
Ridurre il packaging è certamente la soluzione più ecologica possibile, ma non tutte le osservazioni delle lobby del confezionamento sono deboli ed inconsistenti. L’obiezione posto a quanti chiedono una drastica riduzione delle plastiche e della carta che compongono la confezione nella quale la frutta viene venduta nei supermercati è che i clienti tendono a non acquistare alimenti che hanno un aspetto “sciupato” dalla mancanza di protezioni.
La catena di supermercati inglesi Marks & Spencer propone una soluzione migliorativa, una modifica del packaging che consenta di ridurre lo spreco di frutta. Si tratta di uno speciale strato di gesso, una striscia che misura 8 cm di lunghezza, che contiene una miscela brevettata che assorbe l’etilene l’etene, l’ormone che determina la maturazione della frutta e il conseguente ammuffirsi della stessa.
Secondo gli esperti dovrebbe allungare di almeno 2 giorni la durata della verdura in frigorifero consentendo di ridurre gli sprechi. In una prima fase verrà sperimentata su larga scala per le fragole, un frutto che tende a marcire molto rapidamente, il tutto senza aumentare il costo per i clienti e senza intaccare la possibilità di riciclare la confezione. I primi test dimostrano che il risparmio minimo garantito equivale al 4% delle fragole vendute, equivalenti a 40000 confezioni e circa 800000 frutti. La battaglia contro il packaging non necessario è sacrosanta, ma almeno in questo caso l’innovazione può consentire la riduzione di uno dei tanti (troppi) sprechi alimentari dovuto al nostro modello di consumo e di alimentazione.
Foto | Manchester-Monkey@Flickr - CC

Bisogna ringraziare la LAV se nelle mense dell’amministrazione pubblica e dunque anche scolastiche, si mangerà meno carne e più uova biologiche. I consigli della Lega antivivisezione animale, anche per quanto riguarda i criteri per l’acquisto di beni e servizi rispettosi dell’ambiente, oltre che per corretta alimentazione, salute e ambiente sono stati recepiti dal Ministero per l’ambiente. Il documento ufficiale che regolamenta il green public procurement è il PAN.
Non appena i principi saranno recepiti nel Ddl, accadrà che alle ditte che parteciperanno ai bandi di gara sarà riconosciuto un maggiore punteggio (e dunque maggiori possibilità di vincere) se presenteranno menù che prevedono un giorno vegetariano e l’uso di uova biologiche o provenienti da allevamenti a terra.
Rileva la Lav nel suo comunicato stampa:
Importante il tema della riduzione della carne a tavola. Un giorno vegetariano a settimana corrisponderebbe a 3.320 tonnellate di CO2 risparmiata al giorno, 126.160 ogni anno. Per quanto riguarda le uova, il documento prevedeva già che dovessero provenire da agricoltura biologica, così come altri alimenti, ma è stato aggiunto il principio secondo cui la quota di uova non proveniente da allevamenti biologici deve provenire da allevamenti all’aperto. La sostituzione delle uova di galline allevate in gabbia con uova provenienti da agricoltura biologica significherebbe liberare dalle gabbie circa 271.000 galline ogni anno.
Chiunque creda che le pressioni, la comunicazione e le azioni di boicottaggio non servano a nulla, forse questa volta potrà ricredersi: a seguito di alcune martellanti campagne di informazione - tra cui quella di Greenpeace culminata nel marzo 2010 con uno spot particolarmente cruento - la società Golden Agri Resources (GAR), filiale del gigante Sinar Mas, uno dei principlae fornitori dell’olio di palma del pianeta, ha annunciato di aver disposto un nuovo piano che dovrebbe mettere al riparo le foreste indonesiano dalla deforestazione. Inoltre, la multinazionale è disposta a scendere a patti con le associazioni ambientaliste, The Forest Trust (Tft) in primis, e con il governo indonesiano.
La produzione estensiva dell’olio di palma con la conversione di migliaia di ettari di foresta vergine in monocolture è, unitamente alla produzione della carta, sul banco degli imputati per il depauperamento delle risorse forestali in buona parte del mondo, dall’Asia al Sud America. Giorno dopo giorno, decine di migliaia di alberi e animali disparati - tra cui l’orango - rischiano di dissolversi in colate di olio di scarsa qualità. Un prezzo altissimo da pagare, di cui le industrie dolciarie e della cosmesi hanno cominciato a farsi carico solo di recente, complice la martellante pubblicità negativa effettuata a loro spese da moltissime associazioni ambientaliste.

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.
L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:
Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto
Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.
Via | Agricoltura on web
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Le spezie, amate o detestate, sono da sempre uno degli infallibili “rimedi della nonna”. Forti delle loro propietà batttericida, antisettiche, digestive e chi più ne ha più ne metta, sono da secoli al centro delle nostre tavole e utilissimi in casi specifici di problemi intestinali o allo stomanco. Ciò che, però, non ci aspettavamo era che potessero influire anche sulla riduzione di gas serra nell’atmosfera specie per quella porzione di esso proveniente dagli allevamenti e dalle deiezioni animali…
Secondo un ricerca dell’Università di Newcastle (Gran Bretagna), capeggiata dal dottor Abdul Shakoor Chaudhry e pubblicata da “Asian-Australasian Journal of Animal Sciences 2010″, infatti, le spezie diminuirebbero il gas metano prodotto dall’organismo di ovini e di bovini.
Il coriandolo nella fattispecie, grazie alla sua composizione chimica ricca di acidi insaturi, permetterebbe quasi di dimezzare la produzione di metano, passando da 14ml/g per alimento a 8ml/g, e favorendo un calo nella produzione di gas pari al 40%. La curcuma e i chiodi di garofano invece, prometterebbero riduzioni rispettivamente nell’ordine del 30% e del 22%. A tutto vantaggio dell’ambiente, della salute e delle papille gustative degli animali da allevamento..
Le protezioni dell’ambiente e della salute umana dipendono sempre di più dai nostri consumi e dalle nostre scelte alimentari. E’ quanto è emerso nell’ambito del convegno “Alimentazione e Ambiente” della Barilla Center for Food and Nutrition in cui, alla presenza di luminari del settore (da Rifkin ad Andrea Boltho, docente presso l’Università di Oxford, a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network) è stata presentata la “Doppia Piramide Alimentare” che mette in relazione, per ogni singolo alimento di cui è composta la nostra variegata dieta, l’apporto nutrizionale e l’impronta ecologica dello stesso prodotto calcolata nel suo intero arco di vita (dalla coltivazione/estrazione delle materie prime, alla lavorazione, al trasporto, alla distribuzione e allo smaltimento degli scarti) in relazione, prevalentemente, ai parametri di emissioni di gas serra, consumo di acqua dolce e sfruttamento del suolo.
In questo modo, si è potuto osservare che gli alimenti per i quali si consiglia un consumo più frequente (frutta e verdura di stagione, ad esempio) sono proprio quelli che producono l’impatto minore sull’ecosistema facendo facilmente coincidere gli aspetti - apparentementi slegati fra loro - di benessare/salute e tutela dell’ambiente.
Secondo i riusultati emersi durante l’incontro, ad esempio, il consumo d’acqua giornaliero di una dieta ben equilibrata ricca di frutta, verdura e legumi, sarebbe compreso tra 1.500-2.600 litri complessivi, contro gli oltre 4.000/5.400 litri previsti per un’alimentazione troppo sbilanciata a favore della carne, in quanto necessari per ingrassare gli animali dalla nascita fino al momento della macellazione… Eppure, lamentano i presenti, non mancano le resistenze da parte di un’opinione pubblica sempre più restia a modificare abitudini alimentari scorrette e spesso sedimentate nel tempo. L’unica modalità attraverso la quale si potrebbe assitere ad un mutamento sostanziale di questo atteggiamento, reo di aumentare l’incidenza di obesità e malattie cardiovascolari nella popolazione mondiale, potrebbe essere costituita dalla tassazione, realizzata in modo da penalizzare certi consumi a vantaggio di altri, fa sapere Andrea Boltho, noto docente di economia presso l’Università di Oxford….
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Dura presa di posizione del ministro della Salute Ferruccio Fazio sulle piantagioni Ogm. Il ministro, infatti, pur non escludendo in assoluto la possibilità di discutere l’argomento mette in evidenza come, fino a questo momento, gli Ogm siano solo serviti ad abbattere i costi, e aumentare i profitti, delle grandi coltivazioni:
Ritengo che l’Ogm ad oggi abbia avuto uno sviluppo fondamentalmente orientato a creare risparmi su grandi produzioni e non è stato invece sufficientemente orientato al consumatore
Diverso, continua Fazio, è il discorso se gli Ogm fossero pensati per un miglioramento anche qualitativo dei prodotti agricoli:
Continua a leggere: Il Ministero della Salute contro gli Ogm: orientati solo al profitto

