Il Consiglio dei Ministri, alla fine, ha nominato i componenti dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare che, da oggi, esiste. Noto da mesi il nome del presidente: Umberto Veronesi.
Gli altri componenti sono: Maurizio Cumo (professore Impianti Nucleari alla Sapienza di Roma), Marco Enrico Ricotti (ingegnere nucleare e professore al Dipartimento Energia - Divisione Energia Nucleare del Politecnico di Milano), Michele Corradino (capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente e professore di diritto amministrativo), Stefano Dambruoso (ex sostituto procuratore antimafia della Repubblica di Milano).
Un mix di nomine tecniche e politiche, quindi. Sono passati pochi minuti dalla diffusione della notizia che Legambiente ha subito commentato: “ora siamo veramente preoccupati”. Il presidente dell’associazione ambientalista, Vittorio Cogliati Dezza, ha affermato:
Con tutto il rispetto per le persone non capiamo quali garanzie possano dare ai cittadini, interessati alla sicurezza ambientale e tecnologica degli impianti, le nomine di figure quali magistrati o di un eminente medico come Veronesi. Da parte nostra quindi, potremo solo continuare a sostenere le motivazioni di quanti vorranno fare lecita resistenza all’ipotesi di realizzazione di nuove centrali sul territorio
Via | Gli Italiani, Comunicato Stampa Legambiente
Foto | Napoli Punto e a Capo

E se invece di spendere i soldi per piangere sul latte versato si iniziasse a mettere mano al portafogli per mettere in sicurezza il territorio? Se lo chiede Legambiente che, fatti due conti, denuncia il fatto che, oltre ai numerosi morti e feriti, dall’ottobre del 2009 a quello del 2010, il dissesto idrogeologico ha causato un danno economico pari a quasi 240 milioni di euro:
238.394.400,00 euro sono stati predisposti dall’ottobre 2009 ad oggi per intervenire e recuperare i danni delle principali emergenze idrogeologiche nel nostro Paese. Un miliardo di euro è la cifra stanziata dal ministero dell’Ambiente per la messa in sicurezza
Una scelta, afferma Legambiente, poco intelligente visto che con un milione e mezzo di euro si possono realizzare ben sette interventi concreti sui fiumi minori per mettere definitivamente in sicurezza un comune. Così, mentre ancora piovono acqua, sangue e soldi sull’Italia del dissesto (si vedano le ultime alluvioni di questi giorni, come quella di Vicenza o quella di Massa) l’associazione ambientalista stila una tabella delle principali spese affrontate dal paese per mettere le pezze.
Da un comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente, guidato da Stefania Prestigiacomo, si apprende che il Ministero ha appena istituito il “Tavolo tecnico per la mobilità sostenibile”.
Come è lecito aspettarsi, il tavolo dovrebbe servire a coordinare gli sforzi di tutti per rendere più verde la mobilità pubblica e privata italiana.
Per questo sono stati invitati al tavolo anche il Ministero per lo Sviluppo Economico (che finalmente ha il ministro), il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Confindustria, ANFIA (Associazione nazionale fra industrie automobilistiche), Federchimica, Unione Petrolifera, Assoelettrica, Assocostieri, Federutility, UNRAE e Confinustria- Servizi innovativi e tecnologici.
Salta subito all’occhio che seduto accanto alla Prestigiacomo c’è anche l’Unione Petrolifera. Cioè i petrolieri. Al tavolo per uscire dal petrolio, quindi, è stata invitata l’associazione di categoria del petrolio stesso.
Certo, non si esce dal petrolio da un giorno all’altro e la presenza dell’UP può sembrare (al Ministero) utile allo scopo. Come dimenticare che la stessa UP, seppur in codice, ha recentemente iniziato a parlare di picco del petrolio?
Insomma, come si dice in politichese: facciamo una tavola rotonda per fare sinergia e affrontare il problema a trecentosessanta gradi.
Trecencocinquantanove: al tavolo mancano le associazioni ambientaliste.
Via | Ministero dell’Ambiente
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Meno male che l’Italia è in vacanza. Il giornale L’Opinione delle libertà, diretto da Arturo Diaconale (che oltre ad essere un giornalista è stato anche candidato, non eletto, al senato per Forza Italia nel 1996) ha dedicato un numero speciale al movimento ecologista Fare Ambiente.
Noi di Ecoblog Fare Ambiente lo conosciamo abbastanza bene: nato praticamente in corrispondenza alla decisione del premier Silvio Berlusconi di tornare al nucleare, Fare Ambiente è notoriamente (anche se tenta di negarlo) una associazione pseudoambientalista che ha come unico scopo quello di far passare per ecocompatibili le decisioni di questo governo. Per capirci, stiamo parlando della stessa associazione che poco tempo fa ebbe a dire che “bisogna proteggere il nucleare dagli sfaccendati”.
Si dirà: tutto assolutamente lecito, anche le altre associazioni ambientaliste hanno un’area politica di riferimento. Giusto, ma spero che qualcuno si sia accorto che il Pd ha sentito l’esigenza di creare dal nulla gli Ecologisti Democratici nonostante Legambiente…
Enorme soddisfazione dei parchi e delle associazioni ambientaliste per la decisione comunicata nella giornata di ieri alla stampa dal Ministero dell’Ambiente. La gara motonautica prevista tra il 27 e il 30 luglio nelle acque del Parco dell’Arcipelago Toscano non avrà luogo. Troppo rischioso per l’ecosistema, per i tursiopi e - inoltre -in totale contrasto con la normativa vigente nel tratto di mare interessato.
Il riferimento, prima di tutto, è all’art. 7 dell’Accordo per il santuario Pelagos, dalle prescrizioni dell’Accordo Accobams e del Protocollo Spa/Bio della Convenzione di Barcellona in quanto il Primatist Trphy deve essere riconosciuto, a tutti gli effetti, come una competizione fra imbarcazioni veloci a motore, con velocità previste anche di 30 nodi, espressamente vietate nell’area marina protetta poiché suscettibili di produrre collisioni con i cetacei. Inoltre, viene aggiunto nella nota, l’intervallo di partenza tra un’imbarcazione e l’altra non dovrebbe superare i 5 minuti dando in questo modo origine a una vera e propria “barriera acustica” per un raggio compreso tra le 2 e le 5 miglia lungo l’intera tragitto. Troppo per gli animali marini abituée di un tratto di mare che merita più attenzione… Alla capitaneria di porto spetterà di far rispettare la decisione.
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Nessuno scontro tra Ue e Ferrero sulla Nutella. Parola di Renate Sommer, relatrice del Parlamento europeo per la normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. La vicenda ha avuto inizio a metà giugno, quando l’Europarlamento ha votato le nuove regole per le etichette dei prodotti alimentari imponendo alle aziende di indicare chiaramente la quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri, sale e calorie.
Ferrero, però, si era dichiarata assai poco soddisfatta della nuova normativa in quanto le avrebbe imposto di comunicare in etichetta buona parte della ricetta della Nutella, che come è noto è segretissima tanto quanto quella della Coca Cola. Ora, però, la Sommer precisa:
I deputati non stanno cercando di vietare la vendita di uova alla dozzina e neppure la vendita o la commercializzazione della Nutella. In base alle proposte attuali, il contenuto di sale, grassi e zucchero diventerebbe un’informazione obbligatoria sulle etichette degli alimenti. Un’altra legislazione vigente stabilisce l’uso del ”profilo nutrizionale”, attraverso un sistema di controllo sul diritto di un prodotto di contenere messaggi sanitari e nutrizionali, come ad esempio la dicitura “ricco di calcio” oppure “buono per il tuo cuore”. Non vi sono proposte volte a includere sulle etichette degli alimenti avvertenze sanitarie e neanche per vietare la commercializzazione o la vendita di qualsiasi prodotto
Sui tempi, e sui modi, dell’entrata in vigore delle nuove norme, poi, l’eurodeputata afferma:
Continua a leggere: L'Unione Europea non vieterà la vendita della Nutella
Ieri ha avuto inizio, ad Agadir in Marocco, uno dei più importanti consessi internazionali per la tutela degli ecosistemi marini con la riunione presso la Commissione baleniera internazionale (IWC) di 88 Paesi che, entro venerdì, avranno la possibilità di decidere se salvare le balene oppure porre le premesse per una caccia indiscriminata effettuata anche nelle gelide acque artiche, vitale santuario per la riproduzione e la vita dei grandi cetacei.
Com’è noto, dal 1986 esiste una moratoria precisa sulla caccia alle balene che, dopo lo sterminio di inzio ‘900 è servita alemeno a dare un pò di tregua ai giganti del mare.. A patto che rimanessero il più lontano possibile dalle rotte di Giappone, Islanda e Norvegia rei di aver clamorosamente aggirato il divieto “inventando” la pesca a fini scientifici senza che mai nessuna reale sanzione venisse mossa contro di loro. In questi giorni, ad Agadir, il paradosso è di scena: la triade delle Nazioni “canaglia” che non ha mai rispettato le regole internazionali e che ha ucciso almeno 35 mila balene potrebbe vedersi riconosciuto, molto presto, il diritto alla caccia anche in alcune riserve marine…. Secondo la Commissione, infatti, garantire per 10 anni la mattanza di uno quota fissa di cetacei (tra cui anche la megattera, da poco scampata miracolosamente all’estinzione ma ancora molto rara e a rischio) servirebbe proprio a ripopolare gli oceani di queste grandi creature. Ma anche ammettendo questa ipotesi: perché mai Stati che non hanno fatto nulla per rimanere nei limiti della legalità, a seguito di un contentino, dovrebbero cambiare atteggiamento? E perchè, allora, altri Paesi non dovrebbero adeguarsi o rivendicare la possibilità di fare altrettanto?
