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Tutti gli articoli con tag Polo Nord

Guardare in web cam gli orsi polari

pubblicato da Marina

Orsi polari

Gli orsi polari non se la passano bene a causa del sempre maggiore fenomeno dello scioglimento dei ghiacci e più volte lo abbiamo raccontato. Oggi in atto c’è un progetto molto divertente e funzionale il Polar Bear Cam ossia web cam che osservano in loco gli orsi polari, quando naturalmente sono nei paraggi delle telecamere.

L’associazione che ha provveduto a installare le cam è la Polar Bears International che conta così non solo di monitorare da lontano ma nel loro habitat gli orsi polari, ma anche di coinvolgere e appassionare gli internettiani del Pianeta alla tutela dell’orso.

Barbara Nielsen responsabile della comuncazione per PBI dichiarato alla Envi:

Le persone che seguono le immagini registrate dalla web-cam sono colpite dalla bellezza degli orsi e del loro habitat. Molti hanno anche notato, oltretutto, che la maggior parte degli orsi sono sottopeso. Infatti, fino a pochi giorni fa, la neve sulla tundra era molto scarsa e nessuna copertura di ghiaccio era ancora apparsa nell’intera Hudson Bay impedendo di fatto agli orsi di spostarsi in luoghi dove potersi nutrire. Fino a solo trenta anni fa, il congelamento della baia avveniva tipicamente nella prima o seconda settimana di novembre. L’utilizzo della web-cam permette quindi di constatare con i propri occhi l’effetto del riscaldamento globale sull’Artico. Uno dei visitatori del nostro sito ci ha scritto di aver trovato “spezza cuore” le immagini degli orsi particolarmente dimagriti in attesa che si formi la calotta di ghiaccio necessaria alla loro migrazione verso zone più ricche di cibo. Il suo commento continua poi sottolineando come, proprio per le immagini così significative che trasmette, la web-cam sia uno strumento altamente persuasivo in tema di riscaldamento globale.

Via | Envi
Foto | Polarwebcam

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Petrolio: La Danimarca pronta a chiedere l'annessione dell'Artico

pubblicato da Nestor Carnevali


La Danimarca vuole annettersi l’Artico. La decisione non è più semplicemente “ventilata”, ma secondo Reuters saremmo vicini al momento nel quale la richiesta diventerà ufficiale e sarà presentata di fronte alle Nazioni Unite. Le mire espansionistiche su un territorio che al momento non ha una precisa giurisdizione non sono soltanto danesi, anche la Russia ha mostrato la stessa intenzione in maniera piuttosto chiara.

La chiave è quella delle risorse naturali, in testa il petrolio, che l’Artico custodisce gelosamente in attesa che divenga economicamente conveniente (e manca poco) andare ad estrarle anche in un territorio così inospitale e inadatto alla vita umana. La Danimarca vorrebbe estendere di 200 miglia nautiche le sue pertinenze che includono già ora la Groenlandia, abbastanza per coprire un territorio sul quale anche il Canada ritiene di avere dei diritti.

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Clima 2050: esodo verso la Groelandia

pubblicato da Marina

esodo di massa in groelandia nel 2050

Leggo su Il Mattino di oggi (pag. 21) della presentazione di 2050. Il futuro del nuovo Nord scritto da Laurence C. Smith e pubblicato da Einaudi (euro 30). In sostanza dal 2050 in poi l’umanità emigrerà in un grande esodo a Nord verso il Circolo polare artico, Groelandia, Norvegia, Russia, Finlandia e Canada perché le condizioni climatiche e di vita saranno migliori.

Smith è un geografo e non scrive un testo di futurologia ma piuttosto una stretta analisi, su dati attualmente disponibili. Diciamo una previsione ragionata e per niente emotiva o sensazionalistica. In sostanza le quattro forze globali ossia sviluppo demografico, esaurimento e ricerca di risorse naturali, cambiamenti climatici e globalizzazione saranno gli assi su cui si svilupperà o perirà l’umanità ai 4 angoli del Pianeta.

Leggo da Il Mattino a firma di Francesco Romanetti:

E’ dunque tenendo conto di questi modelli che C.Smith azzarda la sua radiografia di un futuro, neanche tanto remoto, dove le regioni e gli stati più vicini al Circolo Polare artico prospereranno. Lassù al Nord ci saranno terre più fertili, riserve idriche in abbondanza, clima più mite, sistemi politici più evoluti. E noi quaggiù subiremo invece siccità, alluvioni, invecchiamento della popolazione, sovraffollamenti urbano…

Curiosamente gli stati indicati da Smith sono quelli che sorgono su un immenso serbatoio di petrolio non ancora sfruttato e causa di parecchi grattacapi internazionali. Il che mi lascia perplessa e mi fa riflettere sul fatto che l’emigrazione-esodo a cui fa riferimento Smith non sarà condizionata dai cambiamenti climatici ma dall’uso del poco petrolio che sarà rimasto.

