L’attuale crisi finanziaria, nasconde una crisi ben peggiore: siamo al collasso ecologico planetario e lo ammette anche la Banca Mondiale. Ci stiamo letteralmente mangiando le risorse: acqua, petrolio, rame, suolo, terre rare per citarne solo alcune.
In alto il video dell’intervento di Rachel Kyte, vice presidente della World Bank che commenta il rapporto Inclusive Green Growth: The Pathway to Sustainable Development presentato oggi a Seoul in occasione del Global Green Growth Summit. In sostanza Kyte sfata il mito secondo cui risparmiare risorse e puntare a un’economia di crescita più sostenibile per i paesi industrializzati sia un lusso. Gli unici ostacoli sono politici e risiedono in comportamenti radicati quali il rifiuto di finanziamento all’economia sostenibile. Spiega Kyte:
Troppo spesso il progresso ha portato al degrado ambientale e alll’esaurimento delle risorse .Le decisioni prese oggi impegnano i paesi a modelli di crescita che possono o non possono essere sostenibili in futuro. Grande attenzione deve essere adottata per garantire che città, strade, fabbriche e fattorie siano progettati e regolate per rispettare sia gli standard di benessere sia contenere lo sfruttamento del capitale naturale, umano e finanziario.

L’obiettivo per il 2015 era ambizioso, ma vitale: dimezzare il numero di persone che non hanno accesso ad acqua potabile e a servizi igienico sanitari degni di questo nome. Si tratta di 2.6 miliardi di persone, praticamente un terzo della popolazione dell’intero pianeta. La crisi economica sta facendo ridurre drasticamente i fondi per la cooperazione internazionale, il nostro paese è in testa alla classifica degli stati che hanno “promesso” risorse salvo poi tirarsi indietro, ma l’allarme lanciato dalla Banca Mondiale e da WaterAid indica un’altra pericolosa tendenza.
I progetti legati allo sviluppo di una rete distributiva dell’acqua e alle reti fognarie stanno subendo dei “tagli” ancora più massicci. Costruire “scuole” e “ospedali” è più attraente per enti governativi e non di quanto non lo sia finanziare la costruzione di fogne, pozzi e depuratori. Allo stato attuale oltre un miliardo di persone non riceveranno l’aiuto che era stato promesso dai paesi ricchi con ricadute drammatiche in particolare nell’Africa Sub sahariana.
Secondo WaterAid l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono elementi essenziali sia per la salute (ogni anno muoiono più bambini di diarrea che di quanti ne muoiano per l’Aids, la malaria e la tubercolosi messi insieme) che per lo sviluppo economico. Le donne e le ragazze sono le più colpite dalla mancanza d’acqua perché proprio a loro, nella gran parte dei casi, è affidato il compito della raccolta del prezioso liquido trasparente. La Banca Mondiale ha scoperto che la riduzione di 15 minuti del tempo necessario al reperimento dell’acqua in Ghana ha portato ad un aumento della scolarizzazione femminile fra l’8% e il 12%. Secondo le Nazioni Unite ogni 100 dollari spesi in aiuti per questa specifica necessità se ne raccolgono 900 in benefici economici grazie al miglioramento della salute e alla possibilità delle persone di diventare economicamente attive. Basteranno questi dati a convogliare le (poche) risorse disponibili su questa priorità?
[Via | Guardian]

Secondo Claudia Kemfert, economista tedesca, in Italia c’è poco fotovoltaico; il nucleare è una tecnologia incerta; dovremmo valutare le nostre scelte di approvvigionamento energetico sulla base del PIL energetico; in futuro ci approvvigioneremo con un mix di rinnovabili.
Lo scenario è stato delineato a Padova durante la conferenza “Energie future: quale sostenibilità per una giusta crescita”, voluta da Segnavie la cui cronaca è stata riportata da Il Giornale di Vicenza. La relatrice, Claudia Kemfert è docente di economia alla Humboldt-Universität di Berlino, autrice nel 2008 del libro Die andere Klima-Zukunft Innovation statt Depression che tradotto sarebbe: “Oltre il futuro del clima, innovazione e non depressione”, nonché consulente di Banca Mondiale, Onu e membro del Gruppo consultivo della Ue su Energia e cambiamenti climatici.
Il nucleare è incerto, perché spiega l’economista:
Al momento le centrali nucleari sono di terza generazione avanzata: per arrivare alla quarta, quella del cosiddetto nucleare pulito in cui lo stoccaggio delle scorie avviene in sicurezza, ci vorranno molti anni. In Germania sono stati spesi nel tempo circa 80 miliardi di euro per 17 centrali nucleari, una cifra incredibile, e 7- 8 impianti sono già obsoleti e superati dal fotovoltaico. Gli impianti nucleari attualmente più all’avanguardia, ma anche i più costosi, si trovano in Francia e in Finlandia e purtroppo oltre all’onere per la realizzazione che si è scaricato sulla collettività, il problema delle scorie non ha trovato soluzione. Non credo sia opportuno costruire nuove centrali nucleari. Il nucleare è una tecnologia incerta che nel prossimo futuro verrà surclassata dalle rinnovabili, tre volte più efficienti.

