Certo, non è una novità produrre biodiesel dalle alghe, ne abbiamo parlato tempo fa con la Solazyme e con il progetto Vertigrow, ma questa volta i protagonisti potreste essere voi. Se infatti vi piace armeggiare con trapani ed affini non potrete perdere l’occasione di produrre il vostro bioreattore per alghe.
Le istruzioni potete trovarle su Instructables che vi guiderà passo passo nella vostra creazione. Peccato però che non ci forniscano anche alcuni dati utili per comprenderne gli effettivi vantaggi ecologici (ma anche economici) nella creazione di tale impianto. Non considerando poi una buona dose di manodopera per il mantenimento, senza la quale il nostro lavoro andrà rapidamente “a ramengo”.
Insomma, aldilà della produzione di alghe il progetto mi sembra essere un po’ scarno e non mi pare abbia alcun fine se non quello di produrre biomassa della quale però non sapremmo poi che farci. Produrre biomassa è semplice, è un processo naturale; la parte difficile è produrre biodiesel semmai. Capisco le buone intenzioni, ma questo progetto mi trova un po’ critico.. a voi ulteriori commenti.
Via | Instructables
Qualche tempo fa avevamo parlato dei Victory Garden e più recentemente anche del progetto Capital Grow. Seguendo la scia oggi parliamo del Landsharing e del LandFit. Il primo è un servizio che consente a chiunque abbia voglia e tempo per dedicarsi ad un orto o ad un giardino, ma non hanno il terreno per farlo, di conoscere persone che invece non hanno tempo o capacità per poter tenere al meglio il proprio fazzoletto di terra.
Una sorta di feudalesimo “social” e che mi ricorda il proverbio “chi ha i denti non ha il pane”. In questo modo alcuni troveranno un buon passatempo e dovranno preoccuparsi meno della spesa alimentare, mentre chi mette a disposizione il proprio “fondo” riceverà ovviamente una parte dei beni prodotti. Concetto simile anche per il LandFit. Riassumendo non è altro che una scuola di agricoltura per tutti coloro che non sanno cosa fare di preciso col proprio giardino.
È un punto di incontro tra giardinieri ed apprendisti tali, che in questo modo ascoltando i suggerimenti degli esperti riusciranno a far rinascere i propri terreni. Forse la crisi “sociale” è giunta leggermente prima di quella economica o forse l’ha prodotto essa stessa, chi lo sa? Sta di fatto che nel Regno Unito stanno dandosi da fare per rendere più vivibili le proprie città, mentre noi siamo fermi al consueto palo.
Foto | dal sito London Food Link
Victory Garden, l’orto sul terrazzo o quello dietro casa. L’autoproduzione e le vecchie tradizioni sembrano essere tornate anche e soprattutto nel mondo civilizzato. In inghilterra il primo cittadino ha annunciato ufficialmente il progetto Capital Growth grazie al quale entro il 2012 verranno identificate e rese disponibili aree per l’agricoltura in cui il singolo potrà coltivare ortaggi per se stesso e per la comunità.
Una sorta di guerrilla gardening per la produzione alimentare coadiuvato dall’amministrazione. Le ragioni di questo gesto sono di natura economica ovviamente, infatti ci si preoccupa per l’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità. Il progetto viene coordinato dalla London Food Link, un’associazione che lavora sia nel settore pubblico che privato e che gestisce un network di organizzazioni che promuovono un’agricoltura maggiormente sostenibile.
L’idea alla base è buona anche se denota una certa (e plausibile) preoccupazione per il futuro. Qui in Italia sono sempre esistiti dei piccoli appezzamenti destinati all’agricoltura che l’amministrazione comunale concede ai propri cittadini. La cosa certa è che questa modalità risente del maggiore inquinamento in città o nella sua immediata vicinanza, cosa che potrebbe anche accrescere una coscienza ambientale.
Provate ad immaginare un vicino di casa che vi dona un bel pomodoro rigogliosamente cresciuto nei pressi della tangenziale: non mi pare così invitante. Come spesso notiamo, solidarietà e crescita sociale si accompagnano ad importanti processi ecologici consci di una impellente necessità di fare squadra e di aiutarsi, ed è giusto che sia così. Lo sviluppo sostenibile passa anche da qui.
Via | London.gov.uk
Foto | dal sito London Food Link