
Vi scrivevo delle defezioni importanti al Summit Rio20+, oltre alla Commissione europea per l’ambiente (motivata dall’alto costo degli alberghi) mancheranno James Cameron poiché impegnato con il Giubileo della Regina e Barack Obama presidente degli Stati Uniti. Gli Usa non hanno mai sottoscritto alcun accordo che li impegni a inquinare meno. Anzi proprio a marzo è stata lanciala la campagna all-of-the-above, in cui accanto alle rinnovabili si incrementa la produzione di petrolio nazionale del 12%.
Ebbene gli ambientalisti hanno scritto una lettera a Mr. OBama:
Crediamo che la sua leadership a Rio +20 possa affermare l’impegno di questo Paese verso un futuro verde e sostenibile i particolare per i giovani e per una visione di futuro che possa lavorare per loro e per tutti noi.
L’appello è decisamente accorato e si scontra con la politica ambientale di Obama che di fatto sostiene le estrazioni di gas scisto, altamente inquinanti e il petrolio a arginare la pain at the pump.
Via | Grist
Foto | TM News

Le presidenziali negli Usa oltre a essere uno show pazzesco (se avete voglia di seguirle leggete qui) sono anche un po’ la cartina di tornasole di quel che sarà il dipanarsi della prossima politica mondiale. Ecopolitology ha redatto la lista dell’ecopensiero dei candidati e tra questi c’è ovviamente anche quello del futuro presidente Usa. Non credo davvero che Barack Obama abbia molte chances di essere rieletto. Prendiamo il Rick Santorum-pensiero, candidato appena uscito vincente alla primarie in Colorado, Minnesota e Missouri che in proposito dice:
Credo che la Terra così come si riscaldi, così si raffreddi. Credo che la storia dell’uomo responsabile dei cambiamenti climatici sia assurda se si considerano tutti gli altri fattori: El Niño, La Niña, le macchie solari, il vapore acqueo…
Sul blog francese bioaddict (mai francesi sono sempre un po’ avvelenati con gli americani) leggo che negli Stati Uniti il 2011 ha visto temperature e fenomeni meteorologici estremi. Traduzione: gli Usa sono con la Cina tra i paesi che emettono il maggior quantitativo di Co2, che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e che non intendono diminuire il consumo pro capite di elettricità e di risorse naturali, sopratutto cibo. Bene, la siccità ha riguardato lo scorso anno il 56% del territorio americano e sono state numerose le inondazioni e i tornado. Il Paese ha subito 14 catastrofi naturali che hanno causato danni per milioni di dollari. La comunità scientifica internazionale capitanata dall’IPCC è unanime sul giudizio: i fenomeni climatici estremi saranno destinati a aumentare.
Continua a leggere: Presidenziali Usa: avanzano gli scettici dei cambiamenti climatici

