
Da “Via dal Vento”, sito internet della lobby italiana anti eolico, leggo una lettera inviata da Vittorio Sgarbi al Corriere della Sera. La lettera, come è ormai un’abitudine per il sindaco di Salemi, è una forte invettiva contro le fonti rinnovabili e, in particolare, eolico e fotovoltaico:
Gli impianti fotovoltaici, proprio come gli impianti eolici, sono orrori contro l`agricoltura, contro la civiltà, contro il paesaggio, contro il territorio. Per complicità della Regione e per complicità dell`Europa. La campagna viene stuprata: si estirpano i vigneti per realizzare le piattaforme di cemento armato. I pannelli solari e le pale eoliche creano un`alterazione del paesaggio, anche se vengono montate con un obiettivo positivo: produrre energia pulita. Gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche sono in palese contrasto con l`articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Impianti fotovoltaici e pale eoliche sono dunque illegali. Se ci sono dei soldi dell`Unione Europea, indirizziamoli all`unica energia vera che è l`energia dell`agricoltura. Questi soldi, diamoli all`agricoltura, diffondiamo nel mondo la qualità dei nostri prodotti
E poi, sul fotovoltaico
Al posto della civiltà agricola un immenso specchio di vetro. L`incombenza di questa nuova minaccia all`integrità del paesaggio - pannelli solari al posto di vigneti e uliveti - mi spinge a chiedere nuovamente al presidente della Repubblica di aiutarci a difendere il grande paesaggio italiano
Continua a leggere: Sgarbi, le pale eoliche della mafia e le vigne dell'assistenzialismo...

Non è affatto tenero il giudizio di Greenpeace sulle nuove norme europee in fatto di ogm, che ieri avevano fatto arrabbiare Confagricoltura e gioire Cia, Coldiretti e Legambiente.
Secondo Greenpeace, infatti, si tratterebbe di una trappola, uno specchietto per le allodole:
Questa proposta è il contrario rispetto a quanto chiesto all’unanimità dai ministri dell’Ambiente dell’Unione europea nel 2008, cioè un rafforzamento della procedura di autorizzazione, in particolare della valutazione dei rischi per nuove colture
La questione ogm, infatti, con le nuove norme proposte ieri dalla Commissione europea si gioca su due tavoli: quello europeo, con la lista dei semi autorizzati a livello continentale, e quello nazionale con l’adozione, o meno, di ogni autorizzazione concessa a livello europeo.
Se, dice Greenpeace, gli stati possono bloccare la semina degli ogm autorizzati dall’altra parte tale autorizzazione sarebbe molto più semplice da ottenere. Con il risultato che i paesi che accettano gli ogm potranno “abbondare” a scapito, dice l’associazione ambientalista, della tutela della salute del consumatore.
La nuova procedura autorizzativa a livello europeo, infatti, sarebbe molto meno restrittiva della precedente in fatto di controlli sugli effetti degli ogm sulla salute.
Resta poi, conclude Greenpeace, il problema irrisolto dei rischi di contaminazione ogm tra i vari Stati membri dell’Ue: una coltivazione ogm, infatti, potrebbe facilmente varcare i confini di un paese contrario.
Via | Greenpeace
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L’Unione europea è pronta a cambiare le regole sugli ogm. O meglio: a toglierle, ogni Stato membro farà a modo suo. La Commissione, infatti, ha approvato oggi a Bruxelles la nuova strategia europea sugli organismi geneticamente modificati che consiste in una parziale deregulation.
L’Europa, infatti, trattiene il diritto-dovere di stilare una lista di ogm autorizzati ma a livello nazionale ogni governo potrà scegliere se consentire o meno la coltivazione.
Le reazioni non si sono fatte aspettare, e sono tutte prevedibili: Legambiente e Coldiretti cantano vittoria, Confagricoltura parla di “decisione pilatesca”. Con ordine partiamo da Legambiente:
Nessuno scontro tra Ue e Ferrero sulla Nutella. Parola di Renate Sommer, relatrice del Parlamento europeo per la normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. La vicenda ha avuto inizio a metà giugno, quando l’Europarlamento ha votato le nuove regole per le etichette dei prodotti alimentari imponendo alle aziende di indicare chiaramente la quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri, sale e calorie.
