Un entusiasta comunicato stampa mi ha messo in alert: in sostanza mi informavano che il Premio Nobel per l’economia Jeremy Rifkin aveva assegnato del premi (noi ne abbiamo scritto qui). Ma non mi tornava che Rifkin fosse un premio Nobel. Mi sono letta la lista di tutti i premi Nobel assegnati dal 1901 a oggi, e la lista dei Nobel all’economia: ma niente di Jeremy Rifkin Nobel non c’è traccia.
Allora ho controllato Wikipedia (anche nella versione inglese), ma niente, neanche qui c’è menzione. In compenso Terra scrive del “Nobel Usa”, mentre il Comune di Lecco presentando un evento lo scorso 1° ottobre a cui era presente il Nobel Carlo Rubbia non inserisce nella sintesi della bio di Rifkin proprio il presunto premio Nobel.
Dunque mi sembra di capire che Jeremy Rifkin non sia un premio Nobel neanche in economia. Ma perché i media nostrani più tutto il web sentono la necessità di assegnargli un Nobel?
La piccola vacanza romana di Jeremy Rifkin è stata molto più intensa di quello che si poteva supporre. Il guru eco-economista statunitense non è venuto a Roma solo per farci la lectio magistralis sulla sostenibilità, in occasione dell’uscita del suo libro “La Terza rivoluzione industriale”.
Ha cominciato martedì scorso a distribuire premi dono al Tri Awards, riconoscimenti per l’impegno a sostegno della Terza Rivoluzione Industriale promossa dal Cetri-Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale). Fra gli insigniti, oltre al fedelissimo professore (già preside della facoltà di Architettura di Roma La Sapienza) Livio De Santoli, un emozionato e redivivo Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente.
Quindi ieri mattina è stato ricevuto con tutti gli onori da Alemanno, al Campidoglio, anche per fare un punto sul famoso Master Plan di sviluppo per una capitale autosufficiente e sostenibile.
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Jeremy Rifkin profeta della terza rivoluzione industriale, nonché presidente della Foundation on Economic Trends e di professione consulente, analizza il declassamento del rating Usa di S&P . Lo fa attraverso un intervista a La Stampa e spiega che un collasso simile era atteso da almeno 30 anni. Invischiati in questa crisi anche Europa e Italia. La Germania, invece se la cava, grazie la fatto che la Merkel ha chiesto in passato la sua consulenza.
Un paio di dritte però le fornisce anche a noi italiani. Di fatto non ci resta che adottare una serie di comportamenti virtuosi, che consistono sopratutto nello smettere di spendere più di quanto guadagniamo e poi :
sviluppare un nuovo modello economico capace di generare milioni di posti di lavoro, liberando di nuovo la nostra creatività e capacità produttiva. Il primo passo da compiere è il mutamento delle regole del gioco, liberalizzando l’attività imprenditoriale. Ma quello ancora più importante è cambiare le nostre abitudini energetiche, voltando finalmente le spalle alla dipendenza dal petrolio.
E qui la ciccia del discorso si farebbe più interessante, ma l’intervista purtroppo è finita.A me Rifkin è sembrato un po’ sconclusionato e le sue dichiarazioni mi sono suonate non come monito, quanto uno spot auto promozionale per future consulenze.
