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Tutti gli articoli con tag anidride carbonica

Breve guida al riscaldamento domestico tra biomasse vegetali e combustibili fossili

pubblicato da Olivia

pellets di legno

L’offerta di svariati impianti per il riscaldamento domestico, ampliatesi negli ultimi anni, ha reso la questione, per chi deve scegliere l’impianto da installare ed il combustibile da utilizzare, ingarbugliata. Una cosa è certa invece: trovare soluzioni efficaci a costi contenuti, parallelamente alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Queste ultime sembrano aver invertito la rotta nel periodo successivo agli accordi di Kyoto: EurActiv afferma infatti che i Paesi firmatari del protocollo di Kyoto hanno prodotto il 7,5% di gas serra in meno nel periodo successivo all’accordo sino al 2010. Il problema delle emissioni inquinanti, concentrazioni di particolato e ozono, non è però terminato, lo ha dimostrato il Summit di Durban, conclusosi con un nuovo progetto, un nuovo trattato vincolante per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2015.

Ora, se pensiamo ai combustibili utilizzati e ai sistemi installati dovremmo avere chiare le seguenti informazioni: oltre il 70% dei sistemi utilizzati per il riscaldamento, tra stufe tradizionali a legna e camini hanno una bassissima efficienza, oltre che essere le sorgenti inquinanti per l’uomo con alti livelli di monossido di carbonio e composti organici volatili.

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L'ambulanza degli animali dagli ''Amici Cucciolotti 2011''

pubblicato da Barbara Arlati

Cucciolotti ambulanza animali

Grazie ai fondi che si raccoglieranno con la vendita delle figurine ”Amici Cucciolotti 2011” di Pizzardi Editore si potrà acquistare l’ambulanza degli animali.Un veicolo che entrerà in azione nei casi di emergenze gravi.

L’album è stampato a impatto zero. Pizzardi Editore ha partecipato con Lifegate alla creazione di 45.000 mq di nuova foresta in crescita in Madagascar per compensare l’anidride carbonica prodotta con la stampa dell’album.

Via | ENPA
Foto| Pizzardi Editore

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Zolfo in atmosfera contro il riscaldamento globale, Crutzen: "Ci sono dei rischi"

pubblicato da Peppe Croce

zolfo in atmosferaLa riduzione delle emissioni di CO2 a livello globale sembra un obbiettivo tanto lontano e difficile da raggiungere che alcuni scienziati stanno iniziando a studiare contromisure per ridurre la temperatura del globo terrestre.

Uno di questi scienziati è Paul Jozef Crutzen, premio Nobel per la chimica nel 1995. La sua idea, della quale abbiamo già parlato su Ecoblog, è una “soluzione di emergenza”, che lui stesso definisce un “piano folle”.

Durante l’ultima conferenza dell’European Parliament’s Science and Technology Options Assessment (STOA), infatti, Crutzen ha rilasciato una breve intervista all’ufficio stampa del Parlamento Europeo nella quale conferma che lo zolfo in atmosfera è tutt’altro che senza rischi:

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Cancun, la Cina apre sui tagli alla CO2: miracolo o bufala?

pubblicato da Peppe Croce

Conferenza di Cancun Cina

Alla conferenza di Cancun la Cina apre ai tagli alle emissioni di CO2 e spiazza tutti. E tutti cercano di capire come, e perché, il gigante asiatico sia stato fulminato sulla via di Damasco. Con la Cina non si scherza, si sa…

Iniziamo a capire cosa promette Pechino: accordi vincolanti, ma su base volontaria e se tutti gli altri grandi emettitori , Stati Uniti in testa, si accodano. Altrimenti niente accordi e niente tagli all’anidride carbonica. Dopo un decennio buono di chiusura totale ad ogni forma di lotta ai cambiamenti climatici la Cina si scopre paladina dell’anti global warming?