I Super Vegetable Gardens sono un progetto di giardinaggio speciale, inteso a combattere la povertà, i cambiamenti climatici e ad assicurare un’alimentazione sana. Sono stati testati sulle piccole comunità di contadini del Senegal e sono pronti ad essere piantati nelle aree tropicali del mondo per far fronte a povertà e fame.
Lo scorso giugno il progetto dei super orti è approdato in Senegal: oggi si contano 150 orti coltivati con questo metodo in tutto il Paese. I Super Vegetable Gardens sono il risultato di 30 anni di ricerche, testati per la prima volta lungo il delta del Niger nel 2007, frutto di una collaborazione tra l’Associazione Internazionale Pro-Natura e il gruppo francese JTS Seeds.
Ogni orto inizia con un singolo kit, una specie di cassetta per gli attrezzi per orticoltori in erba, destinato ad un’area di 60mq. Il kit contiene semi di carote, cavoli, pomodori, meloni e frutta non OGM, oltre al concime, al fertilizzante ed ad una copertura che protegge le piante.
Ogni Super Vegetable Garden è destinato a sfamare una famiglia di 10 persone, con un lavoro quotidiano di 2 ore. La frutta e la verdura che avanza, può essere rivenduta al mercato, con un margine di guadagno che permette alle famiglie di sopravvivere e di reinvestire nella coltivazione.
via | voanews
Foto | Pronatura
Qualche settimana fa vi avevo parlato di uno studio condotto da Alexey V. Surov, finanziato dall’Associazione nazionale Russa per la sicurezza genetica e relativo agli effetti dell’alimentazione OGM riferita a esperimenti su criceti (qui trovate l’articolo originale in russo).
Ebbene sul sito dell’Institute of Responsible technology viene anticipato lo studio, corredato da alcune foto, che sarà pubblicato il prossimo luglio.
Le foto e le anticipazioni sono frutto di una mail del prof. Surov dove racconta e mostra parte dei i risultati derivati dall’alimentazione con soia OGM di coppie di criceti e dei loro discendenti che non hanno presentato problemi alla prima generazione. Le cose si sono poi complicate alla seconda e alla terza generazione.
Criceti alimentati con soia OGM: le foto delle gengive ricoperte da peli

(La prima foto si riferisce alle gengive dei criceti analizzati dal prof Surov; la seconda foto è relativa ad uno studio analogo condotto sui topi nel 2005 da Irina Ermakova che mostrava la scarsa crescita degli animali nutriti con OGM; la terza foto riporta il cambio di colore nei testicoli di topi alimentati con OGM sempre nello studio della Ermakova. Le ultime due foto sono prese d’esempio perché conducono ai medesimi risultati avuti dal prof. Surov in attesa di ricevere le sue foto originali).

A partire da oggi gli ospiti dell’hotel Crowne Plaza Towers di Copenhagen avranno la possibilità di contribuire alla produzione di energia elettrica mantenendosi in forma, grazie alle cyclette elettriche.
Il Crowne Plaza di Copenhagen è il primo hotel a sperimentare questo progetto pilota: un sistema di cyclette permette agli ospiti dell’albergo di mantenersi in forma grazie all’esercizio fisico e di produrre energia elettrica utile all’hotel. Un iPhone monitora quanta energia viene prodotta per ogni sessione; ogni volta che un ospite raggiunge 10 Wh viene premiato con un pasto gratuito.
L’energia prodotta pedalando, ovviamente, contribuisce in minima parte all’alimentazione di un albergo della grandezza del Plaza, ma l’iniziativa è stata lanciata per vedere quanti degli ospiti aderiranno. Se la pedalata pro-energia dovesse avere successo, potrebbe essere esportata a tutti gli hotel della catena Crowne Plaza, per sensibilizzare gli ospiti alla questione del risparmio energetico.
Il Crowne Plaza di Copenhagen vanta di essere tra gli alberghi più ecologici della città: è certificato come edificio ecologico secondo la normativa europea, nelle sue 366 camere ci sono esclusivamente lampade a risparmio energetico, è dotato di un sistema di pannelli solari e mira ad essere presto carbon free. Anche grazie al contributo degli ospiti che pedaleranno.
via | Guardian
Foto | Flickr