A Alessandro Ortis (nella foto a sinistra), presidente dell’Autorità per l’Energia elettrica e il gas non calano gli incentivi alle rinnovabili ma vanno bene e sono benedetti quelli alle assimilate CIP6 (ci rientreranno, nonostante si dica il contrario, anche le centrali nucleari?). E paventa, qualora non fossero ridotti, un mercato dell’energia dopato e prezzi delle bollette alle stelle. Anzi quantifica proprio e dice che si arriverà al 20% in più dei costi. Ha detto ieri durante la consueta conferenza di fine anno:
Nel 2010 il costo degli incentivi per le rinnovabili (escluse le assimilate Cip6), supererà i 3 miliardi di euro, quasi il 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso. Inoltre, l’insieme degli oneri aggiuntivi presenti nella bolletta elettrica influisce fortemente anche sulla differenza dei prezzi al dettaglio rispetto a quelli europei: se quelli italiani infatti sono più cari del 25% circa, non più del 15% è imputabile al diverso mix delle fonti di produzione, mentre il resto è dovuto agli oneri aggiuntivi. Appare quindi necessaria una revisione della durata e livello delle incentivazioni: senza interventi c’è il rischio di un aumento delle bollette fino ad oltre il 20% da qui al 2020. Si propone di spostare una parte degli oneri dalle bollette alla fiscalità generale; oppure, se si vuole lasciarli in bolletta, è bene che Governo e Parlamento fissino gli obiettivi qualitativi e temporali e affidino all’Autorità le modalità per conseguirli in modo efficiente e trasparente.
Per Legambiente trattasi di bufala. Nel comunicato stampa inviato dall’associazione si legge la dichiarazione fatta da Edoardo Zanchini responsabile Energia:
Nell’allarme lanciato dal presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e gas nei confronti di un possibile aumento al 2020 del costo in bolletta per i cittadini causato dalle fonti rinnovabili è possibile scorgere una autentica ossessione nei confronti di questo tipo di impianti. E’ quanto mai curioso, infatti, dichiarare oggi con tanta enfasi una preoccupazione del genere quando per anni sono stati regalati in Italia, nel più completo silenzio, oltre 30 miliardi di Euro ai petrolieri e ai raffinatori grazie agli incentivi agli impianti CIP6. Incentivi che ancora oggi pesano circa due miliardi di Euro ogni anno in bolletta. Per non dimenticare i 400 milioni che paghiamo ancora ogni anno per lo smaltimento delle vecchie centrali nucleare, o le tante altre voci di spesa che non c’entrano nulla con l’energia e che pesano - queste sì in maniera ingiusta ma sempre sotto silenzio - sulle tasche dei cittadini. Le preoccupazioni di Ortis risultano inoltre sovradimensionate rispetto alla previsione al 2020, perché evidentemente il presidente dell’Autorità non ha tenuto conto della riduzione degli incentivi per il Fotovoltaico appena entrata in vigore e della discussione in corso sui Certificati Verdi. Piuttosto che lanciare allarmi sarebbe più utile occuparsi dei veri problemi e degli inutili balzelli che si nascondono nelle bollette dei cittadini.
Foto | Festival dell’energia
Nei giorni scorsi è stato approvato l’emendamento per il riacquisto dei Certificati Verdi in eccesso da parte del GSE. Il quadro tuttavia non sembra essere particolarmente roseo in ottica futura dato che se da una parte è vero che il gestore potrà continuare a ritirare i titoli in eccesso sul mercato, dall’altra dovrà essere rimodulata la programmazione dei produttori e dell’intero comparto.
Si è infatti deciso che la spesa derivante dal loro ritiro a partire dal 2011 dovrà essere ridotta del 30% rispetto a quello relativo alle competenze del 2010. Si dovrà quindi prevedere che almeno l’80% di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità di Certificati Verdi in eccesso. Il testo originario della manovra, che noi di Ecoblog avevamo segnalato nei giorni scorsi, stabiliva invece l’abolizione dell’obbligo di acquisto da parte del GSE.
Insomma vista così sembra ripresentarsi la oramai cronica sindrome italiana di scarsa attenzione alle energie verdi. Dentro tante ombre però qualche piccola luce (o almeno così sembra); dall’emendamento si evince infatti che, grazie alla risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6, arriverà un finanziamento al Ministero dell’Istruzione, per un massimo di 500 milioni da recuperare in diverse annualità fino al 2013.
