
Dopo la semina illegale di mais ogm in provincia di Pordenone, ripresa con una videocamera e diffusa su YouTube, altro giallo per l’ogm in Friuli: una lettera anonima è stata recapitata al direttore dell’Ersa (l’agenzia regionale friulana per lo sviluppo rurale). Nella busta c’erano alcune foglie di pianta di mais ogm e una specie di mappa del tesoro, con le indicazioni per raggiungere un campo sito a Fanna, sempre in provincia di Pordenone.
Tutti si chiedono, a questo punto, se a inviare la lettera anonima sia stato il famigerato Movimento Libertario, autore della prima semina e del video. Se così fosse sarebbe una provocazione in piena regola, una sfida nei confronti dello Stato e della legge perchè per seminare gli ogm servono le autorizzazioni dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e, ovviamente, dell’Agricoltura.
E, in effetti, una richiesta di autorizzazione in Friuli c’era stata, ma con esiti negativi.
Non si sa, quindi, chi stia giocando con gli ogm nel Friuli. Si sa, invece, quali reazioni stia suscitando questa vicenda: la Coldiretti, ad esempio, parla di aperta “illegalità da combattere con tutti gli strumenti ed i mezzi di cui lo Stato dispone”. Legambiente, invece, afferma che “l’inizio di una coltivazione di Ogm costituisce non solo un’azione fuori legge, ma comporterebbe pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana”.
Sono stati resi noti i risultati delle analisi fatte da Legambiente in merito alla presenza di pesticidi nell’ortofrutta. Ebbene, la sorpresa, rispetto al dossier presentato lo scorso anno è stata decisamente negativa: non solo sono aumentati i campioni contaminati passati dal 27,5% a 32,7%, ma è ricomparso il micidiale DDT ritrovato su un campione di lattuga prelevato in Friuli Venezia Giulia. Coldiretti, qualche mese fa, al contrario, aveva emanato un comunicato in cui rassicurava i consumatori del fatto che l’ortofrutta italiano fosse sano al 99%.
Per Legambiente, invece, diminuiscono considerevolmente i campioni regolari analizzati che passano dagli 8764 dello scorso anno, agli 8560 facendo registrare una perdita di regolarità per 204 prodotti.
Scrive Legambiente:
Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, anche quest’anno la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati risulta eccessivamente elevata. Rispetto allo scorso anno, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, ha evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici.
Aumentano inoltre il numero dei prodotti multi contaminati. Spiega Legambiente:
Sono emersi casi particolari di prodotti “multi contaminati”, tra i quali un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi (Clorpirifos, Clorpirifos-metile, Cyprodinil, Dimetomorf, Fenhexamid, Fludioxonil, Miclobutanil, Penconazolo, Tiabendazolo); un campione di pere analizzato in Campania con 5 diversi residui chimici (clorpirifos, boscalid, etossichina, captan di fenilammina, clozolinate); un campione di vino analizzato in Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui chimici (dimetomorf, boscalid, pyrimetanil, fenexamid, metalaxil, iprovalicarb).
Via |Legambiente
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Altro che spesa a Km0! I coltivatori non ci stanno a vedere la loro merce a prezzi triplicati sui banconi dei supermercati; non ci stanno a assistere impotenti alla concorrenza di frutta e verdura proveniente dall’altra parte del mondo: angurie, uva, fagiolini e melanzane dall’Egitto; limoni dall’Argentina; pomodori dall’Olanda. Ecco che in Emilia Romagna sono nate le “ronde gialle” piccoli gruppi di coltivatori federati Coldiretti, che per tutta l’estate e armati di penna e taccuino girano tra i banconi di supermercati e ipermercati per controllare prezzi e provenienza dell’ortofrutta.
Siamo a poche settimane dalla maturazione delle pesche nettarine, vanto e gloria della produzione made in Italy che cresce sotto il sole dell’Emila Romagna. Ebbene, sui banconi della GDO, a prezzi stracciati sono già arrivate in anticipo pesche che italiane non sono. E dunque, per evitare il crollo dei prezzi al produttore gli agricoltori hanno deciso di capire quale merce gira nella Grande distribuzione organizzata che sembra a parole voler preservare i prodotti nostrani e locali ma che nei fatti privilegia produzioni che arrivano anche da lontano per presentarle alla clientela a prezzi al di sotto di quelli di mercato.
