
Stimolata dai vostri commenti sono andata a approfondire la questione del calo del PIL tedesco. Come possibile causa viene indicata dal Corriere l’ uscita dal nucleare della Germania. L’articolo del Corriere da voi citato riprende (con comodo) un po’ quanto scritto dalla stampa estera, 24h prima. La notizia di prima mano nonché fonte è del 1° settembre e arriva dal Destatis, l’Ufficio federale delle Statistiche in merito al resoconto dell’andamento economico tedesco del secondo trimestre di quest’anno.
Un giorno prima del Corriere scrive La Tribune:
La moratoria delle sette più vecchie cenrali nucleari decisa da Angela Merkel all’indomani della catastrofe nucleare di Fukushima ha frenato sostanzialmente la domanda del secondo trimestre. E’ questa l’opinione dell’Ufficio federale delle Statistiche contestualmente alla pubblicazione delle cifre del PIL da marzo a giugno.
Mi sono letta il comunicato stampa del Destatis (in inglese) ma la versione data è un bel po’ diversa. Scrivono i tedeschi:
Ha avuto un notevole effetto la ritirata tedesca dal nucleare: poca esportazione e molta importazione per soddisfare la domanda. Nel trimestre di confronto il saldo delle esportazioni e delle importazioni ha avuto un impatto complessivamente negativo sul PIL (-0,3 punti percentuali). Il forte aumento delle importazioni, tuttavia, ha portato anche ad un livello più in alto delle scorte (contributo alla crescita del PIL: +0,7 punti percentuali). Nel complesso, vi è stato anche un aumento di investimenti fissi lordi.

La Francia è preoccupatissima per l’uscita della Germania dal programma nucleare. Non ne fa mistero e anzi chiede gli Stati generali dell’energia che si dovrebbero tenere a Parigi giovedì 9 giugno tra tutti i ministri per l’Energia e l’Industria dei 27.
L’invito lo lancia Eric Besson ministro francese per l’Industria che chiede una concertazione europea. Ha detto Besson in un tweet:
La Germania è sovrana ma le conseguenze sono europee.
Si discuterà di mercato unico dell’energia così come propone Angela Merkel e dei costi. In sostanza il cancelliere tedesco punta a calmierare i prezzi interni del costo dell’energia che si otterrà evidentemente da fonti rinnovabili sostenendoli grazie anche al contributo dell’Europa. I francesi che invece, vorrebbero si rinunciasse al nucleare, ma di fatto si tengono strette le centrali che hanno, credono che il prezzo dell’energia non dovrà essere fissato per scelta politica, ma in base ai costi di produzione e di mercato.
Certamente la Francia in questa fase iniziale di transizione da un sistema di produzione energetico all’altro ci guadagnerà e si dicono, di fatto, pronti alla speculazione. Europea.

Hanno potuto di più le elezioni perse o la reale preoccupazione per un futuro a rischio di incidenti nucleari? Il risultato è che la Germania ha deciso di abbandonare il nucleare entro il 2022. La formalizzazione il prossimo 6 giugno durante il consiglio dei ministri.
Appena qualche mese fa, poco prima dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi il cancelliere Angela Merkel aveva deciso di prolungare la vita per poi rivedere questa posizione e stopparle per altri tre mesi. Una indecisione che evidentemente ha influito sulla perdita delle elezioni prima nel Baden-Wuerttemberg e poi a Brema.
La Germania conta su 17 reattori nucleari e dunque sospende il prolungamento di funzione a otto reattori nucleari; gli altri erano già stati sospesi dopo Fukushima. Ora alla Germania tocca recuperare quel 22% di energia che otteneva dalle centrali nucleari.

