Una coperta o un giaccone caldo non equivalgono necessariamente ad un piumino d’oca. Contro il freddo, infatti, sarebbe più etico usare le vecchie imbottiture di cotone pressato o il pile, fatto di plastica riciclata, dal momento che dietro alla morbidezza ed al tepore dei piumini d’oca, si nasconde un mondo di torture e sofferenze.
Dopo il salto riporto alcuni dati di un recente documento della Fao tradotti in italiano dal Network AgireOra. Vi avviso che è una descrizione crudele:
Continua a leggere: Quanta crudeltà c'è dietro la preparazione di un piumino d’oca
Le foreste europee “coprono il 44% della superficie europea” sono le parole di Jan Heino, vicedirettore della FAO “e continuano ad espandersi”. Dalla “Settimana Europea delle Foreste” organizzata dalla FAO, a Roma, sono usciti dati che per la maggioranza dei lettori saranno inaspettati: le foreste europee crescono al ritmo di 360 milioni di metri cubi all’anno. E in 15 anni la superficie forestale europea è cresciuta di 13 milioni di ettari - ovvero di un’area grande quasi quanto la Grecia…
Come aggiunge Jan Heino “La collaborazione tra tutti i settori che si occupano di foreste è di cruciale importanza per trarre vantaggio dalle molteplici risorse che esse possono offrire”. Tra le soluzioni prospettate c’è quella di incrementare l’impiego del legno nella costruzione rispetto al cemento, alla plastica ed all’acciaio, perché impiega meno energia e produce meno emissioni rispetto al loro.
Ora anche i noccioli delle olive possono diventare bioetanolo. Tutto grazie al metodo studiato dai ricercatori delle università di Jaén e Granada, e riportato sulla rivista della Society of Chemical Industry’s: il “Journal of Chemical Technology & Biotechnology”.
Questa scoperta permette di ottenere 5,7 chilogrammi di etanolo da 100 chilogrammi di scarti della lavorazione delle olive, e potrebbe rappresentare l’occasione per sfruttare i quattro milioni di tonnellate di scarti legate alla coltivazione delle olive in Spagna - visto anche il basso costo di trasporto e di trasformazione dei noccioli di oliva.
Non è il solo risvolto positivo. Questo biocarburante, come tutti quelli ottenuti da scarti delle lavorazioni agricole, non provocherebbe aumenti nei prezzi dei prodotti alimentari e quindi della fame nel mondo, come ha denunciato anche la FAO in un suo rapporto.
Intendiamoci bene però. Come ammettono gli stessi ricercatori, quattro milioni di tonnellate di scarti possono sembrarvi tanti, ma sono comunque pochi se confrontati ad altre produzioni agricole e forestali. E quindi questo bioetanolo, insieme ad altri biocarburanti ottenuti da scarti agricoli, potrebbe diventare l’occasione per avere grandi quantità di energia “verde” senza danneggiare la produzione alimentare.
Per ora però esiste solo sulla carta.
Via ⎥ Modus vivendi, Le Scienze
Foto ⎥ Flickr

Mi collego ora con il vertice FAO dopo aver seguito parte della diretta su Rai1 che con il TG ha provveduto a seguire i discorsi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che nel suo intervento ha centrato il punto: la biodiversità e la tutela delle tradizioni agricole locali sono la salvezza dell’agricoltura moderna. Ha parlato, Alemanno, ricordando la sua esperienza di Ministro dell’agricoltura nel II Governo Berlusconi e confidando anche nel sostegno economico ai paesi in via di sviluppo e più poveri per l’abbattimento della fame che riguarda ad oggi 850milioni di persone in tutto il mondo. 183 paesi registrati e circa 5000 delegati registrati.
ore 12:32 - Parla il Presidente dell’Argentina Cristina Kirchner che ha ricordato i recenti incidenti avvenuti a proposti dell’aumento delle tasse del 45% delle esportazioni di granaglie e cereali, voluto dal suo governo. Ripete la Kirchner che è necessario ridistribuire le risorse facendo affidamento anche a politiche economiche di governo.
ore 12:35 Parla Marinda Rajapaksa Presidente dello Sri Lanka. Lo Sri Lanka per combattere la mancanza di cereali ha predisposto negli scorsi mesi una politica di rivalutazione agricola per le patate. Infatti, ai contadini non solo ha proposto ma ha anche sovvenzionato la ripresa delle coltivazioni su larga scala come cibo per umani e per animali.