Lo svantaggio è duplice: prodotti di qualità dubbia, raccolti mentre devono ancora completare la maturazione, conservati nella migliore delle ipotesi in frigoriferi, che percorrono migliaia di chilometri prima di giungere sulle nostre tavole; prezzi bassi che fanno crollare il mercato nostrano.
Spiega Massimo Pederzoli, Presidente Coldiretti Ravenna:
La prova che bisogna mettere mano ad una profonda revisione delle regole e dei meccanismi della filiera ortofrutticola sta nel fatto che in Regione Emilia Romagna la superficie complessiva dedicata a frutteti negli ultimi 15 anni è diminuita del 17% (passando dagli 89mila Ha del 1995 ai 74mila del 2009) con punte del 21,3% per le pesche e nettarine, del 30% per le mele, del 15,1% per le pere.
Via | Ravenna 24ore
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Dura presa di posizione del ministro della Salute Ferruccio Fazio sulle piantagioni Ogm. Il ministro, infatti, pur non escludendo in assoluto la possibilità di discutere l’argomento mette in evidenza come, fino a questo momento, gli Ogm siano solo serviti ad abbattere i costi, e aumentare i profitti, delle grandi coltivazioni:
Ritengo che l’Ogm ad oggi abbia avuto uno sviluppo fondamentalmente orientato a creare risparmi su grandi produzioni e non è stato invece sufficientemente orientato al consumatore
Diverso, continua Fazio, è il discorso se gli Ogm fossero pensati per un miglioramento anche qualitativo dei prodotti agricoli:
Continua a leggere: Il Ministero della Salute contro gli Ogm: orientati solo al profitto

L’antimafia napoletana, all’alba di oggi, ha fatto scattare la maxioperazione contro i clan camorristici e mafiosi che si spartivano il grosso business del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli italiani. Numerosi i mercati all’ingrosso interessati dal sodalizio tra la criminalità organizzata siciliana e quella campana in tutto il sud Italia ma il centro nevralgico, a quanto pare, era il mercato di Fondi, in provincia di Latina.
L’affare smantellato dalle squadre mobile di mezza Italia verteva principalmente sul trasporto ma, a detta di Legambiente, il problema è molto più vasto e anche la produzione e la trasformazione dell’ortofrutta potrebbero rientrare negli interessi dei clan:
Sono 27 i clan censiti da Legambiente nel settore delle agromafie, che operano nell’acquisizione fondiaria, nella gestione delle coltivazioni, nella sofisticazione dei prodotti alimentari fino al sistema dei trasporti e della distribuzione con l’imposizione dei prezzi ai commercianti

Riccardo Chiabrando presidente di Coldiretti Torino denuncia:
I coltivatori chiedono a Provincia e Regione di riempire il vuoto normativo che causa un uso improprio del terreno fertile. Anche in provincia si sta diffondendo il fenomeno dell’affitto di terreni agricoli per realizzarvi grandi impianti fotovoltaici che finiscono per danneggiare l’esercizio dell’attività agricola e lo sviluppo sostenibile del territorio.
Insomma, a fronte delle crisi che si vive pesantemente in agricoltura che nel 2009 ha portato una delle annate peggiori per l’intera filiera, si sta preferendo dirottare i campi verso l’installazione di centrali fotovoltaiche.
Chiabrando invita dunque, il neo Governatore Roberto Cota a ripensare le autorizzazioni a impianti fotovoltaici su fondi agricoli. Spiega il Presidente di Coldiretti Torino:
Coldiretti ritiene corretto l’utilizzo di queste tecnologie, se localizzate sui tetti di stalle e di capannoni agricoli, ma è contraria al proliferare indiscriminato di progetti di impianti e parchi fotovoltaici che rischiano di minare irrimediabilmente l’integrità del paesaggio agricolo. Gli impianti fotovoltaici di ridotte dimensioni possono invece rappresentare una opportunità energetica per le imprese agricole. Coldiretti Torino lavora e opera per promuovere anche altre forme di energia pulita -come le piccole centrali a biomasse o le centrali a biogas, sorte nell’ambito di aziende con bovini-; esperienze che stanno sviluppandosi anche in provincia.
Via | Pagina , Diario del web
Foto | Flickr

Ve ne parlavo qualche tempo fa: molti italiani hanno iniziato a adottare pecore, mucche, maiali e orti per avere prodotti genuini, freschi e di stagione.
