr

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Le sculture degli Aborigeni del Santuario di William Ricketts

pubblicato da missunderstanding

sculture aborigeni santuario di ricketts

Nascoste tra i rami e le foglie della foresta pluviale australiana spuntano dai tronchi degli alberi le statue degli Aborigeni, che formano il Santuario di William Ricketts.

Lo scultore William Ricketts (1898-1993) ha riprodotti volti e corpi di donne, uomini e bambini in mezzo alla foresta, per sottolineare l’importanza e la forza del legame tra gli indigeni e la Natura. Le 92 statue emergono dai tronchi e dalle rocce, come se fossero parte della natura, donando alla foresta del Parco di Dandenong l’aria mistica che attira visitatori da tutto il mondo e li rende consapevoli del legame che unisce i nativi alla propria terra.

sculture aborigeni santuario di ricketts sculture aborigeni santuario di ricketts sculture aborigeni santuario di ricketts

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Foto | Shantavira

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