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Alcuni giorni fa è stata presentata, a Palermo, l’iniziativa Fred: Forum regionale per l’energia distribuita. Vi partecipano l’industria, il sindacato, i consumatori e il Cetri, Centro europeo per la terza rivoluzione industriale. Quella di Jeremy Rifkin, per capirci. Proprio Rifkin ha voluto essere virtualmente presente alla presentazione del Fred, inviando un videomessaggio nel quale spiega le potenzialità della generazione distribuita dell’energia rinnovabile in Sicilia:
Uno studio molto interessante in Sicilia ci da una idea dell’impatto importante che la Terza Rivoluzione Industriale può avere sull’economia locale. Lo studio mostra che se solo il 6,5 percento dei tetti siciliani, residenziali, uffici, capannoni industriali, fossero equipaggiati con pannelli fotovoltaici si produrrebbe quasi il cinquanta per cento del consumo elettrico in Sicilia oggi. Questi pannelli fotovoltaici permetterebbero in altre parole ai cittadini e consumatori siciliani di “fare da se” per quasi la metà dei loro consumi elettrici. Ma c’è di più. Coprire il solo 6,5 percento dei tetti siciliani oltre a fornire quasi la metà dell’energia, produrrebbe anche un giro d’affari per le piccole e medie imprese siciliane di circa 6 miliardi di euro e un reddito supplementare per le famiglie e le imprese variabile fra i 25 e i 35 miliardi di euro per vent’anni”
Un Rifkin nuovamente economista, quindi. Ma anche un po’ politico nelle sue parole immediatamente successive:
Continua a leggere: Jeremy Rifkin: "La terza rivoluzione industriale può iniziare in Sicilia"
Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, torna a far promesse sulle rinnovabili e annuncia che il criticatissimo piano energetico regionale (da lui stesso approvato, emanato, benedetto e a lungo vantato) verrà rivisto.
La promessa di oggi ci porta in Cina. In seguito ad un incontro con i vertici della Banca Cinese per lo Sviluppo (o, almeno, lui così la chiama), Lombardo parla di un forte interesse dei cinesi in un possibile investimento nel solare fotovoltaico di piccola e piccolissima dimensione.
In pratica pannelli solari per le case, le PMI, e per le imprese agricole. L’idea entusiasma Lombardo che, candidamente, afferma:
Se si dovesse individuare questo canale di finanziamento dalla banca cinese noi avremmo fatto tredici
Tredici perché il finanziamento, o una qualche forma di agevolazione, per il fotovoltaico domestico è la nuova parola d’ordine di Raffaele Lombardo che ha già smentito tutte le precedenti: fotovoltaico ed eolico industriale, nucleare, idrogeno.
La promessa del nuovo piano energetico, d’altronde, viene all’indomani della clamorosa figuraccia fatta dal governatore in merito al primo: Jeremy Rifkin, venuto a benedire il primo piano, ha già fatto sapere che si sente “strumentalizzato” (poverino! anche se se lo poteva anche aspettare, bastava leggerlo il piano…) da Lombardo che non ha fatto nulla di quanto promesso.
Che il mitico Raffaele stia preparando anche una colossale “malafiùra” con i cinesi? Chi vivrà vedrà, nel frattempo, se abitate in Sicilia e avete voglia di fotovoltaico, fatevi fare un preventivo e iniziate a mettere da parte i soldi: difficile che la Regione sganci un solo centesimo…
Via | Raffaele Lombardo Blog
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Sarà pure uno dei volti più noti, se non addirittura il più noto, dell’economia verde a livello mondiale con tutti gli impegni che comporta esserlo, ma il Prof. Jeremy Rifkin ci ha messo un po’ troppo per sconfessare il Piano energetico ambientale regionale siciliano (Pears).
La vicenda, se non si conoscono i dettagli, potrebbe sembrare strana e Rifkin potrebbe persino uscirne bene. Ma la realtà dei fatti è molto diversa da come la raccontano.
Tutto inizia il 13 aprile 2009 quando, all’interno di una gremita aula magna dell’Università di Palermo, Rifkin “battezza” il piano energetico siciliano accogliendo l’invito del governatore Raffaele Lombardo. Ma è un bluff.
Il piano in questione, infatti, è quanto di più lontano possa esistere dalle tesi di Rifkin. Forse non è nemmeno possibile definirlo un piano: un migliaio di pagine accumulate in un faldone (pronto da anni ma misteriosamente fermo nelle stanze degli ex assessorati regionali all’Ambiente e all’Industria), farcito di tabelle copia e incolla dal sito di Terna e da quello dell’Ufficio nazionale minerario idrocarburi e geotermia (Unmig).
