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Il Consiglio provinciale di Reggio Calabria contro la centrale a carbone di Saline Joniche

pubblicato da alessandra

Il Consiglio Provinciale di Reggio Calabria ha approvato all’unanimità una mozione in cui ribadisce il proprio “No” alla centrale a carbone che dovrebbe sorgere presso le Saline di Montebello Jonico che - dopo l’approvazione ad opera del Ministero dell’Ambiente al termine di un iter piuttosto “accidentato” per il rilascio della VIA (Valutazione d’impatto ambientale) - pare non avere (quasi) più ostacoli alla sua realizzazione… Ora la “palla” passa al Consiglio regionale che dovrebbe pronunciarsi, in proposito, a breve.

Il nuovo impianto, dovrebbe essere realizzato dalla SEI - la società di progetto nata per lo sviluppo di attività legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio di Saline Joniche - al posto di uno precedente, mai entrato in funzione e risalente agli anni ‘70, e dovrebbe essere completamente operativo nel giro di 5 o 6 anni portando con sé possibilità occupazionali…. Anche nel settore della pesca e del turismo, sostengono i responsabili del progetto - che non si capisce bene, però, come riescano a coniugare questi settori a quello energetico in via tanto semplisitica…-

Tutto bene, dunque? No, perché la protesta in merito sul territorio è capillare e trasversale nonostante gli innumerevoli tentativi di rassicurazione forniti, fra gli altri, da Fabio Bocchiola, amministratore delegato della SEI. Si temono, infatti, con l’apertura della nuova centrale a carbone non immotivate ricadute sull’agricoltura e sulla salubrità dell’aria a fronte di “espedienti tecnologici” -comeil sistema “Carbon Capture and Storage (CCS)” - ancora in fase sperimentale. Eppure, assicurano i responsabili del progetto SEI in alcune interviste rilasciate all’AdnKronos, le carboniere che dovrebbero immettere Co2 nell’atmosfera sono state immaginate al coperto in un ambiente depressurizzato consentendo al carbone di essere trasportato su appositi nastri in un contesto controllato e altamente affidabile, contemporaneamente a un abbattimento delle ceneri pari al 99,9% - smaltite in apposite discariche lontane dal luogo di produzione -, il restante o,1% rilasciato nell’atmosfera dovrebbe poi seguire i venti procedendo verso il mare salvando le colture…

Ma da più parti si lamenta una valutazione d’impatto ambientale effettuata senza la necessaria cura, basandola, almeno in parte, su dati obsoleti e, soprattutto, senza che sia stata fornita un’adeguata valutazione strategica di più ampio respiro sui riflessi che un impianto di tal genere potrebbe avere…

Via | ntàcalabria, strilli, energia 24
Foto | Flickr

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La Ola ambientalista contro le torri eoliche in Basilicata. Con qualche esagerazione...

pubblicato da Peppe Croce

La Ola ambientalista contro le torri eoliche in Basilicata. Con qualche esagerazione...

L’Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola), attivissima associazione di difesa dell’ambiente in Basilicata, ha diramato qualche giorno fa un comunicato stampa di critica ai nuovi progetti eolici di Gamesa. Due i parchi contestati:

Il primo impianto eolico è situato in località Piani di Mauro e prevede l’installazione di 2 aereogeneratori della potenza di unitaria di ben 4,1 MW con annesse strutture di servizio, strade e impianti elettrici di allacciamento alla rete. Il secondo impianto, ubicato nei comuni di Banzi e Genzano di Lucania è costituito da 25 totrri eoliche con potenza unitaria di 2 MW e relativi impianti elettrici e strade di accesso ubicati in diverse località

Per entrambi gli impianti Gamesa ha appena depositato la documentazione per ottenere la Via e gli ambientalisti dell’Ola preannunciano battaglia:

Sorprende la potenza delle mega torri eoliche da installare tra Picerno e Savoia di Lucania che hanno una potenza ciascuna di ben 4,1 MW. Potenza questa inusuale che prevede altezze delle torri pari a diverse centinaia di metri […] monumenti questi visibili da centinaia di chilometri di distanza

Cercando nel catalogo di Gamesa, però, non ci sono aerogeneratori da 4,1 MW. Ce n’è uno da 4,5 MW, modello G128-4.5 che probabilmente è quello a cui si riferiscono gli attivisti della Ola.

Leggendo le caratteristiche tecniche, però, sorge qualche dubbio sulla correttezza delle informazioni date dagli ambientalisti lucani: altezza dell’impianto da terra al centro del rotore di 120 metri, ai quali si aggiungono i 62 metri delle pale.