Via | Rinnovabile.org
Foto | Flickr

La multiutility lombarda A2A ha le idee chiare e cambia strategia. O meglio: la affina e si concentra sui settori più redditizi. Nel nuovo piano industriale dell’azienda, infatti, il settore energetico lascia spazio a quello della gestione dei rifiuti e della termovalorizzazione. Questo perchè, ammette la stessa A2A, con la crisi di energia ne serve sempre meno ma quello dell’incenerimento dei rifiuti resta sempre un affare interessante.
A2A ha già esperienza nel campo in quanto gestisce i due inceneritori più famosi d’Italia: quello di Brescia e quello di Acerra. Il primo, secondo la Columbia University di New York è “il miglior termovalorizzatore al mondo“. Peccato, però, che chi abita vicino a questo gioiellino di tecnologia che piace tanto agli americani non la pensi esattamente nello stesso modo. Il secondo, quello di Acerra, è stato inaugurato in pompa magna da Berlusconi in persona. Poi, appena Berlusconi se ne è andato, ha iniziato a sforare i limiti di emissioni. Ma, si disse, lo stavano rodando…
Fatto sta che A2A preferisce l’inceneritore alla centrale elettrica e, parlando di vil denaro, non gli si può certo dare torto visto che questi impianti godono ancora, e godranno ancora per molto visto che senza vanno presto in perdita, dei fantasmagorici incentivi Cip6.
Continua a leggere: A2A, fuga dall'energia. Rende di più l'inceneritore
Parte da Acerra la battaglia ai CIP6, una tassa pari al 7% versata automaticamente dai consumatori ai gestori di energia elettrica e usata per finanziare gli inceneritori. A gestire la ripresa della battaglia l’Associazione Diritto al futuro che scrive:
Oltre il 7% dell’importo della bolletta elettrica è utilizzato per strapagare impianti di incenerimento che bruciano scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, plastica dai rifiuti urbani e assimilati e molte altre sostanze inquinanti, che contribuiscono all’incremento delle malattie. L’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell’UE ed è stata condannata. Se sei un utente, privato o aziendale, titolare di un contratto di energia elettrica, puoi chiedere la restituzione della somma che dal 2001 al 2007 è stata illecitamente utilizzata, e pretendere di non pagarla in futuro. In caso di vittoria avrai indietro i tuoi soldi. Avrai difeso un tuo diritto, quello dei tuoi figli e avrai tutelato salute e ambiente. Motivi che sono alla base della vertenza nazionale. La responsabilità civile del processo sarà a carico dell’Associazione.
L’appuntamento è fissato anche per domenica 27 settembre sempre in piazza Duomo a Acerra e si può firmare avendo il documento di riconoscimento e l’ultima bolletta di fornitura energetica pagata. L’adesione può essere fatta anche a distanza scaricando il modulo e versando all’associazione Diritto al futuro la quota di iscrizione di 10 euro.

Mantenere il sistema di incentivi per le fonti rinnovabili, ma accertandosi che le finanzino davvero e il loro costo non gravi sui consumatori. E’ la posizione espressa dall’associazione di consumatori Adiconsum, al termine del convegno “Incentivi alle fonti rinnovabili” tenutosi a Roma sull’argomento.
In particolare, Adiconsum sottolinea che gli incentivi attuali:
non hanno sortito gli effetti sperati, e rischiano di trasformarsi in un nuovo CIP6. Tassa sulla bolletta con cui oggi si finanziano per l’82% le fonti assimilate (combustibili fossili con idrocarburi, combustibili di processo e residui) e appena per il 18% le fonti rinnovabili (eolico, idroelettrico, solare, ecc.).
Continua a leggere: Adiconsum: più incentivi alle rinnovabili e meno tasse
Gli operai del termovalorizzatore di Colleferro hanno annotato sui registri tutto e minuziosamente: “munezza”, “pezzatura grossa o “scadente” per riferirsi al combustibile derivato da rifiuti, il CDR che finiva nell’inceneritore. Ma quelle diciture in realtà, nascondevano il fatto che nei forni ci finiva di tutto: dai pneumatici all’eternit, ma nessuno poteva né parlare né deunciare altrimenti si rischiavano azioni di mobbing e ricatto, da parte della dirigenza.
E’ l’agghiacciante scoperta fatta dai carabinieri del NOE (Nucleo operativo ecologico) di Roma che da ieri hanno messo in atto una maxi-operazione di verifica e controllo del CDR dopo un anno di indagini in Lazio, Puglia, Campania e Toscana.
