Il business delle multinazionali ha il potere di cambiare il mondo, ma noi abbiamo il potere di cambiare il business. Forte di questo principio ClimateCounts.org ha stilato delle classifiche per aiutare i consumatori più eco-consapevoli nelle loro scelte su tutto quello che riguarda consumi, risparmi, cibo e viaggi.
ClimateCounts ha infatti creato una graduatoria con punteggi che vanno da 0 a 100 che tiene conto di 22 criteri con cui classificare multinazionali di ogni settore, compagnie aeree, banche e compagnie del settore alimentare ed elettronico; fra i criteri figurano la valutazione d’impronta ecologica - ovvero se una compagnia misura o no il suo impatto sull’ambiente - l’impegno alla riduzione dell’inquinamento, il sostegno alle più importanti legislazioni sul clima e le campagne di sensibilizzazione ecologica.
Quest’ultimo criterio secondo me lascia un po’ il tempo che trova in quanto le campagne di sensibilizzazione ecologica sono uno strumento molto usato da certe aziende solo per rifarsi un’immagine. Comunque è possibile utilizzare questa classifica, aggiornata annualmente, per confrontare le varie società con le loro concorrenti in base a come affrontano le questioni ambientali con le loro ricadute climatiche. I simboli usati per sintetizzare la valutazione sono 3, rosso, giallo e verde, in stile semaforico, ad indicare quelle che hanno ancora molta strada da fare, quelle che hanno appena iniziato e quelle che invece escono a testa alta da questo esame.
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Greenpeace usa dei metodi simpatici, altre volte discutibili, per dimostrare il proprio dissenso e far conoscere alcune “nefandezze ecologiche” che avvengono sul pianeta. Questa volta, in occasione della segnalazione del finanziamento alle centrali nucleari obsolete in Slovacchia di cui vi avevo parlato qualche tempo fa, gli attivisti hanno consegnato ai clienti finti barattoli di scorie radioattive.
Ogni anno la centrale di Mochovce produrrà circa 145 tonnellate di scorie, pari al contenuto (in peso) 360 mila barattoli di pomodoro. L’operato di Greenpeace va oltre l’iniziativa in se stessa: in settimana ha fatto ricorso in sede di Commissione Europea poichè Enel ha stipulato condizioni contrattuali col governo slovacco che si configurano come aiuti di stato illegali vista l’opera in atto. Gli attivisti non si fermeranno: è dichiarata intenzione di portare in aula lo stesso Governo slovacco per non aver avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per Mochovce, così come stabilito dalla legislazione europea.
Se qualche lettore ha ricevuto la famigerata scatola, può scriverci a suggerimenti@ecoblog.it, segnalando nell’oggetto Pomodori & Scorie. Saremo ben lieti di ascoltare le vostre esperienze.
Via | Ufficio Stampa Greenpeace
Se Putin ha consegnato il 2 di picche a Bush durante il negoziato per l’allargamento della NATO nell’Est Europa con la Polonia che fa da ago della bilancia, Monsieur Sarkozy pensa all’allargamento del Mediterraneo, alla sua riorganizzazione e ad un futuro agroalimentare.
Il presidente francese - più noto come marito di Carla Bruni- già dagli inizi del mese scorso , complice la mediazione di Frau Angela Merkel, ha rispolverato il vecchio “Processo Barcellona” ribattezzato per l’occasione UPM- Unione per il Mediterraneo, in pratica una zona di libero scambio attiva dal 2010 . Monsieur Sarkò ha chiamato a raccolta i 27, più nove banche e una compagnia di assicurazioni (il gossip economico bisbiglia i loro nomi ma io non essendone sicura taccio) .
Tra gli entusiasti del progetto, inutile dirlo: spagnoli, italiani, francesi e greci. Soprattutto gli italiani con quella Sicilia così spinta nelle acque mediterranee e soprattutto con quasi tutti i terreni vocati alla produzione biologica. Meno entusiasti, per non dire scontenti, i paesi a Nord. Ma d’altronde dopo aver strappato alla Fisher Boel lo zuccheraggio dei mosti, a discapito dei vini col pedigree francesi e italiani, come dire? Potevano giocarsi davvero poco sul piano della negoziazione.
Se vi sentite un essere umano della specie “homo-ecologicus” vi consiglio Parigi. E’ proprio lì che gli esseri della nuova specie si riuniscono fino al 13 aprile per poter ballare nell’unica discoteca al mondo che alimenta il proprio impianto elettrico, luci comprese, grazie all’energia del vostro ballo ( e a quello degli altri danzatori). Si chiama “green dance-floor” ed è la chicca presente al Salone del “Pianeta Sostenibile” al Paris Expo – Porte de Versailles – Hall 4.
La discoteca verde, in realtà, fa parte di un progetto più ampio, The Sustainable Dance Club (SDC) che troverà sede a Rotterdam e che emetterà il 50% in meno di C02 nell’atmosfera.
Intanto se dopo aver caricato la discoteca della vostra energia, ve ne sarà rimasta un pochino, la potrete usare per visitare il salone
Lo slogan di “Planete Durable” è : “bio è bello e il consumo etico è iper chic “. E gli espositori, condotti da questo leit-motive, danno il meglio di sè; dalla bio-architettura, al turismo, alla moda, alle banche etiche, alla distribuzione, trasporti, agli enti pubblici alle ONG ( a cui sarà devoluto 1 € del prezzo del biglietto), tutti con un unico comune denominatore: riciclare, risparmiare, produrre eco-compatibile.

Sicuramente i correntisti di Banca Intesa Sanpaolo (e di tutte le altre banche territoriali e le piccolissime banche provinciali controllate del gruppo) non ne sono a conoscenza, ma la loro banca ha approvato l’apertura di credito per 100 milioni di euro per finanziare il completamento della centrale nucleare con tecnologia degli anni ‘70 a Mochovce, in Slovacchia. In pratica, in Italia niente nucleare, ma oltreconfine abbiamo una cintura di centrali più o meno all’avanguardia. Quindi con parte dei loro depositi stanno finanziando un ecomostro.
Molto probabilmente la banca avrà ricevuto buone garanzie a copertura della cifra esborsata - senza preoccuparsi di richiedere serie garanzie ambientali. A manovrare il tutto c’è l’Enel cui importa ben poco che i reattori sovietici di 40 anni fa siano senza un guscio di contenimento che possa proteggerli da eventi esterni (ad es. la caduta di un aereo o un attentato terroristico). Il gruppo energetico ha investito circa 1,8 miliardi di euro mentre il Governo Italiano, rifiutandosi di partecipare al progetto, non chiede nemmeno la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale), negando ai cittadini la possibilità di decidere.
Quel che fa andare su tutte le furie gli attivisti di Greenpeace è che quei 1,9 miliardi di euro serviranno a generare solo 880 Mega Watt di energia mentre si potrebbe spendere un quinto se si costruisse ex-novo una centrale a gas per generare la stessa potenza. Enel non è nuova ad investimenti al limite del rispetto dell’ambiente per poi ripulire l’immagine con pochi milioni di euro investiti nelle energie alternative. Colpisce invece l’intervento di Banca Intesa che Greenpeace spera di far rientrare sulla retta via come già è accaduto in altri casi simili per la divisione tedesca di Unicredit e di Ing.
Via | Greenpeace