
A furor di popolo (qui sono decine e decine le sollecitazioni) ho deciso di adottare l’ordinanza che vieta i botti di Capodanno al fine di tutelare la sicurezza delle persone e di altri esseri viventi. Domattina firmerò il provvedimento. E’ chiaro che si tratta di un inizio e che i risultati probabilmente non saranno decisivi. Ma è evidente che Bari deve e può fare questo ulteriore salto di civiltà.
Secondo l’AIDAA, Associazione Italiana in difesa di Animali e Ambiente, sono attualmente 830 i Comuni della Penisola in cui già è in atto il divieto di sparare botti a Capodanno. L’Associazione peraltro annuncia che dal 30 dicembre la lista di queste amministrazioni sensibili sarà pubblicata on line e che le adesioni potrebbero salire a 1200.
Tra i comuni più grandi ad aver adottato l’ordinanza anti-botti e a protezione degli animali ci sono Torino e Venezia . La LAV, come ogni anno lancia il decalogo per proteggere gli animali domestici dalla paura dei botti:
Foto | DariaVegan

Allevare galline in batterie convenzionali sarà vietato dal 1° gennaio 2012. L’addio definitivo a questo barbaro metodo di allevamento, a dir poco penalizzante per il benessere animale, arriva a 13 anni dall’approvazione della direttiva n°74/1999 da parte della Comunità Europea.
La LAV, Lega Antivivisezione, teme che molti allevatori non rispetteranno questa scadenza. Stavolta, però, le infrazioni non resteranno impunite. Il Commissario UE alla Sanità, John Dalli, ha infatti annunciato l’invio di ispettori negli Stati membri che vigileranno sull’osservanza della direttiva per poi comminare eventuali sanzioni qualora gli allevamenti non risultino conformi. Dalli ha sottolineato che malgrado
La decisione politica del divieto sia stata adottata nel 1999, la situazione in certi Stati membri è dichiaratamente insoddisfacente. Le conseguenze per il benessere degli animali e i rischi di distorsioni del mercato sono quindi reali e rischiano di minare la fiducia dei consumatori.
A vigilare ulteriormente sull’osservanza della direttiva in Italia la stessa LAV che annuncia:
Continueremo questa battaglia per cambiare la vita di milioni di galline, proseguendo le azioni di pressione verso i supermercati e le istituzioni affinché sia rispettata questa importante norma e alle galline sia garantito almeno il diritto scritto in una legge.

Fallisce lo Zoo di Napoli. Infatti oggi è stato nominato un curatore fallimentare della società Park and leisure. Ora sono da ricollocare i 300 animali ospiti della struttura. Ambientalisti e animalisti chiedono di scongiurare la chiusura come avvenne già nel 2003 quando morirono moltissimi animali. Un appello arriva dal commissario regionale dei Verdi Campania, Francesco Emilio Borrelli, e dal segretario cittadino dei Verdi di Napoli, Vincenzo Peretti che chiedono ai cittadini di sostenere con le visite al giardino zoologico il sostentamento degli animali attraverso il pagamento dello stipendio ai 100 dipendenti:
L’appello ai napoletani in questo momento difficile è di continuare ad andare in tanti all’Edenlandia e al Parco Zoo per creare incasso e permettere agli oltre 100 dipendenti e ai circa 300 animali ospiti di poter andare avanti almeno in questo primo periodo. Noi ambientalisti e animalisti abbiamo anche istituito subito un osservatorio sul benessere degli animali con diversi docenti della facoltà di Veterinaria della Federico II per verificare che tutti gli ospiti stiano in salute e siano regolarmente nutriti e curati.
La Lav dichiara in un comunicato stampa:
Ora il Comune di Napoli assicuri una degna pensione agli animali reclusi restituendo l’area liberata alla città. La LAV chiede che venga seguito il positivo esempio di Milano e Torino che hanno chiuso negli anni passati strutture simili, favorendo il reimpiego dei lavoratori in attività davvero utili alla città.
Via | Il Mattino, Comunicato stampa
Dopo locavoro, vegeratiano e vegano ecco giungere il flexitariano, ossia un vegetariano con qualche trasgressione. Cosa preferisce mangiare dunque un flexitariano? Essendo di fatto un semi-vegetariano mangia legumi, verdure, frutta, uova e prodotti del latte. In più di tanto in tanto, per occasioni speciali, o per pura trasgressione mangia carne e pesce.
I flexitariani sono dunque vegetariani a cui manca la giusta motivazione? Non proprio: sono sensibili al benessere animale e sanno benissimo che la carne è meglio non consumarla e di fatto si impegnano per questo, ma rifiutano le rigidità di incasellarsi in uno stile alimentare specifico.
Di fatto un flexitariano è attento alla qualità dei vegetali e della frutta che acquista, sceglie prodotti locali, di stagione e più spesso bio. E sembra che questo compromesso possa essere accettato maggiormente dalle persone per convincerle a mangiare meno carne, sia per tutelare la propria salute sia l’ambiente.
Via | Consoglobe
Foto | Flickr

L’invito dell’associazione animalista Gaia rivolto a tutti i maschi è chiarissimo: “lasciateli penzoloni il 9 settembre”, cioè domani. Ma cosa dovrebbero, i maschietti belgi, lasciare pendere? I gioielli di famiglia, ovvio! Insomma l’associazione dedita al benessere e alla tutela degli animali invita a non indossare le mutande per un giorno come forma di protesta contro la castrazione a vivo dei cinghiali che conta ogni anno 5 milioni di esemplari sottoposti a questa pratica dolorosa. E a giudicare dalle risposte di partecipazione ricevute sulla pagina Fb dedicata all’iniziativa domani saranno in circa 4200 a girare in Belgio senza le mutande.
I maialini sono castrati a pochi giorni dalla nascita e senza anestesia, per evitare, l’ipotesi assai remota, che crescendo la loro carne sviluppi un sapore selvatico (per chi se la sente il video qui del processo di castrazione a vivo). L’alternativa indolore esiste ed è una vaccinazione. Ma la giornata senza mutande vuole piuttosto rendere consapevoli i consumatori che non vale la pena acquistare maiale castrato.
Le signore possono partecipare? Certo e in due modi: nascondendo le mutande ai loro uomini e divulgando l’iniziativa attraverso Fb. Infine qualche consiglio se decidete di partecipare: evitate di indossare pantaloni bianchi, a vita bassa o con la zip.
Via | Neoplanete, Gaia
Foto | Gaia
Dai primi di ottobre sugli scaffali degli oltre 1400 punti vendita della Coop è possibile trovare solo uova di galline allevate a terra, all’aperto o biologiche. Vietate quelle di batteria. E saranno (parzialmente) “salve” ben 1.5 milioni di ovaiole. Per il suo sforzo, inoltre, la nota catena di distribuzione si è recentemente aggiudicata il premio “Good Egg” assegnatole dall’organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento “Compassion in World Farming”. Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, ha così commentato:
Siamo stati i primi a definire degli standard migliorativi di benessere animale nei nostri allevamenti di bovini, suini, avicoli a marchio Coop, i primi ad aderire ai protocolli sui cosmetici non testati sugli animali, i primi ad eliminare le pellicce dai capi del tessile. Ora continuiamo su questa strada non solo per quanto riguarda il nostro prodotto. Molti fornitori hanno riconvertito i loro allevamenti e noi li abbiamo incoraggiati a fare una scelta totalmente alternativa alle gabbie perché, anche se dal 2012 saranno leggermente più grandi, resta comunque uno spazio angusto e innaturale.
La decisione presa dalla nota catena di distribuzione, in realtà, anticipa soltanto l’entrata di un vigore di una direttiva europea già esistente e che promette di consegnare, dal primo gennaio 2012, condizione di vita (un pò) più dignitose alle galline. Ma la strada, in tal senso, è ancora molto lunga. L’allevamento di batteria, infatti, com’è noto, è un abominio documentato da più di una fonte che costringe le produttrici di uova ad essere “instancabili” in gabbiette anguste non più grandi di un normale foglio di carta, provocando lesioni e profonde lacerazioni alle zampette delle stesse private persino di una “comoda” base di appoggio e della luce naturale… Eppure, l’allevamento a terra non migliora così tanto la situazione sebbene non vengono toccati tali eccessi… La soluzione migliore,pertanto, e l’unica relamente perseguibile è la scelta dei consumatori verso prodotti di origine animale provenienti esclusivamente da allevamenti biologici regolarmente certificati.

