Ai primi di gennaio Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Lussemburgo e Irlanda hanno posto le basi di uno dei progetti più interessanti nel campo delle rinnovabili. Lo hanno chiamato “Rete del Mare del Nord” e consisterà nel collegare i principali impianti nordeuropei di produzione elettrica da fonti rinnovabili tramite circa 6.000 chilometri di cavi, in gran parte posati sul fondo del Mare del Nord.
L’idea è quella di mettere in rete la produzione dei vari paesi e farla circolare in maniera intelligente per ottimizzarne l’utilizzo. Le rinnovabili, infatti, come tutti ormai ben sanno hanno il grosso limite dell’intermittenza. Tale limite crea a volte problemi alle reti elettriche: sovraccarichi, prima di tutto, ma anche difficoltà di programmare le infrastrutture di trasporto di quantità di energia non facilmente prevedibili. Per superare questi problemi, da qualche tempo, si stanno progettando le smart grids.
La “Rete del Mare del Nord”, però, è qualcosa di diverso dalle smart grids perchè è progettata per veicolare l’energia dei grossi impianti da decine, a volte centinaia, di MW. Il fulcro di tutto il sistema, infatti, saranno le grandi centrali idroelettriche nord europee che faranno da “batteria di accumulo” per l’energia in eccesso durante i picchi di produzione delle centrali alimentate dalle altre fonti. Questo ruolo di accumulatore, in realtà, le centrali elettriche già lo fanno ma per l’energia prodotta dalle centrali termoelettriche ad idrocarburi.
Dopo l’esempio dell’Australiana Bundanoon, la città che ha bandito per sempre le bottiglie di plastica dai suoi supermercati e bar, vi segnalo un’altra buona pratica alimentare, questa volta a Gent, in Belgio.
La cittadina di Gent promuove tra i suoi cittadini le giornate vegetariane, ovvero un giorno alla settimana in cui ogni tipo di carne è bandita dal piatto degli abitanti, in favore di un’alimentazione più salutare e più ecologica.
Da settembre in tutte le scuole pubbliche di Gent sarà istituito il giovedì vegetariano, per educare i bambini ad un’alimentazione sana, mentre nel frattempo 5000 cittadini riceverenno la mappa veggie della città, per sapere in quali ristoranti e locali pubblici recarsi per un menù privo di carne. In più 1500 ristoranti riceveranno il ricettario per cucinare senza carne, mentre i corsi di cucina senza carne sono già aperti sia ai cittadini che ai ristoratori.
Dall’Australia al Belgio, le due città sono esempio di buone pratiche e di buone politiche perché quando si vuole, si riesce ad agire insieme per l’ambiente, a partire dalle decisioni prese in consiglio comunale.
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Per l’Italia è stata come una doccia fredda. Al latte. Dopo mesi di estenuanti trattative i ministri dell’Agricoltura europei hanno approvato l’aumento del 2 % delle quote latte a partire dal primo aprile 2008. L’aumento, sarà pari a 2,84 milioni di tonnellate e sarà ripartito in maniera uguale tra tutti gli Stati membri e servirà a far fronte alla crescente domanda di prodotti lattiero-caseari.
Per i produttori italiani questo significa che per la campagna 2008-2009 avranno a disposizione una quota nazionale di 10,74 milioni di tonnellate di latte invece dei 10,53 attuali. Ma i produttori lattiero-caseari italiani non ci stanno: “resta il rammarico per la debolezza negoziale dimostrata anche in questa occasione dall’Italia. L’aumento lineare delle quote latte uguale nei diversi Stati dell’Unione Europea senza tenere conto del fatto che l’Italia è l’unico Paese realmente deficitario nella produzione, rappresenta – sottolinea Sergio Marini il presidente della Coldiretti - l’ennesima sconfitta nazionale nelle trattative comunitarie dopo quella già subita per l’ortofrutta e per il vino, a favore dei Paesi del Nord . E’ inaccettabile - ha continuato Marini - che Paesi come l’Olanda che hanno quote per produrre quasi tre volte il proprio fabbisogno interno abbiano avuto lo stesso aumento percentuale dell’Italia dove quasi la metà del latte consumato è importato dall’estero”.
Intanto De Castro, ministro per le politiche agricole ha tenuto a precisare che comunque, non ci sarà alcun colpo di spugna per i produttori che hanno sforato le loro quote. Come dire “cornuti e mazziati” due volte. Il ministro non teme nemmeno contraccolpi sui prezzi, “che sono piuttosto legati all’aumento di consumo di latte da parte dei cinesi”. D’altra parte, come ha lui stesso ha sottolineato, ci sono dei paesi che non hanno nemmeno raggiunto la quota di produzione fino ad ora loro assegnata.

Il governo del Belgio ha dato mandato alla IPF (International Polar Foundation) di progettare e costruire una base scientifica funzionante interamente con energia rinnovabile.
La Princess Elisabeth Antarctica e’ la prima (e spero non resti a lungo unica) stazione di ricerca polare a zero emissioni.
Continua a leggere: Stazione scientifica polare a zero emissioni
345.000 famiglie avranno energia verde grazie all’enorme parco eolico che sorgerà al largo delle coste del Belgio, su un banco di sabbia.
Di vento ce n’è parecchio e usarlo solo per gli acquiloni o per fare surf su ruote sembrava uno spreco.
Il sito si trova a 46 Km dalle coste, vicino a Ostenda, e avrà una capacità di 330MW. Le 66 turbine da 5MW l’una dovranno essere ancorate ad una profondità variabile tra i 20 e i 35 metri sotto il livello del mare. I lavori, passate le formalità burocratiche, dovrebbero iniziare nel 2009 e concludersi l’anno seguente.