Foto | Flickr

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Ozono: torna il buco sul Polo Nord, Artico in pericolo per il riscaldamento globale?

pubblicato da Peppe Croce


In realtà non se ne era mai andato, come ha riportato Marina qualche giorno fa facendo riferimento alla Scandinavia. Ora, però, gli scienziati dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, lanciano l’allarme per tutto il Circolo Polare Artico. Secondo l’Esa, infatti, marzo è stato un mese nero per il buco nell’ozono:

Il satellite dell’ESA Envisat ha misurato in marzo dei livelli minimi record di ozono sul settore euro-atlantico dell’emisfero settentrionale

Gli stessi scienziati spiegano le cause di questo fenomeno:

Il record minimo è stato causato da venti insolitamente forti, noti come vortice polare, che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, impedendole di mischiarsi con l’aria alle medie latitudini e generando, così, temperature molto basse

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Putin apre l'artico alle trivelle Bp

pubblicato da Peppe Croce

Putin apre l'artico alle trivelle Bp

Il gigante russo del petrolio e del gas naturale Rosneft e quello britannico Bp hanno siglato un accordo da 16 miliardi di euro che ha per oggetto l’Artico. Sotto i ghiacci del Polo Nord ci sono immense riserve di idrocarburi, ma sono difficili e costose da sfruttare.

Lo stesso Artico, poi, è al centro di una controversia internazionale tra Usa, Canada, Norvegia, Russia e Danimarca per la definizione dei suoi confini. Ecco, allora, che l’alleanza russo-britannica ha anche un sapore tutto politico: Vladimir Putin cerca alleati che appoggino le sue mire sulle risorse artiche.

In questo accordo Bp (che qualche mese fa ha dovuto vendere mezzo giacimento polare in Alaska, per pagare i danni della marea nera) ci mette la tecnologia, mentre Rosneft ci mette i giacimenti. Sarà molto più difficile per gli ambientalisti, ora, contrastare le trivellazioni nell’artico.

Le polemiche già abbondano, visto l’impatto ambientale dell’industria del petrolio su una zona così “pura” e delicata come quella del Polo Nord. Celebre il caso di Biancaneve, un giacimento norvegese sull’isola di Melkoya dove da pochi anni è arrivato il più grande impianto di liquefazione di gas d’Europa. I cittadini dell’isola già l’anno ribattezzato “Cenerentola”: da quando c’è l’impianto il villaggio è pieno di fuligine…

Via | Bloomberg
Foto | Flickr

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Vladimir Putin difende dall'inquinamento gli orsi polari

pubblicato da Marina

Il Primo Ministro Vladimir Putin ha visitato a sorpresa la Terra di Alexandra in Artico per sostenere misure urgenti nel preservare la popolazione di orsi polari.

Ha detto Putin:

L’orso polare è in pericolo, ci sono solo 25.000 esemplari. La causa è l’ambiente, il restringimento della calotta di ghiaccio.

Altro problema è l’inquinamento. Infatti la Terra di Alexandra, una delle isole dell’arcipelago Franz Josef Land non è affatto incontaminata ma sede di una delle più grosse discariche militari sovietiche. Sulle spiagge dell’isola sono stati abbandonati dall’ex Unione sovietica migliaia di barili contenenti sostanze di vario genere. Dopo anni di incuria i barili arrugginiti hanno iniziato a rilasciare i loro veleni.

Ha spiegato Putin:

Secondo le stime giacciono abbandonati circa 40.000-60.000 tonnellate di carburanti e lubrificanti e il livello di inquinamento è quasi sei volte superiore al normale. Ora è necessaria una bonifica.

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La missione di Parker, il quindicenne pronto a raggiungere il Grado Zero al Polo Nord

pubblicato da missunderstanding

the last degree parker

A 15 anni c’è chi pensa a portare a termine la propria missione alla Play e chi la propria missione la deve compiere tra i ghiacci del Polo Nord, come Parker Liautaud, il ragazzino che vuole essere il più giovane ad aver raggiunto l’ultimo angolo del Polo Nord, per spronare gli adulti ad agire per la tutela dell’ambiente.

Presto Parker dovrebbe raggiungere sciando il Grado Zero del Polo, confermandosi come il primo ragazzino ad essersi spinto tanto lontano accompagnato solo da una guida: nel 2007 un dodicenne ed un quattordicenne riuscirono nell’impresa accompagnati dai genitori. Parker arriverà presto a destinazione, a seconda dello spostamento dei ghiacci e della strada in più che dovrà ripercorrere. Durante le due settimane di viaggio Parker e la sua guida, Doug Stoup, si sono dovuti tuffare nelle acque gelide per passare da una zolla all’altra, sfidando il rischio di collisione e dovendo cambiare spesso rotta a causa del movimento delle placche di ghiaccio.

Il giovane Parker ha deciso di intraprendere il viaggio al Polo Nord per informare i suoi coetanei sull’importanza dei cambiamenti climatici e per richiamare l’attenzione degli adulti. Di tanto in tanto Parker carica alcuni video della sua spedizione qui su TheLastDegreeFacebookPage e su Youtube, ed invita i suoi coetanei a fare altrettanto per attirare l’attenzione degli adulti sulle questioni ambientali. Chi volesse seguire la missione di Parker, ora sa come fare, per gridare con lui missione compiuta al Grado Zero.