L’America è in crisi. Profonda crisi economica. Tanto che il Presidente Obama annuncia che gli obiettivi contenuti nel Clean Air Act ossia la legge per la lotta all’inquinamento dell’aria e ai cambiamenti climatici, per ora vanno accantonati. Meglio rimandare il tutto al 2013. Dunque sfuma, per ora, la lotta alla riduzione dei gas serra e l’annuncio arriva un ora dopo che la diffusione da parte del Ministero del lavoro dei dati sull’occupazione in agosto.
Cosa vuol dire? Che gli adeguamenti richiesti alle imprese per inquinare meno vanno sostenuti con investimenti che in questo momento, fanno sapere le aziende, non sono disponibili. Sciorinano gli industriali sotto il naso di Obama il tasso della disoccupazione fermo al 9,1%. Era dalla Seconda Guerra mondiale che non si registravano tanti disoccupati, anzi che non cresceva l’occupazione. Per agosto si attendevano dai 60mila ai 70mila nuovi posti di lavoro. Non ne è stato registrato neanche uno. Conseguenza il crollo delle borse. Perciò dalle pagine dei duri e puri cristiani americani di CSMonitor si annuncia una possibile recessione. La parola rappresenta l’incubo peggiore per gli statunitensi perché li riporta indietro di almeno 100 anni, a quello spettro della fame e della miseria vissuto con orrore dai loro nonni nella rcessione del 1929.
Dunque a Mr. Obama viene chiesto di scongiurare il crollo dei consumi e dell’economia che su di essi si basa. Come? Con ogni mezzo e come Rossella O’Hara che giura di ammazzare, rubare e tradire pur di non morire più di fame così Mr. Obama ritratta i sogni delle migliaia di ambientalisti che lo hanno votato credendo alla sua politica della Green Economy, nella lotta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale e ammazza la legge Clean Air Act annunciando, attraverso le parole pronuciate da Lisa P. Jackson, direttore dell’EPA che:
Rivisiteremo gli standard sull’ozono in accordo con il Clean Air Act.
Le leggi le fanno gli uomini e le cifre degli standard pure.
Via | NYT, il Journal
Foto | WhiteHouse
Bp è tornata e rivuole il “suo” Golfo del Messico. Nel senso che ha chiesto al governo degli Stati Uniti di poter tornare a perforare i pozzi chiusi all’indomani del disastro della Deepwater Horizon e della conseguente marea nera.
L’azienda, con i pozzi bloccati e i maxi risarcimenti da pagare a pescatori e cittadini della Louisiana, ha bisogno di
riaprire i rubinetti del petrolio anche perché i suoi progetti in Libia, per evidenti motivi, potrebbero andare presto a monte.
Cosa farà, a questo punto, il nuovamente candidato Barack Obama? Avrà la forza di dire no all’industria del petrolio dopo avergli già detto sì affermando che gli Stati Uniti devono valorizzare la propria produzione interna di idrocarburi per evitare di dipendere troppo dall’estero?
Nei giorni scorsi, dopo i fatti di Fukushima, il presidente Usa Barack Obama aveva chiesto alla Nuclear Regulatory Commission (Nrc), agenzia indipendente di monitoriaggio sul nucleare, un aggiornamento sullo stato di salute dei reattori nelle centrali nucleari americane alla luce dell’esperienza giapponese. L’aggiornamento è arrivato, e non ci sono buone notizie.
A dire il vero non ci sono proprio notizie, visto che i tecnici hanno ribadito ciò che in America si sa da parecchio tempo: il nucleare statunitense ha problemi di manutenzione, errori di progettazione e scadenti controlli federali.
L’Nrc, già l’anno scorso, ha trovato 14 falle nella sicurezza, decisamente “troppe per un’industria matura” come quella dell’energia nucleare. Bene, adesso viene da chiedersi se Obama deciderà di fare lo struzzo, come già fece in occasione della marea nera di Bp, oppure avrà il coraggio di prendere provvedimenti seri per risolvere il problema. Considerando anche che negli Usa il rischio terremoti è altissimo e le centrali nucleari vecchie di decenni non mancano.
Bye bye Cap and Trade: nella legge finanziaria appena presentata da Barack Obama alla Camera dei Deputati statunitense la proposta di istituire il mercato delle emissioni di CO2 non c’è. Il presidente americano ha dovuto mestamente rinunciarvi, viste le mutate condizioni politiche in parlamento.
La legge che prevedeva di far pagare alle aziende americane che emettevano troppa CO2 faceva parte del programma presentato agli elettori americani ed era stata già presentata alla Camera, con esito positivo. L’opposizione repubblicana in Senato, però, l’aveva fatta bocciare.
Adesso, dopo il recente capovolgimento politico delle ultime elezioni che hanno visto trionfare i repubblicani, Obama ha preferito non inserire nemmeno la proposta del Cap and Trade nella finanziaria: il rischio di vedersi bocciare tutto il piano economico per garantire il vecchio diritto delle aziende americane a far ciò che vogliono ha suggerito al presidente americano di abbandonare i suoi propositi ambientalisti. Resta in vigore, però, il mercato delle emissioni voluto da Schwarzenegger in California.