Ferrero, però, si era dichiarata assai poco soddisfatta della nuova normativa in quanto le avrebbe imposto di comunicare in etichetta buona parte della ricetta della Nutella, che come è noto è segretissima tanto quanto quella della Coca Cola. Ora, però, la Sommer precisa:
I deputati non stanno cercando di vietare la vendita di uova alla dozzina e neppure la vendita o la commercializzazione della Nutella. In base alle proposte attuali, il contenuto di sale, grassi e zucchero diventerebbe un’informazione obbligatoria sulle etichette degli alimenti. Un’altra legislazione vigente stabilisce l’uso del ”profilo nutrizionale”, attraverso un sistema di controllo sul diritto di un prodotto di contenere messaggi sanitari e nutrizionali, come ad esempio la dicitura “ricco di calcio” oppure “buono per il tuo cuore”. Non vi sono proposte volte a includere sulle etichette degli alimenti avvertenze sanitarie e neanche per vietare la commercializzazione o la vendita di qualsiasi prodotto
Sui tempi, e sui modi, dell’entrata in vigore delle nuove norme, poi, l’eurodeputata afferma:
Continua a leggere: L'Unione Europea non vieterà la vendita della Nutella
La Conferenza di Agadir, in Marocco, della Commissione baleniera Internazionale (IWC) d’importanza fondamentale per il destino della caccia alle balene, attende la sua conclusione domani. Eppure, già da questa mattina, è possibile ipotizzarne l’esito: presumibilmente, nessun accordo verrà raggiunto e la situazione rimarrà immutata con il mantenimento della moratoria e l’atteggiamento di Norvegia e Giappone immutato, con la sistematica elusione dei patti internazionali. Forse, un atteggiamento differente potremmo aspettarcelo dall’Islanda che dal 2009 sta portando avanti i necessari negoziati per entrare nell’UE. Esiste, però, tra i due, a questo proposito, un contrasto non trascurabile che riguarda proprio la caccia ai grandi cetacei. La Commissione europea, infatti, in più di una occassione ha proposto che
l’Unione europea e i suoi Stati membri adottino un approccio coordinato a livello internazionale al fine di garantire una protezione efficace delle balene, in particolare opponendosi alla caccia commerciale di queste ultime.
Intanto, all’IWC, la contrapposizione netta tra i due fronti - quelli a favore del mantenimento della moratoria (Stati Uniti, Brasile, Australia, Europa con Italia in testa e Nuova Zelanda) e quelli contro (Giappone e Norvegia) - continua a suscitare accese polemiche con il Paese del Sol Levante che ritiene non vi sia alcuna prospettiva di accordo, neanche futuro, nonostante la sua buona volontà manifestata attraverso la duplice offerta di dimezzare le quote di caccia “scientifica” nell’emisfero australe e di accettare la presenza di meccanismi di controllo internazionale a bordo dei suoi pescherecci. I Paesi contrari, invece, chiedono a gran voce solo la fine della caccia nell’Antartico, senza eccezioni o mediazioni di sorta, e accusano la parte avversa di “mancanza di maturità politica”. Intanto, dopo le rivelazioni sbattute in prima pagina dal Sunday Times sui tentativi di corruzione nipponici ai piccoli Stati aderenti all’IWC per indurli a votare contro la moratoria, molti Paesi - tra cui il governo di Palau, le isole del Pacifico note per aver avversato fortemente l’inerzia degli Stati Occidentali allo scorso vertice di Copenaghen - hanno deciso di ritirare l’appoggio alle proposte giapponesi.
Secondo il report dell’Unione Europea sulle emissioni di gas serra messo a punto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (Eea) è dimostrato come vi sia stato un netto calo delle emissioni di CO2 per l’anno 2008. Queste, per quel che riguarda i 27 Paesi membri, avrebbero segnato un 11,3% sotto il livello registrato nel 1990, mentre per l’Europa dei 15 si sarebbe raggiunta una riduzione del 6,9% comparata allo stesso periodo di riferimento.
Il report dice che l’Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi target di riduzione delle emissioni con le sole misure di politica interna. Secondo il direttore della Eea a determinare quest’aspetto sarebbero state le scelte politiche adottate dai Paesi membri. Secondo altri esperti è certo che il report per il 2009 avrà un bilancio ancora più roseo; tuttavia a pesare in questa situazione non sarà tanto la strada maestra imboccata dagli Stati membri verso uno sviluppo più sostenibile (che avrebbe comunque un peso significativo) quanto la recessione economica.
Ancor più in particolare ne verrà fuori che il fattore determinante sarà la combinazione dei prezzi alti di carbone e carbonio accompagnata da un calo di quelli del gas naturale che avrebbe portato i produttori di energia elettrica e termoelettrica a ridurre le proprie emissioni di gas serra nel 2008. Con le emissioni del 2008 così basse l’Europa avrebbe così già raggiunto più della metà del target di riduzione del 20% entro il 2020.

Dall’Inghilterra arriva una notizia interessante per gli agricoltori: secondo uno studio finanziato dall’Unione Europea, infatti, ci sarebbero tecniche colturali in grado di mantenere la resa produttiva dei campi di cereali (e probabilmente anche di mais) utilizzando quantità inferiori di fertilizzanti azotati.
Si tratta di utilizzare particolari batteri, rizobatteri per la precisione, in grado di fissare l’azoto nelle radici. Serve, quindi, meno fertilizzante per ottenere risultati paragonabili. Si parla, in Inghilterra, di circa 50 chili di fertilizzante in meno per ogni ettaro coltivato.