Le protezioni dell’ambiente e della salute umana dipendono sempre di più dai nostri consumi e dalle nostre scelte alimentari. E’ quanto è emerso nell’ambito del convegno “Alimentazione e Ambiente” della Barilla Center for Food and Nutrition in cui, alla presenza di luminari del settore (da Rifkin ad Andrea Boltho, docente presso l’Università di Oxford, a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network) è stata presentata la “Doppia Piramide Alimentare” che mette in relazione, per ogni singolo alimento di cui è composta la nostra variegata dieta, l’apporto nutrizionale e l’impronta ecologica dello stesso prodotto calcolata nel suo intero arco di vita (dalla coltivazione/estrazione delle materie prime, alla lavorazione, al trasporto, alla distribuzione e allo smaltimento degli scarti) in relazione, prevalentemente, ai parametri di emissioni di gas serra, consumo di acqua dolce e sfruttamento del suolo.
In questo modo, si è potuto osservare che gli alimenti per i quali si consiglia un consumo più frequente (frutta e verdura di stagione, ad esempio) sono proprio quelli che producono l’impatto minore sull’ecosistema facendo facilmente coincidere gli aspetti - apparentementi slegati fra loro - di benessare/salute e tutela dell’ambiente.
Secondo i riusultati emersi durante l’incontro, ad esempio, il consumo d’acqua giornaliero di una dieta ben equilibrata ricca di frutta, verdura e legumi, sarebbe compreso tra 1.500-2.600 litri complessivi, contro gli oltre 4.000/5.400 litri previsti per un’alimentazione troppo sbilanciata a favore della carne, in quanto necessari per ingrassare gli animali dalla nascita fino al momento della macellazione… Eppure, lamentano i presenti, non mancano le resistenze da parte di un’opinione pubblica sempre più restia a modificare abitudini alimentari scorrette e spesso sedimentate nel tempo. L’unica modalità attraverso la quale si potrebbe assitere ad un mutamento sostanziale di questo atteggiamento, reo di aumentare l’incidenza di obesità e malattie cardiovascolari nella popolazione mondiale, potrebbe essere costituita dalla tassazione, realizzata in modo da penalizzare certi consumi a vantaggio di altri, fa sapere Andrea Boltho, noto docente di economia presso l’Università di Oxford….
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Ieri pomeriggio, è stato presentato il Master Plan di sviluppo energetico ed economico per la città di Roma al Campidoglio, alla presenza del sindaco Alemanno. Il progetto, realizzato dall’equipe di Jeremy Rifkin - il noto economista e scrittore green statunitense - è valso sei mesi di lavoro per 25 persone che hanno messo a punto un piano per certi versi avveneristico, ma certamente (utopistica?) speranza per molti. Dieci miliardi di euro fino al 2030 dovrebbero essere investiti, per un totale annuo pari a circa cinquecento milioni, con la promessa della riduzione della concentrazione di C02 nell’atmosfera pari ad almeno il 46%.
Innovazione. Sostenibilità. Autosufficienza. Sono questi i parametri di riferimento del Master Plan capitolino che in un arco di tempo di 20 anni promette di fare della Capitale un inno internazionale all’equilibrio tra attività antropiche, sviluppo economico e tutela ambientale. Una città divisa in tre anelli concentrici, strettamente interconnessi: un centro vitale e dinamico, di natura residenziale, con numerosi spazi verdi e trasporti efficienti; una zona mediana, commerciale e industriale, dove ogni edificio possa vantare sistemi di autoproduzione energetica propri (pannelli fotovoltaici e sistemi di cogenerazione a gogo); e un ultimo anello rappresentato dall’agro romano, su cui investire nella produzione agroalimentare locale come più volte già proposto da Slow Food.

Per una volta l’Italia è un passo avanti nel settore della gestione e distribuzione dell’energia elettrica. Il Ministero per lo Sviluppo economico, infatti, ha firmato una convenzione con Enel Distribuzione per l’avvio della sperimentazione delle cosiddette smart grids, cioè le reti intelligenti di trasporto dell’elettricità. Si tratta di un primo passo verso la rete del futuro che sarà profondamente diversa da quella attuala basata su grandi dorsali formate da enormi tralicci da 380Kv che collegano i poli produttivi (in buona sostanza le zone dove ci sono le centrali termoelettriche) e i poli di consumo (cioè le grandi città). Le nuove reti, al contrario, nascono per interconnettere tante piccole centrali di produzione, generalmente da fonti rinnovabili e intermittenti, che spesso si trovano all’interno delle zone dove l’energia si consuma come nel caso dei tetti fotovoltaici.