Ancora una vittoria strabiliante dei Verdi, che a Brema raccolgono il 23% delle preferenze, attestandosi al governo della città assieme ai socialdemocratici del Spd. Dunque altra batosta elettorale per Angela Merkel nonostante sabato avesse promesso di lasciare fuori il nucleare dalla Germania, e fissandone anche la data, ossia nel 2022. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare il prossimo 6 giugno.
Secondo Horst Seehofer leader della CSU era fondamentale indicare una data di fermo così da consentire l’avvio di una gestione energetica alternativa. Ma evidentemente non è bastato per vincere le elezioni. Attualmente, sono in funzione solo quattro dei 17 impianti nucleari tedeschi a causa della moratoria di tre mesi imposta dalla Merkel dopo l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi.
Via | Swissinfo, Ticino Libero, L’Express
Foto | Flickr

I tedeschi dello stato del Baden-Wuerttemberg (circa 11 milioni, con sei rappresentanti al Bundesrat) mandano un messaggio chiaro e netto alla cancelliera Angela Merkel: esci subito dall’energia nucleare e senza tentennamenti. Lo si deduce dal trionfo della coalizione Verdi-Socialdemocratici che, dopo la bellezza di 48 anni di governo democristiano dello stato in questione, ha superato di un punto percentuale la Cdu della Merkel alle elezioni: 45% contro 44%, e cambio di governo locale.
I soli Verdi hanno preso il 24% dei voti, quindi vincono e sono anche primo partito della coalizione. La sconfitta della Merkel è letta da praticamente tutti gli analisti come la risposta tedesca alla tragedia di Fukushima. E, onestamente, non ci vuole poi molto a dar ragione agli analisti. La Merkel ha ammesso la sconfitta, definendola “dolorosa”, è ha promesso un importante ripensamento della politica energetica tedesca nelle prossime settimane.
Il messaggio, quindi, è arrivato forte e chiaro ed è stato recepito perfettamente. Già alla vigilia delle elezioni, pochi giorni fa, la Merkel aveva annunciato di aver fretta di chiudere con l’energia nucleare. Per convincere gli elettori, però, non è stata sufficiente la parola della cancelliera tanto che i voti sono andati non alla Merkel, ma ad un’altra donna: Claudia Roth, la leader dei Verdi. Angela contro Claudia per decidere sul futuro energetico di un paese da 80 milioni di abitanti. In Italia con “Angela contro Claudia” al massimo ci possono fare il titolo di una fiction…
Via | Newnotizie
Foto | Wikipedia

Batosta per i nuclearisti “alla tedesca”: nel corso di un convegno finanziario, quindi davanti a gente che sa benissimo come si muovo i soldi, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato:
Prima la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà
Siamo ben oltre lo stop del prolungamento alla vita delle centrali nucleari, deciso all’indomani dell’allarme nucleare di Fukushima. Siamo ad un vero e proprio dietro front che potrebbe mettere fine al balletto sull’uscita dal nucleare in Germania. Balletto che va avanti da qualche anno, da quando l’ex cancelliere Shroder fissò per la prima volta nel 2021 (cioè tra dieci anni esatti) la data di chiusura dei reattori nucleari.
Ben presto, però, la Germania scoprì il vero costo nascosto dell’energia nucleare: smantellare una centrale costa più che costruirla, perché i rischi di contaminazione sono altissimi. Per questo la Merkel inizialmente aveva deciso di rinviare l’uscita dal nucleare, ritenuta incompatibile con la crisi economica. Adesso, però, Fukushima ha svelato gli ultimi costi nascosti, quelli dell’opzione peggiore che nessuno vuole mai considerare: l’ipotesi disastro.