In occasione della settimana della Biodiversità, la Coldiretti ha diffuso la notizia sui progressi fatti da parte degli allevatori e sul contributo dell’allevamento nella tutela della diversità: le antiche razze di bovini italiani, dopo aver rischiato l’estinzione, sono salve. Negli ultimi 10 anni gli esemplari appartenenti alle 5 storiche razze italiane sarebbero aumentati del 39%.
La Coldiretti ha sottolineato l’impegno degli allevatori italiani che hanno contribuito a salvare dall’estinzione i bovini appartenenti alle razze italiane, facendo sì che oggi si contino 147mila animali iscritti al libro genealogico allevati in 5366 stalle: sono bovini appartenenti alle razze maestosa chianina, romagnola, marchigiana, podolica, maremmana.
A spingere prepotentemente verso il recupero delle razze italiane ha contribuito il fenomeno della mucca pazza: dal 2000 l’attenzione verso la qualità dell’alimentazione è cresciuta, così come le esigenze dei consumatori, sempre più attenti alle pratiche di allevamento degli animali e informati su maltrattamenti e benessere animale.
Foto | Flickr
Emily Deschanel, l’attrice portagonista della serie tv Bones è vegan da 16 anni e da sempre è schierata nella lotta per la tutela del benessere animale.
Qui, intervistata dai microfoni di Night at the Round Table, Emily Deschanel parla del movimento vegan, dei maltrattamenti sugli animali d’allevamento e delle conseguenze che gli allevamenti intensivi hanno anche sulla salute degli esseri umani. In più, l’attrice cita Farm Sanctuary, un’associazione nata per tutelare i diritti degli animali e per educare gli umani a rispettarli. E voi, approvate il movimento Vegan?

Meglio una gallina libera o una gallina in gabbia? Oggi e domani in 350 piazze d’Italia la Lav manifesta per difendere 40 milioni di galline e far sì che si rispetti la messa al bando delle gabbie di batteria, prevista dal 2012.
La Lav scende in piazza per sottolineare che le uova non sono tutte uguali e che i supermercati dovrebbero favorire quelle provenienti da allevamenti che tutelano il benessere degli animali. Allo stesso modo, la Lav invita i consumatori a scegliere le uova di galline libere.
Presso i banchetti informativi è inoltre possibile ricevere la nuova guida sull’etichettatura delle uova, per conoscere e capire come leggere un’etichetta senza lasciarsi ingannare da confezioni che riportano immagini fuorvianti e illustrazioni lontane dalla realtà degli allevamenti: in Italia l’allevamento in gabbia riguarda ancora l’80% delle galline, anche se dal 2002 al 2008 gli allevamenti di galline a terra, all’aperto e bio sono cresciuti.

La Lav ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Bari e al Corpo Forestale dello Stato nei confronti dei responsabili del circo Martini-Orfei, in seguito alla segnalazione sui maltrattamenti agli elefanti.
Il circo, fermo a Bari, è stato ispezionato dai volontari della Lav, che hanno documentato come gli elefanti siano costantemente incatenati, con catene molto corte che impediscono loro qualsiasi movimento. La condizione in cui sono tenuti gli elefanti viola le norme di mantenimento degli animali nei circhi fissati dalla Commissione CITES, che proibisce l’uso di catene per gli elefanti, consentito solo ed esclusivamente per “brevi periodi durante il trasporto”.
Gli elefanti, incatenati senza acqua, né paglia, hanno mostrato dei comportamenti derivanti dalla situazione di stress nella quale vivono, ciondolando ossessivamente il capo. Il maltrattamento è stato documentato anche in un servizio di Striscia la Notizia. Nadia Masutti, responsabile Lav settore circhi, ha così commentato il caso degli elefanti del circo Martini-Orfei, prigionieri in condizioni molto diverse dai 5 punti su cui si basa il principio del benessere animale:
“Proprio uno degli appartenenti alla famiglia Orfei, da sempre in prima linea nelle profferte di amore verso i propri animali e nelle dichiarazioni che classificano come obsolete le immagini diffuse dalle associazioni animaliste, è reo di mettere in atto uno dei comportamenti più lesivi del benessere e della dignità degli elefanti“.
Foto | Flickr