Edipower ha comunicato venerdì di aver completato i lavori di ambientalizzazione della centrale elettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela, in provincia di Messina, previsti dal recente decreto di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) con prescrizioni.
L’azienda afferma di aver preso provvedimenti per tutti e sei i gruppi produttivi della centrale da 1280 Mw totali. Ma ogni coppia di gruppi ha subito lavori differenti:
Gli interventi hanno riguardato l’installazione su ciascuno dei gruppi 1&2 da 160 MW degli impianti di desolforazione e denitrificazione (i cosiddetti sistemi di ambientalizzazione), con un investimento complessivo di circa 90 milioni di euro. Gli interventi di natura impiantistica realizzati comportano un significativo abbattimento delle emissioni in atmosfera dell’impianto.
In particolare, le emissioni si confermano inferiori ai limiti fissati dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (pari a 200 mg/Nm3 per gli ossidi di zolfo e a 100 mg/Nm3 per quelli di azoto). I limiti prima dell’ambientalizzazione erano pari 870 mg/Nm3 per gli ossidi di zolfo e a 400 mg/Nm3 per quelli di azoto
Per avere la lista dei siti idonei ad accogliere un impianto nucleare passeranno almeno tre anni e, prima dei siti, dovrà essere costituita l’Agenzia per la sicurezza. A scandire i tempi del ritorno al nucleare in Italia ci ha pensato il sottosegretario con delega all’Energia Stefano Saglia che, durante un’intervista rilasciata alla trasmissione di Rai Tre “Ambiente Italia” ha dichiarato:
L’energia in tutte le sue forme ha benefici e controindicazioni e per quanto riguarda il nucleare oggi per fare la localizzazione c’è un percorso che e’ stato costruito con l’Agenzia per la Sicurezza, un percorso complesso. Ci vorranno almeno tre anni per le localizzazioni dei siti
Saglia, quindi, getta acqua sul fuoco delle polemiche che hanno infiammato la recente campagna elettorale per le elezioni regionali 2010. Il tema dell’energia nucleare era stato, infatti, catapultato di forza da numerose associazioni ambientaliste nella campagna elettorale: Greenpeace e Legambiente, giusto per citare le più famose e agguerrite, avevano esplicitamente invitato gli elettori a rifiutare i candidati pro-nucleare.
Continua a leggere: Nucleare, il Governo rallenta: i siti tra tre anni, prima l'Agenzia
Nei giorni scorsi si è tenuto a Pisa, presso l’auditorium del Cnr, un ciclo di incontri sul futuro dell’energia. Tra i partecipanti anche Enel, presente con il Responsabile del filone Energie Rinnovabili e Generazione distribuita della Ricerca Enel di Pisa, Gianluca Gigliucci, che ha tenuto il seminario “L’uomo e l’ambiente: nuove tecnologie per nuove energie”.
La visione di Enel è a dir poco ottimistica: entro il 2030 avremo la democrazia mondiale dell’energia, in cui tutti avranno a disposizione l’energia di cui hanno bisogno per il proprio sviluppo, per di più a prezzi ragionevoli e con un abbattimento delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali standard. Ma, ovviamente, questo risultato va perseguito tramite una attenta strategia che Enel così sintetizza:
Per raggiungere questo obiettivo – che a livello di numeri significherebbe stabilizzarsi su una quantità di emissioni pari a 450 parti per milione ed un incremento della temperatura media terrestre non superiore a 2°C – occorre lavorare sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’evoluzione delle tecnologie CCS per la separazione della CO2 dagli altri gas di scarico delle centrali alimentate da combustibili fossili, ma soprattutto sulla diversificazione del mix energetico
Del CCS, e di tutti i dubbi che suscita sia nel mondo scientifico che tra le associazioni ambientaliste, abbiamo già parlato spesso su Ecoblog. Ci limitiamo solo a ricordare che si tratta di una tecnologia che, di fatto, ancora non esiste se non allo stato sperimentale e in piccolissima scala: in genere pochi megawatt per ogni centrale termoelettrica vengono “trattati” con questi impianti sperimentali e, di solito, si tratta di centrali a carbone.
Per quanto riguarda il mix energetico, invece, Enel non fa esplicito riferimento al nucleare ma, essendo l’atomo uno dei business su cui l’azienda ha puntato maggiormente per il futuro prossimo insieme al CCS, è assai facile intuire che Enel non ne voglia affatto fare a meno.
Via | Enel