
Olà! Ecco una di quelle notizie che ti fanno capire che il mondo è davvero strano: l’Europa aprirà una procedura di infrazione il prossimo 27 gennaio, contro la caccia al lupo in Svezia. Lo ha annunciato il commissario all’ambiente Janez Potocnik.
Secondo la Svezia è necessario uccidere per quest’anno 20 lupi al fine di tenere sotto controllo la popolazione e far si che non superi i 210 esemplari; secondo Potonik, invece, si tratta di una grave infrazione ai danni di una specie protetta. Lo scorso anno i lupi ammazzati sono stati 60.
Ne riferisce il sito Euractive che riporta la dichiarazione di Joe Hennon portavoce di Potocnik:
Abbiamo inviato una lettera al ministro svedese dell’ambiente, lo scorso dicembre mettendo in chiaro che non avremo altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Svezia se vanno avanti con la caccia.
I lupi sono stati reintrodotti con grande fatica in Svezia dopo che si erano estinti nel 1990. E allora perché li cacciano? A causa della piccola ma potente lobby di cacciatori di alce. Infatti, spesso i loro cani seguono le tracce ma sono ammazzati dai lupi. Un cane da caccia è un notevole investimento e dunque i cacciatori ammazzano i lupi per evitare di perdere il loro capitale.
Foto | Flickr
Ai primi di gennaio Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Lussemburgo e Irlanda hanno posto le basi di uno dei progetti più interessanti nel campo delle rinnovabili. Lo hanno chiamato “Rete del Mare del Nord” e consisterà nel collegare i principali impianti nordeuropei di produzione elettrica da fonti rinnovabili tramite circa 6.000 chilometri di cavi, in gran parte posati sul fondo del Mare del Nord.
L’idea è quella di mettere in rete la produzione dei vari paesi e farla circolare in maniera intelligente per ottimizzarne l’utilizzo. Le rinnovabili, infatti, come tutti ormai ben sanno hanno il grosso limite dell’intermittenza. Tale limite crea a volte problemi alle reti elettriche: sovraccarichi, prima di tutto, ma anche difficoltà di programmare le infrastrutture di trasporto di quantità di energia non facilmente prevedibili. Per superare questi problemi, da qualche tempo, si stanno progettando le smart grids.
La “Rete del Mare del Nord”, però, è qualcosa di diverso dalle smart grids perchè è progettata per veicolare l’energia dei grossi impianti da decine, a volte centinaia, di MW. Il fulcro di tutto il sistema, infatti, saranno le grandi centrali idroelettriche nord europee che faranno da “batteria di accumulo” per l’energia in eccesso durante i picchi di produzione delle centrali alimentate dalle altre fonti. Questo ruolo di accumulatore, in realtà, le centrali elettriche già lo fanno ma per l’energia prodotta dalle centrali termoelettriche ad idrocarburi.
La Svezia fa ancora un passo nella direzione della sostenibilità, lanciando sul mercato la certificazione a marchio Climate friendly per tutti i cibi che rispettano l’ambiente nel processo di produzione, dal produttore fino alla tavola dei consumatori.
Il protocollo nasce da un’iniziativa degli agricoltori svedesi, capitanati da Anna Richert, intenzionati a far coincidere i bisogni dei consumatori con quelli dei produttori, per offrire un mercato qualitativamente più competitivo, cibo più sano e allo stesso tempo ridurre le emissioni. Da una parte i consumatori potranno fare delle scelte consapevoli, dall’altra le aziende si accaparreranno il target di nicchia dei consumatori attenti e sostenibili.
A ciò si aggiungano le linee guida emesse parallelamente all’iniziativa del marchio Climate Friendly dall’agenzia svedese per la protezione ambientale, affinchè i consumatori abbiano un riferimento da cui partire prima di fare la spesa. La guida consiglia di sostituire la carne con i vegetali, di diminuire il consumo del riso perchè il processo produttivo libera metano, di preferire i cibi a km zero e di evitare l’acqua in bottiglia.
