Sarà solo per addolcire le sue posizioni anti-ambientaliste che nei suoi otto anni di presidenza lo hanno visto nemico di tutte le inziative di sostenibilità per il pianeta, fatto sta che l’addio del presidente degli Stati Uniti George W. Bush sarà all’insegna dell’ambiente e della sua salvaguardia.
Infatti a due settimane esatte dalla conclusione ufficiale del suo mandato il presidente uscente ha deciso di concludere con un vero e proprio gesto ambientalista istituendo sette nuove aree protette in mezzo al Pacifico Orientale complessivamente grandi quanto l’Italia.
Bush ha dato il proprio consenso alla creazione di uno dei più grandi parchi marini che esistano al mondo, tant’è vero che si tratta di una superficie vasta 314.156 chilometri quadrati. L’area in questione è la vasta zona di oceano a nord di Guam e di altre sei aree sparse nel Pacifico orientale intorno a isole disabitate o a piccoli atolli.
Continua a leggere: Bush si congeda con un atto ambientalista
Manca pochissimo alle elezioni presidenziali americane, evento che nonostante tutto un po’ ci interessa, non solo per curiosità ma perchè l’uomo che guiderà gli USA avrà una certa influenza sul resto del mondo, quindi anche su di noi. Bush quindi pronto a fare le valige, ma non ha ancora messo le pantofole e continua a lavorare.
Pronti in cantiere una serie di provvedimenti ambientali last-minute, che vuole approvare in fretta in modo che siano effettivi quando il 20 gennaio arriverà il nuovo coinquilino della Casa Bianca. Non vuole ripetere insomma l’errore di Clinton, che approvò l’adesione degli USA al protocollo di Kyoto un po’ tardi, così che Bush ebbe il tempo di annullare il provvedimento, ahimé.
Ovviamente non aspettiamoci interventi ambientalisti, anzi, agli ambientalisti non piacciono per niente. Si tratta invece di provvedimenti mirati ad allentare i limiti all’industria (qualunque essa sia) posti dall’ambiente.
Continua a leggere: I provvedimenti ambientali di Bush della ultima ora

La proposta di creare la più grande riserva marina del mondo viene dagli Stati Uniti: è uno degli ultimi atti del mandato da presidente per George W. Bush che vuol salvare una delle zone più remote del Pacifico, “recintandone” gran parte.
La strada per farne il più grande santuario del mare passa però attraverso tutti gli interessi relativi ad attività petrolifere, all’estrazione di gas e minerali fino alla pesca tipici della area Nord dell’oceano tra Asia e America e sebbene l’amministrazione americana si sia dimosrata molto vicina a tali interessi, il piano potrebbe comunque andare in porto.
Nella zona centrale del Pacifico, che comprende tra l’altro le isole Howland con l’atollo Johnston, il santuario marino internazionale potrebbe salvaguardare circa 2 milioni di km quadrati; nel frattempo nella parte Ovest dell’oceano, invece, i km2 salvati sarebbero appena 297 mila tra cui si salverebbero isole Marianne Settentrionali, la zona in cui i fondali sono i più profondi del mondo.
Continua a leggere: Gli Usa propongono la creazione della più grande riserva marina del mondo
Si è aperta stamane a Parigi presso la sede dell’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) la riunione dei Ministri dell’Ambiente in cui si discuterà di “Ambiente e competitività globale”. La due giorni è presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio in veste, ancora per poche ore, di Ministro.
I Ministri dell’Ambiente dei 30 paesi OCSE, i loro omologhi dei paesi candidati all’adesione (Cile, Estonia, Israele, Russia e Slovenia) e i ministri provenienti dal Brasile, Cina, India, Indonesia e Sud Africa si confronteranno sulle modalità di azione condivise per raggiungere obiettivi ambientali comuni: riduzione dell’inquinamento, conservazione della natura e minore produzione di carbonio.
L’OCSE ha recentemente pubblicato l’ Oecd Enviromental outlook to 2030 nel quale si evidenziano soluzioni politiche per fare fronte al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, alla scarsità d’acqua e alle conseguenze sulla salute causate dall’inquinamento.
