
Quest’anno l’ Earth Hour (ora della Terra) sarà il 26 marzo alle 20.30. Un’ora di buio che coinvolgerà cittadini,istituzioni e imprese.
Nel 2010 hanno aderito all’iniziativa più di un miliardo di persone in 124 paesi del mondo, in Italia 140 Comuni, 200 aziende e decina di Associazioni, Enti Locali e scuole.
Nel 2011 le aziende possono fare un gesto simbolico regalando ai propri dipendenti, partner e clienti la candela Earth Hour 2011 e sostenere in questo modo i progetti WWF per il clima.
Via | WWF
Il video shock diffuso da Greenpeace due mesi fa per porre all’attenzione del mondo il pericolo di estinzione per gli oranghi a causa delle coltivazioni di olio di palma per scopi alimentari ha sortito il primo effetto.
Nestlé, infatti, dopo essere stata inondata di mail, lettere e fax e dopo aver visto che il video shock si è diffuso in maniera virale su blog, giornali on line, Facebook e Twitter, ha deciso di non acquistare più olio di palma prodotto da aziende che praticano la deforestazione selvaggia nel sud est asiatico.
Tale pratica è utilizzata per far spazio alle piantagioni di palma che producono l’olio necessario a Nestlé e alle altre multinazionali alimentari per produrre il cioccolato che utilizzano per i propri snack.
Questo successo, ammette Greenpeace, è il risultato della combinazione delle azioni degli attivisti come quella avvenuta in occasione del meeting annuale di Nestlé (gli attivisti, travestiti da scimmioni, si fecero trovare all’uscita del palazzo dove si teneva l’incontro e avvicinarono gli azionisti per sensibilizzarli su ciò che stava succedendo in Indonesia) e delle azioni informatiche messe in atto da centinaia di migliaia di simpatizzanti.
Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace

Ugo Bardi, presidente di Aspo Italia, torna alla carica contro i negazionisti del clima. E rilancia: il 2010 potrebbe passare alla storia come l’anno più caldo da quando si fanno le rilevazioni.
Secondo Bardi, infatti
i primi quattro mesi del 2010 si prefigurano come parte di quello che potrebbe essere l’anno più caldo della storia, da quando si fanno misure di temperatura. La cosa si sta facendo preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a un minimo storico dell’attività solare - se il riprende a salire, cosa succede?
Il problema, però, è che in Europa questo riscaldamento non si avverte a causa, continua Bardi, di una fluttuazione artica che sta portando mal tempo e temperature sotto la media stagionale:
Come vedete nel diagramma in alto a sinistra, c’è una striscia blu di raffreddamento che parte dalla Cina e arriva fino agli Stati Uniti. Chi vive in questa zona, incluso noi, ha difficoltà a rendersi conto della situazione. Nel resto del mondo, invece, ci sono delle zone, come il Canada, dove abbiamo sei gradi in più rispetto alla media stagionale. Non oso pensare cosa potrebbe succedere se avessimo temperature del genere qui da noi
Continua a leggere: Secondo l'Aspo il 2010 potrebbe essere l'anno più caldo della storia

Si è conclusa ieri a Ginevra la trentesima edizione dell’incontro annuale delle Nazioni Unite, International Association for Impact Asessment, incentrata quest’anno sulla transizione verso la Green Economy e sulle conseguenze per la Società e l’Ambiente.
L’economia mondiale è in crisi sotto molti punti di vista e l’obiettivo della conferenza di Ginevra è stato proprio quello di trovare e discutere alternative possibili dello sviluppo economico futuro, miranti alla crescita economica in un’ottica di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Il programma della conferenza internazionale è stato incentrato sulla definizione dei principi della Green Economy per aiutare i governi a ripensare politiche ed investimenti da un punto di vista ecologico.
Gli esperti di 75 paesi hanno discusso dell’impatto sociale della transizione all’economia verde, mentre 600 delegati di tutto il mondo hanno esaminato le possibilità di investimento nei 5 settori cardine dell’economia: Industria, Agricoltura, Turismo, Città e Trasporti.
Per la conferenza mondiale questo è il momento di agire e di muoversi verso la Green Economy, vista come soluzione possibile alla risoluzione della crisi mondiale, ma affinché le società si possano muovere in questa direzione di sviluppo, ci dovrà essere l’intesa tra operatori privati e governi. Riusciranno realmente i Paesi e muoversi verso uno sviluppo economico sostenibile? Riuscirà la Green Economy a salvarci dalla crisi?
Foto | Flickr

La nazionale di calcio del Camerun è pronta a scendere in campo per la tutela della biodiversità del mondo, guidata dal suo giocatore più famoso, l’interista Samuel Eto’o. L’iniziativa si chiama Play for Life ed è promossa dall’UNEP, programma per la tutela dell’ambiente delle Nazioni Unite, in partnership con Puma.
Play for Life mira a sensibilizzare ed informare per la conservazione della biodiversità appassionati di calcio, tifosi e pubblico durante i prossmi eventi calcistici in Africa: la Coppa d’Africa in Angola, le partite amichevoli ed i Mondiali di calcio, evento ad altissimo impatto. Per l’occasione, le 12 squadre africane sponsorizzate da Puma, indosserano l’Africa Unity Kit, diventando ambasciatrici di un messaggio di tutela ambientale rivolto agli africani e al pubblico internazionale.
Dalla vendita del kit, approvato dalla Fifa, si ricaveranno fondi volti a tutelare le biodiversità del continente africano e a salvaguardare specie a rischio come leoni, elefanti e gorilla.