Foto | Flickr

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Al Gore beccato a mentire sullo scioglimento dei ghiacci polari

pubblicato da Marina

In atmosfera da Climategate, Al Gore è stato beccato a dire una bugia a proposito dello scioglimento dei ghiacci. Il creatore della campagna mediatica sui cambiamenti climatici cita lo studio del climatologo Wieslav Maslowski, The freshwater budget of the Nordic seas, e informa la platea di Copenhagen che se non vi saranno risoluzioni immediate nella lotta alle emissioni di CO2, vi è il 75% delle probabilità che i ghiacci polari si fondano e che il Polo Nord resterà senza ghiacci entro i prossimi cinque anni.

Ebbene, il Dott. Maslowski ha smentito al The Times questa affermazione e specificato che nel suo studio non è indicata alcuna tempista in merito al probabile scioglimento dei ghiacci polari.

Dopo il salto il video della parodia di un buontempone che si finge il Dott. Maslowki.

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Settembre 2009: il secondo più caldo dal 1880

pubblicato da Marina

Settembre 2009, il più caldo degli ultimi due secoli

Un settembre così caldo lo si è avuto solo nel 1880, 2005 e 2009. Lo ha dichiarato il NOAA che ha specificato che la temperatura media globale registata sulla superfice terrestre e sugli oceani è stata al di sopra della media secolare di 0,62 gradi. Le temperature sono andate su di 5 gradi C, rispetto alla media nel nord degli Stati Uniti, Canada e Alaska, mentre in Europa Oientale, Russia settentrionale e Siberia i gradi superiori alla media sono stati quattro.

Riferisce il NOAA:

La temperatura superficiale della Terra e degli oceani è stata di 1,12 gradi F sopra la media; il calore maggiore si è sviluppato in Canada e nelle aree contigue degli StatiUniti e condizioni anomale di calore si sono avute in tutta Europa, Asia e Australia.

Al Polo Nord, dove il caldo si è sentito maggiormente, i ghiacci si sono ridotti di quasi 7 milioni di km quadrati toccando il terzo valore minimo dal 1979. I ghiacci antartici invece si sono estesi del 2,2% e è la terza estensione massima dopo settembre 2007 e 2007. Il NOAA riferisce anche dell’evento tragico del passaggio del tifone Ketsana che ha inondato l’80% di Manila e provocato danni ingenti nelle Filippine. Specifico che non sono rilevate connessioni tra gli eventi e che nessuno per ora parla di cambiamenti climatici e riscaldamento globale, ma solo di un caldo anomalo nell’emisfero settentrionale nel mese di settembre.

Via | NOAA
Foto | Credit NOAA

I ghiacciai artici sono tornati al livello del 1979?

pubblicato da Roberto Bosio

Il “Corriere della Sera”, il 5 gennaio 2009, ha pubblicato un articolo dal titolo “Il livello dei ghiacci artici è tornato ai livelli del 1979″, secondo il quale “i dati, per certi versi sorprendenti, del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell’Università dell’Illinois”, indicherebbero che “il livello dei ghiacci artici è tornato ai livelli del 1979″.

La notizia, nei giorni successivi è stata ripresa da altri media, come la Stampa ed il TG2. Nessuno di loro si è probabilmente chiesto quale fosse la fonte di tale notizia. A colmare questa lacuna ci ha pensato Greenreport, che ha scoperto che dietro alla notizia non c’erano nuove pubblicazioni di centri di ricerca, ma solo alcune dichiarazioni di Bill Chapman, ricercatore dell’istituto citato, al blog di Michael Asher, un giornalista USA appartenente al partito di chi non crede al riscaldamento globale, che aveva in seguito scritto un articolo apparso il primo gennaio su “Daily tech”, in cui si lanciava nel paragone tra l’estensione ghiacciata ai poli del 1979 e quelli del 2008.

A seguito di questo articolo, l’Arctic Climate Research dell’Università dell’Illinois ha spiegato in un commento che si può leggere qui, che l’indicatore utilizzato - l’area globale marina coperta da ghiacciai - non è il più rilevante per misurare differenze tra il 1979 ed il 2008. Questo perché quasi tutti i modelli climatici prevedono una diminuzione dell’area marina coperta dal ghiaccio nell’emisfero settentrionale, mentre per l’emisfero sud le previsioni sono più incerte. Alcuni studi recenti arrivano ad affermare che l’area marina ghiacciata nell’antartide possa inizialmente aumentare come risposta al riscaldamento atmosferico: l’aumento dell’evaporazione provocherebbe un aumento delle precipitazioni nevose sul polo sud.

Qualunque sia la verità, tra il 1979 ed il 2008 si è registrata una diminuzione dell’area coperta dai ghiacci al polo nord di un milione di chilometri quadrati, solo parzialmente compensata dall’aumento dell’area coperta dai ghiacci al polo sud - 0,5 milioni di chilometri quadrati.

Foto | Flickr