Riusciranno, anche questa volta, gli svedesi a mantenere il primato di paese più ecologico d’Europa anche nei consumi alimentari, distanziando di almeno un anno luce il nostro bel paese?
Foto | Flickr

Stoccolma sarà la prima capitale verde d’Europa per il 2010, meritandosi il primo posto in una classifica di città attente all’ambiente tra le quali non figurava nessuna italiana tra le finaliste.
La Venezia del Nord situata sulla costa baltica si è dotata nel 2006 di un sistema di protezione delle acque mirante a fornire acqua pulita attraverso tecnologie depurativeecosostenibili: l’obiettivo è che tutte le acque intorno a Stoccolma raggiungano gli standard richiesti dalla direttiva europea relativa all’acqua entro il 2015.
Le emissioni di gas serra di ogni abitante di Stoccolma sono del 50% inferiori rispetto a quelle degli altri svedesi e le emissioni pro-capite sono state ridotte del 25% a partire dal 1990. Le emissioni del sistema di trasporti pubblici e del traffico sono relativamente basse, soprattutto se si pensa che tutti i mezzi pubblici sono alimentati con energia proveniente da fonti rinnovabili, sebbene gli autobus non siano ancora classificati come veicoli a basso impatto ambientale.
Foto | Flickr
Interessante iniziativa di sviluppo sostenibile quella che si appresta a presentare il governo svedese. Si attende infatti a breve l’annuncio da parte del massimo organo esecutivo locale per dare l’ok alla costruzione di quello che sarà il più grande parco eolico del mondo. L’impianto si realizzerà sul sito di Markbygden, nella contea di Norrbotten, nell’estremo nord del Paese.
L’investimento previsto per mettere a punto l’impianto è di circa 5 miliardi di euro ed il progetto prevede circa 1.101 aerogeneratori di grande taglia da installare su un’area di oltre 450 kmq (10 km di larghezza per quasi 50 km di lunghezza) a ovest della città di Piteea. Per l’approvazione definitiva è atteso il parere del governo di Stoccolma, che dovrà pronunciarsi entro l’anno, anche se, data la scarsissima densità abitativa della zona, non dovrebbero esserci particolari problemi per l’approvazione del progetto.
E’ stato reso noto che la nuova centrale, la cui potenza prevista è di circa 3.500 MW, potrà da sola soddisfare l’obiettivo del piano nazionale svedese che prevede, a partire dal 2015, di coprire con l’eolico l’8% della produzione elettrica nazionale. Per soddisfare questo requisito, la nuova centrale dovrebbe generare non meno di 15 milioni di kWh l’anno.
Via | Svevind.se
Foto | Flickr

Una scoperta casuale polverizza il precedente record di longevità tra le piante: poco dopo la fine dell’ultima glaciazione, circa 8 millenni fa, al confine tra Norvegia e Svezia attecchivano i semi una conifera di pecci che oggi si è salvata per puro caso dalla politica di taglio sostenibile degli alberi di quelle zone.
Leif Kullman, botanico all’università Umea ha inviato una parte della radice più antiche ad un laboratorio di Miami con l’intento di capire come questi organismi viventi potessero sopravvivere alle rigide condizioni meteo della zona. In America hanno fatto diversi esami, fra cui anche quelloal carbonio 14 che serve anche per risalire all’età dei fossili. Il sorprendente dato ne fa quindi l’organismo vivente più antico al mondo.
Polverizzato il record di Matusalemme un pino Bristlecone di appena 5 millenni che vive sulle White mountains nei pressi di Las Vegas e del cipresso iraniano da 4000 anni e del cipresso cileno da 3600 anni. Altri alberi da 2-3000 anni sono sparsi un po’ in tutto il mondo. In Italia, ne abbiamo circa 150 censiti dal Corpo Forestale dello Stato.
Continua a leggere: Ha 8000 anni l'albero più antico del mondo
Se Putin ha consegnato il 2 di picche a Bush durante il negoziato per l’allargamento della NATO nell’Est Europa con la Polonia che fa da ago della bilancia, Monsieur Sarkozy pensa all’allargamento del Mediterraneo, alla sua riorganizzazione e ad un futuro agroalimentare.
Il presidente francese - più noto come marito di Carla Bruni- già dagli inizi del mese scorso , complice la mediazione di Frau Angela Merkel, ha rispolverato il vecchio “Processo Barcellona” ribattezzato per l’occasione UPM- Unione per il Mediterraneo, in pratica una zona di libero scambio attiva dal 2010 . Monsieur Sarkò ha chiamato a raccolta i 27, più nove banche e una compagnia di assicurazioni (il gossip economico bisbiglia i loro nomi ma io non essendone sicura taccio) .
Tra gli entusiasti del progetto, inutile dirlo: spagnoli, italiani, francesi e greci. Soprattutto gli italiani con quella Sicilia così spinta nelle acque mediterranee e soprattutto con quasi tutti i terreni vocati alla produzione biologica. Meno entusiasti, per non dire scontenti, i paesi a Nord. Ma d’altronde dopo aver strappato alla Fisher Boel lo zuccheraggio dei mosti, a discapito dei vini col pedigree francesi e italiani, come dire? Potevano giocarsi davvero poco sul piano della negoziazione.
Se in Svezia si sono costruiti il bunker per i semi, in Italia è stato istituito un registro nazionale delle varietà agricole da conservazione e sono state definite le modalità per il libero scambio delle sementi fra gli agricoltori .
L’approvazione definitiva è avvenuta in Conferenza Stato-Regioni grazie al decreto del Ministero delle politiche agricole che dà attuazione alle norme per la tutela della biodiversità in agricoltura previste dalla legge n.46 del 2007.
“La FAO - dichiara la senatrice Loredana De Petris, della Sinistra-Arcobaleno e capogruppo in Commissione Agricoltura - stima ad oggi la scomparsa dei tre quarti delle specie di piante coltivate nell’ultimo secolo. E’ un processo di omologazione che mette a rischio le stesse basi della sicurezza alimentare in quanto solo con le varietà inconsuete ed oggi rare si potranno fronteggiare i mutamenti indotti nei cicli naturali dal cambiamento climatico e dalle nuove malattie delle piante.”
La gestione collettiva delle acque può essere una attività sociale diffusa e divertente.
In Svezia sono riusciti ad interessare la gente comune ai modelli idrogeologici, all’impatto delle attività antropiche sull’eutrofizzazione delle acque e alla necessità di prendere decisioni politiche basandosi su scenari climatici con vari gradi di incertezza.
Il progetto, durato 3 anni e ancora in corso, e’ stato presentato da Berit Arheim allo IUGG come modello di partecipazione popolare diretta alla gestione di un bene pubblico. Le decisioni non sono state delegate ai politici e imposte dall’alto alla gente, ma sono state studiate, discusse e approvate dalla gente che doveva poi applicarle.
A proposito di carburanti alternativi, quello che ci arriva dalla Sandinavia li batte tutti.
La Svezia è all’avanguardia per le energie rinnovabili ed ecologiche, e non si è smentita neanche quando sono stati confiscati 700.000 litri (ebbene si!) di alcolici al confine. Impassibili gli svedesi li hanno riutilizzati trasformandoli in carburanti per la rete di trasporti pubblici.
L’alcool è stato trasportato a Linkoping, dove è stato convertito in biogas, utilizzato in 1.000 camion e autobus, e persino un treno. Gli alcolici in Svezia sono peraltro costosissimi e qualcuno dice che comunque un “cicchetto” avrebbero potuto farselo… o no?
Via | TreeHugger.com