Mi ha particolarmente incuriosito una recente notizia secondo cui il Governo spagnolo di Zapatero avrebbe approvato un particolare piano energetico nazionale. Fra i contenuti più interessanti senza dubbio vi è la parte relativa all’energia prodotta dal vento. Ebbene, secondo gli intenti governativi, l’obiettivo sarebbe quello secondo cui entro i prossimi dieci anni il mix delle fonti energetiche del Paese dovrà essere rappresentato nella percentuale maggiore dalla fonte eolica.
Numeri alla mano l’energia prodotta con il vento dovrà essere costituita, al 2020, da una percentuale di almeno il 22,3%. Cifre da capogiro, in quanto si dovrà arrivare ad una potenza eolica installata di almeno 74.547 MW , ovvero quasi il doppio rispetto agli attuali 39.721 MW istallati che rappresentano senza dubbio già un ottimo risultato.
Se da un lato qui in Italia si guarda agli obiettivi della Spagna con una certa invidia dato l’impegno e l’energia profusa dalle parti competenti in materia di rinnovabili, dall’altro sono molti gli ostacoli che sicuramente dovranno essere superati per arrivare ad una quota percentuale così ambiziosa.
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L’Ewea ha diffuso i dati aggiornati sul potenziale eolico dei Paesi dell’Unione Europea. Le nuove cifre pubblicate si riferiscono alla capacità di produrre energia da fonte eolica per Kmq, dando quindi, un’esatta immagine dell’uso effettivo di questo tipo di energia. Non si tratta quindi di cifre che si riferiscono alla potenza eolica installata di ogni Stato membro, ma alla effettiva distribuzione di questa tecnologia in rapporto alla estensione di ogni singolo Paese.
Dai dati emerge come la media europea si attesti su un valore di 14 MW di potenza installata ogni 1.000 kmq, ma si tratta tuttavia di valori variabili a seconda del Paese. Fra questi il primo in questa speciale classifica è la Danimarca con una densità di 73,8 MW installati seguita a ruota da Germania (67), Paesi Bassi (53,6) e Spagna (33,2).
L’Italia? Con 12,4 MW installati si trova al nono posto, leggermente sotto la media europea, tuttavia non ultima ruota del carro in quanto davanti a due Paesi come Francia e Regno Unito. L’Ewea ha calcolato che se gli otto Paesi più grandi d’Europa avessero la stessa densità di eolico della Danimarca si potrebbe soddisfare il 19% della domanda totale di energia, evitando la produzione di 362 milioni di tonnellate di CO2.
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La situazione, contrariamente a quanto semplicisticamente riportato nel titolo, è in realtà di difficile risoluzione e fa capire una volta tanto quanto le decisioni in materia di energia e sviluppo siano spesso particolarmente difficili da prendere. La polemica scoppiata questi giorni in Spagna (anche se, ad onor del vero, va avanti da parecchi anni) è una di quelle storie in cui il rispetto per l’ambiente e lo sviluppo economico sembrano proprio non voler andare d’accordo.
Il pomo della discordia è rappresentato dalle miniere di carbone della Regione de Las Asturias e da tutto l’indotto economico che gravita attorno all’attività estrattiva dell’area. Ma andiamo per gradi. Qualche decennio fa il governo spagnolo optò per una soluzione (che ai più parve scellerata) ovvero quella di sovvenzionare l’attività di miniera della regione nonostante i ricavi fossero in passivo.
Per intenderci sarebbe stato più conveniente rivolgersi al mercato estero per l’acquisto del carbone anziché utilizzare quello “di casa”. La decisione, venne spiegato, fu presa soprattutto in nome di una minore dipendenza da altri Stati; in realtà però la vera giustificazione era quella di salvaguardare numerosi posti di lavoro (e privilegiare qualche lobby?).
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Non ci sono binari, né locomotive, ma soltanto un mezzo iniziale e una serie di veicoli a seguito, collegati insieme via wireless. Questa è l’idea del progetto finanziato dall’Unione Europea all’interno del 7º programma quadro. L’UE spera con questo progetto di ridurre il consumo di carburante, i tempi di percorrenza e la congestione di veicoli unendo in plotoni diverse tipologie di mezzi che dovranno raggiungere una meta comune. Ogni “treno” può includere fino a otto veicoli, tra autobus, camion e automobili.