L’idea non è nuovissima e in passato era abbastanza comune prenotare in masseria miele, uova, maiale o verdure fresche da andare a ritirare o farsi consegnare a casa. Oggi, accanto al rifornimento fatto direttamente in azienda agricola, si aggiunge, grazie all’ausilio tecnico di webcam e internet, la possibilità di seguire più da vicino i processi produttivi senza però entrare nel merito della produzione stessa: ecco che si parla, perciò, di adozione a distanza di un orto, un maiale, una pecora.
Coldiretti conferma il trend al primo Salone dell’Innovazione, all’interno dell’ Assemblea dei giovani della Coldiretti dove è satto stimato che sono circa centomila gli italiani che in una sorta di gigantesco Farmville coltivano o allevano a distanza.
Tra le adozioni più innovative una riguarda un intero campo di grano coltivato con varietà antiche come Verna, Gentil rosso e Frassinetto, promosso dall’azienda Baugiano. Il grano sarà usato per produrre la schiacciata toscana distribuita poi nelle mense scolastiche; l’adozione di un albero da frutta, che costa tra i 56 e i 59 euro annui e garantisce almeno 15kg di frutta.
Via | Coldiretti
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Fino a domenica 14 marzo Pordenone è la città del giardinaggio grazie alla manifestazione Ortogiardino 2010, il salone della floricoltura e della vivaistica dedicato a tutti coloro che hanno il pollice verde.
In mostra, oltre agli stand di semi, piante e fiori, uno spazio riservato alla creatività e all’arte floreale, Flor Art, all’interno del quale creativi verdi si fidano ogni giorno su una tematica diversa.
E’ qui che ha sfilato in passerella il primo abito fatto di ortaggi: foglie di lattuga, cavoli, pomodori e sedano sono stati i materiali con cui gli studenti hanno cucito e decorato The Salad Dress.
Nello stand della Coldiretti, per promuovere l’iniziativa Campagna Amica, i giovani stilisti dell’istituto Zanussi di Pordenone hanno realizzato a mano tutta una serie di abiti con gli ortaggi, che nulla hanno da invidiare alle passerelle della moda.
La giornata senza immigrati è una giornata dura per l’agricoltura italiana, anzi per il Made in Italy che sussiste grazie al lavoro degli extracomunitari, operai nelle campagne italiane. La Cia, Confederazione italiana agricoltori fa sapere;
Non vi sono alternative al lavoro e all’integrazione degli immigrati nella nostra società e per questo viene chiesto da tempo una verifica sulla legge Bossi-Fini. La Cia è convinta, infatti, che sia necessario rendere più agevoli e meno rigidi i canali di ingresso regolare degli stranieri e che questo sia l’unico vero deterrente all’immigrazione clandestina. Si esprime forte preoccupazione per l’assenza di notizie relative al decreto flussi 2010, che prevede l’ingresso di 80 mila stagionali immigrati, indispensabili per i lavori agricoli e per le imminenti operazioni di raccolta.
In Italia nel settore agricolo lavorano circa 90mila immigrati di cui 15mila con contratto a tempo indeterminato. Spiega Coldiretti:
Senza il contributo determinante dei lavoratori immigrati non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare, dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini “Doc” alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna.
All’appello mancano ancora 80 mila lavoratori stagionali il cui ingresso in Italia dovrebbe essere regolamentato dal decreto flussi in attesa di essere approvato dal Governo. La stagione delle fragole sta per partire, ci sono italiani disposti a raccorgliele?
Foto | Consorzio Parsifal
L’ennesimo annuncio di Coldiretti invita a acquistare prodotti a km zero, specialmente frutta e verdura, possibilmente nei suoi mercati di Campagna amica. Va ricordato che nei mercatini non esistono solo i prodotti di Campagna amica che come molti altri sono sono sì a Km zero ma non sono esenti da fitofarmaci e pesticidi. Ricordo che la frutta e la verdura andrebbero acquistate di stagione, meglio evitare tutte le primizie e i prodotti fuori area geografica.
E qui Coldiretti con la sua iniziativa “Cambiamo l’aria” in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) portata nelle piazze ieri da Torino a Firenze ha inteso segnalare una “dieta a zero smog” per evitare che i consumatori acquistassero, ciliegie della Tasmania, asparagi peruviani, fagiolini del Marocco e more del Guatemala. Spiega Coldiretti:
E’ stato calcolato che un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per piu’ di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica e l’anguria brasiliana viaggia per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei.