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Tutti gli articoli con tag acqua in bottiglia

Stop the fever: la città virtuale degli abitanti che aiutano il clima

pubblicato da viviana

STF City: La città del risparmio di CO2

Sono diventata da poco cittadina di Stop The Fever City, con tanto di attestato del sindaco Zero Ciodue. La città si trova su internet, è stata fondata da Legambiente, ed è abitata da cittadini, scuole, enti pubblici e aziende che si impegnano ad adottare comportamenti responsabili che in ultima analisi si traducono in risparmio di emissioni di CO2, e quindi che fanno bene al clima (e a noi).

Al momento, il mio risparmio è di 1.145,13 Kg di CO2 così distribuiti tra le 4 categorie di impegni:
* 208,13 Kg Riciclo e riduco
* 313,00 Kg Elettricità in casa
* 624,00 Kg Mi muovo
* 0,00 Kg Pianto nuovi alberi
Ahimè vivo in appartamento e non ho la libertà di piantare alberi in cortile, ma ci proverò alla prossima assemblea di condominio. L’obiettivo è di diventare bravissima come Mario Rossi, il cittadino modello di STF City che risparmia acqua, ricicla i rifiuti, usa molto il treno e lascia a casa la macchina, mangia meno carne e non beve acqua in bottiglia, e ha cambiato tutte le lampadine di casa, giusto per fare qualche esempio del suo perfetto comportamento ecovirtuoso.

Oltre alla giornata tipo di Mario, il sito ovviamente porta una serie di documenti e informazioni sul tema, segnala notizie, campagne e iniziative, ed è anche possibile caricare il proprio video con le proprie tue azioni virtuose, come hanno fatto alcuni testimonial come Piero Chiambretti, Stefano Accorsi, Maurizio Costanzo, e Sergio Muniz.

Via | Legambiente

Acqua: inviane un campione alla mostra "1% Water"

pubblicato da Marina

L'archivio dell'acqua

L’acqua è una risorsa preziosa, non fosse altro perché del 70% che ne ricopre la Terra solo l’1% è potabile. E si chiama proprio così 1%WATER la mostra-riflessione da visitare fino al 28 settembre al Centro per le arti visive Z33 a Hasselt in Belgio.

Le curatrici Ilse Crawford e Jane Withers hanno individuato quattro aree di approfondimento: Water Archive, (Ab)Use, Sacred Waters e Reconnect.

E per allargare la sensibilizzazione le due organizzatrici sono alla ricerca di campioni di acque provenienti da tutto il mondo, per cui se volete, potete inviare il vostro contributo liquido da fiumi, laghi, acque sotterranee, acqua piovana, acqua di sorgente, minerale / acqua in bottiglia, acque religiose (tipo Gange, Lourdes), acque pericolose (virus, tossici, batteri, sostanze chimiche), acqua inquinata (da industria o uso umano), acqua da posti di riferimento delle città (acqua utilizzata nei servizi igienici nella torre Eiffel o acqua da una fontana), acqua che si trova in posti speciali (in un materasso ad acqua, in un congelatore, in un termosifone).

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Acqua del rubinetto: problema sicurezza

pubblicato da Luca

Dall'acquedotto non sempre sgorga acqua potabile. Foto di ericskiffConosciamo ormai tutti quanti i vantaggi offerti dal punto di vista ambientale nel fare utilizzo dell’acqua del rubinetto rispetto all’acqua in bottiglia. Molti sono anche dell’idea che alle analisi fatte a monte non corrisponda poi la stessa acqua che ci arriva a casa. Oggi voglio invece puntare l’attenzione sulle analisi e sulla rapidità dei risultati ottenuti.

Recentemente a Tolentino (MC) delle persone hanno accusato dei malori utilizzando acqua del rubinetto. La causa sarebbe da imputare ad uno sversamento di sostanze di ignota composizione in un pozzo abusivo. Questo mi ha fatto riflettere sulle modalità e soprattutto sulle tempistiche delle analisi effettuate.

Per ovvie ragioni la determinazione della potabilità dell’acqua richiede del tempo. Presumibilmente passa almeno un giorno tra il campionamento ed i risultati definitivi (per le colture batteriche ci vuole anche di più). All’interno della giornata quante persone possono bere e consumare acqua sicuri della salubrità della stessa? È un problema non da poco a pensarci bene.

Facilmente risolvibile immagazzinando l’acqua per un paio di giorni, però quanti di voi lo fanno? Io sinceramente no. Ma credo che d’ora in poi darò più attenzione a questo aspetto. Se qualcuno avesse maggiori conoscenze sulle modalità con cui avvengono i campionamenti e le analisi diamo ampio spazio nei commenti.

Foto | ericskiff

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Acqua del rubinetto nei ristoranti: battaglia aperta in Gran Bretagna

pubblicato da Matteo Razzanelli

Campagna per l'acqua del rubinetto nei ristoranti, Gran Bretagna - Foto CCW

Un bollino per identificare immediatamente i ristoranti e gli alberghi che servono l’acqua del rubinetto senza bisogno di richiederla esplicitamente. Nel Regno Unito infatti, proprio come in Italia, i ristoranti solitamente servono solo la (ambientalmente ed economicamente costosa) acqua in bottiglia.

Ogni anno, nel solo Regno Unito, si consumano 3 miliardi di bottiglie d’acqua, di cui mezzo miliardo arrivano dall’estero. L’impronta ecologica del trasporto delle bottiglie in Gran Bretagna è stimata in circa 33′200 tonnellate di CO2, pari al consumo energetico annuale di 6′000 abitazioni.

Il problema è che se uno chiede “l’acqua del rubinetto” (o - come si dice in Toscana - “l’acqua di cannella”), viene fulminato dallo sguardo contrariato dei camerieri. Il Consumer Council for Water (CCW), un’associazione dei consumatori finanziata dallo Stato, si è alleata con la più grande impresa britannica di gestione degli acquedotti, la Thames Water, per promuovere una campagna che segni una rivoluzione culturale. L’obiettivo è far diventare “cosa normale” la caraffa di acqua del rubinetto sui tavoli dei ristoranti e far invece servire l’acqua imbottigliata solo se esplicitamente richiesta.

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Una proposta di Altraeconomia: vietare la pubblicità dell'acqua in bottiglia

pubblicato da Matteo Razzanelli

Tempo fa Altraeconomia ha lanciato un appello per vietare la pubblicità dell’acqua in bottiglia.

I dati di partenza sono che l’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua minerale e che nel 2005 gli imbottigliatori hanno speso €379 milioni in pubblicità.

Per Altraeconomia la lotta fra acqua dell’acquedotto ed acqua in bottiglia in questo modo si rivela impari: un peccato, visto l’enorme impatto ambientale del commercio delle acque minerali, dovuto soprattutto al trasporto e alla gestione dei rifiuti.

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Difesa dell'acqua in bottiglia: la parola a chi la vende

pubblicato da lumachina

acqua in bottiglia, pubblicità e beni comuni. foto WespionageChi vende acqua in bottiglia difende le sue ragioni contro chi vorrebbe proibire le pubblicità delle acque di marca e favorire il consumo dell’acqua di rubinetto, chi si oppone alla privatizzazione delle sorgenti e chi trova ” medioevale” fare la fatica di portarsi l’acqua a casa come si faceva quando si andava al pozzo, potendo farne a meno. Oggi vi riporto le ragioni di uno di loro: Alberto Bertone della Sant’Anna di cui avevamo presentato ieri le bottiglie in PLA.

“Se in Italia beviamo più acqua in bottiglia probabilmente è perché siamo più sensibili ai prodotti naturali e genuini. Nei nostri laboratori eseguiamo centinaia di analisi al giorno su acqua prelevata allo stato naturale dalla sorgente. Poi se qualcuno vuole bere l’acqua del Po dove non andrebbe neppure a sciacquarsi le mani, soltanto perché con l’aggiunta di sostanze chimiche come il cloro e i nitrati ritorna trasparente faccia pure…. Risparmierà 80 euro l’anno ma non so se li ripagherà in salute…”.

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Aprire il rubinetto per chiudere con la plastica

pubblicato da harlock

logo della campagna più acqua e meno plasticaLa plastica delle bottiglie, il famoso PET è sicuramente riciclabile e se ne possono ricavare molti nuovi oggetti ma credo di poter affermare senza essere smentito che la miglior soluzione al problema dei rifiuti sia la riduzione della loro produzione.
A questo deve aver pensato l’amministrazione provinciale del Trentino nell’ideare la campagna ”Apri il rubinetto e chiudi con la plastica” i cui cartelloni campeggiano nelle vie cittadine con lo scopo dichiarato di puntare ad un maggiore consumo di “acqua del popolo” a fronte di un atteso risultato di riduzione della percentuale di plastica gettata e quindi, di un minor costo di gestione della raccolta, naturalmente differenziata.

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Intervista doppia all'acqua

pubblicato da viviana

E’ meglio l’acqua del rubinetto o l’acqua in bottiglia? Qual’è più buona? Quale più pura? Chi è più amica dell’ambiente? E l’acqua venduta è sincera quando parla di se stessa in televisione? Chiediamolo direttamente all’acqua.
In questo video due gocce d’acqua, la signora “Acqua libera” e la signora “Acqua venduta”, sono state messe a confronto in una intervista doppia, si raccontano e danno la loro personale risposta all’annoso dibattito. Il video è stato fatto dal gruppo Meetup Amici di Beppe Grillo Napoli.

Via | antenneattive.org

Acqua usata per imbottigliarne altra

pubblicato da lumachina

bere acqua dal rubinetto“Per produrre 1 chilo di PET, la plastica usata per le bottiglie, sono necessari poco meno di 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, la cui lavorazione rilascia nell’atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, o40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo e 18 grammi di monossido di carbonio.

A cui poi va aggiunto l’inquinamento per il trasporto, visto che solo il 25% delle acque in bottiglia bevute in un Paese provengono dalle industrie nazionali, le altre devono varcare uno o più confini.”

La segnalazione di un lettore (Fabio) dell’articolo di Repubblica sui costi ambientali della vendita di acqua potabile, porta alcuni dati interessanti a tutte le considerazioni che abbiamo già fatto più e più volte sulla scelta dell’acqua da bere.

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Acqua a 20 dollari, per beneficenza

pubblicato da Gianluca Pezzi

charitywaterNe abbiamo parlato questa mattina su Deluxeblog. Per la maggioranza di noi l’acqua non è un problema, anche se in alcune zone del nostro Paese i problemi ci sono.

Sperando che non diventi la normalità, negli Stati Uniti è in vendita una bottiglietta da mezzo litro venduta a 20 dollari l’una. Una follia, se non fosse per il nome charity:water e per lo scopo per il quale verranno utilizzati i proventi. Il progetto, ideato da Scott Harrison, punta infatti ad aiutare nell’emergenza “sete” che continua ad affliggere l’Africa.

Pozzi ed infrastrutture verranno costruite grazie agli incassi di questa mossa commerciale, una piccola goccia nell’oceano, ma una goccia che può dissetare molti.

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