La commissione di indagine voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per far luce sulle responsabilità del disastro della Deepwater Horizon ha stabilito che le società coinvolte nella gestione della piattaforma e del disastro stesso sono colpevoli: Bp, Hulliburton e Transocean, per risparmiare, non hanno messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie.
Bp è accusata di non aver ben interpretato il “negative pressure test”, dal quale avrebbe dovuto capire che il pozzo Macondo non era ancora correttamente chiuso quando la piattaforma petrolifera è stata sganciata. Anche nell’utilizzare il cemento, nella prima fase delle operazioni post disastro, Bp non avrebbe usato la dovuta cautela.
Halliburton, che ha fornito il cemento, è ritenuta responsabile dalla commissione governativa di non aver testato a sufficienza il cemento stesso mentre Transocean, che è la società che aveva costruito la Deepwater Horizon (e moltissime altre piattaforme petrolifere nel mondo, Italia compresa), non avrebbe imparato la lezione da un incidente di minori dimensioni ma molto simile, avvenuto cinque mesi prima dell’esplosione della piattaforma nel Golfo del Messico.
Via | All Voices, anyzydywi
Foto | Wsj

Il lupo grigio non sarebbe più in estinzione negli Stati Uniti. Anzi, sta così bene che si può tornare a dargli la caccia. Almeno così la pensa qualcuno a Washington. Secondo quanto riporta l’Huffington Post, infatti, un dipendente del Dipartimento degli Interni avrebbe ammesso che il governo federale lancerà la proposta di togliere il lupo grigio dalle spece protette entro aprile, nella speranza di vederla approvata per fine 2011.
Non è la prima volta che un governo statunitense fa questo tentativo: negli ultimi sette anni ci hanno provato tre volte. L’ultimo era stato George Bush, ma l’allora appena eletto Barack Obama aveva congelato la proposta.
Ora si torna a parlare dell’argomento, senza però aver mai affrontato la vera questione di fondo: è vero che il lupo grigio è in ripresa, ma solo nelle poche aree protette dove è stato reintrodotto. Prima dello sterminio dei lupi ad opera dei cacciatori, però, questo animale popolava tutto il grande nord americano.
Via | Huffington Post
Foto | Flickr
Giunge da Wikileaks la conferma che il fallimento del vertice sul clima di Copenhagen sia stato causato dagli Stati Uniti, a causa del mancato accordo con la Cina sulla riduzione delle emissioni di CO2 in entrambi i paesi. Lo riporta il Guardian, confermando quanto già si intuiva dall’atteggiamento dei delegati dei due stati sia a Copenhagen che, in questi giorni, a Cancun.
Il vero vertice sul clima, in realtà, si era tenuto ben prima: a Singapore, ed era ovviamente bilaterale tra i due giganti dell’economia e delle emissioni. Non essendo stato trovato l’accordo a Singapore, per il rifiuto della Cina, Barack Obama diede mandato ai suoi delegati di seguire le indicazioni della grande industria americana: nessun passo indietro sulle emissioni, nessun passo avanti per il clima.
E’ evidente, a questo punto, che neanche il vertice di Cancun può portare a nulla: non è stato preceduto da un accordo tra Cina e Usa. E, sinceramente, ce ne eravamo accorti anche senza Wikileaks…

Il negazionismo climatico si paga in dollari ed è un ottimo investimento. Lo si deduce dalle cifre fatte girare dalla Rete di Azione per il Clima (Rac) che ha pubblicato una lista di multinazionali che hanno finanziato alcuni senatori statunitensi contrari alle politiche di limitazione delle emissioni di CO2 e gas serra.
Nomi e numeri provenienti dal rapporto che la Commissione Elettorale americana ha pubblicato in occasione delle elezioni di mid term del presidente Barack Obama, che si terranno ai primi di novembre. Negli Stati Uniti, si sa, finanziare i politici è lecito ed usuale, ma si deve dire.
E, infatti, sono in molti ad averlo fatto e ad averlo dichiarato alla Commissione. A finanziare gli alfieri del diritto ad emettere gas serra sono state molte aziende direttamente interessate, anche europee come l’industria cementiera francese Lafarge che da sola, nel solo 2009, ha prodotto 15 milioni di tonnellate di CO2.
Lafarge ha sborsato 34.500 dollari, tutto sommato assai poco vista la portata dell’obbiettivo. Ma sapeva di essere in buona compagnia: Gdf-Suez ha dato 21.000 dollari mentre il gruppo tedesco della chimica Bayer, con 108.100 dollari, è l’azienda europea più spendacciona seguita dalla Basf con 61.500 dollari.
In totale Rac elenca movimenti di denaro per centinaia di migliaia di dollari. Tanti? No: l’anti-Kyoto val bene una messa…