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Tutti gli articoli con tag biodiesel

Biodiesel dai resti del caffé

pubblicato da giancarlo

caffèSecondo uno studio dell’Università del Nevada-Reno, pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, dagli oltre 7 miliardi di tonnellate di caffè consumati ogni anno nel mondo, potrebbero venire prodotti circa 1,2 miliardi di litri di biodiesel. I resti del caffè risultano particolarmente adatti alla conversione in carburante poiché già contengono il 10/15% di olio a seconda della varietà (arabica o robusta).

Il biodiesel prodotto, inoltre, è molto stabile, a causa degli agenti anti-ossidanti contenuti nel caffè, mentre il residuo può essere utilizzato come compost per il terreno o pellet per stufe. I ricercatori hanno asciugato i resti di caffè della Starbucks (già impiegati come compost negli USA), mischiandoli successivamente con dei solventi per estrarne l’olio contenuto dopo un passaggio in una centrifuga. I solventi vengono poi recuperati e riutilizzati nel ciclo successivo.

Il risultato finale è del biodiesel dal totale dell’olio estratto dal caffè. Il settore del caffè in Italia alimenta un giro d’affari alla produzione che si aggira sui due miliardi di euro. I torrefattori in attività sono circa 750 e trasformano annualmente poco più di 6,8 milioni di sacchi di caffè verde (un sacco = 60 kg), tutto importato. Questo vuol dire che nel 2007 sono state importate circa 420 mila tonnellate di caffè; usare lo scarto per fare carburante e compost potrebbe essere una buona idea per accrescere l’indipendenza energetica.

Via | GreenCarCongress
Foto | PacoR

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H2Roma, più che evento della mobilità sostenibile un motorshow della Capitale

pubblicato da Francesca Cencetti

Una delle macchine in esposizione H2 Roma

Perché dopo l’H2Roma si torna a casa con la voglia di comprarsi una Bmw o una Smart piuttosto che una macchina ad idrogeno? L’evento organizzato a Roma per sensibilizzare i cittadini sulla mobilità del domani, ha messo in vetrina le automobili delle più affermate case automoblistiche e fatto divertire chi ha partecipato al test drive delle auto ecologiche, ma ha dimenticato di mostrare soluzioni concrete e logistiche per una mobilità sostenibile efficiente.

All’ H2 Roma, conclusosi domenica dopo una tre giorni a Piazza del Popolo, l’impressione era quella di stare in un salone automobilistico a cielo aperto e ben poco in uno spazio prezioso cui attingere a nozioni decisive per il benessere del Pianeta.

I classici modelli di auto esposti nei vari stand della piazza, fra cui Toyota, Smart, Mercedes, hanno ovviamente la possibilità del metano e del gpl ma non offrono scelte valide per imporsi come novità. L’ auto a idrogeno che dovrebbe rappresentare il futuro, non è spiccata per niente nel salone automobilistico allestito a Piazza del Popolo, rimanendo un modello espositivo ‘alieno’ con scritto il cartello ‘non toccare’, quasi per paura che la gente si accorga che è arrivata l’ora di cambiare marcia.

Foto | Francesca Cencetti

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Un australiano produce in casa biodiesel da alghe

pubblicato da Marina

Charlie Trafford

Charlie Trafford, australiano, forte dell’esperienza fatta nella cantina di casa a produrre ettolitri di biodiesel con l’olio ha deciso di passare alle alghe ed è riuscito a produrre in maniera casalinga un buon quantitativo di carburante ecologico.

Su Ecoblog spesso ci siamo occupati delle nuove ricerche nel campo dei biocarburanti che non sottraessero risorse preziose all’alimentazione umana.

Intanto Mr. Trafford, che è un pensionato, ha messo a punto, assieme ad un amico biochimico, una tecnica per uno sviluppo rapido delle colture di alghe. Ora e alla ricerca di partner commerciali. In ogni caso, il biocarburante che produce lo usa per la sua auto.

Via | Cleantechnica

L'Italia sale nella classifica degli investimenti in biodiesel

pubblicato da Simone Muscas

Rifornimento biodieselI biocarburanti tengono banco all’interno delle decisioni nella Comunità Europea in tema di sostentabilità energetica e lotta al cambio climatico. Su questo tema arriva una notizia sull’Italia che per certi versi potrebbe stupire, considerando che per quel che riguarda la crescita economica, il nostro paese si trova attualmente in fase di stallo. L’Italia ha infatti migliorato il proprio piazzamento nella classifica legata agli investimenti in biodiesel, passando dalla quattordicesima all’ottava posizione mondiale.

Questo sicuramente grazie ad un piano governativo dell’Unione europea che prevede agevolazioni fiscali sul biodiesel italiano per 250mila milioni di tonnellate all’anno nel periodo 2007 -2010. L’indagine“Biofuels country attractiveness indices”, che misura il livello di attrattività per gli investimenti in biocarburanti. Dallo studio emerge anche come il Brasile abbia preso il posto degli Stati Uniti in qualità di destinazione preferita per gli investimenti in biocarburanti, collocandosi al top della classifica.

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La microalga luminosa di laboratorio che aiuterà le rinnovabili

pubblicato da Simone Muscas

Laboratorio di ricercaArriva un’importante scoperta sulle microalghe applicabile nel campo delle energie rinnovabili. L’Enea ha infatti messo a punto una nuova varietà della microalga “Chlamydomonas”, capace di illuminarsi e spegnersi grazie all’aggiunta di sali al mezzo di coltura. I ricercatori dell’Enea hanno trasferito in questa alga di acqua dolce il gene della luciferasi, infatti, diversamente ad altre alghe marine, questa non ha luminescenza propria.

Questo gene viene attivato da una sorta di interruttore genetico (detto promotore) ottenuto con l’aggiunta di un sale comune al mezzo di coltura. Aggiungendo poi un secondo sale antagonista l’alga “si spegne” proprio come un interruttore della luce. La quantità di sali necessaria è bassissima, e quindi il costo è compatibile con grossi impianti di coltura.

Queste microalghe convertono l’energia solare con un’efficienza molto più alta rispetto alle piante terrestri e sono in grado di fissare la CO2 proveniente dagli impianti industriali. Contribuiscono pertanto ad una mitigazione dell’effetto serra oltre che essere utilizzate per la produzione di idrogeno e biodiesel. Questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive per quel che riguarda la produzione di biocarburanti da microalghe coltivate su terreni di scarso valore agricolo, senza ripercussioni sul mercato dei prodotti alimentari.

Via | Plosene.org
Foto | Flickr

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Air New Zeland sperimenta il Boeing 747 alimentato da erbacce

pubblicato da PiccoloSocrate

Boing 747 - Air New Zeland

La compagnia aerea Air New Zeland sta testando un Boeing 747 alimentato in parte con biodiesel a base di erbacce. Il caro-petrolio pesa per tutti anche per le compagnie aeree e per continuare ad offrire voli a prezzi accessibili sperimenterà questo sistema per tutto il 2008, sperando di ottenere i permessi dall’ente dell’aviazione neozelandese.

Il biodiesel con cui verrà alimentato uno dei quattro reattori che spingono il bestione da 416 passeggeri viene ricavato dalla jatropa, un’erbaccia invasiva molto comune in Malawi, Mozambico e Tanzania così come in India. che non necessita di molta acqua per crescere spontaneamente. Un sistema innovativo che non richiederebbe ulteriori colture per esser prodotto, evitando i noti problemi al sistema alimentare mondiale.

I manager di ANZ parlano di un taglio dei costi sui carburanti del 35% per la compagnia e di buone riduzioni sui biglietti per i passeggeri. Ad ogni modo, viaggeremo con emissioni ridotte rispetto ad oggi.