Il fotografo Carl Warner ed il suo team hanno riprodotto Londra usando soltanto frutta e verdura, per promuovere un’alimentazione sana e corretta, su richiesta del canale Good Food .
Per riprodurre Londra ci sono voluti 26 tipi di ortaggi e frutta diversi, ma l’immagine di alcuni tra gli edifici più noti al mondo è chiara: mangiare frutta e verdura fresche fa bene alla salute della città e dei suoi cittadini. La colonna di Nelson è fatta con un cetriolo, il Parlamento con un mix di asparagi e fagioli. Il Colosseo con cosa lo fareste?
via | dailymail

I Mondiali di calcio del 2010, che si svolgeranno in Sud Africa, saranno ricordati non soltanto per le gesta dei calciatori e l’entusiasmo del pubblico, ma anche per il loro impatto ambientale, tra i più pesanti mai registrati per una manifestazione sportiva. I Mondiali del 2010 emetteranno CO2 10 volte in più rispetto alla Coppa del mondo del 2006 tenutasi in Germania con una stima sulle emissioni dell’evento pari a circa 900.000 tonnellate di CO2 per la sola competizione calcistica. L’arrivo dei turisti e la loro permanenza in Sud Africa sarà responsabile di circa il 67% della produzione totale di CO2, a causa dei viaggi interni in aereo, a cui si sommano i viaggi intercontinentali.
Invece di approfittare per rendere i mondiali un’occasione per sensibilizzare sulle tematiche ambientali o trasformare la competizione sportiva anche in una competizione ecologica, il Sud Africa sceglie di primeggiare per l’impatto ambientale, con l’impronta al carbonio più grande, così come ha detto il Ministro dell’Ambiente Sudafricano Buyelwa Sonjica, a cui si devono questi pronostici. E se pensate che l’impronta dell’italiano medio è grande come 6 campi di calcio, immaginate quanti campi ci vogliono per compensare quelle dei Mondiali di calcio del 2010.
Foto | Flickr

The National Parks: America’s Best Idea è un progetto in sei episodi che racconta le bellezze dei parchi d’America, dal 1851 al 1980. Dall’Acadia allo Yosemite, da Yellowstone al Grand Canyon, i documentari regalano immagini di alcuni tra i luoghi naturali più preziosi al mondo.
Allo stesso tempo, il progetto dà voce a diversi artisti, scrittori, ma anche imprenditori e cittadini comuni che si sono uniti per preservare una piccola parte di quello che è anche il loro territorio. Il viaggio nei parchi e nel tempo è affascinante, oltre ad essere una bella idea per preservare la memoria della natura e consegnarla alle nuove generazioni.

Sono notoriamente gli americani ad aver sempre avuto il disonore di essere la popolazione più inquinante al mondo, ma lo scettro è ora passato agli australiani, che risultano essere gli individui con più emissioni di Co2 pro capite.
Questo secondo uno studio dell’agenzia di consulenza inglese Maplecroft, che ha piazzatto gli australiani al primo posto con 20,58 tonnellate di CO2 all’anno, su una lista di 185 nazioni e rispettive popolazioni. Al secondo posto spiazza l’inatteso piazzamento degli olandesi, e al terzo l’Arabia Saudita.
L’Australia si è formalmente impegnata a ridurre entro il 2020 le proprie emissioni del 25% rispetto al 2000, per riconsegnare questo deplorevole scettro di nuovo all’America.
via | inhabitat
Foto | Flickr
Mentre New York segnala il primo morto per il virus H1N1, Il Cairo è alle prese con polemiche a livello politico e religioso dopo la pubblicazione del video che avete appena visto, da parte del quotidiano indipendente Masri Al Youm. Il video, che illustra le procedure crudeli applicate in Egitto per uccidere i maiali è stato ripreso da Youtube e sta facendo il giro del mondo, mettendo in difficoltà le autorità egiziane.
Nonostante in Egitto non si sia verificato alcun caso di influenza e le autorità sanitarie internazionali abbiano stabilito che sia inutile uccidere i maiali, il governo ha deciso ad aprile di massacrare i maiali. Vengono buttati in betoniere, uccisi con calce viva o altri prodotti chimici e ammassati fino a 400 nei camion, prima di essere sepolti nelle discariche in fin di vita. Apparentemente si tratterebbe solo delle femmine e i cuccioli, mentre per i maschi adulti l’eliminazione verrebbe fatta secondo procedure normali e autorizzate.