Le materie prime sono una cosa e il CDR-Q (Combustibile Derivato dai Rifiuti di qualità elevata) e gli scarti ferrosi un’ altra e sono rifiuti.
La sentenza emessa il 22 dicembre a proposito della causa C‑283/07 e resa nota qualche giorno fa, chiarisce appunto che l’Italia non deve adeguare i rifiuti e il ferro a materie prime e che nel caso dei primi questi non sono da bruciare nei termovalorizzarori come fossero metano o carbone.
Nomisma ha oggi presentato, presso la sede del GSE, una ricerca sulle potenzialità e i vantaggi del CDR-Q, ovvero del Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità. Si tratta di un prodotto che a differenza delle normali “ecoballe” garantisce migliori performance qualitativi per quanto riguarda il potere calorifico e l’inquinamento. La presentazione si è aperta con alcuni dati drammatici sulla produzione dei rifiuti in Italia: “Il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani (tra il 1995 e il 2005) – ha detto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – è stato del 2,1%, superiore al Pil pari all’1,3%”. Per quanto riguarda la quantità di rifiuti pro capite destinata a discarica il nostro Paese ha un valore di 300 kg per abitante contro i 233 dell’Europa”. Quelli sulla differenziata li lascio a dopo…
Tabarelli ha individuato il CDR-Q come “una delle soluzioni del complesso problema dei rifiuti”. Ed ecco alcuni numeri e dati indicati dalla ricerca sulle sue potenzialità:
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