Il terremoto di Haiti, avvenuto nella giornata di ieri, sta offrendo al mondo intero uno spettacolo apocalittico con un bollettino delle vittime in costante aumento. Le ultime notizie ci informano che i morti potrebbero arrivare a circa mezzo milione. In alto nella foto della NASA i punti colpiti dal sisma e dalle scosse di assestamento, rappresentati dai cerchietti neri e in rosso le faglie.
La domanda è la seguente: ma un simile scempio di così enormi dimensioni poteva essere evitato? Per capirci, gli esperti possono avvertire di un imminente terremoto nello stesso modo che un meteorologo prevede una tempesta di ore o addirittura di giorni?
Convergono i migliori esperti del mondo nel dire che, con le conoscenze attuali, si è appena in grado di calcolare con buona approssimazione dove la scossa si verificherà nel lungo termine, tuttavia, nonostante i progressi in sismologia, gli effetti rimangono imprevedibili. L’unico modo certo per evitare danni così ingenti è quello di costruire gli edifici in modo sicuro ed evitare lo sviluppo urbano in zone potenzialmente ritenute a rischio.
Continua a leggere: La tragedia di Haiti si sarebbe potuta evitare?
Che l’Africa fosse uno dei luoghi più adatti per lo sviluppo delle tecnologie solari lo si va dicendo da un po’ di tempo. A tal proposito è interessante la notizia che arriva dalla Banca Mondiale che nelle scorse settimane ha sottoscritto un accordo per realizzare, entro il 2020, nuovi progetti di solare termodinamico, per una potenza installata di circa 1 GW.
Ad usufruire di quest’iniziativa ben cinque Stati, tutti del nord Africa: Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia. Si tratta di progetti già avviati in parte dalle autorità locali che ora verranno rafforzati dall’aiuto della World Bank, nell’ambito dei contributi dedicati alla lotta dei cambiamenti climatici.
Le risorse, che ammontano a 5,5 miliardi di dollari, saranno investite in programmi per lo sviluppo del solare termodinamico. L’iter di finanziamento è già stato avviato con l’erogazione della prima tranche di 750 milioni di dollari a carico del Fondo e presto saranno avviate le procedure per la mobilitazione degli ulteriori 4,85 miliardi.
Continua a leggere: Banca Mondiale: 5,5 miliardi di euro per lanciare il solare in nord Africa
A che gioco sta giocando l’Onu? Perché paventa una possibile unione tra due virus, quali A/H1N1 e aviaria? Perché mai dovrebbe accadere e secondo quali meccanismi? E perché allora non paventare l’unione tra aviaria e ebola, epatite C e così via?
Ecco cosa ha dichiarato David Nabarro (a sinistra nella foto) coordinatore Onu per l’influenza durante l’assemblea annuale del Fondo Monetario e della Banca Mondiale a Istanbul:
La nostra preoccupazione è che i due virus si uniscano per dar vita a qualcosa di molto spiacevole. Non si sa se questo sia probabile oppure no, ma la possibilità c’é e dobbiamo lavorare per essere certi di essere preparati a questa eventualità.C’é bisogno di svariati milioni di dosi di antivirali, circa 78 milioni ma finora possiamo contare solo su 13 milioni di dosi.
Dunque, manovra di allerta mediatico su un virus, l’ A/H1N1, che sta causando una normale influenza con casi di decesso nella norma, o cos’altro?
Foto | Swisster