Grosse son grosse, ma non “centinaia di metri”. Difficile, quindi, che si vedano da “centinaia di chilometri”…

Via | Ola Ambientalista, Gamesa

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Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

pubblicato da Peppe Croce

Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

La “strana riconversione” della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in Calabria, non convince il Ministero dell’Ambiente: la conferenza di servizi di un paio di giorni fa è stata infatti rinviata. Il motivo è semplicissimo: manca ancora la Valutazione d’impatto ambientale (Via).

Enel, tuttavia, vuole stringere i tempi e durante l’incontro ha esposto ugualmente il progetto, compresa la questione del “policombustibile”: carbone, gas naturale, biomassa e solare termodinamico per alimentare la stessa centrale.

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Eolico off shore nel golfo di Gela: la Regione Sicilia dice no, ma non ha competenza

pubblicato da Peppe Croce

Eolico off shore nel golfo di Gela: la Regione Sicilia dice no, ma non ha competenzaL’assessore regionale siciliano all’Ambiente, Roberto Di Mauro, boccia il progetto del parco eolico off shore nel golfo di Gela, di fronte Butera e Licata.

Un progetto criticatissimo a causa della vicinanza delle torri eoliche alla costa, appena cinque miglia. Si tratta, tra le altre cose, del secondo progetto perché il primo, molto più grande di quello attuale, è stato modificato in sede di Via.

Via che, però, alla fine è arrivata: il Ministero dell’Ambiente, infatti, ha autorizzato il parco a fine giugno scatenando le proteste di un comitato civico prima (Difendi Licata no P.e.o.s. , che ha scritto persino al Presidente Napolitano) e dell’assessore regionale ora.

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Isole Tremiti: il Ministero dell'Ambiente è d'accordo con le trivellazioni

pubblicato da alessandra

E’ passato invano, al momento, il secco “no” - purtroppo non vincolante - già espresso dalla Regione Puglia riguardo alla possibilità di effettuare trivellazioni, da parte della Peroceltic Elsa, nel tratto di mare compreso tra il parco nazionale del Gargano e le Isole Tremiti, che ne costituiscono l’inestimabile riserva marina. E’ passato invano, perché l’ufficio Valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente non ha espresso alcun dubbio in merito e dunque le trivellazioni, in un tratto di mare tanto delicato, potrebbero avere presto inizio. Ma Giandiego Gatta, il commissario straordinario del parco, promette battaglia:

Sono contrario a che il sottosuolo delle Tremiti sia sottoposto a progetti di ricerca di combustibili.. Queste isole sono una perla che non può essere assolutamente scheggiata da simili interventi

L’unico limite concreto alle trivellazioni, ad oggi, è la mancanza della firma del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, necessaria per rendere esecutivo l’atto. Ma se questa dovesse essere apposta le attività di perlustrazione dei fondali potrebbero non incontrerebbero limiti. L’unica richiesta eventualmente avanzata dal Ministero alla Peroceltic è quella di dotare le navi di ricognizione di un sistema di avvistamento dei cetacei onde evitare, nel caso, di mettere in funzione sonar che potrebbero costituire un fattore di disturbo esecrabile per la vita degli animali. Del resto, è ancora forte l’eco della vicenda dei nove capodogli spiaggiati, non più di qualche mese fa, sulla spiaggia di Capoiale, un’area prospicente a quella in cui rischiano di avvenire le indagini…

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Eolico off-shore, passa al Governo l'autorizzazione degli impianti. E aumentano gli incentivi

pubblicato da Marina

Eolico off-shoreNel calderone dell’emendamento 1441-ter anche un colpo maestro del Governo che istituendo gli artt. 17 bis e18-bis di fatto toglie alle Regioni la competenza delle VIA, (Valutazione impatto ambientale) in merito ai parchi eolici off-shore, che sarà gestita invece direttamente al Ministero dell’ambiente.

Nell’emendamento però sono state anche ritoccati gli incentivi il cui coefficiente passerebbe dall’attuale 1,1 all’1,6%. Il coefficiente si riferisce al quantitativo di certificati verdi emessi dal GSE (Gestore Servizi Elettrici) a cui ha diritto chi produce energia da fonte rinnovabile. Il valore unitario di un certificato verde è di 1MWh e sono pari alla produzione di energia elettrica moltiplicata per i coefficienti.