Proprio per questo motivo a creare e gestire le reti intelligenti non sarà Terna, proprietaria della rete nazionale ad alta e altissima tensione, ma Enel Distribuzione, che possiede e gestisce la rete a media e bassa tensione più che sufficiente per instradare la produzione dei piccoli impianti. Piccoli e piccolissimi perchè l’accordo tra il Ministero ed Enel ha alcuni particolari interessanti. Innanzitutto è specifico per l’assolato su dell’Italia: si inizia in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria; poi è concentrato sugli impianti tra i 100Kw e 1 Mw. Quest’ultimo particolare non è da poco, anzi è un messaggio abbastanza chiaro verso i produttori (o aspiranti tali) di energie rinnovabili: il Governo punta sui piccoli impianti e non sui grandi impianti a terra. Un megawat di fotovoltaico, infatti, richiede una superficie compresa tra i tre e i cinque ettari a seconda che i pannelli siano fissi o installati sugli inseguitori solari e, proprio nel sud Italia, ci sono già numerose proteste sugli impianti fotovoltaici di grossa taglia che, a detta di chi non li ama, consumerebbero troppo suolo agricolo vergine.
La nuova rete di produzione e trasmissione dell’energia, quindi, nelle intenzioni del Ministero per lo Sviluppo economico è diffusa e a maglie strette e interconnesse. Per raggiungere questo obbiettivo sono stati messi sul tavolo 77 milioni di euro. Pochi, a dire il vero, ma per ora si tratta solo di far partire una sperimentazione su un sistema che è più teorico che pratico. Il più convinto e tenace sostenitore delle smart grids è, notoriamente, Jeremy Rifkin. Il professore statunitense di economia le ritiene fondamentali per la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che sarà caratterizzata dall’abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi in favore delle rinnovabili, fotovoltaico in testa.
Dopo il salto la lezione tenuta da Jeremy Rifkin all’università di Palermo.
Continua a leggere: Smart grids: inizia la sperimentazione al sud Italia
Il prossimo 28 settembre firmeremo un accordo con gli Usa, proseguimento di quello già siglato con la Francia, per la produzione di energia derivata da carburante nucleare. Le prime centrali, ha dichiarato Scajola, Ministro per lo sviluppo economico, saranno costruite dal 2013 e la consegna avverrà nel 2018. Questo il programma: entro dicembre conosceremo dove saranno fisicamente costruite. In Sicilia, di sicuro. Il Ministro all’Ambiente, Prestigiacomo, siracusana, la vorrebbe a Augusta, mentre Scajola pensa che sia meglio a Termini Imerese al posto della Fiat e magari accanto alla centrale a turbo-gas?.
E’ insorto il sindacato e in una nota Gianni Rinaldini segretario generale Fiom-Cgil ha chiesto che:
La Presidenza del consiglio convochi le parti sociali per aprire un confronto con la Fiat su un piano industriale che garantisca tutti i suoi stabilimenti esistenti nel nostro Paese.
Insomma, fate pure la centrale ma non toccate i lavoratori Fiat.
Raffaele Lombardo, governatore della Regione Sicilia e con un Piano Energetico regionale benedetto da Jeremy Rifkin, fondato sull’economia dell’idrogeno, ma con una singolare apertura al nucleare, fa sapere:
Con tutto il rispetto per i tecnici del Ministero delle Attività produttive, abbiamo più volte ribadito le condizioni per la collocazione di centrali nucleari in Sicilia: assoluta sicurezza, notevole convenienza e pronuncia positiva delle popolazioni interessate. Senza che queste tre condizioni si realizzino, a scanso di equivoci, saremo di avviso contrario.
Via | Repubblica-Palermo
Foto | Notimaz