Difficile da credere, ma è una speranza alla quale tutti si trovano costretti ad aggrapparsi. E la Cina ci guadagna: a guidare i negoziati, a questo punto, diventa lei con un clamoroso cambio di fronte. Tutto questo, guarda caso, proprio mentre Obama l’americano deve fare i conti con la nuova maggioranza repubblicana, che di tagli alle emissioni non ne vuole proprio sapere.

Alla fine potrebbe andare a finire anche con una fotocopia rovesciata di Copenhagen: l’accordo non si fa perché è mancata l’intesa tra i due big Stati Uniti e Cina. Ma con i primi a chiudere ai secondi, che ne escono da paladini. Misteri della diplomazia, ma resta il fatto che se accordo ci sarà (e la sola prospettiva rende di colpo, e clamorosamente, interessante il vertice messicano sul clima) la Cina si potrà candidare a nuova locomotiva dell’industria verde.

Industria verde che, c’è da scommettere, guiderà con le stesse regole con le quali guida l’industria nera, quella inquinante e ad alte emissioni trainata dalle centrali a carbone. Sul fatto che i cinesi abbiano realmente intenzione di trovare un accordo con gli Stati Uniti, e viceversa, pesano però i recenti screzi sui sussidi statali alle rinnovabili.

Via | Equo

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L'impatto delle auto sull'ambiente è più dannoso di quello degli aerei e delle navi

pubblicato da Simone Muscas

Smog da autoveicoloSecondo un recente studio pubblicato sulla nota rivista “Environmental Science & Technology” viaggiare in automobile avrebbe un impatto ambientale decisamente superiore rispetto a quello provocato dall’utilizzo dell’aereo e delle navi. Nello specifico il gruppo di ricerca sottolinea che l’impatto degli autoveicoli inciderebbe in misura maggiore sull’aumento delle temperature e quindi sul riscaldamento globale.

Motivo di tale deduzione il fatto che sarebbe stato provato come gli spostamenti in macchina emettano una quantità di anidride carbonica per passeggero e per km più alta rispetto a quella prodotta dai viaggi in aereo e nave. L’anidride carbonica infatti rimane più a lungo nell’atmosfera rispetto ad altri gas ed è per questo motivo che le auto avrebbero un impatto maggiore sul lungo termine. Gli aerei, emerge dallo studio, causerebbero comunque conseguenze devastanti sul clima, tuttavia nel breve termine ed in misura inferiore a quelli causati dalle auto.

Per chi decide di spostarsi più in maniera più sostenibile lo studio non lascia spazio a dubbi invitando ad utilizzare la nave. Infatti il suo impatto ambientale sarebbe in proporzione al numero di passeggeri ben 25 volte inferiore sul lungo termine rispetto ad auto e aerei contribuendo addirittura ad un abbassamento delle temperature.

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I Pearl Jam con Cascade Land Conservancy abbattono le emissioni di Co2 ai concerti

pubblicato da Marina

I pearl jam ambientalisti: donano 210 mila dollari per piantare alberi e abbattere le emissioni di CO2 ai loro concerti

La band è di quelle toste e trasgressive, ma ciò non toglie che ai Pearl Jam interessi anche l’ambiente. Come dimostrarlo praticamente? Ecco che hanno siglato un accordo con Cascade Land Conservancy per abbattere le emissioni di CO2 generate dai loro concerti.

E’ dal 2003 che iu Pearl Jam hanno dato alla loro band una svolta green: infatti, già gli autobus che li scarrozzano negli Stati Uniti per le tappe dei loro concerti sono alimentati a biodiesel; provvedono a sostenere, con una parte dei guadagni dei loro oltre 60milioni di dischi venduti in tutto il mondo, politiche di salvaguardia delle Foreste pluviali; aderiscono per ogni loro tour a progetti di abbattimento delle emissioni di CO2.