Jacques Diouf, direttore generale della FAO lancia un appello accorato sull’emergenza alimentare mondiale e chiede un intervento urgente per cogliere le opportunità che l’aumento dei prezzi può offrire per il rilancio l’agricoltura ed evitare che situazioni drammatiche di questo tipo si riverifichino in futuro.
“Prezzi alimentari sostenuti - spiega Diouf- richiedono una strategia su due fronti: “occorre produrre più cibo laddove è più urgente contenere l’impatto del rialzo dei prezzi sui consumatori poveri, e allo stesso tempo potenziare la produttività e ampliare la produzione per creare reddito e maggiori opportunità d’impiego per le popolazioni rurali povere”.”Dobbiamo far sì - prosegue - che i piccoli agricoltori abbiano accesso alla terra, alle risorse idriche e a fattori produttivi come sementi e fertilizzanti; questo li metterà in grado di aumentare la produzione in risposta ai prezzi più alti, di incrementare i propri redditi e migliorare le proprie condizioni di vita, alla fine questo andrà a beneficio anche dei consumatori”.
Della questione dei prezzi alimentari discuteranno dal 3 al 5 giugno i leader mondiali che parteciperanno alla Conferenza ad alto livello della Fao su ‘Sicurezza alimentare mondiale: le sfide del cambiamento climatico e la bioenergia’. Tra gli oltre 30 capi di Stato e di Governo che hanno gia’ assicurato la propria partecipazione, vi sono il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Si terrà in Italia, a Erba in provincia di Como dal 24 al 27 giugno, la prima conferenza mondiale sugli OGM. Alla presenza di oltre 90 paesi, scienziati di tutto il pianeta si confronteranno sulle tecniche di modificazione genetica in vari campi.
La pressione di una una parte del mondo scientifico intorno agli OGM cresce in parallelo con le impennate dei prezzi dei prodotti alimentari e la carenza di grano, su governi, aziende alimentari e consumatori. Le resistenze di chi non condivide la scelta OGM riguardano la preoccupazione che tali colture non sono state studiate a sufficienza e che dunque possano presentare rischi per la salute e l’ambiente.
Il presidente della commissione agricoltura al Parlamento europeo , Neil Parish, ha detto che gli europei “devono essere più realistici” sulle colture geneticamente modificate: “Il loro cuore può essere a sinistra, ma le loro tasche sono a destra.”E una nuova valutazione internazionale sul futuro dell’agricoltura, sostenuta dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite ha dato sostegno al ruolo dell’ ingegneria genetica che potrebbe svolgere un ruolo di alleggerimento della fame grazie alla biotecnologia. In Europa, è bene ricordarlo, nel 2004 è caduta la moratoria contro gli OGM e la Commissione ha autorizzato l’importazione di 15 prodotti biotech.
A questo punto io vorrei raccogliere i vostri pareri, le vostre idee, le vostre soluzioni (scriveteli nei commenti) e stamparli, rilegarli, farne un dossier e consegnarlo agli scienziati presenti a Erba, nelle mani del Ministro dell’Agricoltura e a Mr. Neil Parish.
Via | NewYork Times
Foto | Flickr
La ricerca “ Gender and Equity Issues in Liquid Biofuels Production” presentata dalla Fao sottolinea che le colture su larga scala destinate alla produzione di biocombustibili liquidi quali bioetanolo e biodiesel, richiedano un uso intensivo delle risorse a cui i piccoli agricoltori, in particolare le donne, hanno tradizionalmente accesso limitato. Insomma, l’avanzata dei biocarburanti porterebbe al collasso quelle micro-economie che si reggono sul lavoro femminile nei campi.
Infatti nei paesi poveri presi in considerazione sono le donne a gestire le coltivazioni agricole: ad esempio in Brasile l’11 % dei produttori di bioetanolo da canna da zucchero sono agricoltori donne, male organizzate in piccoli possedimenti terrieri che a causa delle impennate dei prezzi delle risorse (fertilizzanti, diserbanti, concimi,ecc) non saranno più in grado di gestire i costi di produzione.