Intanto i piani presentati dagli Stati Uniti per bloccare l’incremento di emissioni di gas serra entro il 2025 sono stati giudicati troppo modesti e arrivano troppo tardi, secondo alcuni dei delegati di Parigi; mentre altri hanno apprezzato le proposte avanzate da George W. Bush perché rappresentano un primo passo verso misure di questo tipo. Le previsioni fatte dal Comitato ONU sul clima indicano che le emissioni nei paesi industrializzati devono scendere, entro il 2020, di una percentuale tra il 25 e il 40% rispetto ai livelli del 1990, per evitare siccità, inondazioni e l’innalzamento dei mari.
Pronti per il festone di domani sera? Pronti a celebrare il 2007 che se ne va, a salvare le cose belle e a lasciare le cose brutte nell’anno che si chiude? Bene, beati voi. Io ancora non so bene che farò, e non so nemmeno cosa faranno i nostri EcoVips, e allora vediamo di chiudere l’anno indicando quelli che secondo noi sono stati i più apprezzati.
Medaglia di Bronzo: Alicia Silverstone che si spoglia per uno spot in favore della associazione animalista PETA, e promuove il credo vegetariano e vegano. Sice che si sente meglio, ha perso peso, la pelle e le unghie sono più belle, eccetera. E si aprono molti dibattiti, tra cui, essere “ecologisti” senza essere vegetariani è ammissibile? E inoltre, la notizia è piaciuta in sé o perchè Alicia piaceva vederla nuda??
Medaglia d’argento: Cate Blanchett, la regina dei riduttori di flusso. Vive in un paese arido (l’Australia) e invece di ignorare la cosa si adegua. Tra gli altri suoi eco-comportamenti, ogni rubinetto in casa è dotato di riduttori di flusso e di timer per limitare il consumo di acqua (2 minuti per fare una doccia e niente più). Li regala anche ad amici e parenti. Quanti di noi hanno fatto regali di questo tipo a natale?
Sì avete letto bene, l’EcoVip di oggi è dedicato al presidente degli Stati Uniti George W Bush. Ma avete notato il punto di domanda nel titolo? ebbene è lì per due motivi, sia perché non lo si può ritenere un “vip” in senso stretto (salvo considerarlo un comico e uomo di spettacolo), sia perché associarlo alla parola “eco” colpisce un pochino allo stomaco…
Ma come! Lui, il presidente petroliere contro il protocollo di Kyoto (giusto per dirne una), un “ecovip”? Tecnicamente sì, anche lui si è “macchiato” di un comportamento ambientalista nella sua vita privata. Ha convertito il suo ranch in un vero e proprio eco-ranch.
Lui, o magari i suoi architetti a sua insaputa. Sta di fatto che “Dabliù” si ritrova un ranch ecosostenibile, autosufficiente dal punto di vista energetico, compatibile con il clima del Texas, dotato di sistemi per resistere a siccità e caldo torrido.
Su Leonardo di Caprio bisognerebbe scrivere una enciclopedia verde. Bè forse esagero, ma di materiale lui ne fornisce parecchio, fa quasi concorrenza al suo maestro Al Gore. Pensatela come vi pare sulle sue capacità di attore e di rubacuori (io lo trovo un grande attore e non tra i più belli che ci sono in giro), ma come ambientalista non ci sono dubbi. Oltre ai suoi comportamenti personali, Leo sta cercando di trasformare la sua passione ambientalista in una specie di missione educativa, ovvero far capire agli altri cosa fare per salvare Madre Terra, e lo fa attraverso il suo lavoro.
Primo, Eco-Town, ovvero città ecologica. È il nome di un reality show che sta mettendo in piedi. Lo scopo del reality è proprio quello di convertire una città in una eco-città, secondo criteri di bioarchitettura e risparmio energetico in risposta ai cambiamenti climatici, impiegando architetti, pianificatori territoriali, operai e quant’altro serva a ristrutturare una città secondo criteri ambientalisti. Una serie in 13 parti che si svolgerà nella piccola cittadina di Greensburg (ovviamente!) in Kansas, che è stata devastata da un tornado lo scorso maggio. La rete che manderà in onda questo reality sarà nientemeno Planet Green, un nuovo canale a sfondo ambientalista del gruppo del Discovery Channel.