Angela Merkel ha annunciato oggi alle 16,00, durante una conferenza stampa tenuta a Berlino, che sospenderà per tre mesi il prolungamento, precedentemente approvato, della vita delle centrali nucleari in Germania.
Piuttosto, si richiede agli operatori delle 17 centrali di verificare le condizioni di sicurezza, tenendo conto degli insegnamenti della situazione giapponese. A seguito di questi controlli, il governo deciderà se l’attività della centrale potrà essere estesa o meno, secondo un unico criterio: la sicurezza degli impianti. Saranno chiuse gli impianti in Assia e nel Baden-Wuettemberg.
Gli impianti si sarebbero dovuti dismettere gradualmente entro il 2022, ma il prolungamento li aveva portati alla dismissione graduale entro il 2050. La decisione aveva accontentato una parte dell’elettorato conservatore. La prova del nove arriva il prossimo week end quando ci saranno le elezioni in Sachsen-Anhalt e quella successiva in Baden-Wurtemberg e Rhénanie-Palatinat.
Porprio in Bade-Wurtemberg sabato scorso, in uno stato guidato dalla destra per 57 anni, gli ambientalisti sono riusciti a creare una catena umana di 60mila persone lunga 45 chilometri che ha unito la vecchia centrale nucleare di Neckarwestheim a Stoccarda. Stefan Mappus, presidente della regione-Stato, è stato uno dei sostenitori più accaniti della proroga delle attività delle centrali nucleari.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel spinge il piede sull’acceleratore. Quello delle auto elettriche. Secondo Mondo Elettrico, che riporta una notizia pubblicata da Business Week, la Merkel ha stretto un accordo con le principali aziende del settore automobilistico per raggiungere il ragguardevole numero di un milione di auto elettriche circolanti in Germania entro il 2020.
Il problema, però, è come raggiungere cotanto obbiettivo: la Merkel chiede un impegno economico tutto a carico dei costruttori mentre l’industria automobilistica, VW in testa, chiede che il Governo apra il portafogli e vari un robusto piano di incentivi.
Profetico, si spera, il ministro dei Trasporti Pietro Ramsauer secondo il quale il problema non sussiste: le auto elettriche immesse sul mercato dovranno già essere così appetibili per i consumatori da non richiedere incentivi.
Continua a leggere: Auto elettriche, in Germania la Merkel ne vuole un milione in dieci anni
Soltanto ieri parlavamo del fatto che l’Italia, per quel che riguarda la potenza fotovoltaica installata, sia riuscita nell’impresa di raggiungere il secondo posto in Europa. A capeggiare il gruppo del vecchio continente vi è la Germania, Stato leader incontrastato per quel che riguarda l’energia prodotta da tecnologia fotovoltaica. Appena ieri sottolineavamo inoltre come, nel nostro Paese, sia forte la preoccupazione del comparto in ottica dei tagli degli incentivi previsti dal Governo.
A tal proposito mi sembra interessante segnalare come in Germania lo spauracchio dei drastici tagli si materializzerà a breve. A giorni infatti si varerà un decreto per la riduzione dei sussidi per la produzione di energia solare in modo da evitare una saturazione del mercato e quindi porre un freno alla spesa.
Il governo di Angela Merkel dovrebbe quindi approvare nei prossimi giorni un disegno di legge (di cui tempo fa Ecoblog ne riportò gli intenti) che avrà come obiettivo quello di ridurre di una quota del 15% gli incentivi garantiti dallo Stato per questo tipo di energia.
Continua a leggere: Germania: forti tagli per gli incentivi pubblici al fotovoltaico
Il piano del Governo per riportare il nucleare in Italia procede di un nuovo passo: il decreto approvato ieri e che ha avuto alta risonanza nella stampa nazionale, fissa in 33 punti i criteri per individuare i siti che ospiteranno le prime 4 centrali nucleari di terza generazione.
Nel decreto è previsto anche il rimborso che riceveranno i comuni che ospiteranno le centrali. Ma le polemiche diventano ancora più feroci proprio sul reperimento delle risorse economiche paventate; sul fatto che solo dopo febbraio 2010 saranno resi noti i comuni che ospiteranno i siti; non sono stati ancora nominati i vertici dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che però ha già il mandato per decreto di individuare i siti idonei per la costruzione delle centrali nucleari.
Secondo quanto riportato dal comunicato stampa del Ministero per lo sviluppo economico:
Nel dettaglio è previsto un beneficio economico onnicomprensivo annuale commisurato alla potenze elettrica nominale dell’impianto nella fase di cantiere, pari a 3 mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, il beneficio economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta ed immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere ad imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali interessati. I benefici sono attribuiti per il 10% alle Province in cui è ubicato l’impianto; per il 55% ai Comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km dall’impianto. Nel dettaglio, i benefici attinenti alla fase di realizzazione degli impianti sono destinati per il 40% agli enti locali per le finalità istituzionali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio circostante il sito, mediante la riduzione della spesa energetica, della TARSU, delle addizionali IRPEF, IRPEG e dell’ICI, secondo criteri e modalità che saranno fissati dagli enti locali interessati. Quelli correlati all’esercizio produttivo degli impianti, invece, saranno destinati alla riduzione della spesa per energia elettrica dei clienti ubicati nei territori dove hanno sede gli impianti.
Continua a leggere: Nucleare: il Governo vara i criteri di localizzazione. Ma chi paga?