I numeri, tuttavia, vanno ancora convalidati perchè precedenti esperimenti simili hanno avuto risultati poco lusinghieri. Se la cosa dovesse funzionare anche su scala commerciale, certamente sarebbe una buona notizia poter ridurre la quantità di fertilizzanti.
Ma per quanto riguarda l’impatto ambientale complessivo di queste coltivazioni inoculate con rizobatterri, ancora nulla si sa: lo si potrà stimare solo se il progetto scientifico inizierà ad assumere dimensioni maggiori.

Il Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell’Unione europea (Coreper), costituito dagli ambasciatori degli Stati membri e che ha il compito di assistere il Consiglio dell’Unione europea nella fase di pre-negoziato delle questioni più importanti, ha inviato una relazione al Consiglio sullo stato del progetto Iter sulla fusione nucleare controllata. Il cosiddetto nucleare pulito, quello che non emette radiazioni e che, allo stato attuale, è poco più che teoria.
Tale relazione segue di una ventina di giorni la comunicazione inviata dalla Commissione al Parlamento europeo nella quale si chiedeva di contenere i costi del progetto, schizzati dai 2,7 miliardi di euro iniziali a una previsione per i prossimi anni di 7,2 miliardi. Il testo inviato dal Coreper al Consiglio sarà la base per la decisione finale sul progetto: mantenerlo o cassarlo, e a che costi.
In tale relazione si legge il compromesso preparato per salvare il progetto Iter:
Il Consiglio prende atto delle ultime stime del costo totale della fase di costruzione di ITER valutato per l’Europa a 7,2 miliardi di EUR (al valore del 2008). Il Consiglio rammenta che il consiglio di direzione dell’impresa comune per l’energia da fusione (”F4E”), nella riunione del 30 e 31 marzo 2010, ha raccomandato che “F4E e l’Organizzazione ITER profondano il massimo impegno per ridurre i costi totali di costruzione per l’Europa di un importo di 600 milioni di EUR.” Il Consiglio ritiene che la cifra di 6,6 miliardi di EUR debba rappresentare il massimale del contributo europeo

Lo studio di Architettura Oma di Rem Koolhaaas ha da poco presentato un progetto su come l’Europa potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Oxford Economics, l’Università Imperial College ed altri soggetti privati, propone idealmente la visione di un’Europa divisa in base alle fonti di energia rinnovabile.
Il progetto fa parte di Roadmap 2050, commissionato dalla Fondazione per il Clima dell’Unione Europea e si propone come una guida ideale per un’Europa alimentata ad energia rinnovabile: interconnessioni smart grid, network di trasporti internazionali, regioni dai nuovi nomi basati sulla loro fonte di energia naturale.
Il Nord Europa sarà la regione del vento, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo diventaranno Solaria, i paesi del sole, mentre i Balcani saranno la patria della biomassa. Ed il tuttto sarebbe possibile entro il 2050 se solo i Paesi Europei si coordinassero. Creativo, impossibile da realizzare, fattibile, totalmente lontano dalla realtà? Diteci voi cosa ve ne sembra di Eneropa, l’Europa del 2050.
Foto | oma
L’aragosta, a causa della prelibatezza delle proprie carni, ha visto ridurre inesorabilmente il proprio numero nelle acque del Mediterraneo eppure, nonostante l’inserimento nell’appendice III della convenzione di berna, ben poche sono state le attività della penisola volte alla sua tutela. E’ senz’altro innegabile, però, che un mare sempre più depauperato delle proprie risorse ittiche comporti perdite anche economiche estremamente gravi. Per questo motivo, la Regione Sardegna avvalendosi dell’importante collaborazione dei pescatori intende adottare un piano di ripopolamento dell’aragosta rossa, ad oggi unico nel suo genere in Italia, e che trova il pieno appoggio dell’Unione Europea.
Così, con la firma del decreto di individuazione delle aree di tutela biologica e uno stanziamento di fondi pari a 1,250 milioni di euro, in Sardegna le aragoste avranno una chance in più di sopravvivere alle reti… I pescatori, consci dell’importanza del progetto, lavoreranno attivamnet nelle 5 aree marine e nelle 14 sotto-zone individuate affinché non si verifichino intoppi o incidenti di percorso. Grazie anche ad un team di biologi e veterinari, le giovani aragoste destinate al ripopolamento verranno marchiate e classifcate e per un tempo non inferiore ai 30 mesi - periodo necessario al raggiungimento dell’età riproduttiva - potranno crescere indisturbate… Inoltre, per agevolare la raccolta di fondi per il progetto e, contestualemnte, garantire agli stessi pescatori ulteriori entrate attività di multifunzionalità (come ristorazione, itti-turismo, pesca-turismo e visite subacquee) potranno essere avviate .
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