Per la prima volta è stata mappata l’impronta complessiva delle 17 attività dell’uomo sugli ecosistemi marini: la pesca, i cambiamenti climatici e l’inquinamento hanno lasciato un forte impatto sugli oceani. La situazione è allarmante perché gli scienziati hanno dimostrato che più del 40% dell’ecosistema marino è stato profondamente colpito.
Le conseguenze sono maggiori di quelle previste nel Mare del Nord, nel mare cinese del Nord e del Sud, nei Caraibi, nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nello Stretto di Bering, lungo la costa Orientale del Nord America e in gran parte del Pacifico Orientale. Sembrano escluse le calotte polari, seppur profondamente colpite dallo scioglimento dei ghiacci.
Sono stati colpiti svariati ecosistemi su diversi livelli (clicca per la mappa ingrandita): lo studio ha rivelato che quasi il 50% delle barriere coralline sono state pesantemente danneggiate. Altre aree interessate dall’impatto umano sono le foreste di mangrovie, le catene montuose sottomarine, le piattaforme continentali e le scogliere rocciose. Gli ecosistemi più vicini alla superficie hanno subito profonde modificazioni non sempre ripristinabili.
A differenza dei precedenti studi incentrati su una singola area geografica o per lo più di un solo fenomeno su scala globale, questo studio dovrebbe guidare lo sviluppo e la gestione futura delle risorse marine, per progettare il trasferimento delle attività ad alto impatto lontano dalle aree più delicate.
E’ stato annunciato dal quotidiano Vedemosti il tunnel sotto lo Stretto di Bering, che collegherà via terra per la prima volta Asia e America.
Un’idea che nasce ai tempi dello Zar Nicola II e che forse riuscirà a colui che è stato definito come il nuovo Zar di Russia, ovvero il Presidente Putin. Investimento tra i dieci e dodici miliardi di dollari, per una durata dei lavori tra i 10 ed i 15 anni.
I dettagli grande opera progettata dal Governo di Mosca non sono ancora noti. Si sa solamente che la galleria sarà lunga circa cento chilometri e porterà al proprio interno una sede ferroviaria, una stradale e un oleodotto.
Attendiamo quindi la prossima settimana, quando il tunnel dovrebbe essere presentato ufficialmente, per capire se e come sono state prese misure per la salvaguardia dell’ambiente. Per ora la buona notizia è che in Russia sarà realizzata una nuova linea ferroviaria di 6000 km che dovrebbe togliere dalla circolazione i vetusti ed inquinanti mezzi pesanti dell’era sovietica.
Via | Trasportoeuropa.it