Quest’anno la band ha deciso di collaborare con la CLC per ripristinare alberi autoctoni e tipici degli ecosistemi della zona di Puget Sound nello Stato di Washington. Allora, in pratica cosa comporta la partnership? La band ha donato 210.000 dollari e questi soldi saranno utilizzati per piantare circa 33 ettari di alberi e piante autoctone in Pugent Sound da qui al 2013, che contribuiranno a ridurre di 7.000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica.

Ha scritto Stone Gossard chitarrista e fondatore sul sito della band:

Le aziende hanno l’opportunità di aprire la strada a un economia più consapevole, quella che considera la salute del nostro ambiente come inseparabile dal nostro personale benessere economico. Il monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica emesse durante i concerti della band è uno dei più grandi passi che la nostra azienda sta compiendo in quella direzione, e speriamo che altre aziende si uniranno a noi in questo sforzo.

Via | Greenopolis
Foto | Flickr

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Marevivo: il Mediterraneo è avvelenato dal petrolio

pubblicato da Peppe Croce

Marevivo: il Mediterraneo �¨ avvelenato dal petrolio

L’associazione ambientalista Marevivo lancia un pesantissimo allarme sullo stato di salute del mare che sarebbe “avvelenato”, “soffocato” e “bollente”.

I problemi, infatti, secondo Marevivo sono molti e tutti gravi. Innanzitutto si sta riscaldando, come tutto il pianeta, a causa delle emissioni di CO2.

Poi sarebbe avvelenato dal petrolio e dagli altri idrocarburi che vengono sversati in mare da migliaia di petroliere e piattaforme petrolifere. Un problema che colpisce soprattutto il Mediterraneo: Marevivo stima una quantità di petrolio immesso nel nostro mare pari a 600 mila tonnellate all’anno.

Altro gravissimo problema è la pesca selvaggia che starebbe desertificando il mare: 145 milioni di tonnellate di pesce vengono “sottratti” ogni anno dai mari.

L’inquinamento da rifiuti, batterie soprattutto, è la ciliegina su questa torta assai poco gustosa. E’ giunto il momento, conclude Marevivo, di prendere provvedimenti:

E’ arrivato il momento di dire basta e di chiedere ai Signori del mondo di sedersi ad un tavolo per affrontare, in modo globale, anche il tema dell’ecosistema marino. Per disegnare una strategia di salvaguardia del mare, mettendo a punto politiche concertate e misure di tutela che possano garantire agli oceani di continuare a svolgere il loro ruolo di produzione dell’80% di ossigeno e di assorbire il 30% di anidride carbonica. Numeri questi che se non saranno presi seriamente in considerazione rischiano di veder fallire anche gli ambizioni obiettivi del ’20.20.20’, faticosamente ribaditi a Copenaghen

Via | Marevivo
Foto | Flickr

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L'Eurodeputato anti-Kyoto: Sergio Berlato tra riscaldamento globale, buco nell'ozono e doppiette no-limits

pubblicato da Peppe Croce

L'Eurodeputato Pdl Sergio Berlato contro gli "Ecocatastrofisti verdi"Vi ricordate i famosi “senatori anti-kyoto“? Adesso la protesta contro gli scienziati che studiano il clima e il riscaldamento globale si sposta a livello europeo grazie all’operato di un Eurodeputato italiano, ovviamente del Pdl, che ha deciso di scrivere un’interrogazione alla Commissione “per smascherare l’imbroglio ecologista che vorrebbe accreditare la tesi del surriscaldamento del pianeta ad opera delle attività antropiche ed in particolar modo per l’emissione dell’anidride carbonica “.

