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Tutti gli articoli con tag Greenpeace

Anche se gli USA non riducono le emissioni non mettono a rischio gli Orsi Polari

pubblicato da Nestor Carnevali


Un giudice federale ha stabilito che pur non riducendo le emissioni di gas serra gli Stati Uniti non violano il loro Endangered Species Act. Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste avevano provato ad utilizzare la legge che protegge le specie in via d’estinzione per imporre al Governo Federale di procedere alla creazione di un piano credibile di riduzione delle emissioni. La logica è semplice: se l’Orso Polare (protetto dall’ESA) è minacciato dallo scioglimento dei ghiacci è obbligo degli Stati Uniti ridurre la causa di questo scioglimento.

Il giudice ha stabilito, con un atteggiamento vagamente pilatesco, che:

La questione al centro di questo contenzioso - se l’ESA sia uno strumento efficace e adeguato per affrontare la minaccia del cambiamento climatico - non è una questione che questa Corte può decidere in base alla propria valutazione indipendente, in particolare in astratto.

Gli ecologisti però non intendono arrendersi e si appigliano alla decisione dello stesso giudice che ha individuato un errore formale: al momento dell’inclusione degli orsi polari nell’ESA non era stata inserita una valutazione della popolazione attuale, elemento che rende di fatto la specie impossibile da “proteggere”. Secondo i promotori della causa il parere richiesto dal giudice non potrà che constatare che per dare un senso alla tutela degli orsi sia necessario prendere provvedimenti che riducano il riscaldamento globale.

Via | Los Angeles Times

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Dopo le proteste la Mattel punta alla sostenibilità del suo packaging

pubblicato da Nestor Carnevali

L'assalto di Greenpeace alla Mattel, con tanto di video virale che ritraeva Ken che "lasciava" Barbie ha funzionato, l'azienda si impegna ad utilizzare cartone riciclato
C’è voluto un po’, ma come accade spesso in questi casi la grande corporation cede alla pressioni di una campagna ben studiata e ben realizzata. La Mattel ha annunciato che lavorerà concretamente per aumentare la propria sostenibilità eliminando l’uso di fibre di legno che provengono da “fonti poco chiare” con l’intenzione di tagliare nettamente l’uso di tutte le fibre di legno vergine dal suo packaging.

Già entro la fine dell’anno il 70% della carta utilizzata per impacchettare Barbie e Ken sarà proveniente da materiale riciclato o da fibre “sostenibili”. Entro il 2015 questa percentuale dovrebbe salire fino all’85% del totale. L’azienda che produce giocattoli è rimasta colpita (o spaventata se preferite) dalla compagna virale di Greenpeace. Era molto riuscita la serie di filmati su YouTube che raccontavano di come Ken, lo storico fidanzato, inorridito nello scoprire che Barbie distruggeva le foreste pluviali decideva di rompere con lei.

Mercoledì la Mattel ha annunciato che i propri fornitori non potranno più utilizzare fibre di legno provenienti da aziende collegate alla deforestazione dalle associazioni ambientaliste e l’obiettivo è quello di aumentare le materie prime certificate dal Forest Stewardship Council (FSC). La corporation promette un dettagliato report sulle sue attività entro la metà del prossimo anno.

Le foto dell’assalto di Greenpeace alla Mattel
Le foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla Mattel

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Areva Vs.Greenpeace: la Francia a 6 mesi dalle presidenziali si interroga sul nucleare

pubblicato da Marina

areva contro greenpeace per l'sucita della Franciadal nucleare Durante l’Atelier de la Terre che si chiuso ieri a Evian, il mensile Terra Eco ha intervistato in un faccia a faccia Laurent Corbier direttore dello sviluppo sostenibile di Areva e Pascal Husting, direttore di Greenpeace Francia. Ovviamente al centro della discussione la prospettiva di un uscita della Francia dal nucleare dopo che Germania, Svizzera Spagna e Italia hanno deciso di chiudere o di non aprire centrali nucleari.

Areva è la multinazionale francese dell’atomo impegnata nella costruzione di centrali nucleari con reattori EPR, tra cui a Flamanville e Olkiluoto. A sei mesi dall’incidente nucleare tutt’ora in corso a Fukushima Daiichi spiega Corbier:

Sei mesi sono un tempo breve per analizzare le conseguenze, gli stessi protagonisti della filiera sanno che niente sarà più come prima. Una valutazione tecnica è in atto. Gli stress test sono stati consegnati all’ASN il 15 settembre ma c’è una riflessione più globale sull’evoluzione del settore e sulle sue prospettive.

Ma Husting ricorda a Corbier:

Ho difficoltà a credere a una proiezione del nucleare da qui ai prossimi 20 anni senza valutarne la sua uscita. I vostri affari non vanno bene e non vendete il MOX, non avete più contratti a parte che con EDF, non avete ordini, non c’è più uranio. Fossi in voi inizierei a pensare allo smantellamento delle centrali nucleari invece che attendere passivamente senza prendere una decisione politica che potrebbe arrivare tra sei mesi con le elezioni presidenziali.

