L’analisi dei coralli fossili di Tahiti dimostra che le lastre di ghiaccio si sciolgono molto più velocemnente di quanto ipotizzato e fornisce una valutazione delle variazioni dell’innalzamento dei mari avvenute alla fine dell’ultima glaciazione. Perchè un’isola tropicale? Tahiti è un’isola vulcanica che si trova nell’Oceano Pacifico, distante da regioni che hanno subito glaciazioni in epoche passate e l’analisi della barriera corallina fornisce un archivio delle variazioni del livello del mare degli ultimi 20.000 anni, perchè i coralli sono sensibili ai cambiamenti climatici.
Lo studio, guidato dall’Università di Oxford, pubblicato su Science di Aprile, mostra come lo scioglimento dei ghiacci sia avvenuto a ritmi più veloci di quanto fino ad oggi supposto. Anche lo stupore di Alex Thomas, del Dipartimento di Scienze della Terra di Oxford, conferma la scoperta: “La velocità con cui lo scioglimento è avvenuto è stupefacente e altrettanto incredibile è la quantità di ghiacci implicata. Stiamo parlando di lastre di ghiaccio che più di 137.000 anni fa ricoprivano la superficie di Canada e USA, spessi più di 5km, che sono semplicemente scomparsi”.
I coralli fossili sensibili ai cambiamenti climatici sono stati analizzati e datati con una tecnica all’uranio: i dati relativi alle tempistiche mostrano che lo scioglimento di ghiacci è avvenuto in maniera più veloce di quanto fino ad oggi pensato relativamente all’ultima glaciazione e ciò significa che la Terra non è pronta, né preparata alla velocità di fluttuazione e scioglimento delle lastre di ghiaccio.
via | ScienceDaily
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Ecco una bella opportunità lavorativa: fare il guardiano della barriera corallina in Australia. La notizia sta facendo il giro del mondo e i candidati sono già migliaia.
Il curriculum, un video di presentazione di un minuto da inviare entro il 22 febbraio, va spedito a Islandreefjob il sito del Dipartimento per il turismo del Queensland, il datore di lavoro, che ha aperto appunto uno spazio riservato alla ricerca del potenziale dipendente.
E’ un lavoro a tempo, dura solo sei mesi, ma è strapagato: 150,000 dollari australiani, il che dovrebbe fare circa 70mila euro, cioè quasi 13mila euro al mese senza contare che vitto e alloggio (in una Spa a cinque stelle) sono inclusi.
Continua a leggere: Offresi lavoro come guardiano della barriera corallina
Alla parola “bikini” istintivamente associamo mare e pelle scoperta esposta al sole. Oppure esperimenti nucleari. Bikini infatti è l’atollo del Pacifico dove tra il 1946 e il 1958 gli Stati Uniti hanno fatto 22 test atomici, tra cui quello della Bomba ad Idrogeno del ‘54.
Nelle profondità del Pacifico questi esperimenti hanno creato uno squarcio largo 2 chilometri e azzerato la vita (parliamo di quella “animale e vegetale”, perchè quella umana era stata trasferita preventivamente in una isola vicina e non hanno più fatto ritorno).
Ora invece, a distanza di 50 anni, questo cratere sotterraneo pullula di vita. Ricercatori australiani ci raccontano che là sotto ci sono 183 specie di corallo, alcune raggiungono la lunghezza di otto metri. Si stima che la diversità biologica delle profondità marine è oggi circa il 65% di quello che c’era prima dei test atomici. Inoltre questo ecosistema è “protetto” dall’assenza dell’uomo, nessuno ci vive più, e l’atollo è lontano dai percorsi turistici di massa (solo da pochissimi anni ci si avventura un numero limitato di sub all’anno)
Madre natura insomma vince sempre. Non importa quanto la feriamo o la offendiamo. Le si riprende, quasi si vendica di noi in questo modo, a volerci dimostrare che è più forte, che tutto quello che facciamo non la farà sparire da questo pianeta, ma che le nostre azioni in ultima analisi ci si ritorcono contro. Già, perchè seppure rigogliose e dichiarate oramai abitabili, queste isolette non sono ancora proprio sicure per noi uomini.
Continua a leggere: La Natura torna nell'atollo di Bikini, ma la radioattività è ancora presente

Cosa fare dei vecchi treni della metropolitana? Gli americani li hanno buttati in mare nel Delaware, per ricreare la barriera corallina. Un sistema alquanto discutibile, ma efficace. Le specie marine si adattano a tutto - infatti già nel 2001 altri esperimenti di Red Bird Reef in ricordo delle metropolitane newyorchesi utilizzate per l’esperimento - hanno dato buoni risultati. Non è un modo per inquinare il mare: gli americani ci tengono alle loro coste e non buttano immondizia voluminosa per evitare di riciclarla.
I vagoni si son ben presto popolati di specie marine differenti in alcuni casi addirittura sovraffollati: le cozze si attaccano ai soffitti, le platesse e le orate all’interno dei vagoni, mentre le spugne si diffondono ovunque. I diversi tentativi hanno dimostrato che è un sistema molto valido per ripopolare il mare e si è innescata una gara per accaparrarsi i vagoni dismessi che l’ente gestore della metropolitana di New York cede gratuitamente.
