Anche in Italia, come negli Usa esistono diverse comunità off-grid, cioè che vivono senza essere collegate alla normale rete elettrica, ma che si autoproducono l’energia usando fonti rinnovabili. In proposito ho letto un inchiesta su La mia energia (nr.5) riguardo agli ecovillaggi, così si chiamano, presenti un po’ in tutto il territorio, che fanno parte della RIVE (Rete italiana villaggi ecologici) a sua volta legata al GEN (general ecovillage nerwork)
Il servizio è intitolato “Madre Terra, la nostra energia quotidiana” e racconta di come l’esperienza di un ecovillaggio, (non sono né hippie né new age) e dei suoi amministratori abbia contaminato il Consiglio comunale di Vidracco, piccolo comune di circa 500 anime a 30 km da Torino. A Vidracco hanno adottato il “Programma energetico ed economico di comunità” anche attraverso la neo-nata società Vidracco Energia con socio unico il Comune, che favorisce le installazioni di impianti geotermici, fotovoltaici e in genere delle energie rinnovabili. Il sindaco di Vidracco è Antonio Nigro detto Bisonte Quercia, eletto nel 2004, mentre Coboldo Melo, cioè Roberto Sparagio è l’assessore all’Ambiente.
Nella zona, sparsi in diversi comuni, vi sono altri 22 consiglieri i cui nomi ricordano quelli degli elfi ma che in realtà denotano l’appartenenza alla comunità di Dahmanur di Ivrea, i cui 1000 abitanti si dichiarano autosufficienti per il 60% delle acque sanitarie ottenute da pannelli solari; per il 35% per l’elettrictà, ma puntano al 60% entro la fine dell’anno; al 90% per il riscaldamento usando legna potata o raccolta. Possiedono auto a bio-diesel o a gpl. Il giro d’affari della comunità a cui aderiscono 70 cooperative e aziende bio è di 30milioni di euro.
Con Solerà, ad esempio, la società gestita da Gorilla, cioè Walter Marenco, socio fondatore, nel 2007 con l’ausilio degli incentivi alle rinnovabili sono stati realizzati 400 impianti per un fatturato di oltre un milione di euro.
» L’articolo sul National Geographic, Marzo 2009
Foto | Courtesy Comune di Vidracco
Nel post sotto si parla delle Transition town ossia di quelle conunità che hanno deciso di non usare, per la propria alimentazione energetica, carburanti di origine fossile.
Ebbene in tutto il mondo non solo molte comunità stanno cercando fonti energetiche alternative ma stanno anche provando a ottenere l’autonomia costruendo sistemi energetici che assicurino l’indipendenza. Questo movimento è detto off-grid e si riferisce al fatto che per l’alimentazione energetica non è necessaria una rete elettrica, ma che tutta l’energia necessaria alla sussistenza della comunità è prodotta in loco.
Scrive Sorgenia:
Tutti conosciamo l’elettricità, l’acqua, il gas e il telefono e tutte le società di gestione di questi preziosi servizi “congiura” per impadronirsi del nostro denaro duramente guadagnato. Per la maggior parte della popolazione, che paga le bollette, questo è un compito faticoso e frustrante. Che cosa accadrebbe invece se si uscisse da questo “dominio” dei servizi di pubblica utilità e si producesse da soli la propria energia in modo sostenibile? Ebbene, questo è possibile.
Negli Usa il movimento è in costante crescita. Riporta il blog di Sorgenia:
E’ quasi impossibile sapere esattamente quante persone vivono off grid, ma nel 2006 la rivista Home Power ha stimato che solo negli USA più di 180.000 case sono diventate autosufficienti nella produzione di energia. Altre 27000 case usano l’energia solare ed eolica per compensare la loro vita collegata alla rete [fonte: USA Today]. Per la maggior parte della popolazione vivere off grid resta un buon modo per rispettare l’ambiente. Per altri è un sollievo non dover dipendere dalle imprese di servizi pubblici per soddisfare le proprie esigenze risparmiando, soprattutto sul medio e lungo periodo ingenti somme di denaro.
Via | Sorgenia Blog
Ha detto Claudio Sajola Ministro per lo sviluppo economico, durante un intervista a Canale 5 che:
Il provvedimento sviluppo, approvato al Senato la settimana scorsa, che passa alla Camera per l’approvazione definitiva, riapre la porta del nucleare al nostro Paese: ciò significherà che nel 2010, cioè l’anno prossimo, le imprese potranno chiedere le autorizzazioni. Entro il 2013 porremo la prima pietra della prima centrale nucleare in Italia e nel 2018 avremo i primi kilowattora prodotti dal nucleare in Italia. Il che significa, quando il piano energetico sarà completato, fra nucleare, energia innovabile ed energie fossili, di avere un’energia con il 30% in meno di costo: cio’ significa essere competitivi con gli altri Paesi europei.
Rispetto alla individuzione dei siti sui cui andare a costruire le centrali nucleari,ilMinistro Scajola ha sepcificato:
Nel provvedimento abbiamo ritenuto in maniera credo saggia e comunque rispettosa del territorio e del mercato che nei prossimi sei mesi individueremo i criteri che devono essere seguiti dalle imprese che vogliono installare centrali nucleari in Italia. Significa che avremo delle caratteristiche necessarie, obbligatorie, esclusive di sicurezza, di territorio, di tecnologie sulle quali le imprese si confronteranno richiedendo le autorizzazioni e quindi scegliendo i luoghi per loro idonei.
Via | Lineaedppmi
Foto | Flickr