
A chi si chiede quanto possa incidere sui consumi una finestra poco isolata, rispondo che attraverso le normali finestre il calore si dissipa, così come l’energia impiegata per produrlo. Le perdite di energia termica nelle nostre case, infatti, possono raggiungere il 22% dell’energia prodotta. Quest’ultimo dato cresce fino al 40% se aggiungiamo il fatto che molti edifici del nostro Paese appartengono all’edilizia degli anni ‘70, che non poneva, all’epoca, attenzione alle dispersioni termiche dell’involucro, tenuto in gran considerazione invece dall’architettura bioclimatica.
Quest’ultima disciplina, secondo regole del tutto funzionali, cerca di coinvolgere nella sua progettazione tutto ciò che può permettere all’uomo di sfruttare energia in modo “gratuito”. Per questo motivo colloca le finestre sui lati sud e est dell’edificio: per far si che l’energia solare sia sfruttata al massimo nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva sono studiate apposite schermature per evitare il fenomeno del surriscaldamento e dell’effetto serra.
Nel caso di un edificio passivo, ad esempio, si punta al miglioramento dell’involucro opaco (finestre, porte finestre etc.) , senza dover introdurre tecnologie complesse, attraverso l’isolamento delle chiusure e l’assenza di ponti termici e l’utilizzo di vetrate ad alte prestazioni, opportunatamente dimensionate per la captazione solare.
Continua a leggere: Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

Ieri vi scrivevo delle case sotto terra. Un esempio pratico di questo genere di edificio è a Vals, in Svizzera. La villa è alimentata grazie alla geotermia con l’utilizzo di una pompa a calore e si rifornisce di energia idroelettrica prodotta dal bacino di Zervreila.
The Hole, così come la chiamano i suoi ideatori, un ottimo esempio di costruzione sotterranea, completamente integrata nel paesaggio. Disegnata per essere un architettura sostenibile e autonoma dal punto di vista energetico è il frutto della collaborazione tra Christian Müller Architects e SeARCH. The Hole è stata ottenuta scavando la montagna per circa sei metri di profondità dal piano di campagna, non assomiglia per niente ad un bunker e può ospitare fino a 12 persone: 160 metri quadrati costruiti con i materiali della tradizione locale e reperibili in loco, ovvero riciclati dagli scavi.
Villa per vacanze a Vals, Svizzera. Christian Müller Archietcts & SeARCH