Augustin Solis Cedillo è il secondo sindaco indigeno del municipio di Chajul, nella regione Xeputul del Guatemala, e, oltre ad essere il sindaco più giovane, è anche quello che ha intrapreso una battaglia contro l’ENEL.
Le comunità di Pal, Santa Rosa Cimientos, Xaxa, Xaxboj e Sazbatza vivono sui terreni lungo il fiume Jute, destinati ad ospitare la centrale idroelettrica dell’ENEL. La centrale in questione ha ottenuto i finanziamenti della Banca Mondiale, nell’ambito del Prototype Carbon Fund, per i produttori di energia che scelgono le rinnovabili.
La costruzione della centrale, però, prevede l’inondazione di foreste, terreni e paesi, con la conseguente distruzione degli ecosistemi e delle comunità che vivono lungo il fiume, fino ai confini con il Messico. L’ENEL sostiene di aver acquistato i terreni e di poterne disporre, mentre secondo il sindaco Agustin Solis Cedillo quei terreni appartengono al comune.
L’ENEL ha promesso 300 nuovi posti di lavoro in 3 anni, ma gli abitanti dei villaggi lungo il fiume e le comunità della zona interessate preferiscono tenere il proprio fiume ed i propri terreni.
via | salvaleforeste
E’ bastata una visita ad Ankara del vice-presidente della Banca mondiale Ngozi Okonjo-Iweala alla discarica di Mamak per creare un caso internazionale: il futuro dell’economia mondiale è nei rifiuti. Almeno questo è quanto ha dichiarato la signora che appunto è stata in visita all’impianto che invece crea qualche problema ai residenti per la puzza. La discarica è stata valutata dalla Banca Mondiale come il miglior progetto ambientale e finanziata dagli stessi con 8 milioni di dollari.
La discarica in realtà è sopratutto un impianto di trasformazione dei rifiuti in compost e in energia grazie alla creazione di alcune macchine progettate dagli ingegneri turchi. Il gas ricavato dai rifiuti viene usato per riscaldare le serre di pomodori.
La discarica accoglie tutti i rifiuti di Ankara e grazie a questo sistema che già sono impiegate una cinquantina di persone.
Via | Hurriyet, Il sussidiario
Foto | Flickr

Novità da Greenpeace sugli allevamenti che stanno causando la deforestazione dell’Amazzonia. L’associazione ambientalista ha infatti resto noto che l’International Finance Corporation, istituzione del Gruppo Banca Mondiale, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari che aveva conbcesso alla Bertin, società brasiliana attiva nella lavorazione delle carni e della pelle.
Greenpeace fa notare che la decisione dell’Ifc arriva a due settimane dall’inchiesta di Greenpeace “Amazzonia che macello!”, che ha rivelato come l’espansione delle attività di allevamento di Bertin in Amazzonia sia stata la più importante causa della deforestazione, oltre che una pericolosa fonte di emissioni di gas serra a livello globale. Dei 90 milioni di dollari complessivi, trenta non saranno più erogati a Bertin, mentre gli altri 60, secondo quando dichiarato dall’Ifc, dovranno essere restituiti. Sulla Bertin, inoltre, la giustizia brasiliana ha aperto un’indagine e si appresta a chiedere all’azienda un indennizzo milionario per danni ambientali.
Le principali catene di supermercati in Brasile, da Wal Mart a Pan de Azucar fino a Carrefour, hanno cancellato i propri contratti con la società, visto che il governo ha imposto 200 euro di multa per ogni chilo di carne proveniente dall’Amazzonia. In Italia, invece, i clienti di Bertin, come Kraft Foods Italia, Gruppo Mastrotto e Chauteau d’Ax, non hanno ancora preso una posizione ufficiale.
Via | Greenpeace
Foto | Flickr
Si è appena conclusa la giornata mondiale dell’acqua e al V Forum di Instanbul, che proprio di acqua parlava e organizzato dalla Banca Mondiale, è stato deciso per ora non tutti hanno ” diritto di accesso all’acqua” ma che si tratta , di un generico “bisogno fondamentale umano”. Dunque se oltre la metà della popolazione umana dal 2030 vivrà in carenza d’acqua non è un problema che riguarda quanti nel mondo gestiranno questa preziosa risorsa.
Ha detto Ban Ki-moon segretario generale dell’ONU:
L’acqua è la nostra risorsa naturale più preziosa. Gestire con attenzione il suo uso e bilanciare le diverse esigenze è pertanto di vitale importanza.
Belle parole, certo, ma di fatto il Forum, come denunciano le ONG ( che non riconoscono la legittimità del Consiglio Mondiale dell’Acqua) protagoniste di un contro Forum incentrato sui temi della salvaguardia del diritto di tutti gli esseri umani a usufuire dell’acqua, ha escluso che vi sia questa possibilità per tutti.
Continua a leggere: Turchia, dal controforum dell'acqua la richiesta a non privatizzarla