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Inghilterra: legge anti-NIMBY contro le proteste per le grandi opere

pubblicato da Luca

Pericolo democrazia, in Inghilterra si vogliono vietare le proteste. Foto di shalomForse l’argomento di oggi risulterà meno ecologico rispetto ai nostri standard, comunque lo ritengo un tema importante. In Inghilterra sta per essere approvata una legge che vieta le manifestazioni contro le grandi opere che “servono” al paese. Potrebbe essere definita una legge anti-NIMBY, la “sindrome” che noi italiani oramai conosciamo benissimo e che ha visto un ritorno dei cittadini nella vita politica e sociale come da tempo non accadeva.

Torniamo in Inghilterra per spiegare quello che accadrà con questa legge: fino ad ora il cittadino poteva denunciare il governo per far modificare in parte o del tutto il progetto. Questo ovviamente richiede del tempo, il che scoraggia la realizzazione dell’opera e spesso la evita. Bene. Ora tutto questo non sarà più possibile o meglio sarà inutile in quanto il Governo non dovrà più dare spiegazioni a chi, di punto in bianco si trova una linea dell’alta velocità (Network Rail) accanto a casa.

Ovviamente la democrazia in questi casi viene totalmente bypassata, ed altrettanto ovviamente se lo fa la democratica Inghilterra vedremo riproporre questa legge in una serie di altri paesi (si apre il toto-scommesse su chi sarà il primo, ma alcuni sospetti a me sorgono già). Possibile che ci si trovi in una situazione così critica dal punto di vista politico e democratico da dover ricorrere a sistemi “barbari”? E se così fosse, quale sarebbe il motivo di tutto questo persistere contro le scelte dei cittadini? Il Pil?! Ancora lui?

Via | LaStampa
Foto | shalom

Oggi in vigore la riforma del Codice dell’ambiente

pubblicato da silvia

Nuova definizione di rifiuto nel codice ambientale. Foto Oishi KuranosukeEntra oggi in vigore la riforma del Codice dell’ambiente, ovvero del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Tra le principali novità quella sul concetto di rifiuto considerato come una conseguenza non voluta del ciclo produttivo il cui trasporto e smaltimento sono a carico del detentore e sottoposti a controlli. In particolare, si è abbandonata la definizione di rifiuto quale sottoprodotto e materia prima secondaria sin dall’origine così come indicato dalla Corte di Giustizia Ue che aveva determinato come “restrittiva” la nostra definizione di rifiuto. La riforma ristabilisce infine la gerarchia dei principi di gestione: riduzione, riutilizzo, riciclo.

Viene ripristinata la nozione di scarico diretto, inteso come quello operabile esclusivamente tramite condotta, in modo da precludere la possibilità che i rifiuti liquidi possano venire a confluire nelle acque di scarico esenti da smaltimento e da assicurare la garanzia dei dovuti controlli su tali rifiuti, onde evitare nocumento alla salute pubblica.

In materia di Via (Valutazione d’Impatto Ambientale) si stabilisce che la valutazione andrà eseguita sul progetto definitivo e non più preliminare fino a un massimo di 330 giorni. Più spazio inoltre ai cittadini che potranno intervenire negli iter procedimentali. Viene infine eliminato l’istituto del silenzio-rigetto, secondoil quale in assenza di risposte si considera rifiutata la richiesta di valutazione presentata.

Via | Gazzetta ufficiale
Foto | Oishi Kuranosuke

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Qualcosa non quadra al Ministero dell'Ambiente

pubblicato da Matteo Razzanelli

Troppe poltrone al Ministero dell'Ambiente - Foto by triskell's su FlickrE’ possibile aumentare le spese e complicare le procedure burocratiche applicando una legge che mira a tagliare la spesa e razionalizzare le procedure? Ebbene sì: al Ministero dell’Ambiente ci sono riusciti alla grande. Ce lo dice Giovanna Landi su lavoce.info. Ma andiamo con ordine.

Al Ministero dell’Ambiente vi sono - fra le altre - alcune commissioni tecnico-scientifiche il cui compito è effettuare le valutazioni prescritte dalla legge a garanzia del rispetto dell’ambiente. Il ministero si occupa in particolare di tre valutazioni: la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA, per progetti come la costruzione o la modifica di inceneritori, autostrade, impianti, etc…); la Valutazione Ambientale Strategica (VAS, cioè l’analisi dell’impatto ambientale di programmi delle PA, come i piani rifiuti comunali) ed infine le autorizzazioni ambientali integrate (dette IPPC, che servono perché gli impianti autorizzati con le VIA possano entrare in esercizio).

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