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Giù le mani dal Canale di Sicilia, il report di Greenpeace

pubblicato da Nestor Carnevali


Il Canale di Sicilia è ancora una volta nel mirino della compagnia petrolifera australiana Audax, già nota alle cronache per il suo interesse a scandagliare i fondali del mare a sud dell’isola. Greenpeace, naturalmente, non ci sta e ha confezionato uno speciale report dal titolo “Le mani sul tesoro” che mostra con dovizia di particolari i risultati di un’esplorazione della zona nella quale sono richieste le autorizzazioni per la ricerca del greggio.

La straordinaria biodiversità e la fondamentale importanza di quel tratto di mare hanno convinto Greenpeace a ribadire la necessità dell’istituzione di una riserva marina che lo tuteli da qualsiasi tipo di sfruttamento. Le immagini sono eloquenti, le potete vedere voi stessi, grazie al lavoro della Rainbow Warrior che ha effettuato una ricognizione nei banchi di Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria, alcuni fra quelli interessati nell’area oggetto delle richieste d’autorizzazioni che Greenpeace chiede vengano bloccate dal ministro Prestigiacomo.

Qui il report in pdf.

Biodiversità nel Canale di Sicilia
Biodiversità nel Canale di SiciliaBiodiversità nel Canale di SiciliaBiodiversità nel Canale di SiciliaBiodiversità nel Canale di Sicilia

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Tigre contro tigre (di Sumatra): Greenpeace, la deforestazione e la posizione di APP

pubblicato da Marina

tigre di sumatra

Qualche settimana fa scrissi dello spot Tv di APP Asia Pulp and Paper e della garbata risposta che mi arrivò dalla stessa multinazionale della carta e della cellulosa. Precisava APP che sebbene non fosse in possesso della certificazione FSC era però in possesso della certificazione PEFC.

Oggi ritorno sull’argomento dopo aver ricevuto ben due comunicati stampa,dal contenuto ovviamente molto diverso: il primo da Greenpeace e il secondo da YPHS, Fondazione per la protezione delle tigri di Sumatra .

Dunque Greenpeace apre una campagna molto aggressiva con un video che testimonia la morte di un maschio di tigre di Sumatra di un anno e mezzo finito prigioniero in una trappola per cinghiali (il video qui). Dopo le scioccanti immagini della tigre che muore e della foresta rasa al suolo la richiesta di obolo all’organizzazione per la serie: “senza denare nun se cantano messe”.

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Il tribunale "censura" le foto di Greenpeace? In rete esplode la diffusione

pubblicato da Nestor Carnevali


La rete è uno strumento straordinario per la diffusione delle battaglie ambientaliste (come del resto), ma lo diventa ancora di più quando ci si mette di mezzo un giudice. Gli attivisti di Greenpeace sono impegnati contro la Cairn Energy, proprietaria di alcune piattaforme estrattive in Groenlandia, e in 17, vestiti da Orsi Polari hanno messo in scena un blitz all’interno della sede della compagnia.

Le foto e i filmati dell’azione dimostrativa sono finiti sull’account Twitter dell’associazione ambientalista almeno fino a quando un giudice non ne ha imposto la cancellazione dopo il ricorso della Cairn Energy. L’effetto è stato quello di moltiplicare all’inverosimile la diffusione dei materiali “incriminati” con decine di privati cittadini che hanno riportato online le foto sui loro account Twitter e Facebook. Il più classico degli effetti boomerang immaginabili con una pubblicità alle contestazione di Greenpeace sulle fuoriuscite di petrolio senza precedenti. Chissà che la prossima volta la corporation di turno ci pensi due volte prima di chiedere ordinanze restrittive in un tribunale.

[Via | Guardian]

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Greenpeace attacca Volkswagen sulla riduzione della CO2 con un contro spot su Star Wars

pubblicato da Peppe Croce

Da alcune settimane, un po’ in tutta Europa, la casa automobilistica tedesca Volkswagen ha iniziato a far girare su internet e sulle televisioni uno spot per promuovere la Passat. Protagonista: un bambino vestito da Dart Vader (Fener, se preferite), il cattivissimo di Star Wars.

Una pubblicità molto ben fatta e decisamente riuscita che, però, ha dato anche lo spunto a Greenpeace per una contro-campagna tutta incentrata sul “lato oscuro” di VW. La società tedesca, infatti, secondo Greenpeace finanzia le lobby pro-CO2:

Nonostante la sua immagine “green”, Volkswagen spende ogni anno milioni di Euro per finanziare le lobby che impediscono all’Europa di innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, dal 20% al 30%, entro il 2020. Aziende virtuose come Google, Ikea, Sony, Unilever, Philips e Barilla sostengono già l’innalzamento degli obiettivi sul clima. Volkswagen non può permettersi di rimanere indietro

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Tar Sands: la catena di negozi Lush si mobilita

pubblicato da Nestor Carnevali


La catena di negozi di Lush, l’azienda che produce e commercializza cosmetici naturali ed ecologici, lancia una mobilitazione europea contro lo sfruttamento delle Tar Sands. Fare pressione sui media, far prendere coscienza ai consumatori dell’ennesimo scempio ambientale perpetrato da compagnie petrolifere come la BP che vogliono sfruttare anche le sabbie bituminose della regione di Alberta, in Canada, per estrarre il loro “oro nero”.