Il convoglio verrebbe guidato da un’autista di professione con ampia familiarità del tratto da percorrere. I mezzi dovranno possedere un sistema wireless capace di rilevare posizione e movimento delle altre “carrozze” e di seguire le istruzioni della “locomotiva”. I guidatori delle “carrozze” durante il tragitto potranno esonerarsi dalla guida e svolgere altre attività, come leggere o guardare la tv e potranno in qualsiasi momento staccarsi dal convoglio per proseguire liberamente. In questo modo si andrebbero a ridurre il numero degli incidenti e il consumo di carburante di un buon 20%.
Il coordinatore del progetto, Tom Robinson, afferma:
Stiamo pensando a cosa fare per ottenere il “plotonamento” su strade pubbliche senza dover fare grandi cambiamenti alle strade stesse.
Il sistema potrà essere a pagamento, per tratto di strada o con abbonamento. Il tutto prende il nome di SARTRE, Safe Road Trains for the Environment e avrà la durata di 3 anni. I primi test su pista inizieranno nel 2011 in Gran Bretagna, Spagna e Svezia mentre quelli su strade pubbliche avverranno in Spagna e il plotone coinvolgerà due camion e tre autovetture. Ma agli automobilisti andrà bene andare alla stessa velocità dei camion?
Via |BBC

Delfini e balenottere non stanno scomparendo dalle nostre coste ma solo spostandosi alla continua ricerca di un habitat migliore dove poter vivere. E’ quanto emerge dall’Operazione Delphis 2009, l’azione di monitoraggio simultaneo realizzata da biologi e navigatori naturalisti lungo le coste italiane e francesi organizzata, tra gli altri, dall’associazione Battibaleno con il patrocinio del Parlamento Europeo e delle maggiori cariche istituzionali italiane.
L’operazione, da 13 anni volta a monitorare lo stato di salute dei Santuario dei cetacei Pelagos, per la prima volta si è estesa ben oltre i 90.000 km quadrati di mare compresi tra Francia, Arcipelago Toscano e Sardegna per lambire le acque dell’isola di Malta, al largo di Marocco, Spagna, Croazia e Tunisia. Un progetto pilota, dunque, destinato a ripetersi l’anno prossimo con lo scopo palese di costituire un’unica, specialissima grande rete di aree marine protette (secondo i progetti più azzardati dell’ACCOBAMS) funzionale a tutelare davvero queste splendide creature.
E’, infatti, estremamente riduttivo pensare di proteggere queste specie solo all’interno di sacche di protezione geograficamente limitate e slegate tra loro: un delfino è in grado di spostarsi alla velocità di 35 nodi, sensibile solo alle opportunità di accoppiamento e di alimentazione.
Le informazioni contenute nel rapporto di Delphis 2009 sono certamente confortanti tuttavia se, e quanto a lungo, il Mediterraneo possa ancora offrire un rifugio e un ambiente realmente accogliente per i cetacei è ancora tutto da verificare …
Fonte | Flickr

Che fine faranno le cabine telefoniche sopravvissute all’arrivo dei cellulari? In Spagna sono state scelte come protagoniste della rivoluzione delle auto elettriche.
Poichè le vecchie cabine telefoniche si trovano in posti strategici e sono già collegate all’elettricità, stanno per essere riconvertite in punti di ricarica per auto elettriche. Per ora, si comincia con 30 fortunate, selezionate dal comune di Madrid che destinerà circa 10 milioni di euro all’avvio del progetto per l’uso delle auto elettriche.
Il progetto prevede l’introduzione di circa 2000 veicoli elettrici nei prossimi due anni a Madrid, ma anche Siviglia e Barcellona sono pronte ad accogliere le auto elettriche e a trasformare le cabine del telefono in punti di ricarica, per un totale di circa 500 cabine salvate dall’abbandono.
Foto | Flickr
Numerosi gruppi di ricerca stanno spostando ultimamente la loro attenzione sui biocarburanti di seconda generazione ovvero su quei vettori energetici ottenuti dagli scarti dei sottoprodotti alimentari. A tal proposito mi sembra interessante riportare ciò che è stato recentemente scoperto nel centro studi e ricerche dell’Università di Cordoba in Spagna dove è stato realizzato un biodiesel (di seconda generazione appunto) ottenuto dalle proteine del pancreas dei suini.
Il processo di lavorazione consiste, attraverso una complessa lavorazione, nel creare una soluzione costituita dagli enzimi pancreatici di suino con l’etanolo e vari oli del settore agricolo. La scoperta rientra in un progetto denominato Seneca Catalyst che ha come obiettivo quello di ridurre l’impatto ambientale dei processi chimici utilizzando le risorse rinnovabili e il riciclaggio dei materiali.
Le novità però non si fermano qui tant’è vero che è stato già messo a punto un impianto pilota in grado di produrre in grandi quantità questo nuovo biodiesel. La tecnologia, che si trova all’interno del campus dell’Università di Cordoba, ha una capacità produttiva di 6.000 tonnellate all’anno di biocarburante. L’inizio della produzione è però ancora in stand-by in quanto si è ancora in attesa di ottenere le autorizzazioni necessarie per l’avvio, che tuttavia dovrebbe avvenire già dal prossimo mese di ottobre.
Continua a leggere: Un nuovo combustibile ecologico ottenuto dalle proteine dei suini

Il pomodoro sardo rischia di scomparire. Abbiamo già parlato della Tuta absoluta, la piccola farfalla che mette a rischio le coltivazioni di solanacee, ma ora sembra che l’”oro rosso” dell’isola sia addirittura a rischio sopravvivenza.
La farfalla, originaria del sudamerica, sarebbe arrivata in Sardegna attraverso la Spagna, probabilmente insieme a frutta e verdure importate. L’allarme è arrivato dalle serre di tutta la Sardegna, in particolare nel sud, da Pula, Capoterra, Assemini, Uta e Decimoputzu, e per questo ora la Regione sarda sta cercando di correre ai ripari.
In Spagna, i tentativi di utilizzare trappole e reti hanno portato risultati scarsi, tanto è vero che i finanziamenti dell’Unione Europea sono serviti soprattutto a risarcire i coltivatori iberici. E in questo caso probabilmente non sarà molto diverso, visto che molti comuni hanno già chiesto lo stato di calamità naturale e altri probabilmente seguiranno nei prossimi giorni.
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Ci arriva dalla Spagna la notizia della nascita di tre cuccioli di Lince iberica, il felino a maggiore rischio di estinzione nel mondo, il primo a rischiare di estinguersi dopo duemila anni. Per la lince si erano mobilitate persino personalità del mondo dello spettacolo, come Antonio Banderas, che ha prodotto un cartone animato dal titolo “la lince perduta”.
E rischiava proprio di perdersi questo felino, iscritto nella Lista Rossa della IUCN, almeno fino a quando nel centro di riproduzione di El Acebuche, nella riserva naturale di Coto Doñanaù, sono venuti alla luce i tre piccoli di Saliega, la prima lince a riprodursi in cattività.
Grazie al programma di ripopolamento ex-situ, realizzato dal Ministero dell’ambiente spagnolo, sono a 27 il numero dei nati dal 2003, anno d’inizio del progetto. Grazie al suo successo, il Ministero ha in programma di destinare oltre 5 milioni di euro per la costruzione di un nuovo centro di riproduzione nella zona occidentale del Paese. Dagli ultimi dati, sono 200 le linci iberiche che vivono in natura in Andalusia, mentre circa 50 si trovano in cattività.
Foto | :::LINCE:::
Per gli amanti delle sigle eccone una tutta nuova da tenere a mente, I.R.E.N.A., che sta per International Renewable Energy Agency, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili, sviluppatasi a partire dall’iniziativa di un consorzio di governi europei, principalmente Germania, Spagna e Danimarca.
Lo scopo di questa organizzazione sarà quello di promuovere a livello globale le energie rinnovabili e divenire un centro di eccellenza per garantire consulenza finanziaria, politica e tecnica a tutti i paesi che desiderano investire in tale direzione.
Hermann Scheer, Direttore Generale del Consiglio Mondiale per l’Energia Rinnovabile ha affermato che “l’I.R.E.N.A. mira a divenire la guida di riferimento nel promuovere una rapida transizione verso l’uso esteso e sostenibile delle energie rinnovabili a livello globale” e ha aggiunto che “…esistono agenzie internazionali per le energie da fonti fossili e per l’energia nucleare, ma non per le energie rinnovabili. I.R.E.N.A. colmerà questa lacuna.”
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