La tesi di Berlato, che vedete in foto, è di quelle forti, aggressive, senza mezzi termini: l’Onorevole se la prende con gli scienziati, gli ecologisti (che chiama “animal-ambientalisti”, non senza un perchè tutto suo personale) e persino con le multinazionali. Anche se non specifica quali. L’interrogazione, come riporta il comunicato stampa che l’accompagna, recita:

Secondo la maggioranza degli scienziati mondiali in buona fede, le evidenti condizioni climatiche riscontrabili anche in questi giorni in tutto il mondo, ancora più evidenti in tutta Europa e quindi anche in Italia, dimostrerebbero l’assoluta infondatezza delle previsioni eco catastrofiste, portando invece a pensare che il nostro pianeta possa andare incontro ad una fase di progressivo raffreddamento, fase ciclica considerata normale dagli esperti di clima perché già verificatasi sul pianeta anche in epoche passate.

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Bill Gates costruisce con Toshiba un mini reattore nucleare TWR

pubblicato da Marina

Dopo aver inventato Microsoft, via Apple (e per questo non ce ne voglia) sembra che Bill Gates abbia adocchiato il nucleare quale nuovo settore d’investimento a fini filantropici. Infatti, il più grande sogno di Gates non è quello di sconfiggere l’Aids o la fame nel mondo, ma di rifornire il Mondo di energia pulita a costi bassi affinché riesca a risolversi da solo i suoi problemi.

Perciò la Fondazione Bill & Melinda Gates sta finanziando una giovane impresa TerraPower che promette di realizzare mini reattori nucleari a ridotto uso di Uranio e con scorie nucleari prossime allo zero. E disponendo di soldi a sufficienza, ha deciso di farsi aiutare da Toshiba, finanziandola, per la costruzione di un reattore nucleare TWR (traveling-wave reactor) che si avvale di una piccola quantità di uranio-238 al posto di ranio-235 e ne riutilizza le scorie. L’autonomia di funzionamento è calcolata tra i 50 e i 100 anni senza che si debba ricorrere a altro uranio. L’obiettivo di TerraPower è quello di produrre reattori di piccole dimensioni che forniscano poche centinaia di megawatt da collocare nei mercati emergenti. Di fatto dovrebbero poter produrre tra i 300 MW e i 500 MW.

Ha detto Gates:

Una molecola di uranio ha un milione di volte più energia di una molecola di carbone. È un vantaggio così grande che richiede ogni sforzo perché possa essere sfruttato in maniera sicura e pulita.

Dopo il salto l’equazione di Bill Gates per produrre energia a zero emissioni.

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Porto Tolle: firmato l'accordo per la conversione a carbone. Decine di milioni di euro in royalties per gli enti locali

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Regione Veneto hanno firmato l'accordo per la conversione a carbone di Porto TolleEnel e Regione Veneto hanno trovato l’accordo: la centrale termoelettrica ad olio combustibile di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, sarà convertita a carbone. L’intesa è stata trovata sabato scorso e i dettagli sono stati ampiamente illustrati dalla Regione in un articolato comunicato stampa.

La potenza della centrale verrà ridotta dagli attuali 2.640 megawatt a 1.980 (si elimina una sezione produttiva su quattro) con un investimento totale da parte di Enel di circa due miliardi e mezzo di euro per cinque anni di lavori. A parte il lato strettamente produttivo, però, è molto interessante mettere a confronto il modo in cui la Regione Veneto, da una parte, ed Enel, dall’altra, descrivono l’accordo. L’azienda punta tutto sulle tecnologie impiegate e sui posti di lavoro:

L’impianto sarà secondo le tecnologie più avanzate, che riducono le emissioni nocive ben al di sotto delle soglie di legge più severe, più di quelle già ridotte della centrale di Civitavecchia. Parallelamente sarà avviata la progettazione dello stoccaggio di anidride carbonica in impianti metaniferi dismessi, che rientra nei due progetti comunitari per cui l’Enel ha ricevuto un finanziamento Ue. Questo investimento di 2,5 miliardi di euro, con 700 posti di lavoro a regime e punte massime di 3.500 lavoratori in cantiere per 5 anni porterà anche opportunità per la ricettività e i servizi commerciali

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