
Ogni anno Treehugger e Planet Green stilano la lista dei consigli più utili per coloro che scelgono la bici come mezzo di trasporto, per potersi muoversi sulle due ruote facilmente e sopravvivere al freddo senza problemi. Per il 2010 hanno affidato a Lloyd Alter, che vive e pedala a Toronto, la lista dei 42 suggerimenti andare in bici in inverno.
Se anche per voi la bicicletta è prima un mezzo di trasporto e poi uno sport, allora la prima cosa da fare è sentirsi comodi, per potersi muoversi facilmente come sull’autobus o a piedi, non importa quanti cm di neve ci siano là fuori. Pedalare a Toronto non è come pedalare a Copenaghen, e pedalare a Roma è già pericoloso con la pioggia, figuriamoci in caso di neve, ma Lloyd è pronto a fornire tutti i consigli necessari, dall’abbigliamento alle luci, alle manovre. Ognuno potrà adattarli alla propria quotidianità o suggerirne di nuovi.
Siccome l’inverno è ancora lungo, chi ha scelto la bici come mezzo per i proori spostamenti troverà davvero interessanti i consigli di Lloyd su come pedalare in libertà nonostante freddo e neve, senza dimenticare di consultare anche i consigli di Ecoblog sugli accessori per proteggersi dal freddo quando si va in bici di notte e di lasciarci i propri suggerimenti.
Foto | Flickr

Cosa farne delle vecchie cassette che un tempo erano la vostra vita musicale e ora sono relegate chissà dove, sorpassate da lettori mp3 e file audio? Un’alternativa è quella di usare il nastro per un filato di maglia e crochet, l’altra trasformarle in cravatte, così come ha fatto Alyce Santoro .
Alyce, un’artista concettuale, ha raccolto le vecchie cassette e le ha mantenute in vita nell’era della tecnologia digitale trasformandole in cravatte. La texture delle cravatte è realizzata per il 50% con i nastri delle musicassette e per il 50% in cotone, per un effetto simile a quello della seta grezza o del satin.
Oltre alle cravatte sono stati realizzati in Sonic Fabric, così si chiama il prodotto derivante dal riciclo dei nastri delle cassette, altri accessori e capi d’abbigliamento. Io vorrei una cravatta da una vecchia cassetta di un album di Madonna, per un look satinato degno di tale opera di riciclo, voi?
via | ecouterre

Presentata a Pitti Immagine Uomo, Ecoflage è una t-shirt biodegradabile, realizzata da Mario Vigilante per il brand Il Viaggio.
Ecoflage è realizzata al 100% in jersey di bamboo, antibatterico ed antiallergico, ed è biodegradabile. Il materiale è stato scelto per realizzare una t-shirt completamente non inquinante, tale da scomparire in modo del tutto naturale, qualora dovesse finire in un vaso di fiori.
Siete pronti a partire per le vacanze? In viaggio non dimenticate Ecoflage, la T-shirt amica dell’ambiente che, eventualmente, potete scordare dappertutto.

Per la serie lingerie eco-friendly, ecco i boxer del riscaldamento globale, quelli che appena si scaldano ricordano a chi li indossa, e a chi li guarda, le conseguenze del global warming. Quando la temperatura del corpo aumenta, i mari sommergono i continenti, mostrando l’effetto del riscaldamento globale.
I boxer sono in cotone organico al 100%, in vendita qui su greenknickers a circa 16 euro.
Manca poco più di un mese al Natale, un periodo dell’anno spesso vissuto all’insegna dello spreco e dello scarso rispetto per l’ambiente; se però siete alla ricerca di qualche idea-regalo che sappia anche essere ecologica eccovene 3 a base di Bambù , materiale dai molteplici usi:
Flash Drive
Le memorie flash in Bambù, insieme con le parenti in legno d’acero, cicliegio e noce sono diventate molto popolari nell’ultimo anno. Al prezzo di poco più di €10 per 1GB possono essere un dono che viene percepito con un alto valore intrinseco pur essendo low-cost e con un po’ di creatività potreste registrare un breve video con gli auguri da memorizzare nel drive flash.
Continua a leggere: Regali ecologici per Natale? Provate col bambù
Vestirsi “ecologicamente” in piena sintonia con la natura e l’ambiente, è da sempre la mission di Patagonia. La scelta di utilizzare da anni materiali ‘ecocompatibili’ come il pile ottenuto da bottiglie di plastica riciclate e il cotone biologico coltivato senza l’utilizzo di pesticidi, non è infatti casuale, bensì dettata dall’impegno ambientalistico di Patagonia.
Dalla passione di Patagonia per l’ambiente e dalla costante ricerca, nasce per il prossimo autunno/inverno 2008-09 la Storm Jacket. Una giacca realizzata con materiali riciclati (poliestere riciclato) e riciclabile grazie al Common Threads Recycling Program.
Una giacca ideale per tutti gli usi. Il lato esterno è in poliestere doppio ripstop a 2 strati riciclato al 100%, antivento ed impermeabile grazie alla barriera impermeabile/traspirante H2No e al trattamento Deluge® DWR (idrorepellente a lunga durata). L’interno è costituito da una morbida fodera in taffetà di poliestere riciclato al 52%.



Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR, durante il convegno su clima, energie e sfide ambientali di cui parlavamo qualche giorno fa, ha raccontato di come l’istituto biometereologico abbia calcolato che solo vestendosi in maniera più saggia e abbassando di due gradi il riscaldamento nelle abitazioni durante l’inverno, si sarebbe già al 20% dello sforzo necessario per rispettare gli impegni del protocollo di Kyoto.
Fino a 50 anni fa la gente usava vestiti più pesanti della media attuale per proteggersi dal freddo. Per rendere numericamente il concetto un capo di abbigliamento dei nostri nonni pesava mediamente 550 grammi al metro quadro, mentre uno di quelli che usiamo noi si aggira sui 200. Oggi buona parte dei tessuti che usiamo e’ di importazione, mentre fino a pochi decenni fa si usava lana italiana e altre fibre come la canapa; ovviamente, la filiera tessile nasceva e si chiudeva localmente.
Oggi il 95% della lana che viene tosata in Italia finisce in discarica come rifiuto speciale. Quel 5% rimanente viene usato in edilizia, come isolante, o da qualche artigiano che la infeltrisce per farne borsette e cappellini. Certo, la lana delle pecore del cachemire e’ un po’ più morbida della nostra e confezionare i vestiti dove il lavoro costa meno permette di guadagnarci molto, ma in tutto questo discorso andrebbero inclusi i costi ambientali del trasporto che, per ora, i produttori che fanno viaggiare le loro merci scaricano sulla collettività.
La catena di abbigliamento H&M, forte del successo dell’anno scorso, ha deciso di ampliare la gamma di abiti di cotone biologico da presentare al pubblico nella primavera 2008. 1.500 tonnellate di cotone bio, più di quanto utilizzato in tutto il 2007,
Lo stile della collezione si ispira agli anni ‘60 e ‘70, lo schema cromatico comprende colori naturali come il grigio neutro, il marrone delicato, kaki, con i quali abbinare bianco e nero, rosso papavero, giallo e rosa. I prezzi sono molto abbordabili, con T-shirt a partire da 13 euro e jeans sui 20.
Margareta van den Bosch, di H&M, spiega che “La nostra collezione e’ anche di moda, perché i nostri clienti sono sempre più consapevoli delle tendenze della moda e dell’ambiente. Siamo orgogliosi di poter offrire vestiti fatti di cotone bio in quasi tutti i settori”. Infatti, oltre a jeans e magliette, ci sono anche abiti, shorts e biancheria intima.
Via | H&M
La casa di moda svedese H&M ha annunciato che non userà più lana tosata con la pratica del “mulesing” per i propri capi di abbigliamento in lana.Il “mulesing” è una pratica di tosatura della lana piuttosto crudele e dolorosa per le pecore. Parliamo di lana merino, che viene da pecore che hanno una pelle rugosa e di lana ne producono di più.
Per evitare però che insetti vi depongano larve e causino infezioni, o che la pecora stessa sporchi la lana con i suoi escrementi, con la tosatura si toglie anche un po’ di pelle, soprattutto nella parte perianale, e si taglia la coda. Molto spesso questa pratica viene fatta poi senza sedativi, e a volte gli animali vengono lasciati a sanguinare causando anche la morte. Ai produttori poco importa, l’importante è il prodotto finale, ovvero tanta lana merino da vendere per fare tanti bei maglioncini morbidi.
Solo che qualche casa di abbigliamento non ci sta, non accetta la pratica, rifiuta la lana prodotta in questo modo, e cerca altri fornitori che possano garantire un trattamento più giusto per gli animali. E per fortuna in questo caso si tratta di uno dei miei negozi preferiti!
Vi ricordate del filmato con cui Patagonia invitava a riciclare le mutande? L’impegno della marca di abbigliamento outdoor e’ piaciuto anche alla giuria del premio Volvo Eco Design forum di Monaco ISPO 2008.
Patagonia devolve l’1% dei suoi profitti ad azioni di protezione dell’ambiente, cerca di riciclare i suoi capi di abbigliamento ritirandoli quando i clienti non li usano più e includendo fibre riciclate nella confezione di capi nuovi. Cerca anche di utilizzare materie prime a basso impatto ambientale, come il cotone biologico o la canapa.
Nel comunicato con cui annuncia il premio ricevuto, Patagonia ricorda che nella collezione invernale 2008 il 74% dei prodotti di Patagonia contiene almeno una fibra ecologica (cotone biologico, canapa, poliestere riciclato, lana sottoposta ad un lavaggio delicato senza l’utilizzo di cloro) e il 53% sono riciclabili.