Via | Flight Global

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Motori affamati

pubblicato da pentolaccia

motori affamati

Scusa ragazzo ma questo mi serve per far andare la mia auto

Michael Ramirez - Pagina dedicata su Investor.com

» Le altre ecovignette passate su questo blog

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Vertigro: le alghe per biodiesel...in verticale

pubblicato da Luca

Qualche tempo fa avevamo parlato della produzione di biodiesel da alghe; oggi torniamo in argomento per conoscere una tecnologia produttiva più efficace. La Valcent sta infatti sperimentando ad El Paso in Texas, un impianto per la produzione di alghe con una capacità produttiva di biodiesel ad ettaro nettamente maggiore rispetto ad altri sistemi.

La particolarità di questo impianto sta nella caratteristica struttura, infatti le alghe non sono contenute in vasconi-acquario come sarebbe lecito aspettarsi, bensì vengono fatte crescere verticalmente (da qui il nome Vertigro) all’interno di borse in plastica trasparente che consentono un maggiore sfruttamento di tutta l’energia irradiante.

Questo vuol dire che è possibile utilizzare al meglio lo spazio disponibile, quindi aumentare la produttività dell’area fino a stimare una produzione di circa 60.000 litri di olio vegetale all’anno per ettaro. Il tutto utilizzando poca acqua - a detta dei ricercatori - e sfruttando aree non utilizzabili per fini agricoli.

Per fare un confronto un ettaro di soia produrrebbe annualmente qualcosa come 880 litri, o ancora la coltivazione della palma da olio darebbe circa 11.500 litri. Attualmente la sperimentazione sta cercando di focalizzare meglio i limiti produttivi variando il pH, la concentrazione di anidride carbonica ed altri parametri.

Via | Valcent

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In volo il primo aereo a biofuel

pubblicato da Marina

Un 747 della Virgin Un ‘esperimento quello del volo del Jumbo della Virgin Atlantic che potrebbe essere paragonato a quello che fecero i fratelli Wright agli inizi del novecento. Questa volta però il quadrimotore ha viaggiato con un pieno di noci di cocco della foresta amazzonica.

E la notizia dove sta? Sta nel fatto che le noci sono state ridotte in olio combustibile e che uno dei quattro motori è stato alimentato, dunque, da biofuel. Il Jumbo della Virgin Atlantic ha volato da Londra ad Amsterdam ed il biofuel ha rappresentato circa il 25% del carburante usato per il volo test.Il nuovo carburante è un mix che contiene il 20% di biofuel e l’80% di benzina convenzionale e il fondatore della Virgin Richard Branson ha detto che i test dimostrano che è possibile volare arrivando al 40% di bio.

“Questa giornata è una breccia vitale per l’intera industria”, ha detto Branson ai giornalisti in un hangar all’aeroporto di Heathrow prima della partenza del volo. Il gruppo ambientalista Friends of the Earth sostiene invece che il biofuel sia una distrazione, e che il risparmio nelle emissioni di Co2 sarebbe annullato dall’aumento dei voli aerei.

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Solazyme: biodiesel dalle alghe

pubblicato da Luca

Spesso si sente parlare di biomasse e della loro utilizzazione sotto forma di combustibile di varia natura. Le critiche ai sistemi per la produzione di massa biologica sono ormai note e fanno sostanzialmente capo alla riduzione di superficie agricola con conseguente aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.

Le alghe potrebbero risolvere questo problema. Solazyme, una start-up di San Francisco, ha progettato un sistema per la produzione di alghe che consente all’industria di ottenere dei risultati altrimenti difficili da raggiungere. Il processo infatti permette di produrre olio combustibile dalle alghe utilizzando la tecnologia attualmente presente.

Il punto di svolta, rispetto ad altri processi, sta nella possibilità di produrre olio senza la necessità di utilizzare energia per la conversione e la distillazione del combustibile, come invece accade per altri processi (ad esempio per la produzione di bioetanolo) ed un risparmio in termini energetici a seguito della mancata coltivazione.

Al momento il processo abbisogna di piccoli quantitativi di zucchero per avere grandi produzioni, ma la Solazyme si dice fiduciosa. Personalmente preferisco di gran lunga questa strada rispetto a tante altre fonti di biomassa perchè ritengo essere più semplice gestire un ciclobiogeochimico fondato sull’acqua. Voi invece?

Via | Cleantech

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