Lo studio auspica che sia presto intrapresa una strategia di sviluppo dei biocombustibili sia a livello sostenibile e dunque economicamente conveniente, sia ambientale e che dunque consenta alle popolazioni più svantaggiate spesso rette da un economia al femminile di non soccombere. La proposta è quella di integrare le coltivazioni di biocarburanti con i sistemi agricoli locali al fine di proteggere le attività agricole tradizionali dei piccoli agricoltori, le competenze e la loro conoscenza specializzata - fattori cruciali per la sicurezza alimentare ed il rafforzamento delle comunità rurali nel lungo periodo.
Il declino del tappo di sughero, sostituito da tappi di plastica, sta facendo crollare il mercato e nel 2006 il WWF stimava che entro il 2016 il 75% delle sugherete scomparirà. Il sughero si ricava dalla coltivazione della quercia da sughero (Quercus suber), la cui coltivazione e’ tipica del bacino del Mediterraneo.
Il sughero si raccoglie decorticando le piante (senza abbatterle) una volta ogni dieci anni e le sugherete costituiscono un habitat privilegiato per alcune specie di selvatici tra cui linci, aquile e cervi. Per la maggior parte del tempo sono foreste tranquille, dal punto di vista degli animali che le frequentano, per questo motivo il WWF cerca di proteggerle. Alla FAO tengono anche conto delle 100.000 persone che vivono grazie a questo prodotto nel bacino del Mediterraneo.
In Sardegna si sta provando a coltivare le querce da sughero in modo ecologicamente responsabile e la Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio Pausania e’ stata la prima al mondo a ottenere la certificazione FSC (Forest Stuardship Council) per la gestione delle foreste.
Foto | montuno
» Programmes and Projects and Publications related to Suberwood and Cork oak activities from FAO
» Future of cork oak forests hangs in the balance from WWF
Le colture del mondo non potranno sparire mai più e anche la Terra subisse le più inenarrabili catastrofi naturali o l’apocalisse nucleare, i sopravvissuti potranno comunque riprendere l’agricoltura e piantare le coltivazioni essenziali nella loro biodiversità. Oltre 100 milioni di semi provenienti da oltre 220 paesi sono arrivati al caveau blindato scavato nel permafrost delle isole Svalbard che ha aperto i battenti dagli inizi di febbraio. L’iniziativa, sponsorizzata da privati e enti statali di Australia, Germania, Inghilterra, Norvegia e USA ed appoggiata dalla Fao è costata 22 milioni e servirà a proteggere i preziosi semi di tutte le piante del mondo.
Un caveau di tunnel con diversi codici d’accesso scavato a 150 metri sotto il permafrost, a prova di esplosioni, terremoti e attacchi terroristici (al contrario di quello iracheno andato distrutto e quello nelle Filippine distrutto dal tifone) salverà le future colture dal riscaldamento globale permettendone nche il proseguimento degli studi genetici. La gestione è affidata alla Global Crop Diversity Trust, un’organizzazione non-profit internazionale per la varietà globale delle colture.
Il laboratorio è stato costruito in Norvegia perchè in caso di blackout elettrico, i preziosi semi possono sopravvivere grazie alla temperatura di -15° del permafrost: nel caveau infatti gli addetti alla catalogazione lavorano a 0° mentre i semi sono conservati in celle frigorifere intorno ai -18°, consumando molta meno energia elettrica di quanta ne sarebbe necessaria se il laboratorio fosse ad altre latitudini.
Via | Regjeringen.no
Se i prezzi dei prodotti agroalimentari sono alle stelle e non accennano a diminuire , la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e la FAO, nel corso di una conferenza a Londra hanno discusso su come riuscire a promuovere una più stretta cooperazione fra settore pubblico e privato al fine di incoraggiare gli investimenti.
Secondo la FAO i prezzi alimentari sono aumentati quasi del 40 per cento nell’anno 2007. Sia la BERS sia la FAO ritengono che ci sia un significativo potenziale di produzione agricola non sfruttato nei paesi dell’Europa orientale e della ex Unione Sovietica, in particolare in Kazakistan, Russia e Ucraina.
In questi paesi negli ultimi anni circa 23 milioni di ettari di terreno agricolo sono stati ritirati dalla produzione, ed almeno 13 milioni di ettari potrebbero ritornare ad essere produttivi senza nessun costo ambientale aggiuntivo.