Aree marine che dieci anni fa erano desertiche oggi vivono la situazione inversa: oltre ad abbondare di specie marine, sono arrivati a frotte anche i pescatori (legali e non) scatenando anche delle piccole guerriglie fatte di furti di reti e sabotaggi. Molto probabilmente le autorità del Delaware chiederanno alle autorità federali di farne un’area marina protetta dove potranno lavorare solo i pescatori autorizzati.
Ad ogni modo, gli americani pensano di estendere l’esperimenti in molte altre aree. Gli ambientalisti possono stare tranquilli, perché il poco amianto contenuto nei vagoni non è dannoso né per la fauna sottomarina né per quella terrestre, visto che non si propaga per via aerea. Un video animato realizzato dal New York Times rende l’idea di quanto generalmente accade in queste situazioni.
Via | Corriere della Sera
Foto | Ney York Times
Le scogliere coralline potrebbero essere aiutate da pesci erbivori, che potrebbero tenere a bada l’invasione di alghe che rischia di soffocarle. Peccato che i pesci stiano scomparendo.
Le alghe nel Mar dei Caraibi crescono più del normale sia perché ricevono i fertilizzanti usati in agricoltura (dilavati dal terreno e convogliati in mare dai fiumi), sia perché la pesca eccessiva ha diminuito in modo sensibile il numero di pesci che proprio di alghe si nutrono. A questi fattori aggiungete il disturbo causato dagli uragani.
Peter Mumby della Exter University ha appena pubblicato su Nature i risultati delle sue ricerche sulla capacità di recupero delle barriere coralline e sulle soglie oltre le quali i danni non sono recuperabili.
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I “fiori animali” (Antozoi) sono organismi scheletrici calcarei che accumulandosi formano le barriere coralline.
Gli studiosi conoscono la loro struttura, sanno come sono organizzate le loro cavità, se si riproducono sessualmente o assesualmente e ora hanno finalmente capito come fanno alcuni organismi della specie Acropora millepora della grande barriera corallina australiana a sincronizzarsi per riprodursi tutti nello stesso momento, una sola volta all’anno.
La colpa è della luna o meglio della sua illuminazione.
Se vi state chiedendo “ma i coralli non hanno occhi o altri organi simili per “vedere” la luce” non avete torto perché non ce l’hanno; …ma hanno di meglio, due geni.
Altro che Honduras e Isola dei più o meno Famosi. Non è meglio passare qualche giorno in fondo al mare al largo della costa della Florida? C’è spazio per sei persone, che dovranno restare chiuse in una specie di piccolo sottomarino, e ogni tanto possono un giretto fuori con la muta e le bombole in mezzo a pesci e coralli della barriera corallina.
Stiamo parlando in realtà di Acquarius, una spedizione scientifica che si ripete dal 1986 per studiare il funzionamento dell’ecosistema della barriera corallina da vicino, e gli effetti di inquinamento e riscaldamento globale su questo delicato ambiente.
Continua a leggere: Reality-show sott'acqua per studiare i coralli
Non è la prima volta che parliamo di come le barriere coralline siano in pericolo, in continua diminuzione, minacciate dall’inquinamento, dall’aumento della temperatura dei mari a causa dei cambiamenti climatici, o anche da eventi catastrofici come uragani e tsunami (per recuperare tutti questi articoli guardare qui). Non è la prima volta, ma purtroppo continuano ad arrivare notizie poco incoraggianti in proposito.
Negli ultimi giorni sul web sono apparsi (pochi) articoli che riprendono una ricerca in materia fatta dalla North Carolina University e ripresa dalla Public Library of Science, una organizzazione no-profit di scienziati che si battono per il libero accesso all’informazione scientifica. Secondo questa ricerca ogni anno scompaiono 3mila kmq di coralli.
Continua a leggere: La strage dei coralli, persi 3mila kmq l'anno
I risultati di questa ricerca sono l’unico scenario documentato in cui una comunità di organismi viventi tragga benefici dal passaggio di un uragano.
Queste parole concludono l’abstract dell’articolo pubblicato questa settimana sui PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) del gruppo di ricercatori guidati da Derek P. Manzello dell’Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory di Miami.
I ricercatori hanno studiato le barriere coralline della Florida e delle Isole Vergini dopo lo sbiancamento del 2005 e hanno visto come le zone interessate dal passaggio di uragani (Rita e Wilma in Florida) siano quelle che si sono riprese meglio e più velocemente.
Continua a leggere: Uragani contro lo sbiancamento dei coralli
“Una delle più grandi distruzioni di massa di coralli”. Così hanno definito gli scienziati della Wildlife Conservation Society e dell’Australian Research Council Centre for Coral Reef Studies le conseguenze causate dallo tsunami in Indonesia del 28 marzo 2005. Le ricerche condotte hanno riguardato 35 aree situate lungo 600 km di costa. L’intera isola di Simeulue, con un perimetro di circa 300 km, è stata sollevata di 1,2 metri dopo il terremoto scoprendo le barriere coralline dell’isola.
Il dottor Stuart Campbell definisce lo tsunami del 2005 come “una delle peggiori storie di distruzione di massa di coralli mai osservata. Nessuno dei coralli esposti all’aria e alla luce è sopravvissuto”. Non diamo però tutta la colpa alla natura! Leggo infatti sulla nota dell’ARC Center che molte altre barriere coralline vengono continuamente danneggiate dalla pesca illegale e dall’inquinamento da cianuro causato dalla pesca praticata questo veleno.
Continua a leggere: Distruzione di massa di coralli. E’ colpa dello tsunami