La truffa era stata organizzata per bene e in manette sono finiti in 13, e vi prendevano parte uomini e mezzi degli impianti di trattamento e recupero, intermediari, laboratori d’analisi, gestori di rifiuti, che classificando ogni genere di rifiuto come CDR di fatto ne autorizzavano l’ingresso nel termovalorizzatore. Nella truffa, ma sarebbe meglio parlare di crimine, pocihè al vaglio degli inquirenti i danni causati alle persone e all’ambiente perché i fumi, con quel genere di rifiuti bruciati non sono stati filtrati, compaiono anche liberi professionisti, per lo più chimici che hanno redatto i certificati di analisi che attestavano dati falsi sulla natura dei rifiuti da bruciare. Con questo “giochetto” sono stati intascati gli incentivi statali CIP6.
Via| Gazzetta del Mezzogiorno
Foto | Flickr
Continua il Ministro Prestigiacomo, a capo del dicastero che dovrebbe tutelare l’ambiente, il suo iter da succursale del Ministero dell’industria. Ieri è passato l’emendamento da lei proposto per la ripresa dei finanziamenti CIP6 alle energie rinnovabili.
Ecco trovati i soldi per pagare i termovalorizzatori (assimilati alle energie rinnovabili poiché producono energia elettrica bruciando immondizia) poiché viene spostato al 31 dicembre 2009 la definizione degli impianti in regola per usufruire del Cip 6. L’emendamento prevede che i fondi siano destinati oltre che alle zone che vivono l’emergenza rifiuti anche a quelle che la potranno vivere: cioè la Sicilia.
Ecoblog aveva già annunciato lo scorso luglio le intenzioni del Ministro Prestigiacomo a proposito dei finanziamenti necessari a costruire termovalorizzatori a Augusta, Agrigento e Palermo.
Via | impattozero, alessandro ronchi
Foto |Bruno Leoni

Basta sfogliare un giornale di oggi per leggere del Consigli dei Ministri che si è tenuto ieri a Napoli e degli annunci del Premier Berlusconi: la costruzione di un quinto termovalorizzatore che dovrebbe inghiottire i rifiuti e i circa due milioni ecoballe (che cos’abbiano di eco, non si sa) stoccate nella zona di Taverna del Re a Giugliano; e che a gestire il termovalorizzatore di Acerra sarà la A2A (Ecoblog lo aveva anticipato a luglio), che ha vinto l’appalto, società che già gestisce il “gioiello” di Brescia, con un contratto da circa 4 miliardi di euro in 20 anni a cui sono da aggiungere gli incentivi Cip6, attivati in aprile.
Ma perché da nessuna parte c’è scritto che gli inceneritori e i termovalorizzatori aumentano il rischio di tumori e che proprio quello di Brescia non è affatto il “gioiello” che si vuole far credere?
Forse un po’ di spiegazioni si trovano nelle due mappe del potere che trovate nella galleria di sotto:
Continua a leggere: Ma perché termovalorizzatori e discariche piacciono tanto alla stampa?

Gli emendamenti al decreto “milleproroghe” sono davvero un pozzo senza fondo: questa volta passa, con una sola astensione, quella del senatore del PD Roberto Della Seta, la concessione degli incentivi e contributi CIP6 per la costruzione dei termovalorizzatori di Salerno, Napoli e Santa Maria la Fossa nonché la tranche per la conclusione di quello di Acerra. Ed ecco che le gare di appalto diventeranno così molto ma molto più appetibili.
Mentre in Lazio il TAR da ragione alla Società Actelios, Gruppo Falck, nell’usufruire degli incentivi statali per la costruzione di tre termovalorizzatori in Sicilia.
Già Matteo vi aveva parlato dell’iter relativo all’approvazione dei finanziamenti CIP6 alla Camera e di quanto questa forma di incentivo non sia considerata legale e sopratutto di quanto costi ad ogni italiano.
Da ieri il decreto sui rifiuti è diventato legge. E’ stato approvato in Senato con 166 sì, 14 no e 103 astenuti. L’opposizione, come d’altronde era accaduto alla Camera si è divisa tra Udc che ha votato a favore, il Pd si è astenuto e l’Italia dei Valori si è espressa contro. Il primo atto che attualmente sta facendo discutere opposizione e maggioranza è la “multa” voluta dalla Lega da applicare in forma di rimborso della Campania al Governo centrale dei soldi sin qui spesi nell’emergenza rifiuti a vuoto. sarà il Ministero del Tesoro a decidere tramite apposito decreto come e quanto la Campania pagherà.
Ma se lo Stato da una mano toglie, dall’altra finanzia la bonifica dei terreni e delle aree a rischio con 47 milioni di euro per gli anni 2008, 2009 e 2010. Soldi però che non si è capito se finiranno nelle voragini dei vari enti di bonifica o saranno gestiti direttamente dal sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso, che tra l’altro ha il potere anche di gestire nuove assunzioni.