Della questione Tar Sands vi avevamo già parlato in passato. Greenpeace ha dimostrato che i processi di estrazione del petrolio da queste particolari sabbie comportano un danno ambientale semplicemente inaccettabile. L’emissione di Co2 connessa alla lavorazione delle Tar Sands è quattro volte superiore a quella dell’estrazione petrolifera tradizionale. Per ogni ogni barile di petrolio estratto sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua che risulta pesantemente inquinata e contaminata alla fine del processo. Un vero e proprio scandalo rispetto al quale Lush ha deciso di avviare una campagna.

Sabato 18 giugno, alle 15, le bottegaie di Lush in tutta Europa verranno simbolicamente ricoperte di “petrolio”. Si spera naturalmente che l’iniziativa accenda i riflettori dei media come successo anni fa quando la stessa azienda si batteva per la riduzione del packaging. In contemporanea verrà messo in vendita un gel doccia speciale: “Oro nero“. L’intero ricavato, esclusa l’IVA, andrà all’organizzazione non profit IEN - Indigenous Environmental Network che si batte in maniera pacifica per proteggere l’ambiente dalle scellerate pratiche delle corporation, compresa quella dello sfruttamento delle Tar Sands.

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Barbie distrugge le foreste? Ken la lascia, la campagna di Greenpeace

pubblicato da Nestor Carnevali

Il packaging della più celebre bambola del mondo, la bionda Barbie, è realizzato con carta derivante dal legname proveniente dalle foreste pluviali. Greenpeace ha organizzato una spettacolare campagna d’informazione e boicottaggio sulla nefasta politica di Mattel. L’idea è semplice: mettere al corrente lo storico compagno di Barbie, Ken, delle pratiche a cui si dedica la fidanzata quando sostiene di andare nella foresta pluviale per un “servizio fotografico“. Quando Ken scopre che Barbie contribuisce alla distruzione dell’habitat di specie in via d’estinzione come la Tigre di Sumatra decide di lasciarla per sempre.

Il video che sta diffondendo la campagna virale di Greenpeace ha già fatto il giro del web mentre gli attivisti dell’organizzazione ambientalista hanno dato l’assalto alla sede di Mattel esponendo lo striscione nel quale Ken annuncia a Barbie di non volere più nulla a che fare con lei. Dal sito è possibile inviare una mail di protesta, firmata, alla celebre casa produttrice di giocattoli.

Come capita spesso Greenpeace prende di mira i marchi più in vista (si veda il caso della Apple) con lo scopo di sensibilizzare sulle pratiche distruttive per l’ambiente che queste aziende metto in atto senza scrupoli per aumentare i loro profitti. La reazione dei consumatori, informati e coscienti di queste malefatte, è fondamentale per fare pressione sulle corporation. Qui potete trovare il report preparato da Greenpeace in PDF, qui invece la versione animata.

Le foto dell’assalto di Greenpeace alla Mattel

Le foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla Mattel

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Rai, polemiche al concertone del Primo maggio: vietato agli artisti di esprimersi sui referendum

pubblicato da Marina


La polemica la solleva anche Antonio di Pietro dalla sua pagina su facebook dove testualmente scrive:

Ieri la Rai ha fatto firmare agli artisti del concertone una liberatoria per non farli parlare dei referendum. E’ una grave illegalità non permettere a chi vuole esprimersi di dire la propria sui referendum, chi viola la par condicio è proprio la tv di stato. E’ curioso che si applichi solo la parte proibitiva del regolamento - peraltro non ancora approvato - ignorando il dovere di informazione sui temi referendari.

Anche il Comitato Vota sì per fermare il nucleare scrive di attacco alla libertà stretta dalle pesanti multe previste in caso di infrazione della liberatoria:

quelle decine di migliaia di euro che pendono sulla libertà d’espressione degli artisti sono un’offesa inaccettabile alla libertà d’espressione e al pluralismo. Un’offesa agli italiani

Insomma, da Ascanio Celestini a Gino Paoli, arriva la denuncia che al concertone di ieri a Roma per il Primo maggio, presentato da Neri Marcorè e andato in onda sulla Rai a causa della liberatoria firmata, non è stato possibile per gli artisti, qualora lo avessero desiderato, esprimere una opinione politica o invito sui referendum del prossimo 12 e 13 giugno. Non sappiamo se si voterà per il quesito sul nucleare (ce lo dirà la Cassazione), ma probabilmente voteremo per impedire che ci sia la possibilità di privatizzare i servizi connessi all’acqua e sul legittimo impedimento. Dopo il salto le testimonianze rilasciate a Greenpeace da Eugenio Finardi e Luca Barbarossa che ha indossato la maglietta con l’urlo antinucleare.

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