Continua a leggere: Impianti geotermici e case sottoterra: The Hole - Parte 2

Lo studio di Architettura Oma di Rem Koolhaaas ha da poco presentato un progetto su come l’Europa potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Oxford Economics, l’Università Imperial College ed altri soggetti privati, propone idealmente la visione di un’Europa divisa in base alle fonti di energia rinnovabile.
Il progetto fa parte di Roadmap 2050, commissionato dalla Fondazione per il Clima dell’Unione Europea e si propone come una guida ideale per un’Europa alimentata ad energia rinnovabile: interconnessioni smart grid, network di trasporti internazionali, regioni dai nuovi nomi basati sulla loro fonte di energia naturale.
Il Nord Europa sarà la regione del vento, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo diventaranno Solaria, i paesi del sole, mentre i Balcani saranno la patria della biomassa. Ed il tuttto sarebbe possibile entro il 2050 se solo i Paesi Europei si coordinassero. Creativo, impossibile da realizzare, fattibile, totalmente lontano dalla realtà? Diteci voi cosa ve ne sembra di Eneropa, l’Europa del 2050.
Foto | oma
Tra le varie invenzioni nell’ambito dell’edilizia sostenibile, alla ricerca di materiali per la costruzione meno impattanti e più ecologici, abbiamo già parlato su Ecoblog dei mattoni fatti con spazzatura compressa, di quelli fatti con buste di plastica riciclate e di mattoni impastati con la cenere. A questi si aggiungono i mattoni fatti di sabbia, batteri, urea e cloruro di calcio, vincitori del premio Metroplis 2010 Next Generation.
In un laboratorio dell’Università di Sharjah, negli Emirati Arabi, Ginger Krieg Dosier, assistente di Architettura, ha realizzato dei mattoni sfruttando le reazioni chimiche e microbiologiche dei batteri della sabbia, ed il risultato sono dei mattoni duri come il marmo. L’idea per ora è stata prodotta su piccola scala, messa a punto per il concorso, ma potrebbe presto essere pronta una macchina per la produzione su larga scala, così come si legge nella descrizione del progetto:
“Se questi mattoni potessero rimpiazzare ogni nuovo mattone che viene prodotto nel mondo, si ridurrebbero le emissioni di circa 800 milioni di tonnellate all’anno“.
via | metropolismag
A Rio de Janeiro, che ospiterà i Giochi Olimpici del 2016, per simboleggiare la bellezza e la ricchezza del patrimonio naturale del Brasile e per celebrare le Olimpiadi, lo studio di Architettura RAFAA ha progettato una cascata immensa.
Il progetto della cascata, chiamata the Solar City Tower, la torre solare della città, ha partecipato al concorso internazionale di architettura per i giochi del 2016, presentandosi con due requisiti fondamentali: la bellezza e la sostenibilità. Per contribuire a far sì che i Giochi Olimpici di Rio nel 2016 siano le prime olimpiadi a emissioni zero, la torre/cascata è ricoperta di pannelli solari e l’energia in eccesso prodotta dai pannelli viene usata per spingere l’acqua del mare in alto sulla torre, per sfruttare poi l’energia della cascata durante la notte, simulando la forza delle risorse della natura.
La proposta prevede che la cascata venga installata nella baia di Guanabara: così come il Cristo Redentore di Rio rappresenta la forte tradizione cattolica del Paese, allo stesso modo la Solar City Tower, rappresentando la perfetta fusione tra architettura e natura, potrebbe contibuire, insieme alla lotta alla deforestazione, a rafforzare l’immagine del Brasile come nazione leader nella tutela dell’ambiente, proprio a partire dall’impegno per fare dei Giochi Olimpici del 2016 un evento a impatto zero.
via | Treehugger
Foto | RAFAA

Nel marzo 2009 la Provincia di Parma ha bandito un concorso di architettura verde per la costruzione di una sua nuova sede: requisito fondamentale dell’edificio deputato ad ospitare gli affari della provincia è l’ecosostenibilità, sia nella scelta dei materiali che nelle procedure di costruzione, sia nelle emissioni di CO2, richieste pari a zero. Quello che vedete nella foto è il progetto classificatosi al secondo posto.
Dello StudioDosi, realizzato con il contributo di numerosi architetti e ingegneri, l’edificio ha una doppia natura: uno strato interno permette all’aria di circolare tra gli spazi, mentre lo strato esterno è fatto di una pelle verde, trama di piante e tessuti vegetali che agiscono come climatizzatori e fanno sì che la luce sia quanto più possibile naturale. La funzionalità dell’edificio ed i criteri di sosteniblità richiesti dal concorso sono stati tutti rispettati, con un costo inferiore ai 10 milioni, come richiesto dal bando.
Questo, che potete ammirare nella gallery in dettaglio, il progetto per il futuro Palazzo dell’Ambiente, dell’Agricoltura e dell’Innovazione della Provincia di Parma, classificatosi secondo. A me sarebbe piaciuto vederlo realizzato, a voi?
via | Studiodosi
L’architettura si muove sempre di più verso la sostenibilità, verso una integrazione della natura all’interno degli edifici, e verso una ricerca di materiali che siano il più possibile sostenibili. Dalla nuova integrazione tra natura e architettura nascono giardini pensili, tetti che sono dei veri e propri giardini, muri verdi che permettono agli edifici di respirare.
The Coolist ha stilato la classifica dei 10 capolavori di architettura sostenibile dotati di tetti verdi. Io ho deciso di aprire con la Nanyang School of Arts di Singapore, con il suo tetto mozzafiato piantato nel 2008. Tra i 10 tetti, ad ognuno dei quali The Coolist dedica una gallery per chi vuole ammirare dettagli e particolari, c’è anche l’Accademia delle Scienze della California, opera di Renzo Piano, il cui tetto è uno tra i migliori esempi di green roof al mondo, integrazione perfetta tra architettura e natura: i 2 acri e mezzo del tetto ospitano piante locali per la conservazione della biodiversità.
via | thecoolist
Alla fine anche Vittorio Sgarbi ne ha fatta una buona. Il Consiglio Comunale di Salemi (Tp) ha approvato, ieri sera a tarda ora, il regolamento che permette di acquistare per un solo euro un immobile di proprietà del Comune impegnandosi, però, a ristrutturarlo.
Le case in questione sono 1.000 e, in gran parte, sono immobili danneggiati dal sisma del 1968 e poi acquisiti al patrimonio comunale. Dal 68 ad oggi, però, non vi è stata alcuna rivoluzione e le case son rimaste deserte e inutilizzate. Buona quindi l’idea di disfarsi di immobili che, pur avendo in alcuni casi un discreto valore architettonico, per il Comune non possono che essere un peso.
Si avvia, quindi, una nuova stagione edilizia a Salemi: niente cemento aggiuntivo, bensì riqualificazione dell’esistente. Felice Sgarbi, che ha ricevuto dieci mila richieste a fronte del migliaio di case disponibili:
Salemi può finalmente ricominciare l’impresa della ricostruzione del suo centro storico con l’insediamento di un ufficio che amministri, in base al nuovo regolamento, l’assegnazione delle 1000 case acquisite al patrimonio del Comune ai circa 10 mila richiedenti da ogni parte del mondo
Via | BlogSicilia

Se invece di avere paura del giardinaggio vi interessate del rapporto tra natura ed ambienti costruiti, questo è un caso di Savethedate che fa per voi: dall’11 febbraio al 18 marzo 2010, tutti i giovedì dalle h.18.00 alle h.20.00 si svolgerà Natura e Architettura, una serie di incontri aperti dedicati al delicato rapporto tra le due.
Nella Saletta Lab, all’interno della mostra Green Life, Legambiente, Promoverde, Nemeton High Green Tech Magazine organizzano una serie di incontri aperti dedicati alla possibile evoluzione in parallelo di Natura e Architettura, alla loro integrazione.
Se da una parte ingegneri e architetti devono imparare a conoscere la natura e le piante per poterle integrare al meglio nelle future costruzioni, dall’altra gli agronomi devono riuscire ad integrarsi al mondo dell’edilizia: tutte le professionalità devono unirsi per poter sfruttare al massimo le potenzialità dell’architettura sostenibile nel limitare le emissioni di CO2.
Chi fosse interessato agli incontri, trova qui il calendario con i dettagli. Vi anticipo soltanto che si parlerà di biopiscine e di giardini verticali e di altri argomenti interessanti anche per chi non è né arch. né ing., ma ha a cuore il futuro delle città.
WollyPocket ricicla bottiglie di plastica e ne fa delle tasche dalle quali ognuno può creare a sua volta il proprio muro vivente, decorando con piante e fiori qualsiasi superficie verticale o orizzontale.
Miguel Nelson, inventore dell’idea, ha preso ispirazione dai muri verdi tanto di moda nell’architettura sostenibile e illustra in questo video perché le piante crescono meglio nelle tasche che nei vasi di plastica.
L’idea è semplice, il processo di produzione della tasca basato sul riciclo, il modo d’uso lascia spazio alla creatività e al pollice verde di ognuno. Vi ha conquistato?
Via | Treehugger